Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2816 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2816

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29177-2020 proposto da:

F.J.G., padre dei minori F.N. e

F.B., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE,

PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso dall’avvocato CRISTINA

CAPOROSSI;

– ricorrente –

contro

Z.B., PROCURATORE GENERALE CORTE APPELLO L’AQUILA;

– intimati –

avverso il decreto n. RG 133/2020 V.G. della CORTE D’APPELLO di

L’AQUILA, depositata l’08/09/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che è proposto ricorso avverso il decreto della Corte d’appello dell’Aquila in data 8 settembre 2020, che ha dichiarato inammissibile il reclamo avverso il decreto provvisorio e non definitivo del Tribunale dei Minorenni della stessa città in data 11 aprile 2020, che aveva sospeso dalla potestà genitoriale dell’odierno ricorrente sulla figlia minore;

– che non svolge difese l’intimata;

– che la parte ricorrente ha depositato la memoria di cui all’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

RITENUTO

– che l’unico motivo deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 3 e 24 Cost., dell’art. 739 c.p.c., per avere la corte territoriale dichiarato inammissibile il reclamo avverso un provvedimento reputato provvisorio e cautelare, quando invece esso incideva su diritti soggettivi in via definitiva;

– che il ricorso è inammissibile;

– che va richiamato il principio (da ultimo, Cass. 10 luglio 2018, n. 18149) secondo cui “Non sono ricorribili per cassazione, neppure ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, i provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria nell’interesse del minore, al fine di superare la condotta pregiudizievole del genitore, in quanto revocabili e reclamabili, ma privi di carattere definitivo”;

– che esso è stato ancora ribadito, sancendosi che “La decisione con la quale l’autorità giudiziaria dispone l’affidamento del minore ai servizi sociali rientra nei provvedimenti convenienti per l’interesse del minore, di cui all’art. 333 c.c., in quanto diretta a superare la condotta pregiudizievole di uno o di entrambi i genitori senza dar luogo alla pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art. 330 c.c.; tale provvedimento ha natura di atto di giurisdizione non contenziosa e, anche quando non sia previsto un termine finale dell’affidamento, è privo del carattere della definitività, risultando sempre revocabile e reclamabile, secondo il disposto di cui all’art. 333 c.c., comma 2, come desumibile pure dalle previsioni generali di cui agli artt. 739 e 742 c.p.c.” (Cass. 10 dicembre 2018, n. 31902);

– che, infatti, soccorre il principio, ancora di recente riaffermato, secondo cui “I provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale adottati in via provvisoria nel corso dei giudizi ex art. 337-bis c.c., non possono essere impugnati con il ricorso straordinario per cassazione, trattandosi di provvedimenti privi dei caratteri della decisorietà, poiché sprovvisti di attitudine al giudicato rebus sic stantibus, ed anche della definitività, in quanto non emessi a conclusione del procedimento, e perciò suscettibili di essere revocati, modificati o riformati dallo stesso giudice che li ha emessi anche in assenza di sopravvenienze. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso riguardante la statuizione assunta nel corso di un giudizio ex art. 337-bis c.c., con la quale, in attesa della relazione di aggiornamento dei servizi sociali, il tribunale aveva disposto, in via provvisoria, l’affidamento esclusivo della minore alla madre, sospendendo le frequentazioni del padre, autorizzato ad effettuare solo visite protette, e prescrivendo percorsi a sostegno della genitorialità)” (Cass. 13 settembre 2021″ n. 24638);

– che, nella specie, la corte territoriale non ha deciso ai sensi dell’art. 333 c.c., ma ha inopinatamente declinato la propria potestà decisoria, rifiutando di provvedere sul reclamo innanzi ad essa proposto, ai sensi dell’art. 739 c.p.c.;

– che, peraltro, anche tale questione è stata già risolta dalle Sezioni unite, non successivamente smentite, nel senso che non è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il decreto reso in Camera di consiglio dal giudice di secondo grado, che dichiari l’inammissibilità del reclamo proposto contro un provvedimento limitativo della potestà dei genitori;

– che, invero, la massima sancisce che: “Quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà e definitività in senso sostanziale… il ricorso straordinario per cassazione di cui all’art. 111 Cost., comma 7, non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, in quanto la pronunzia sull’osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all’esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell’atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri quell’atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito” (Cass., sez. un., 15 luglio 2003, n. 11026);

– che non occorre provvedere sulle spese di lite.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto che sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, ove dovuto il contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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