Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28149 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2021, (ud. 13/05/2021, dep. 14/10/2021), n.28149

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 959-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

B.N., BR.EM., C.V., S.V.,

T.G., P.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2229/18/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE dell’EMILIA ROMAGNA, depositata il 20/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ESPOSITO

ANTONIO FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

I contribuenti in epigrafe indicati, ex soci della Immobiliare Cavour s.r.l., società a ristretta base sociale, estinta a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, proponevano ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Forlì contro gli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle entrate con i quali veniva recuperato a tassazione il maggior reddito dei contribuenti derivante dalla partecipazione alla suddetta società. La CTP accoglieva il ricorso.

L’appello proposto dai contribuenti veniva accolto dalla Commissione tributaria regionale della Emilia-Romagna con sentenza del 20 settembre 2018. Riteneva, in sintesi, la CTR che l’Amministrazione finanziaria per poter esperire validamente l’azione di responsabilità nei confronti del liquidatore e/o dei soci di una società estinta deve essere in possesso di un titolo dal quale risulti un credito certo nei confronti della società, in quanto costituito o accertato prima della cancellazione della società dal registro delle imprese. Pertanto gli avvisi di accertamento notificati ai soci della società estinta erano illegittimi, stante l’inesistenza di crediti erariali accertati in via definitiva prima della cancellazione della società dal registro delle imprese.

Avverso la suddetta pronuncia, l’Agenzia delle entrate, con atto del 20 dicembre 2019, ha proposto ricorso per cassazione, con un unico motivo.

I contribuenti non hanno svolto difese.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con unico mezzo l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2495 c.c., D.P.R. n. 602 del 1973, art. 36,D.P.R. n. 600 del 1973, art. 65, comma 4. Censura la sentenza impugnata per avere la CTR ritenuto che potessero farsi valere nei confronti dei soci solo i crediti erariali definitivamente accertati in tempo anteriore alla cancellazione della società dal registro delle imprese, restando per contro al di fuori del campo di applicazione dell’art. 2495 c.c. e D.P.R. n. 602 del 1973, art. 36 i crediti solo eventuali come quelli oggetto degli accertamenti intervenuti dopo l’estinzione della società.

Preliminarmente va osservato che l’impugnazione è tempestiva, in considerazione della sospensione dei termini di impugnazione prevista dal D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, comma 11, conv., con mod., dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136.

Il ricorso è fondato.

L’art. 2495 c.c., comma 2, dopo aver affermato che la cancellazione della società dal registro delle imprese ne determina l’estinzione (“ferma restando l’estinzione della società”), prevede che “dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione”.

Le SS.UU., con le sentenze nn. 4060, 4061 e 4062 del 2010, nel ricondurre la vicenda generata dall’estinzione della società nell’ambito di un fenomeno di tipo successorio, hanno chiarito che il debito della società – che non è un debito nuovo, ma è quello stesso debito che i creditori avrebbero potuto far valere in danno della società se essa non si fosse estinta – si trasmette ai soci i quali ne risponderanno secondo lo statuto della loro responsabilità. Con sentenza n. 6070 del 2013 le Sezioni Unite hanno affermato che, ai sensi dell’art. 2495 c.c., a seguito dell’estinzione della società, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale l’obbligazione della società non si estingue ma si trasferisce ai soci, i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, fossero limitatamente o illimitatamente responsabili per i debiti sociali.

Di recente, si è precisato (Cass. 31933 del 2019, Cass. n. 22014 del 2020) che la legittimazione dei soci e la responsabilità dei medesimi coprono ambiti concettuali del tutto differenti che non sono sovrapponibili, poiché il campo della responsabilità che fa capo ai soci a mente dell’art. 2495 c.c., comma 2, sebbene postuli per il meccanismo successorio che segue all’estinzione della società la legittimazione dei soci, è intuitivamente meno esteso di quello in cui si manifesta la legittimazione che compete più generalmente a costoro in vista della loro qualità di successori della società estinta; affermare la legittimazione di questi ultimi ad essere convenuti in quanto successori della società estinta non equivale anche a riconoscerne la responsabilità in relazione ai crediti sociali rimasti insoddisfatti.

Tanto premesso, la sentenza impugnata si palesa errata, in quanto essa individua un limite alla esperibilità dell’azione di responsabilità nei confronti degli ex soci per le obbligazioni tributarie ascrivibili alla società estinta, rappresentato dalla necessità della sussistenza di un accertamento definitivo antecedente alla cancellazione della società dal registro delle imprese, che non trova alcun riscontro nella giurisprudenza di legittimità formatasi in materia.

Conclusivamente, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio per nuovo esame alla Commissione tributaria regionale della Emilia-Romagna in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Emilia-Romagna, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

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