Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28167 del 17/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 28167 Anno 2013
Presidente: SEGRETO ANTONIO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

ORDINANZA
sul ricorso 10830-2012 proposto da:
PIERI GIANNA PRIGNN54B58D583U, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA ATTILIO FRIGGERI 106, presso lo studio
dell’avvocato TAMPONI MICHELE, rappresentata e difesa
dall’avvocato CESARONI MASSIMO giusta procura a margine del
ricorso;
– ricorrente contro
LENZI ALIQUO’ LUIGI LQLLGU56E24D612D, LENZI
ALIQUO’ ENRICO LQLNRC90H25D912U, SILICATO MARIA
ANGELA SLCMNG59P56F892T, elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA SILVIO PELLICO 24, presso lo studio dell’avvocato
VALVO GIUSEPPE, che li rappresenta e difende unitamente agli

Data pubblicazione: 17/12/2013

avvocati BRIGANTI MAURIZIO, PICCIOLI GIUSEPPE giusta
mandato a margine del controricorso;

– controricorrenti avverso il decreto n. R.G. 10141/2011 del TRIBUNALE di

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
07/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA VIVALDI;
è presente il P.G. in persona del Dott. ANTONIETTA CARESTIA.

Ric. 2012 n. 10830 sez. M3 – ud. 07-11-2013
-2-

FIRENZE, depositato il 28/03/2012;

10830/2012

Ritenuto guanto segue:

E’ impugnata, con ricorso per regolamento di competenza,
l’ordinanza emessa all’udienza in data 28.3.2012, con la
quale il giudice unico del tribunale di Firenze ha sospeso,

Gianna Pieri e Enrico e Luigi Aliquò Lenzi e Maria Angela
Silicato,

di

opposizione

al

decreto

ingiuntivo

provvisoriamente esecutivo, relativo alla restituzione di
somme pagate dalla Pieri all’esito di sentenza (in materia di
responsabilità medica),

poi riformata in appello ed

attualmente pendente davanti alla Corte di cassazione.
Resistono con memoria difensiva Enrico e Luigi Aliquò Lenzi e
Maria Angela Silicato.
Essendo stata disposta la trattazione con il procedimento ai
sensi dell’art. 380-ter c.p.c., il Pubblico Ministero ha
depositato le sue conclusioni scritte, che sono state
notificate agli avvocati delle parti costituite, unitamente
al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.
Considerato guanto segue:

In primo luogo va ribadito che, in sede di impugnazione del
provvedimento di sospensione emesso ai sensi dell’art. 295
c.p.c., la Corte di cassazione è svincolata dalla motivazione
del provvedimento e dalle ragioni addotte dalle parti,
dovendo accertare la esistenza o meno del rapporto di
pregiudizialità ravvisata dal giudice

a quo,

con gli stessi

3

ai sensi dell’art. 295 c.p.c., il giudizio in corso fra

10830/2012

poteri di indagine utilizzati per il regolamento proprio di
i
t
competenza (cfr. Cass 2004 n. 13910).
Nel caso in esame, non sussistono le condizioni necessarie ai
fini della sospensione del processo.

legittimità quello per cui il diritto alla restituzione delle
somme pagate in esecuzione di una sentenza provvisoriamente
esecutiva, successivamente riformata in appello, sorge ai
sensi dell’art. 336 c.p.c. per il solo fatto della riforma
della sentenza, e può essere richiesto immediatamente, se del
caso anche con procedimento monitorio, trovando applicazione
il principio restituito ante omnia

(Cass. ord. 3.10.2005 n.

19296 e precedenti ivi richiamati)
Inoltre, le domanda di restituzione o di riduzione in
pristino della parte che ha eseguito una prestazione in base
ad una sentenza poi riformata possono essere proposte, per la
loro autonomia e per la loro finalità, che è quella di
garantire all’interessato la possibilità di ottenere al più
presto la restaurazione della situazione patrimoniale
anteriore alla decisione poi riformata in appello, a
prescindere dal successivo sviluppo del giudizio (v. anche
S.U. ord. 2.7.2004 n. 12190; Cass. 20.6.2011 n. 13454).
Il diritto alla restituzione discende dal solo fatto della
rimozione della sentenza di primo grado ad opera di quella di
appello, e si connota come diritto soggettivo autonomo, senza

4

E’ principio pacifico nella giurisprudenza della Corte di

10830/2012

che possa esercitare alcuna influenza la natura del rapporto
sostanziale all’origine della controversia.
Nella specie, il pagamento è stato eseguito dall’odierna
ricorrente soltanto a seguito della sentenza di primo grado

Una volta venuto meno (in tutto od in parte) il titolo a
seguito della sentenza di appello, che ha effetto
sostitutivo, il pagamento, per la parte non più dovuta, resta
privo di titolo, con la sua conseguente restituzione, a
prescindere dal giudicato.
Conclusivamente, va disposta la prosecuzione del giudizio in
corso.
Le spese seguono la soccombenza e, liquidate come in
dispositivo, sono poste a carico solidale dei resistenti.
P.Q.M.

La Corte dispone la prosecuzione del giudizio in corso.
Condanna i resistenti in solido al pagamento delle spese che
liquida in complessivi C 3.200,00, di cui C 3.000,00 per
onorari, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, il giorno 7 novembre 2013, nella camera
di consiglio della sesta sezione civile – 3 della Corte di
cassazione.

che costituiva titolo esecutivo sì, ma provvisorio.

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