Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28168 del 17/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 28168 Anno 2013
Presidente: SEGRETO ANTONIO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

ORDINANZA
sul ricorso 17217-2011 proposto da:
STEFANINI STEFANO STFSFN58CO3H501L, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZO 20, presso lo studio
dell’avvocato MENICACCI STEFANO, che lo rappresenta e difende
giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente contro

COMPAGNIA TIRRENA DI ASSICURAZIONI IN LCA
00409030582, in persona del Commissario Liquidatore pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ALBERTO CADLOLO 90,
presso lo studio dell’avvocato TORRESI TULLIA, che la rappresenta
e difende giusta delega in calce al controricorso;
– controricorrente nonché contro

Data pubblicazione: 17/12/2013

LIO SIMONA, MILANO ASSICURAZIONI SPA, VIOLA
FRANCA;
– intimate –

avverso la sentenza n. 2040/2010 della CORTE D’APPELLO di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
07/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;
è presente il P.G. in persona del Doti. ANTONIETTA CARESTIA.

Ric. 2011 n. 17217 sez. M3 – ud. 07-11-2013
-2-

ROMA del 16/04/2010, depositata 1’11/05/2010;

17217/2011

Premesso in fatto.

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:
” l. – E’ chiesta la cassazione della sentenza emessa dalla

risarcimento del danno da sinistro stradale.
Al ricorso proposto è applicabile la normativa di cui alla l.
18.6.2009 n. 69 per essere la sentenza impugnata pubblicata
successivamente all’entrata in vigore della stessa
(4.7.2009).
La sentenza di merito ha deciso le questioni di diritto in
modo conforme alla giurisprudenza della Corte di Legittimità
e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o
mutare l’orientamento della stessa (art. 360

bis

n. 1

c.p.c.).
Con unico motivo il ricorrente denuncia violazione o falsa
applicazione delle norme di diritto ex art. 360 n. 3 cpc con riguardo agli artt. 2054 cc. – 115 e 116 cpc.
Il ricorso è manifestamente infondato.
In primo luogo, deve sottolinearsi che il ricorrente, sotto
l’apparente violazione delle norme denuncia, postula, in
realtà, una ennesima, inammissibile rivalutazione del
materiale probatorio che, a fronte di una corretta e congrua
motivazione, non può essere oggetto del giudizio di
legittimità.

3

Corte d’Appello di Roma in data 11.5.2010 in materia di

17217/2011

Peraltro, in ordine alla supposta omessa valutazione di un
elemento di prova (l’affermata testimonianza discordante del
teste Chiaro Giorgi ), è di tutta evidenza che il giudice del
merito l’abbia ritenuta irrilevante a fronte di quella

altra risultanza probatoria nello stesso senso (testimonianza
del teste Guerriero), e dalla stessa affermazione contenuta
nell’atto di citazione in appello (pag. 3 penultimo
capoverso); come si rileva dal controricorso.
D’altra parte,

con la proposizione del ricorso per

Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione,
contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei
giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di
valutazione disponibili ed in sé coerente.
L’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto
al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di
detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e
valutare il merito della causa, ma solo quello di
controllare, sotto il profilo logico formale e della
correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal
giudice di merito, cui resta riservato di individuare le
fonti del proprio convincimento ed, a tal fine, di valutare
le prove, controllarne attendibilità e concludenza e
scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute

4

decisiva del teste Romeo, corroborata, peraltro, anche da

17217/2011

idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. ord.
6.4.2011 n. 7921).
Ciò che, nel caso in esame, la Corte di merito ha fatto
ritenendo decisiva la testimonianza indicata ed,

oltretutto in maniera parziale.
Con ciò rendendo inammissibile, anche sotto il profilo
dell’autosufficienza, il ricorso proposto (Cass. 31.7.2012 n.
13677; Cass. ord. 30.7.2010 n. 17915)”.
La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e
notificata ai difensori delle parti.
Non sono state presentate conclusioni scritte, né alcuna
delle parti è stata ascoltata in camera di consiglio.
Il ricorrente ha anche presentato memoria.
Ritenuto in diritto.

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera
di consiglio, il Collegio – esaminati i rilievi contenuti
nella memoria che non alterano le conclusioni cui perviene la
relazione – ha condiviso i motivi in fatto ed in diritto
esposti nella relazione.
In particolare ha ritenuto di dovere ribadire che, in tema di
prova, spetta in via esclusiva al giudice di merito il
compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di
assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità
e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze

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implicitamente, irrilevante quella riportata in ricorso,

17217/2011

del processo,

quelle ritenute maggiormente idonee a

dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi,
assegnando prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova
acquisiti, nonché la facoltà di escludere anche attraverso un

ritenere, a tal proposito, che egli non sia tenuto ad
esplicitare, per ogni mezzo istruttorio, le ragioni per cui
lo ritenga irrilevante ovvero ad enunciare specificamente che
la controversia può essere decisa senza necessità di
ulteriori acquisizioni (v. per tutte Cass.15.7.2009 n. 16499)
La valutazione delle risultanze delle prove e il giudizio
sull’attendibilità dei testi, come la scelta, tra le varie
risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a
sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto
riservati al giudice di merito, il quale è libero di
attingere il proprio convincimento da quelle prove che
ritenga più attendibili, senza essere tenuto ad un’esplicita
confutazione degli altri elementi probatori non accolti,
anche se allegati dalle parti (Cass. 7.1.2009 n. 42).
Considerazioni queste che rendono irrilevanti i rilievi
esposti nella memoria, intesi a censurare la mancata
valutazione, da parte del giudice del merito, di una
risultanza probatoria ritenuta dal ricorrente decisiva.
Conclusivamente, il ricorso è rigettato.

6

t

giudizio implicito la rilevanza di una prova, dovendosi

17217/2011

Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in
dispositivo in favore della resistente, sono poste a carico
del ricorrente.
P.Q.M.

pagamento delle spese in favore della resistente, che liquida
in complessivi C 2.800,00, di cui C 2.600,00 per onorari,
oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, il giorno 7 novembre 2013, nella camera
di consiglio della sesta sezione civile – 3 della Corte
suprema di cassazione.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al

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