Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28205 del 10/12/2020

Cassazione civile sez. II, 10/12/2020, (ud. 28/10/2020, dep. 10/12/2020), n.28205

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al N. R.G. 4547/18) proposto da:

V.G., (C.F.: (OMISSIS)), e T.M.R., (C.F.:

(OMISSIS)), rappresentati e difesi, in forza di procura speciale in

calce al ricorso, dall’Avv. Giuseppe Russotto, e domiciliati “ex

lege” presso la Cancelleria civile della Corte di cassazione, in

Roma, Piazza Cavour;

– ricorrenti –

contro

C.C., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentata e difesa, in

virtù di procura speciale a margine del controricorso, dall’Avv.

Rosario La Rosa, e domiciliata “ex lege” presso la Cancelleria

civile della Corte di cassazione, in Roma, Piazza Cavour;

– controricorrente –

e

CURATORE DELL’EREDITA’ DI M.T., in persona dell’Avv.

Ci.Vi., (C.F.: (OMISSIS));

– litisconsorte necessario intimato –

Avverso la sentenza della Corte di appello di Catania n. 1649/2016,

depositata il 9 novembre 2016 (e notificata il 29 novembre 2016);

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 28

ottobre 2020 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott.ssa De Renzis Luisa, che ha concluso per il rigetto

del ricorso;

udito l’Avv. Francesca Corbino, (con delega scritta) per i

ricorrenti.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Con sentenza depositata il 9 dicembre 2009 l’adito Tribunale di Ragusa, decidendo sulle cause riunite instaurate da C.C. contro (tra gli altri) il curatore speciale dell’eredità di M.T. nonchè nei confronti di V.G. e T.R.M., pronunciava le seguenti statuizioni:

– revocava il testamento pubblico rogato in data 1 febbraio 1963 per notar A. di (OMISSIS) con il quale C.S. aveva disposto dei suoi beni in favore della moglie M.T.;

– dichiarava aperta la successione legittima del C.S. in favore di M.T. e C.C., da ritenersi eredi in quote uguali;

– dichiarava la simulazione relativa limitatamente alla quota della metà indivisa del bene che ne formava oggetto, già appartenente al de cuius, dell’atto di compravendita per notar D.M. del 1 marzo 1994, intervenuto tra la M., da un lato, e i coniugi V.G. e T.R.M., dall’altro;

– determinava la massa ereditaria;

– dichiarava la sussistenza del diritto della C.C. a succedere nella metà del patrimonio ereditario;

– disponeva la divisione mediante vendita;

– rigettava la domanda risarcitoria proposta dalla C.C.;

– liquidava le spese processuali in favore dell’attrice nei confronti dei curatore speciale dell’eredità M., ponendole a carico della massa;

– condannava V.G. e T.R.M. al pagamento delle spese giudiziali in favore dell’attrice.

Decidendo sull’appello proposto da V.G. e T.R.M., al quale resisteva l’appellata C.C., la Corte di appello di Catania, previamente dichiarata la contumacia del curatore speciale dell’eredità di M.T., con sentenza n. 1649/2016, rigettava il gravame e condannava gli appellanti alla rifusione delle spese del grado.

A sostegno dell’adottata decisione la Corte etnea riconfermava la correttezza della pronuncia di primo grado, che era pervenuta – alla stregua di una condivisa valutazione complessiva dei rilevati indizi, caratterizzati da gravità, univocità e precisione, non idoneamente confutati dagli appellanti – a ravvisare la simulazione relativa dell’atto di compravendita precedentemente richiamato. La Corte territoriale rilevava, poi, come l’appellata non avesse, in effetti, proposto alcun gravame in via incidentale, essendosi limitata ad invocare il solo rigetto dell’avverso appello previa declaratoria di nullità della donazione simulata per difetto di forma ai sensi dell’art. 782 c.c. e artt. 3-47 e 48 della c.d. legge notarile, con ciò sollecitando, in realtà, un inammissibile accertamento incidentale.

Avverso la suddetta sentenza di appello hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, V.G. e T.M.R., resistito con controricorso dall’intimata C.C..

Il ricorso veniva, in un primo momento, avviato per la sua definizione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., dinanzi alla VI sezione civile, ma, all’esito della relativa adunanza camerale, il collegio, con ordinanza n. 1024/2019, disponeva l’integrazione del contraddittorio nei confronti del curatore dell’eredità di M.T., assegnando apposito termine e rinviando la causa a nuovo ruolo, che veniva, poi, all’esito dell’intervenuta integrazione, fissata per l’odierna pubblica udienza.

Il difensore della controricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo i ricorrenti hanno denunciato – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – l’errata applicazione dell’art. 392 c.p.c., per l’asserita mancata valutazione delle eccezioni di inammissibilità della riassunzione e della non integrità del contraddittorio sollevate davanti al Tribunale e reiterate in appello.

2. Con la seconda doglianza i ricorrenti hanno dedotto – con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione ed errata applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c., sull’asserito presupposto che la Corte di appello di Catania, in mancanza assoluta di prova della simulazione, aveva considerato come se fossero “gravi, precise e concordanti” presunzioni che tali non erano, soprattutto quelle riconducibili a quanto affermato in seno alla comparsa datata 8 gennaio 1997 da A.L., una delle parti originariamente convenute (poi estromessa dal processo per aver concluso una transazione con la C.C.).

3. Con la terza ed ultima censura i ricorrenti hanno prospettato – in ordine all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – l’omessa valutazione di una prova decisiva, ovvero della prova documentale rappresentata dal contratto di mutuo a cui essi ricorrenti avevano dovuto far ricorso per l’acquisto dell’immobile di cui all’atto di compravendita oggetto della dichiarazione di simulazione.

4. Rileva, in primo luogo, il collegio che i ricorrenti hanno ritualmente eseguito l’integrazione del contraddittorio nei confronti del curatore dell’eredità di M.T., come disposta con ordinanza n. 1024/2019 della Sesta sezione civile-2.

Ciò premesso, il primo motivo è da qualificare inammissibile perchè assolutamente privo di specificità non chiarendo a quale inammissibilità della riassunzione e della non integrità del contraddittorio ci si riferisca, posto che nella sentenza impugnata non risulta alcun esame di tali questioni processuali nè i ricorrenti hanno riportato i relativi elementi contenutistici e cronologici, riguardanti l’asserita prospettazione delle questioni medesime, in un giudizio, peraltro, in cui non sono emersi problemi di integrità del contraddittorio.

5. Anche la seconda censura è, nel suo complesso, inammissibile.

In primo luogo va evidenziato che la Corte di appello ha, ai fini del raggiungimento del suo convincimento, motivato adeguatamente l’adottato percorso argomentativo circa l’individuazione della prova emergente della simulazione sulla base della valorizzazione di plurime presunzioni gravi, precise e concordanti (ai sensi dell’art. 2729 c.c.), specificamente indicate nella sentenza qui impugnata.

A tal proposito, il giudice di secondo grado ha posto riferimento alle circostanze logistico-temporali di stipula dei contratti, dell’attestazione in essi del già avvenuto pagamento del prezzo e ai rapporti fiduciari intercorrenti tra le parti contraenti, mettendo in risalto anche l’inidoneità della sola circostanza della conclusione di un mutuo da parte degli acquirenti per poter giustificare la configurazione di una donazione della quota.

E’ appena il caso di rilevare che costituisce un principio pacifico nella giurisprudenza di questa Corte ritenere che la prova della simulazione possa essere normalmente desumibile da presunzioni e che la scelta di esse, la valutazione ed il giudizio di idoneità dei fatti posti a fondamento dell’argomentazione induttiva, traducendosi in un accertamento relativo a una mera “quaestio voluntatis”, sono rimessi al giudice di merito, onde la motivazione da questi adottata, ove non viziata, non è censurabile in sede di legittimità (cfr., ad es., Cass. n. 12980/2002 e Cass. n. 7512/2018).

Inoltre, la Corte territoriale ha preso in considerazione anche l’irrilevanza della difesa di una delle originarie parti convenute A.L., di cui, oltretutto, i ricorrenti non riportano nemmeno i passi salienti, così palesandosi, il motivo in questione, per tal parte, inammissibile per difetto di specificità.

Pertanto, la doglianza si risolve, in effetti, nella inammissibile richiesta di rivalutazione del merito della motivazione che la Corte territoriale ha compiutamente adottato per pervenire all’anzidetta soluzione.

6. Il terzo ed ultimo motivo è infondato dal momento che, con l’impugnata sentenza, la Corte catanese ha preso compiutamente in rilievo il fatto asserito come omesso, considerando l’assoluta non decisività della circostanza che essi ricorrenti, quali acquirenti, avevano dovuto contrarre un mutuo per comprare l’immobile di cui all’atto notarile in questione, avendola ritenuta del tutto compatibile con la motivazione del giudice di primo grado, laddove era stato evidenziato che ad essere stata donata era stata solo la quota proveniente dall’eredità C. e che gli acquirenti avevano effettivamente corrisposto il prezzo della restante quota di pertinenza della M..

Non è venuto, quindi, a configurarsi alcun omesso esame di fatto decisivo.

7. In definitiva, alla stregua delle ragioni complessivamente esposte, il ricorso deve essere respinto, con la conseguente condanna dei ricorrenti, in via solidale, al pagamento delle spese del presente giudizio, che si liquidano nei sensi di cui in dispositivo.

Infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, con vincolo solidale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in via solidale, al pagamento delle spese del presente giudizio, che si liquidano in complessivi Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre contributo forfettario, iva e cap nella misura e sulle voci come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, con vincolo solidale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 28 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2020

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