Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28152 del 31/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 31/10/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 31/10/2019), n.28152

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11279-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, C.F. (OMISSIS), in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

V.L., in proprio e nella qualità di erede di

G.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato VINCENZO TARANTO;

– controricorrente –

contro

EREDI di G.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 854/5/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO SEZIONE DISTACCATA di CATANIA, depositata il

13/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’11/07/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

ENZA LA TORRE.

Fatto

RILEVATO

che:

La Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa accoglieva il ricorso di G.A., dante causa dei ricorrenti, titolare di studio medico di medicina generale, avverso il silenzio rifiuto sull’istanza di rimborso, proposta in data 14 aprile 2008 della L. n. 289 del 2002, ex art. 9, comma 17, relativa al 90% dei tributi versati relativamente agli anni d’imposta 1990, 1991, 1992.

La Commissione Tributaria Regionale della Sicilia respingeva l’appello dell’Ufficio, in base alla giurisprudenza di legittimità, preso atto della tempestività dell’istanza, non trattandosi nella fattispecie di attività d’impresa ma di studio medico di medicina generale, non rientrante nelle limitazioni comunitarie esposte in appello.

Avverso la suddetta sentenza propone ricorso l’Agenzia delle entrate, affidato a due motivi; V.L. in proprio e quale erede, si costituisce con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Va preliminarmente respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso, che risulta conforme alle prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., e risultando il primo motivo del ricorso già proposto in appello, come emerge dalla sentenza impugnata.

Con il primo motivo d’impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, (che esclude dal beneficio coloro che svolgono attività d’impresa), della 6 Dir. n. 77/388/CEE, come interpretata dalla Corte di Giustizia CE con sentenza del 17 luglio 2008 in causa C132/06, dell’ordinanza della sesta sezione della Corte di Giustizia CE con sentenza del 15 luglio 2015 in causa C82/14, nonchè della Decisione della Commissione Europea del 2015 5549 Final del 14 agosto 2015, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perchè il contribuente, in quanto titolare di un reddito da lavoro autonomo, non ha diritto a tale beneficio;

il primo motivo è fondato, in quanto l’attività medica rientra nel concetto di impresa comunitaria dato che, secondo questa Corte, il rimborso d’imposta di cui alla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, a favore dei soggetti colpiti dal sisma siciliano del 13 e 16 dicembre 1990, a seguito dell’intervento della Commissione UE con la decisione del 14 agosto 2015, C (2015) 5549, non è applicabile ai soggetti che esplicano attività di “impresa comunitaria”, rispetto alla quale rileva esclusivamente lo svolgimento di attività economica volta a fornire beni o servizi (nella specie tale attività la si deduce dalla circostanza che l’oggetto della controversia è relativa all’ILOR), essendo invece irrilevante l’elemento soggettivo, sia sotto il profilo della qualifica dell’attività (di impresa o professionale, di lavoro autonomo e di esercente attività c.d. protette), sia sotto il profilo della struttura propria del soggetto (persona fisica o ente collettivo, soggetto di diritto privato o pubblico), rilevando esclusivamente lo svolgimento di una attività economica volta a fornire beni o servizi (Cass. 13 dicembre 2017, n. 29905); in senso del tutto analogo si è espressa Cass. 2 maggio 2018, n. 10450, secondo la quale In tema di aiuti di Stato, la nozione Euro-unitaria di impresa include – come confermato dalla normativa Europea in tema di individuazione del soggetto passivo dell’IVA nonchè da quella sugli appalti pubblici – qualsiasi entità che eserciti un’attività economica consistente nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato, a prescindere dallo “status” giuridico e dalle modalità di finanziamento della stessa, sicchè vi rientrano anche le libere professioni regolamentate che si estrinsecano nello svolgimento di prestazioni intellettuali, tecniche e specialistiche (nella specie appunto l’attività medica che dunque rientra a pieno titolo, al contrario di quanto sostenuto dalla CTR, nel concetto di “impresa comunitaria”);

con il secondo motivo d’impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, come modificato dal D.L. 20 giugno 2017, n. 91, art. 16 octies, convertito dalla L. 3 agosto 2017, n. 123, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, in quanto, a seguito delle modifiche apportate alla norma dal cit. art. 16 octies, qualora l’ammontare delle istanze ecceda le complessive risorse stanziate dalla norma, i rimborsi sono ridotti del 50% rispetto a quanto (persona fisica o ente collettivo, soggetto di diritto privato o pubblico), rilevando esclusivamente lo svolgimento di una attività economica volta a fornire beni o servizi.

il secondo motivo è infondato in quanto, come evidenziato da Cass. 14 marzo 2018, n. 6213 (nello stesso senso Cass. 6 marzo 2018, n. 7498) in mancanza di disposizioni transitorie, non incide sui giudizi in corso l’introduzione di limiti quantitativi al procedimento di rimborso da parte di una legge sopravvenuta (nella specie, la L. n. 123 del 2017, art. 16-octies, comma 1, lett. b, di conv. del D.L. n. 91 del 2017), attuata con provvedimento amministrativo, in quanto la stessa non incide sul titolo del diritto alla ripetizione, che si forma nel relativo processo, ma esclusivamente sull’esecuzione del medesimo);

conclusivamente, accolto il primo motivo del ricorso, rigettato il secondo, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla CTR della Sicilia, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 11 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2019

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