Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2818 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2818

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

O. MARMI SPOLETO di O. A & R s.n.c., in persona

dell’amministratore unico pro tempore, O.R., elettivamente

domiciliata in Roma, Via Montevideo n. 10, presso lo studio

dell’avvocato Antonio De Angelis, rappresentata e difesa

dall’Avvocato Rossano Ponti;

– ricorrente –

contro

AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA SPOLETO s.c. a r.l., in persona del

legale rappresentante pro tempore, il commissario giudiziale;

– intimata –

avverso il decreto n. 1333-2021 del Tribunale di Catania, depositato

il 12.2.2021 e comunicato in pari data;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10 dicembre 2021 dal Consigliere Relatore Dott.

Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto da O. MARMI SPOLETO di O. A & R s.n.c. ricorso avverso il decreto n. 1333-2021, depositato il 12.2.2021, con cui è stata parzialmente accolta da parte del Tribunale di Catania l’opposizione allo stato passivo proposta da O. MARMI SPOLETO di O. A & R s.n.c. contro il provvedimento del g.d. del medesimo tribunale che aveva invece integralmente respinto la domanda di ammissione al passivo della predetta società per il credito di Euro 16.675,12 al privilegio ex art. 2751-bis c.c., n. 5, per la mancata allegazione dell’originale dell’assegno sulla cui base era stata avanzata istanza di tutela del credito in sede concorsuale;

Il Tribunale – dopo aver evidenziato la correttezza giuridica della decisione impugnata in relazione alla richiesta necessità del deposito in originale del titolo sulla cui base era stata proposta l’ammissione al passivo – ha rilevato che la produzione nel giudizio di opposizione del predetto documento in originale determinasse il superamento del rilievo sollevato officiosamente dal giudice delegato; che tuttavia il credito dovesse essere ammesso al rango chirografario e non già con il richiesto privilegio mobiliare in quanto non era stata dimostrata la qualità di impresa artigiana da parte dell’opponente;

– che il fallimento intimato non ha svolto difese;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c.;

– che la società ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

1. che con il primo ed unico motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., sul rilievo che il tribunale avrebbe deciso, in sede di giudizio di opposizione, oltre la domanda, rilevando d’ufficio la carenza del titolo di prelazione di cui all’art. 2751-bis c.c., n. 5, e riconducendo, in tal modo, il credito al rango chirografario per la mancata dimostrazione della qualità di impresa artigiana della ricorrente;

2. che il motivo è manifestamente infondato posto che non corrisponde al vero che il giudice dell’opposizione allo stato passivo si sia pronunciato ultra petita rispetto alla domanda di opposizione allo stato passivo del credito sopra descritto, dovendosi, al contrario, evidenziare che la domanda originaria si componeva sia dell’istanza di ammissione del credito al passivo che di quella di riconoscimento del privilegio mobiliare di cui all’art. 2751-bis c.c., n. 5, e che, non avendo il g.d. ammesso il credito per il rilievo officioso della mancanza dell’originale del titolo, non vi era stata alcuna pronuncia del primo giudice fallimentare sulla domanda di riconoscimento del privilegio; che pertanto il tribunale, in sede di giudizio oppositivo, si è correttamente pronunciato su entrambi i profili di ammissione originariamente avanzati dalla società creditrice (ammissione del credito e rango privilegiato), scrutinando nel merito la ricorrenza dei presupposti applicativi della causa di prelazione di cui all’art. 2751-bis c.c., n. 5, e ritenendo la domanda infondata per la mancata dimostrazione della qualità di impresa artigiana in capo alla società oggi ricorrente (con statuizione che non è stata neanche censurata, sotto questo peculiare profilo, da quest’ultima con il ricorso introduttivo); che neanche può essere condivisa la tesi perorata dalla ricorrente secondo cui i presupposti fattuali della domanda di riconoscimento del privilegio non sarebbero stati contestati dalla curatela posto che quest’ultima è rimasta contumace nel giudizio oppositivo;

– che inoltre la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che, in tema di insinuazione allo stato passivo, non viola l’art. 112 c.p.c., il tribunale che, esercitando il proprio potere d’ufficio di accertare la fondatezza della domanda proposta, rigetti l’opposizione proposta dal creditore, dovendo l’accertamento sull’esistenza del titolo dedotto in giudizio essere compiuto dal giudice “ex officio” in ogni stato e grado del processo, in ognuna delle sue fasi, salvo che tale rilievo non sia impedito o precluso in dipendenza di apposite regole processuali (Cass. n. 29254 del 12/11/2019);

3. che nessuna statuizione è dovuta per le spese del presente giudizio di legittimità, stante la mancata difesa della parte intimata.

PQM

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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