Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28169 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. lav., 14/10/2021, (ud. 04/03/2021, dep. 14/10/2021), n.28169

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1796-2020 proposto da:

M.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA INNOCENZO XI 8,

presso lo studio dell’avvocato ALBERTO GALATI, rappresentato e

difeso dall’avvocato VINCENZO VAITI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI CROTONE, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 1278/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 19/06/2019 R.G.N. 556/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/03/2021 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. M.I. cittadino della (OMISSIS) ed arrivato in Italia il 1 settembre 2016 chiese al Tribunale di Catanzaro il riconoscimento della protezione internazionale, o in subordine della protezione umanitaria, negategli in via amministrativa dalla Commissione territoriale alla quale aveva avanzato tempestiva domanda.

2. Il Tribunale rigettò le domande e la Corte di appello ne confermò la decisione ritenendo che il racconto del richiedente – il quale aveva allegato di essere fuggito a causa della instabilità del paese e dopo essere stato vittima di un attacco nella sua attività commerciale da parte del gruppo (OMISSIS) nel corso del quale era rimasto anche ferito era poco credibile in quanto non sufficientemente circostanziato. Il giudice di appello ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato osservando che il fatto narrato non era riconducibile ad una persecuzione per ragioni di credo religioso, appartenenza ad un gruppo sociale o ad una particolare etnia, convincimento politico ed aveva un rilievo esclusivamente penale. Ha escluso la protezione sussidiaria evidenziando che la situazione economica, politica e sociale della (OMISSIS) pur presentando profili di instabilità in occasione delle elezioni politiche del 2015 e carenze nel sistema sanitario e carcerario, tuttavia, non presentava una situazione di rischio tale da giustificare il riconoscimento del permesso di soggiorno richiesto. Quanto alla Protezione umanitaria ha ritenuto che, in assenza di una situazione di emergenza sanitaria e alimentare, non ne erano ravvisabili i presupposti sotto il profilo individuale.

3. Per la cassazione della sentenza propone ricorso M.I. affidato a cinque motivi. Il Ministero dell’Interno ha depositato tardivamente una memoria al solo fine di poter partecipare all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

4. Con il primo motivo di ricorso è denunciata la violazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c. per avere la Corte di merito ritenuto inattendibili le dichiarazioni del richiedente asilo senza motivare specificatamente sulle ragioni di tale scelta interpretativa. Da un canto ritiene chiara l’esposizione dei fatti e dall’altro la valuta inattendibile senza spiegarne le ragioni.

5. Con il secondo motivo di ricorso è denunciata, sempre con riguardo alla ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni del richiedente, la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3. Si deduce che la sentenza avrebbe trascurato di considerare che al momento dell’espatrio il richiedente era ancora minorenne ed inoltre la valutazione delle dichiarazioni operata dal giudice di appello non risultava non ancorata a elementi oggettivi. Sottolinea il richiedente che le dichiarazioni rese alla Commissione territoriale erano coerenti e plausibili ed evidenzia inoltre che contrariamente a quanto affermato dal giudice di secondo grado la (OMISSIS) è afflitta da un conflitto interetnico caratterizzato da una particolare violenza.

6. Con il terzo motivo è dedotta la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e art. 14, lett. b) e del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3 e si denuncia l’errata applicazione dei principi giurisprudenziali in tema di prova nella materia della protezione internazionale e la violazione del principio di non refoulment. Deduce il ricorrente che, contrariamente a quanto affermato dalla sentenza dalle informazioni internazionali più accreditate si evince una importante presenza di (OMISSIS) in (OMISSIS) ed in particolare nell’area geografica di provenienza. Denuncia che invece le informazioni acquisite non erano né affidabili né pertinenti.

7. Analoghi rilievi rispetto a quelli articolati nel secondo e nel terzo motivo vengono svolti con il quarto motivo di ricorso con riguardo alla protezione umanitaria, pure negata dalla sentenza. Si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 296 del 1998, artt. 5, 6 e 19 e del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Deduce ancora una volta che la situazione di vulnerabilità denunciata con riguardo alla domanda di protezione sussidiaria è del pari rilevante con riferimento a quella di protezione umanitaria ed inoltre la sentenza avrebbe trascurato di prendere in esame la situazione di integrazione raggiunta in Italia dal richiedente ed i pericoli connessi ad un suo rientro in patria.

8. Con l’ultimo motivo di ricorso, infine è censurata la sentenza in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 per avere omesso di prendere in esame l’appartenenza del ricorrente all’etnia (OMISSIS) ed il fatto che in (OMISSIS) si susseguono contrapposizioni anche violente tra etnie diverse con rilevanti fattori di rischio nel caso di rientro in patria.

9. I primi tre motivi di ricorso, da esaminare congiuntamente, sono fondati e devono essere accolti restandone assorbito l’esame degli altri.

9.1. In materia di protezione internazionale, il giudice di merito è tenuto ad acquisire informazioni sulla situazione esistente nel Paese di origine e deve indicare, in motivazione, l’autorità (o l’ente) dalla quale provengono le fonti consultate ed anche la data (o l’anno) della loro pubblicazione, in modo tale da consentire alle parti di verificare il rispetto dei requisiti di precisione e aggiornamento richiesti dal D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3. Le fonti da consultare, poi devono essere specifiche rispetto alla situazione particolare denunciata (nello specifico i conflitti interetnici nella regione del Gambia dalla quale proveniva il richiedente) e rientrano tra gli strumenti a disposizione del giudice utili e necessari per verificare anche la credibilità del racconto del richiedente asilo. Si deve trattare infine di fonti qualificate per la loro provenienza e relative alla situazione attuale della specifica area territoriale (cfr. sul punto Cass. 15/09/2020 n. 19224, 08/07/2020n. 14350 e più di recente anche 29/04/2021 n. 11298). In sintesi, in tema di protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice è tenuto, a prescindere dalla valutazione di credibilità delle sue dichiarazioni, a cooperare all’accertamento della situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate, le cui fonti dovranno essere specificatamente indicate nel provvedimento, al fine di comprovare il pieno adempimento dell’onere di cooperazione istruttoria (Cass. 12/01/2021 n. 262, 30/10/2020n. 24010) si sostanzia quindi nell’acquisizione di COI (“Country of Origin Information”) pertinenti e aggiornate al momento della decisione (ovvero ad epoca ad essa prossima), da richieder agli enti a ciò preposti, non potendo ritenersi tale, ad esempio, il sito ministeriale “(OMISSIS)” richiamato dalla Corte di merito, il cui scopo e funzione non coincidono, se non in parte, con quelli perseguiti nei procedimenti indicati (cfr. Cass. 12/05/2020 n. 8819). Peraltro nel caso in esame il ricorrente in cassazione, nel dedurre la violazione del dovere di cooperazione istruttoria per l’inidoneità delle fonti informative dalle quali il giudice ha tratto il suo convincimento, ha anche adempiuto all’onere di indicare le COI che secondo la sua prospettazione avrebbero potuto condurre ad un diverso esito del giudizio (cfr. Cass. 20/10/2020 n. 22769).

9.2. Tali approfondimenti sono del pari necessari nella valutazione della situazione generale anche con riguardo alla domanda di protezione umanitaria avanzata di cui costituiscono un comune substrato (arg. ex Cass. 04/01/2021 n. 10 e 16/10/2020n. 22528).

10. In conclusione, per le ragioni esposte, il ricorso deve essere in tali termini accolto e la sentenza cassata con rinvio alla Corte di appello di Catanzaro, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo, secondo e terzo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Catanzaro, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 4 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

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