Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2811 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2811

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36123-2019 proposto da:

B.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SEBINO, n. 11,

presso lo studio dell’avvocato MARIA SILVANA FORTE, rappresentato e

difeso dall’avvocato DELLA SERRAPEDE;

– ricorrente –

contro

D.I.R., domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIULIANO GUADAGNI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4148/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 05/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

PIETRO LAMORGESE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Napoli, con la sentenza in epigrafe, rigettando i gravami delle parti, ha confermato l’impugnata sentenza che – per quanto ancora interessa – aveva posto a carico di B.F. il pagamento di un assegno divorzile, quantificato in Euro 2500,00 mensili, in favore dell’ex coniuge D.I.R. e a carico della D.I. un contributo di mantenimento della figlia E. non indipendente economicamente.

Il B. ha proposto ricorso per cassazione, illustrato da memoria.

Egli deduce, con il primo motivo, violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, succ. mod., per avere la Corte di merito deciso sull’assegno divorzile prendendo in considerazione solo i redditi degli ex coniugi, all’esito di un mero confronto reddituale, entrando in collisione con la più recente giurisprudenza di legittimità e con la sentenza delle S.U. n. 18287 del 2018, la quale aveva evidenziato la duplice funzione dell’assegno, assistenziale e anche compensativa, in ragione dell’eventuale contributo dato dal coniuge richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune, nella specie assente o del tutto indimostrato; con il secondo motivo, denuncia motivazione inesistente e apparente, nella parte in cui la Corte aveva rigettato il motivo di gravame con il quale egli aveva chiesto di incrementare l’entità, posto a carico della moglie, del contributo di mantenimento della figlia, con lui convivente.

Il ricorrente ha depositato una memoria” La D.I. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il primo motivo di ricorso è fondato.

La sentenza impugnata, pur richiamando la principale finalità assistenziale dell’assegno divorzile, valorizzata dalla giurisprudenza di legittimità mediante il riferimento al criterio della indipendenza o autosufficienza economica, ha in realtà valutato, ai fini attributivi e determinativi dell’assegno, essenzialmente ed esclusivamente la disparità economica e reddituale tra gli ex coniugi, determinata dalle più elevate capacità del B. (il quale gestiva 150 immobili di cui è proprietario, cui si aggiungeva l’attività di avvocato da ultimo cessata per l’insorgere di problemi di salute) rispetto a quelle della D.I..

Tuttavia, nella giurisprudenza di legittimità, è acquisito che la capacità patrimoniale del coniuge, cui è richiesto di corrispondere l’assegno divorzile in una determinata misura, non è elemento idoneo e sufficiente a giustificare l’attribuzione dello stesso e in quella determinata misura.

La Corte non ha argomentato in base a quali ragioni di carattere assistenziale abbia disposto l’attribuzione dell’assegno in favore della D.I., la quale svolgeva (o aveva svolto) l’attività di medico ospedaliero, né ha illustrato le ragioni di carattere compensativo (vd. Sezioni Unite n. 18287 del 2018) della sperequazione economica tre le parti, quale direttamente causata dalle scelte di vita degli ex coniugi, per effetto delle quali un coniuge ha sacrificato le proprie attendibili aspettative professionali e reddituali per dedicarsi completamente alla famiglia, in tal modo contribuendo decisivamente alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno (vd. Cass. n. 24932 del 2019).

L’effettiva ratio decidendi della sentenza impugnata e’, piuttosto, ravvisabile implicitamente nel criterio della conservazione del tenore di vita matrimoniale in favore del coniuge richiedente, come risulta anche dal fatto di avere la Corte confermato la sentenza del Tribunale che aveva esplicitamente applicato quel criterio che, tuttavia, non è più applicabile in materia, come è noto (a seguito di Cass. n. 11504 del 2017).

Il secondo motivo, concernente il quantum dell’assegno, è assorbito in via conseguenziale.

Pertanto, in accoglimento del primo motivo, la sentenza impugnata è cassata con rinvio alla Corte d’appello di Napoli per un nuovo esame e per le spese della presente fase.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo e, assorbito il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese.

Oscuramento dei dati personali.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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