Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28162 del 10/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2020, (ud. 10/09/2020, dep. 10/12/2020), n.28162

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

P.E., elettivamente domiciliato in Roma, via M.Prestinari

13 presso lo studio dell’Avv. Paola Ramadori e rappresentato e

difeso, per procura in calce al controricorso,

dall’Avv. Domenico D’Arrigo;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 281/63/2013 della Commissione

tributaria regionale della Lombardia-sez.dist. di Brescia,

depositata il 3 dicembre 2013.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10 settembre 2020 dal relatore Consigliere Dott.ssa Crucitti

Roberta.

 

Fatto

RILEVATO

che:

nella controversia originata dall’impugnazione da parte di P.E. di avviso di accertamento, relativo a Iperf dell’anno 2004, fondato, in parte, sull’accertamento di percezione di redditi da lavoro dipendente e, in parte, sulla presunzione di distribuzione extracontabile di utili dalla Skay s.r.l. (del quale il P. era socio al 90%), l’Agenzia delle entrate ricorre, su due motivi, avverso la sentenza indicata in epigrafe con cui la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia-sez distaccata di Brescia (d’ora in poi C.T.R.), in parziale riforma della decisione di primo grado di rigetto del ricorso introduttivo, ha annullato l’atto impositivo, limitatamente all’accertata distribuzione di utili extra contabili.

Secondo il Giudice di appello, infatti, la presunta percezione di utili da parte del contribuente, come contestata con l’atto impositivo, si fondava su una vietata doppia presunzione.

P.E. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 e dell’art. 132 c.p.c. per non avere i Giudici di appello indicato le ragioni, in fatto e in diritto, della decisione.

1.1.La censura è infondata. Per aversi nullità della sentenza, per carenza di motivazione, è necessario che sia impossibile ricostruire l’iter logico giuridico delle ragioni in fatto e in diritto che ha condotto il giudice a emettere quella decisione. Nella specie, invece, pur essendo evidente la mancanza grafica della conclusione di una frase, ciò non impedisce di comprendere le ragioni della decisione, fondate sull’illegittimità dell’avviso impugnato per essersi l’Ufficio avvalso di una doppia presunzione.

2.Con il secondo motivo sì deduce, aì sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, degli artt. 2697,2729 c.c. e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 45, laddove la C.T.R. aveva ritenuto illegittimo l’operato dell’Ufficio per essersi avvalso di una doppia presunzione.

2.1.La doglianza, oltre che ammissibile, contrariamente a quanto dedotto dal controricorrente in quanto sufficientemente specifica, è anche fondata.

2.2.Secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte (v. di recente, tra le altre Cass.Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 1947 del 24/01/2019) “in materia di imposte sui redditi, nell’ipotesi di società di capitali a ristretta base sociale, è ammessa la presunzione di attribuzione ai soci degli utili extracontabili, che non si pone in contrasto con il divieto di presunzione di secondo grado, in quanto il fatto noto non è dato dalla sussistenza di maggiori redditi accertati induttivamente nei confronti della società, bensì dalla ristrettezza dell’assetto societario, che implica un vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci nella gestione sociale, con la conseguenza che, una volta ritenuta operante detta presunzione, spetta poi al contribuente fornire la prova contraria”.

Si è, peraltro, ribadito, anche recentemente (cfr.Cass. n. 33976 del 19/12/2019) l’ulteriore principio secondo cui “in tema imposte sui redditi di capitale, per escludere l’operatività della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili, conseguiti e non dichiarati da una società a ristretta base partecipativa, non è sufficiente che il socio si limiti ad allegare genericamente la mancanza di prova di un valido e definitivo accertamento nei confronti della società, ma deve contestare lo stesso effettivo conseguimento, da parte della società, di tali utili, ove non sia in grado di dimostrare la mancata distribuzione degli stessi, stante l’autonomia dei giudizi nei confronti della società e del socio e il rapporto di pregiudizialità dell’accertamento nei confronti del primo rispetto a quello verso il secondo”.

2.3.Applicando tali principi alla fattispecie, appare evidente l’errore in diritto in cui è incorsa la C.T.R. nel ritenere che l’avviso di accertamento fosse fondato su una duplice presunzione, mentre lo stesso prendeva le mosse da un accertato, e rimasto ingiustificato, depauperamento del conto cassa intestato alla Società.

3.Ne consegue in accoglimento del secondo motivo di ricorso, rigettato il primo, la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al Giudice di merito il quale provvederà al riesame, adeguandosi ai superiori principi, e regolerà le spese del giudizio di legittimità.

PQM

Rigetta il primo motivo di ricorso e accoglie il secondo.

Cassa, nei limiti del motivo accolto, la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Lombardia, sezione distaccata di Brescia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione, il 10 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2020

 

 

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