Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28116 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2021, (ud. 20/05/2020, dep. 14/10/2021), n.28116

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16887-2019 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA,

(OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OSLAVIA N. 6,

presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI ACQUARELLI, rappresentata e

difesa dall’avvocato FABRIZIO PLENTEDA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1327/2018 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 19/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la Corte d’appello di Lecce, a conferma della sentenza del Tribunale della stessa città, ha rigettato il ricorso del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), diretta a sentir annullare la condanna al pagamento, in favore di P.A. docente attualmente di ruolo, delle differenze stipendiali (nei limiti della prescrizione quinquennale) calcolate in ragione dell’intera anzianità di servizio maturata, comprensiva dei periodi di servizio pre ruolo;

il giudice dell’appello ha ricostruito il quadro legislativo nazionale, concernente il regime del computo dell’anzianità di servizio maturata con i contratti a tempo determinato in capo al personale appartenente al settore scolastico, e richiamata la giurisprudenza della Corte Europea di Giustizia, segnatamente in tema di criteri di valutazione della conformità delle normative nazionali con l’Accordo Quadro, Clausola 4, allegato alla Dir. 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato, ha ritenuto ingiustificato che alla P. fosse stato riconosciuto il solo trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale di ruolo, senza alcun riconoscimento, ai fini retributivi, dell’anzianità maturata anteriormente all’immissione in ruolo;

la cassazione della sentenza è domandata dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca sulla base di un unico motivo;

P.A. ha depositato tempestivo controricorso, illustrato da successiva memoria;

la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il Ministero ricorrente deduce “Violazione e/o falsa applicazione dell’accordo quadro, clausola 4, allegato alla Dir. 1999/70CE, del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, artt. 485 e 489, e 569″; contesta alla Corte territoriale di avere erroneamente disapplicato il D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, il quale regola nel dettaglio termini e condizioni per la ricostruzione della carriera” applicando all’insegnante precaria immessa in ruolo, un trattamento ancor più favorevole di quello previsto per l’insegnante assunto ab origine a tempo indeterminato;

questa Corte, nel pronunciarsi (Cass. n. 31149 del 28/11/2019; e successive, cfr. anche Cass. n. 27686 del 2020) sulla conformità al diritto dell’Unione della disciplina interna relativa alla ricostruzione della carriera del personale insegnante della scuola nei casi in cui l’immissione in ruolo sia stata preceduta da rapporti a termine, ha evidenziato:

a) che già con il D.L. n. 370 del 1970, convertito con modificazioni dalla L. n. 576 del 1970, il legislatore aveva previsto, all’art. 3, che “Al personale insegnante il servizio di cui ai precedenti articoli è riconosciuto agli effetti giuridici ed economici per intero e fino a un massimo di quattro anni, purché prestato con il possesso, ove richiesto, del titolo di studio prescritto o comunque riconosciuto valido per effetto di apposito provvedimento legislativo. Il servizio eccedente i quattro anni è valutato in aggiunta a quello di cui al precedente comma agli stessi effetti nella misura di un terzo, e ai soli fini economici per i restanti due terzi. I diritti economici derivanti dagli ultimi due terzi di servizio previsti dal comma precedente, saranno conservati e valutati anche in tutte le classi successive di stipendio”;

b) che con il D.Lgs. n. 297 del 1994 di “Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado” le richiamate disposizioni sono confluite, con modificazioni e integrazioni, negli artt. 485 e 489 e che le norme citate sono confluite nel testo unico (D.Lgs. n. 297 del 1994) e continuano ad applicarsi nei limiti sopra indicati, a tale disciplina non derogando la contrattazione collettiva che nell’ambito scolastico, quanto ai rapporti con la legge, non sfugge all’applicazione dei principi dettati dal D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 2 e 40, sicché sì deve escludere che gli articoli del Testo Unico riguardanti la ricostruzione della carriera siano stati disapplicati dalla contrattazione;

c) che l’abbattimento opera solo sulla quota eccedente i primi quattro anni di anzianità, oggetto di riconoscimento integrale con i benefici di cui sopra si è detto, e, pertanto, il meccanismo finisce per penalizzare i precari di lunga data, non già quelli che ottengano l’immissione in ruolo entro il limite massimo per il quale opera il principio della totale valorizzazione del servizio;

d) che la norma, la quale poteva dirsi non priva di ragionevolezza in relazione ad un sistema di reclutamento (analizzato con la sentenza Cass. n. 22552 del 2016 e altre successive) basato sulla regola del cosiddetto “doppio canale”, che, oltre a prevedere l’immissione in ruolo periodica dei docenti attingendo per il 50% dalle graduatorie dei concorsi per titoli ed esami e per il restante 50% dalle graduatorie per soli titoli, prima, e poi dalle graduatorie permanenti, stabiliva anche, all’esito delle modifiche apportate alla L. n. 124 del 1999, art. 400, la cadenza triennale dei concorsi, giustificandosi l’abbattimento oltre il primo quadriennio in relazione al criterio meritocratico (consentire ai più meritevoli di ottenere la tempestiva immissione nei ruoli, attesa la prevista periodicità dei concorsie dei provvedimenti di inquadramento definitivo nei ruoli dell’amministrazione scolastica), non ha trovato giustificazione in seguito, poiché, come è stato dato atto nelle plurime pronunce della Corte di Giustizia, della Corte Costituzionale e di questa Corte, le immissioni in ruolo non sono avvenute con la periodicità originariamente pensata dal legislatore e ciò ha determinato, quale conseguenza, che il personale “stabilizzato si è trovato per lo più a vantare, al momento dell’immissione in ruolo, un’anzianità di servizio di gran lunga superiore a quella per la quale il riconoscimento opera in misura integrale, anzianità che è stata oggetto dell’abbattimento della cui conformità al diritto dell’Unione qui si discute;

e) che, quanto alla comparabilità degli assunti a tempo determinato con il personale stabilmente immesso nei ruoli dell’amministrazione, non sussistono ragioni oggettive atte a giustificare la disparità di trattamento, non potendosi fare leva sulla natura non di ruolo del rapporto d’impiego, sulla novità di ogni singolo contratto rispetto al precedente, sulle modalità di reclutamento del personale e sulle esigenze che il sistema mira ad assicurare, valendo le considerazioni già espresse da questa Corte con le sentenze Cass. 22558 e 23868 del 2016 e le successive sentenze conformi, fra le quali si segnalano Cass. nn. 28635, 26356, 26353, 6323 del 2018, in cui si è evidenziato che la disparità di trattamento non può essere giustificata dalla natura non di ruolo del rapporto di impiego, dalla novità di ogni singolo contratto rispetto al precedente, dalle modalità di reclutamento del personale nel settore scolastico e dalle esigenze che il sistema mira ad assicurare;

f) che più complessa è l’ulteriore verifica che la Corte di Giustizia ha demandato al Giudice nazionale in relazione all’obiettivo di evitare il prodursi di discriminazioni “alla rovescia” in danno dei docenti assunti ab origine con contratti a tempo indeterminato, discriminazioni che, ad avviso del Ministero ricorrente, si produrrebbero qualora in sede di ricostruzione della carriera si prescindesse dall’abbattimento, perché in tal caso il lavoratore a termine, potendo giovarsi del criterio di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 489, potrebbe ottenere un’anzianità pari a quella dell’assunto a tempo indeterminato, pur avendo reso rispetto a quest’ultimo una prestazione di durata temporalmente inferiore;

in base ai principi richiamati, cui questa Corte intende dare continuità, il motivo di ricorso in disamina deve ritenersi fondato, rendendosi necessaria l’applicazione del principio di diritto enunciato da Cass. n. 31149/2019, che di seguito si riporta “In tema di riconoscimento dell’anzianità di servizio dei docenti a tempo determinato poi definitivamente immessi nei ruoli dell’amministrazione scolastica, il D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, deve essere disapplicato, in quanto si pone in contrasto con l’Accordo quadro, clausola 4, allegato alla Dir. 1999/70/CE, nei casi in cui l’anzianità risultante dall’applicazione dei criteri dallo stesso indicati, unitamente a quello fissato dallo stesso decreto, art. 489, come integrato dalla L. n. 124 del 1999, art. 11, comma 14, risulti essere inferiore a quella riconoscibile al docente comparabile assunto “ab origine” a tempo indeterminato; il giudice del merito, per accertare la sussistenza di tale discriminazione, dovrà comparare il trattamento riservato all’assunto a tempo determinato poi immesso in ruolo, con quello del docente ab origine a tempo indeterminato, senza valorizzare, pertanto, le interruzioni fra un rapporto e l’altro, né applicare la regola dell’equivalenza fissata dal richiamato art. 489, e, in caso di disapplicazione, computare l’anzianità da riconoscere ad ogni effetto al docente assunto a tempo determinato, poi immesso in ruolo, sulla base dei medesimi criteri che valgono per l’assunto a tempo indeterminato”;

in definitiva, il ricorso va accolto, con rinvio per un nuovo esame al Giudice del merito, il quale effettuerà una verifica in concreto ai fini del computo dell’anzianità di servizio nei termini indicati nel principio di diritto enunciato e provvederà anche alla regolamentazione delle spese processuali del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Lecce in diversa composizione, la quale provvederà anche a statuire sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 20 maggio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

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