Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28156 del 10/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 10/12/2020, (ud. 10/12/2019, dep. 10/12/2020), n.28156

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 3771/2014 proposto da:

D.D.R., elettivamente domiciliato in Roma, via Cipro n.

46, presso lo studio dell’Avv. Vincenzo Noschese, rappresentato e

difeso dall’Avv. Marilena Martuscelli giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso

cui è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 660/5/12 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA CAMPANIA – SEZIONE STACCATA DI SALERNO, depositata

il 27 novembre 2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10 dicembre 2019 dal Cons. ROBERTO MUCCI.

 

Fatto

CONSIDERATO

che:

1. la CTR della Campania – Sezione staccata di Salerno ha rigettato il gravame interposto da D.D.R., esercente il commercio al dettaglio di carni, avverso la sentenza della CTP di Salerno di rigetto del ricorso del medesimo contro l’avviso di accertamento (OMISSIS), notificatogli il 21 novembre 2007, con il quale è stato rettificato il reddito d’impresa per l’anno d’imposta 2001 e richieste le maggiori imposte e sanzioni, essendosi evidenziato, all’esito del contraddittorio, un ingiustificato ricarico dichiarato del 21 per cento rispetto a quello dello studio di settore e ai costi fissi di gestione dell’attività commerciale;

2. la CTR ha ritenuto, in sintesi, che: a) posto che la CTP ha rigettato il ricorso sulla base della mancata dimostrazione dello scostamento emerso tra le risultanze dello studio di settore e la dichiarazione presentata dal contribuente, non sovviene alcuna dichiarazione atta a suffragare la dedotta carenza di prova da parte dell’amministrazione, che ha invece fornito sia il risultato dello studio di settore, sia l’indicazione degli ulteriori dati a fondamento della presunzione, non documentalmente contrastata dal contribuente; b) detta documentazione giustificativa non è stata prodotta nemmeno in sede di contraddittorio procedimentale; c) infatti, a fronte dei dati indicati dall’amministrazione (contratti assicurativi, acquisto dell’abitazione principale, spese per sostenere il carico familiare), il contribuente ha solo genericamente ipotizzato l’infondatezza della motivazione dell’avviso di accertamento(impugnato senza alcun supporto documentale;

3. avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione D.D.R. affidato a tre motivi, cui replica l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

RITENUTO

Che:

4. con il primo motivo di ricorso D.D.R. denuncia nullità della sentenza per omessa pronuncia sul primo motivo di gravame concernente la nullità della sentenza di primo grado per carenza di motivazione del rigetto del ricorso, non avendo la CTP considerato le vicende (concorrenza di macellerie e supermercati nella stessa zona; inapplicabilità del ricarico operato dall’amministrazione al settore merceologico di appartenenza del ricorrente e ai prodotti diversi dalla carne venduti all’interno del negozio; perdite dovute allo sfrido di prodotto; negativo risalto mediatico dei fenomeni dell’influenza aviaria, della peste suina e della “mucca pazza”) addotte a giustificazione dei minori ricavi ed essendo la motivazione resa dalla CTR affatto insufficiente;

4.1. il mezzo è manifestamente inammissibile poichè trascura del tutto il principio dell’effetto devolutivo dell’appello, giudizio nel quale il giudice può riesaminare l’intera vicenda nel complesso dei suoi aspetti, purchè nei limiti della domanda, emettendo una pronuncia che ha natura ed effetto sostitutivo di quella gravata; pertanto, la doglianza in esame, come formulata, risulta in definitiva inficiata da carenza di interesse ex art. 100 c.p.c., atteso che dall’eventuale suo accoglimento non potrebbe derivare al ricorrente un risultato utile e giuridicamente apprezzabile;

5. con il secondo motivo si denuncia nullità della sentenza, nonchè violazione e falsa applicazione di norme di legge, non avendo la CTR motivato, se non con argomentazioni meramente apparenti, sulle ragioni di rigetto del secondo motivo di gravame, che ha riguardato l’insussistenza dei caratteri di gravità, precisione e concordanza degli elementi posti a fondamento del maggior reddito accertato sulla base di sole presunzioni “semplici”, la mancata considerazione delle contrarie vicende (richiamate con il primo motivo) addotte dal contribuente e l’omesso esame della dedotta insussistenza delle condizioni di legge per l’accertamento induttivo “puro”;

5.1. il mezzo è infondato: in disparte i profili di inammissibilità della censura – meramente reiterativa delle doglianze avanzate nei gradi di merito e volta nella sostanza a sollecitare una non consentita rivalutazione dei fatti -, essa oblitera che il contraddittorio endoprocedimentale è stato pienamente attivato, sicchè sovviene una fattispecie complessa; rileva allora il consolidato principio secondo cui “La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standard in sè considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale fase, infatti, quest’ultimo ha la facoltà di contestare l’applicazione dei parametri provando le circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale, con ciò costringendo l’ufficio – ove non ritenga attendibili le allegazioni di parte – ad integrare la motivazione dell’atto impositivo indicando le ragioni del suo convincimento” (così, tra le tante, Sez. 5, 30 ottobre 2018, n. 27617, nonchè Sez. 5, 18 settembre 2019, n. 23252, secondo cui “La determinazione del reddito mediante l’applicazione degli studi di settore, a seguito dell’instaurazione del contraddittorio con il contribuente, è idonea a integrare presunzioni legali che sono, anche da sole, sufficienti ad assicurare un valido fondamento all’accertamento tributario, ferma restando la possibilità, per il contribuente che vi è sottoposto, di fornire la prova contraria, nella fase amministrativa e anche in sede contenziosa”, si v. altresì, la fondamentale Sez. U, 18 dicembre 2009, n. 26635 ed ancora Sez. 5, 20 settembre 2017, n. 21754; Sez. 5, 12 aprile 2017, n. 9484; Sez. 5, 6 agosto 2014, n. 17646; Sez. 5, 15 maggio 2013, n. 11633);

5.2. i restanti profili di doglianza, di cui alle pp. 24-26 del ricorso, risultano, per un verso, inammissibili per difetto di autosufficienza poichè puramente assertivi, non avendo parte ricorrente debitamente riprodotto i relativi passi dell’atto di appello al fine di porre il collegio in condizione di verificare la denunciata omessa motivazione e, per altro verso, assorbiti dall’applicazione dei principi più sopra richiamati e in definitiva investenti, come detto, apprezzamenti di fatto insindacabili in questa sede;

6. con il terzo motivo si denuncia omessa pronuncia sui motivi di gravame relativi alla determinazione delle maggiori imposte e alla carenza di procedimento logico-matematico e statistico per l’accertamento delle stesse;

6.1. il mezzo è infondato: ferme le considerazioni esposte in relazione alla precedente censura, è noto che il metodo di accertamento in questione ha superato il vaglio della giurisprudenza unionale, la quale ha stabilito che la direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune dell’IVA, nonchè i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano ad una normativa nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, che consenta all’amministrazione finanziaria, a fronte di gravi divergenze tra i redditi dichiarati ed i redditi stimati sulla base di studi di settore, di ricorrere ad un metodo induttivo, basato sugli studi di settore stessi, al fine di accertare il volume d’affari realizzato dal contribuente e procedere, di conseguenza, a rettifica fiscale con imposizione di una maggiorazione dell’IVA, a condizione che tale normativa e la sua applicazione permettano al contribuente stesso, nel rispetto dei principi di neutralità fiscale, di proporzionalità nonchè del diritto di difesa, di contestare, sulla base di tutte le prove contrarie di cui disponga, le risultanze derivanti da tale metodo e di esercitare il proprio diritto alla detrazione dell’imposta ai sensi delle disposizioni contenute nel titolo X della direttiva 2006/112, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare come in effetti avvenuto nella specie (CGUE, 21 novembre 2018, causa C-648/16, Fontana; ne fanno applicazione, da ultimo, Sez. 5, 29 marzo 2019, n. 8854; Sez. 5, 22 maggio 2019, n. 13769 e Sez. 5, 18 settembre 2019, n. 23252).

7. In conclusione, il ricorso dev’essere rigettato e le spese del giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo, poste a carico di parte ricorrente secondo soccombenza; doppio contributo unificato come per legge, sussistendone i presupposti processuali.

PQM

rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.200,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 dicembre 2020

 

 

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