Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2819 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2819

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10369-2021 r.g. proposto da:

F.P. s.r.l., in persona del legale rappresentante A.U.

P.L., con sede in (OMISSIS), rappresentata e difesa, giusta

procura speciale apposta in calce al ricorso, dagli Avvocati

Michelangelo Sirena e Attilio Santiago, con cui elettivamente

domicilia in Roma, Via Tarvisio n. 2, presso lo studio dell’Avvocato

Francesco Amoroso.

– ricorrente –

contro

Società T.R.C., Trasporti Regionali Calabresi, in persona del legale

rappresentante pro tempore Maria La Valle, rappresentata e difesa,

giusta procura speciale apposta in calce al controricorso,

dall’Avvocato Luciano Celestino, con il quali elettivamente

domicilia in Roma, presso la Cancelleria della Corte di Cassazione.

– controricorrente –

contro

F.A.T.A. s.r.l. in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimata –

contro

AUTOSERVIZI CARNEVALE unipersonale s.r.l., in persona del legale

rappresentante pro tempore;

– intimata –

avverso la ordinanza del Tribunale di Catanzaro-Sezione specializzata

in materia di imprese, depositata in data 18.2.2021;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. Cardino Alberto, che chiede la

prosecuzione del giudizio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La società ricorrente propone istanza di regolamento di competenza avverso l’ordinanza con cui il Tribunale di Catanzaro-Sezione specializzata in materia di imprese, ha disposto, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., la sospensione del processo, avente ad oggetto la dichiarazione di invalidità del trasferimento della quota della società consortile TRC da parte di FATA s.r.l. a Autoservizi Carnevale s.r.l., in violazione del diritto di prelazione statutaria mente previsto, in attesa della definizione del giudizio promosso dalla F.P. s.r.l. innanzi al Tribunale di Catanzaro, Sezione specializzata in materia di imprese e volto ad accertare l’illegittimità della delibera di esclusione dalla predetta società consortile del socio F.P. s.r.l..

Il Tribunale ha osservato, nel provvedimento qui impugnato, che: a) tutte le società convenute avevano eccepito il difetto di legittimazione attiva della società attrice F.P. s.r.l., considerato che alla data della cessione della quota intervenuta in data (OMISSIS) la stessa non era più socia della società consortile e pertanto non era più titolare del diritto di prelazione di cui allo Statuto, art. 13, a seguito della delibera assembleare di esclusione del 30.1.2017; b) tale delibera era stata tuttavia impugnata, ai sensi dello statuto della T.R.C., art. 44, dalla società F.P. s.r.l. con ricorso al Collegio Arbitrale che, con lodo reso in data (OMISSIS), si era dichiarato incompetente a decidere ed il relativo giudizio era stato tempestivamente riassunto ex art. 50 c.p.c. dalla F.P. s.r.l. dinanzi al Tribunale di Catanzaro, sezione specializzata in materia di impresa ed incardinato con il n. RG 1727/2018; c) nell’ambito di quest’ultimo giudizio, con provvedimento cautelare del 29.8.2018, è stata sospesa l’efficacia esecutiva della delibera del 30.1.2017; e) tale giudizio era ancora pendente e che pertanto dalla definizione dello stesso dipendeva la decisione della controversia relativa alla dichiarazione di inefficacia della cessione della quota di partecipazione alla società consortile, sussistendo pertanto un rapporto di pregiudizialità tra i due giudizi ex art. 295 c.p.c..

2. L’ordinanza, pubblicata il 18.2.20121, è stata impugnata da F.P. s.r.l. con ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, cui Società T.R.C., Trasporti Regionali Calabresi ha resistito con memoria.

F.A.T.A. s.r.l. e AUTOSERVIZI CARNEVALE unipersonale s.r.l., intimate, non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la società ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c.. Evidenzia la ricorrente che non sarebbe configurabile un rapporto di pregiudizialità necessaria tra cause pendenti tra soggetti diversi in quanto la parte rimasta estranea ad uno di esse potrebbe eccepire l’inopponibilità, nei propri confronti, della relativa decisione, risultando pertanto erronea la decisione di sospendere il presente giudizio posto che la causa pregiudicante, e cioè il giudizio di cui al n. Rg 1727-2018 (avente ad oggetto l’impugnativa della delibera assembleare della società consortile TRC del (OMISSIS) di esclusione della socia F.P. s.r.l.) pende, in realtà, esclusivamente tra quest’ultima società e la consortile TRC, essendone totalmente estranee la FATA s.r.l. e la AUTOSERVIZI CARNEVALE unipersonale s.r.l..

2. Con il secondo mezzo si deduce violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, degli artt. 274 e 295 c.p.c., con ulteriore violazione dell’art. 111 Cost., Osserva la ricorrente che, ai fini dell’operare del meccanismo della sospensione del processo, è necessario che la causa pregiudicante e quella pregiudicata pendano innanzi ad uffici giudiziari diversi, operando, qualora le stesse siano incardinate innanzi allo stesso ufficio giudiziario, il distinto meccanismo della riunione, con la conseguenza che, essendo la causa pregiudicante e quella pregiudicata state presentate innanzi al medesimo Tribunale di Catanzaro, sezione specializzata per le imprese, il tribunale avrebbe dovuto al più procedere alla riunione dei due giudizi ai sensi dell’art. 274 c.p.c., ma giammai disporne la riunione perché lesiva quest’ultima decisione del principio del giusto processo e della ragionevole durata dello stesso ex art. 111 Cost..

3. Con il terzo motivo si censura il provvedimento impugnato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c., in ragione dell’insussistenza del rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tra i giudizi quale necessario presupposto giustificativo del provvedimento di sospensione necessaria. Si evidenzia da parte della ricorrente che, per stessa ammissione dell’ordinanza impugnata, nel giudizio pregiudicante era stata disposta la sospensione cautelare dell’efficacia esecutiva della delibera di esclusione della società consorziata F.P. s.r.l., determinando tale provvedimento cautelare la insussistenza anche del rapporto di stretta pregiudizialità in senso tecnico tra le due cause.

4. Il quarto mezzo propone il vizio di difetto assoluto di motivazione, con violazione dell’art. 111 Cost., comma 6, e dell’art. 131 c.p.c..

5. Il ricorso è fondato quanto al secondo motivo di censura, motivo il cui accoglimento determina invero l’assorbimento delle restanti doglianze.

5.1 Secondo il costante orientamento di questa Corte, a cui anche questo Collegio intende fornire continuità applicativa, quando due giudizi tra cui sussiste pregiudizialità risultino pendenti davanti al medesimo ufficio giudiziario, non deve disporsi la sospensione di quello pregiudicato, ma occorre verificare la sussistenza dei presupposti per la riunione dei processi ai sensi dell’art. 274 c.p.c. (cfr. Sez. 6-1, Ordinanza n. 11634 del 16/06/2020; Cass. n. 12436 del 2017; Cass. n. 12741 del 2012). In tal caso, il giudice del giudizio pregiudicato non può adottare un provvedimento di sospensione ai sensi dell’art. 295 c.p.c., ma deve rimettere gli atti al capo dell’ufficio, secondo le previsioni degli artt. 273 o 274 c.p.c., a meno che il diverso stato in cui si trovano i due procedimenti non ne precluda la riunione; e la violazione di tale principio può essere sindacata, anche d’ufficio, dalla Corte di cassazione in sede di regolamento di competenza proposto avverso il provvedimento di sospensione (Cass., ord. 22 maggio 2008, n. 13194; Cass., ord. 23 luglio 2010, n. 17468; Cass., ord. 4 agosto 2011, n. 16963).

La disciplina processuale sopra richiamata consente, infatti, il simultaneus processus e favorisce una spiccata concentrazione processuale, in armonia con il principio costituzionale della durata ragionevole del processo: sicché è appunto ragionevole erigerla a regola generale di ogni ipotesi di cause pendenti dinanzi allo stesso ufficio, prevedendo come eccezione – e, in quanto tale, da sottoporsi a rigorosissima verifica – l’ipotesi in cui sia diverso lo stato in cui si trovano i due processi e per di più tale da vanificare effettivamente e concretamente la sollecita definizione di entrambi (così, Cass. n. 12741 del 2012, cit. supra).

Ne risulta non correttamente applicata la disciplina sulla sospensione e, in accoglimento del ricorso, deve pertanto procedersi alla cassazione dell’impugnata ordinanza e disporsi che il giudizio prosegua, rimettendosi la liquidazione delle spese del presente procedimento al giudice di merito.

P.Q.M.

accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione; cassa l’ordinanza impugnata e dispone proseguirsi il giudizio.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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