Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28156 del 17/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 28156 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: BARRECA GIUSEPPINA LUCIANA

ORDINANZA
sul ricorso 1066-2013 proposto da:
NOVASOL A/S 93201540239, in persona del procuratore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. FERRARI 35, presso lo
studio dell’avvocato MARZI MASSIMO FILIPPO, rappresentata e
difesa dall’avvocato GABRIELE SPREMOLLA giusta procura in atti;
– ricorrente contro

GHIRINGHELLI AMBROSErn PATRIZIA, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA G. B. TIEPOLO, 4, presso lo studio
dell’avvocato PASQUALE LO CANE, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato MARIA LUANA SALERNO giusta mandato
a margine della comparsa di costituzione e risposta;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 17/12/2013

avverso l’ordinanza n. R.G. 5520/12 del TRIBUNALE di FIRENZE,
depositata il 30/11/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
06/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPINA LUCIANA
BARRECA;

PREMESSO IN FATTO
Novasol A/S, società danese, con sede secondaria in Italia, propone
istanza di regolamento di competenza avverso l’ordinanza in data 30 novembre
2012, con la quale il Tribunale di Firenze (nella causa introdotta dalla stessa
Novasol A/S nei confronti di Patrizia Ghiringhelli Ambrosetti per il pagamento
della somma di € 6.930,00, oltre interessi ed accessori, quale penale
contrattuale per revoca anticipata della convenzione conclusa tra le parti,
avente ad oggetto mandato oneroso, in favore della società, a promuovere e
concludere locazioni turistiche dell’immobile di proprietà della convenuta,
posto in Castelnuovo Berardenga) ha accolto l’eccezione di incompetenza
territoriale sollevata dalla convenuta ed ha rimesso le parti dinanzi al Tribunale
di Siena, con condanna della società attrice al pagamento delle spese di lite,
liquidate nell’importo complessivo di € 2.100,00, oltre IVA e CAP come per
legge.
Patrizia Ghiringhelli Ambrosetti si è difesa con controdeduzioni.
Il Pubblico Ministero ha depositato conclusioni scritte, con le quali ha
chiesto il rigetto del ricorso.
La società ricorrente ha depositato memoria.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.- E’ impugnata un’ordinanza che ha dichiarato l’incompetenza territoriale del
Tribunale di Firenze in favore del Tribunale di Siena, in considerazione del foro
del consumatore, stante la residenza della convenuta. Il Tribunale ha reputato la
nullità , ai sensi dell’art. 36 del decreto legislativo n. 206 del 2005, della
clausola contrattuale, da presumersi vessatoria ai sensi dell’art. 33 lett. u) dello
stesso decreto legislativo, che stabiliva, come foro competente per eventuali
controversie tra le parti, quello di Firenze (diverso dal luogo di residenza della
convenuta, sito in Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena).
Così decidendo, il giudice ha accolto l’eccezione della convenuta, cui però la
parte attrice ha aderito sin dalla prima difesa successiva alla comparsa di
costituzione e risposta contenente l’eccezione.
Il Tribunale ha ritenuto che le spese processuali dovessero seguire
l’ordinario criterio di soccombenza, ai sensi dell’art. 91, comma secondo, cod.
proc. civ., dal momento che, essendo stata l’incompetenza dichiarata per
violazione da parte dell’attrice di un foro esclusivo ed inderogabile ai
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è presente il P.G. in persona del Dott. AURELIO GOLIA.

sensi dell’art. 28 cod. proc. civ., non si configura un accordo negoziale sulla
competenza e quindi non si applica l’art. 38, comma secondo, cod. proc. civ.

1.1.- L’istante censura il provvedimento, secondo quanto si legge in ricorso,
<>; quanto a quest’ultima, ribadisce di aver prestato adesione
all’eccezione di incompetenza territoriale e di essere d’accordo
nell’individuazione del Tribunale di Siena quale foro competente per territorio.

2.- Il ricorso per regolamento di competenza è inammissibile, così come
eccepito, in via pregiudiziale, dalla parte resistente.
Va fatta applicazione del principio per il quale <> (Cass. S.U.
n.14205/05, ribadito da Cass. n. 4015/08 e ord. n. 8950/13).
Nel caso di specie, pertanto, avrebbe dovuto essere sperimentato il rimedio
dell’appello.
3.- Il Collegio ritiene che l’applicazione del principio di cui sopra ed il suo
corollario, nei termini appena richiamati, siano validi anche dopo la modifica
dell’art. 42 cod. proc. civ. operata con l’art. 45, comma 4, della legge n. 69 del
2009, che ha sostituito, alla sentenza, l’ordinanza quale forma del
provvedimento con cui il giudice pronuncia sulla competenza senza decidere il
merito della causa.

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Ha perciò condannato la società attrice al pagamento delle spese processuali.

3.1.- Ed invero, poiché il provvedimento relativo alla condanna alle spese,
anche quando accessorio ad una pronuncia sulla competenza, ha natura e
portata decisoria, essendo idoneo ad incidere definitivamente su posizioni di
diritto soggettivo delle parti, se si dovesse escludere, per le critiche del
provvedimento limitate alla pronuncia sulle spese, il rimedio dell’appello, le
possibili alternative potrebbero essere date soltanto dal regolamento di
competenza e dal ricorso straordinario ai sensi dell’art. 111 della Costituzione.
Orbene, il regolamento di competenza su istanza di parte costituisce un mezzo
di impugnazione, al quale si applicano le disposizioni generali sulle
impugnazioni che non siano derogate dalla disciplina specifica di tale istituto di
cui alla sez. VI del titolo primo del libro I; quest’ultima disciplina individua,
quale oggetto del regolamento, le censure riguardanti esclusivamente la
statuizione, e quindi la questione, sulla competenza, in quanto il compito della
Cassazione, investita del regolamento di competenza, è limitato alla sola
designazione del giudice competente.
Relativamente alla previsione del regolamento di competenza come apposito
mezzo di impugnazione (come tale richiamato anche dall’art. 323 cod. proc.
civ.), l’art. 42 cod. proc. civ. non ha subito modificazione alcuna del testo
originario, sulla base del quale le Sezioni Unite si sono espresse come sopra. La
stessa sentenza, disattendendo il contrario orientamento tradizionale, ha
riconosciuto che la rimessione alla Cassazione della questione di competenza,
attraverso l’istanza di regolamento implica, in via consequenziale, anche la
cognizione sulla pronunzia in tema di spese; tuttavia, ha ribadito che
ogniqualvolta l’impugnazione non ponga alcuna questione di competenza
manca il presupposto per il regolamento di competenza, che l’art. 49, comma
secondo, cod. proc. civ. individua nella necessità che la Cassazione si pronunci
«sulla competenza»,dando <>.
La lacuna va colmata, secondo le Sezioni Unite, mediante il ricorso agli
ordinari rimedi di impugnazione.
3.2.- Queste considerazioni sono tuttora valide per escludere che, avverso
l’ordinanza che pronunci sulla competenza senza decidere il merito della causa
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Va perciò disatteso quanto sostenuto da parte ricorrente, con la memoria
depositata ai sensi dell’art. 380 ter, comma secondo, cod. proc. civ., per la
quale, non essendo applicabile il rimedio dell’appello al provvedimento
adottato per legge con la forma dell’ordinanza, l’unico rimedio praticabile
sarebbe quello del regolamento di competenza sancito dallo stesso art. 42 cod.
proc. civ., anche nel testo riformato.

4.- Allora resta valida anche la conclusione raggiunta dalle Sezioni Unite circa
la sussistenza di <> nella previsione dell’art. 42 cod.
proc. civ., o meglio circa l’esclusione dell’applicabilità di questa norma nel
caso in cui le doglianze della parte destinataria di una pronuncia sulla
competenza, favorevole o contraria, siano rivolte esclusivamente al
regolamento delle spese ovvero alla loro liquidazione.
La circostanza che la forma del provvedimento sia quella dell’ordinanza non
comporta, tuttavia, che il rimedio debba essere quello residuale del ricorso
straordinario ex art. 111 Costituzione.
Perché questo rimedio sia accessibile è necessario che il provvedimento di che
trattasi, oltre ad avere natura decisoria, non sia altrimenti impugnabile, quale
che sia la forma del provvedimento stesso, essendo cioè indifferente che si tratti
di sentenza ovvero di ordinanza.
Solo se l’ordinanza è definita dal legislatore come non impugnabile è
ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. e non l’appello, ma
appunto, non in ragione del fatto che si tratti di provvedimento qualificato come
ordinanza, ma per la previsione legislativa di non impugnabilità, che ben può
investire anche provvedimenti qualificati come sentenza (cfr. art. 618 cod. proc.
civ.).

4.1.- Dal momento che si è ritenuto che l’art. 42 cod. proc. civ. non disciplini
l’ipotesi in considerazione, si deve escludere che sia dallo stesso desumibile il
corollario per il quale, se trattasi di provvedimento non impugnabile col
regolamento di competenza, allora non sarebbe impugnabile con nessun altro
mezzo ordinario. Piuttosto, proprio dall’appartenenza del regolamento di
competenza al catalogo delle impugnazioni ordinarie deve trarsi il differente
corollario che, non sussistendo i presupposti per il rimedio tipico della
pronuncia sulla competenza, tornino ad applicarsi i mezzi ordinari di
impugnazione, specificamente l’appello.
D’altronde, secondo la costante giurisprudenza di legittimità ciò che rileva ai
fini dell’appellabilità è che il provvedimento abbia il contenuto (anche se non
la forma) della sentenza, per la sua decisorietà, definitività e quindi idoneità a
formare giudicato, essendosi ritenuti appellabili anche provvedimenti adottati
nella forma dell’ordinanza, purché dotati di dette caratteristiche (cfr. Cass. n.
21697/11, in tema di pronuncia sulla competenza, ma anche Cass. n. 15933/12,
per l’appellabilità dell’ordinanza di convalida di sfratto con pronuncia sulle
spese, e Cass. n. 15631/09, per l’appellabilità dell’ordinanza di estinzione del
giudizio per rinuncia agli atti, quando vi sia contestazione sulle spese).
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possa essere esperito il regolamento di competenza per censurare
esclusivamente la decisione sulle spese, atteso che sono rimasti invariati i
presupposti dell’istituto, quindi l’oggetto del rimedio e la funzione
dell’intervento della Corte di Cassazione, come regolato in particolare dall’art.
49 cod. proc. civ.

4.2.- Riscontro sistematico a quanto sin qui argomentato si rinviene nella
disciplina normativa delle pronunce del Giudice di Pace sulla sola questione di
competenza che, per il disposto degli artt. 46 e 339 cod. proc. civ., sono
appellabili e tali devono ritenersi anche se adottati nella forma dell’ordinanza,
sia se l’impugnazione sia rivolta a censurare la decisione sulla competenza
(eventualmente insieme alla decisione sulle spese) sia se l’impugnazione
riguardi soltanto il regolamento delle spese processuali.
4.3.- In conclusione, va affermato il principio di diritto per il quale, dopo la
modifica apportata all’art. 42 cod. proc. civ. dall’art. 45, comma 4, della legge
18 giugno 2009 n.69, l’ordinanza che ha pronunciato soltanto sulla
competenza e sulle spese processuali deve essere impugnata con il mezzo
ordinario di impugnazione previsto avverso le sentenze del giudice
dichiaratosi incompetente, sia nel caso in cui la parte soccombente sulla
questione di competenza intenda censurare esclusivamente il capo
concernente le spese processuali sia nel caso in cui la parte vittoriosa su detta
questione lamenti l’erroneità della statuizione sulle spese, trattandosi di
provvedimento decisorio di merito in relazione al quale manca un’espressa
previsione di non impugnabilità.
5.- La novità della questione, a seguito della modifica apportata all’art. 42 cod.
proc. civ., rende di giustizia la compensazione delle spese del presente giudizio
di cassazione.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; spese compensate.
Roma, 6 novembre 2013
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Il Funzionario iudiziariO
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DEPOSITATO 11•1C ANCELLERIA

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…………..
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L’ordinanza che ha pronunziato sulla competenza ha il contenuto sostanziale di
sentenza anche in merito alle spese e, quanto alla statuizione su queste ultime,
non essendo impugnabile col regolamento di competenza, per quanto detto
sopra, ma nemmeno definita non (altrimenti) impugnabile dal legislatore, è
appellabile, non producendo alcun effetto ai fini dell’individuazione del rimedio
impugnatorio il solo fatto formale della qualificazione del provvedimento come
ordinanza.

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