Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28102 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2021, (ud. 07/07/2021, dep. 14/10/2021), n.28102

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Luicio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27360-2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

M.A., rappresentato e difeso, per procura speciale in

calce al controricorso, dall’avv. Vincenzo PETRALIA, presso il cui

studio legale, sito in Catania, alla via Verona, n. 62, è

elettivamente domiciliato;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3256/13/2019 della Commissione tributaria

regionale della SICILIA, depositata in data 24/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/05/2021 dal Consigliere Dott. LUCIOTTI Lucio,

nonché, a seguito di riconvocazione, nella camera di consiglio del

07/07/2021.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– in controversia avente ad oggetto l’impugnazione del silenzio rifiuto opposto dall’amministrazione finanziaria alla richiesta di rimborso della maggiore IRPEF versata negli anni d’imposta 1990, 1991 e 1992, avanzata da C.G., quale soggetto colpito dal sisma del 13-16 dicembre 1990 che aveva interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, la CTR della Sicilia con la sentenza impugnata rigettava l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole sentenza di primo grado ritenendo che il contribuente fosse “soggetto residente in una delle tre province interessate dal sisma del 1990”, che aveva “adeguatamente documentato le imposte versate nel triennio 1990-1992” ed aveva “presentato prima del 28.2.2010 domanda di rimborso”;

– avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione sulla base di tre motivi, cui replica l’intimato con controricorso;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, un vizio logico di motivazione in relazione alla “omessa pronuncia” della CTR sulla questione posta dall’Agenzia delle entrate sull’insussistenza del requisito della residenza del contribuente in uno dei comuni colpiti dal Sisma della Sicilia del 1990.

2. Il motivo è inammissibile per erronea sussunzione della questione oggetto della censura in esame nel vizio (di motivazione) denunciato, in quanto, con riferimento all’omessa pronuncia della CTR sulla questione, posta dall’Agenzia delle entrate all’udienza di trattazione in appello, della carenza del presupposto del rimborso richiesto dal contribuente, per difetto del requisito della residenza in uno dei comuni del cratere del sisma che nel 1990 aveva colpito la Sicilia orientale, la ricorrente avrebbe dovuto dedurre non il vizio logico di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come ha fatto, peraltro senza indicare il fatto storico pretermesso, ma quello di omessa pronuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in violazione dell’art. 112 c.p.c.

2.1. Ma anche a voler superare la rilevata inammissibilità del motivo attraverso la valorizzazione delle argomentazioni svolte nel ricorso, lo stesso sarebbe comunque infondato. Invero, l’affermazione della CTR, che il contribuente “e’ soggetto residente in una delle tre province interessate dal sisma del 1990”, costituisce rigetto implicito dell’eccezione sollevata al riguardo dall’Agenzia delle entrate, stante l’evidente incompatibilità tra la pretesa avanzata con l’eccezione non espressamente esaminata e l’impostazione logico-giuridica della pronuncia (cfr. Cass. n. 24953 del 2020, secondo cui “Non ricorre il vizio di mancata pronuncia su una eccezione di merito sollevata in appello qualora essa, anche se non espressamente esaminata, risulti incompatibile con la statuizione di accoglimento della pretesa dell’attore, deponendo per l’implicita pronunzia di rigetto dell’eccezione medesima, sicché il relativo mancato esame può farsi valere non già quale omessa pronunzia, e, dunque, violazione di una norma sul procedimento (art. 112 c.p.c.), bensì come violazione di legge e difetto di motivazione, in modo da portare il controllo di legittimità sulla conformità a legge della decisione implicita e sulla decisività del punto non preso in considerazione”).

3. Con il secondo motivo viene dedotta la violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2000, art. 9, comma 17, della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, del Ministero della Protezione civile O. 21 dicembre 1990, art. 3, del D.P.C.M. 15 gennaio 1991, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. La ricorrente critica la decisione impugnata per non avere rilevato la mancanza del requisito della residenza in uno dei comuni colpiti dal sisma del 1990, che era circostanza ammessa dallo stesso lavoratore, che aveva sostenuto nell’originario ricorso di svolgervi unicamente la sua attività lavorativa, ed impediente delle provvidenze legate al sisma.

5. Al riguardo pare opportuno ricordare che ai sensi della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665 “I soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990, che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa, individuati ai sensi del Ministro per il coordinamento della protezione civile O. 21 dicembre 1990, art. 3, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 299 del 24 dicembre 1990, che hanno versato imposte per il triennio 1990-1992 per un importo superiore al 10 per cento previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, e successive modificazioni, hanno diritto, con esclusione di quelli che svolgono attività d’impresa, per i quali l’applicazione dell’agevolazione è sospesa nelle more della verifica della compatibilità del beneficio con l’ordinamento dell’Unione Europea, al rimborso di quanto indebitamente versato, a condizione che abbiano presentato l’istanza di rimborso ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 21, comma 2, e successive modificazioni. Il termine di due anni per la presentazione della suddetta istanza è calcolato a decorrere dalla data di entrata in vigore della L. 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione del D.L. 31 dicembre 2007, n. 248”.

5.1. Il D.P.C.M. 15 gennaio 1991, dovendo limitare la individuazione dei comuni che potevano beneficiare delle provvidenze di cui al citato D.L. 29 dicembre 1990, n. 414 soltanto ai quelli nei quali si era verificata una elevata intensità, ha disposto un elenco dei Comuni della Provincia di Catania Ragusa e Siracusa da considerarsi danneggiati dagli eventi sismici del 13 e 16 dicembre 1990.

5.2. Nella specie il contribuente era residente in data anteriore al 13 dicembre 1990, come dallo stesso espressamente ammesso nell’originario ricorso, “in un comune diverso da quelli individuati nella Protezione Civile O. 27 dicembre 1990 ma di avere in Catania, comune rientrante tra quelli individuato nell’Ordinanza citata, la sede principale dei propri affari ed interessi” (controricorso, pag. 1), quale lavoratore dipendente di una società avente sede legale nel predetto comune.

5.3. Si tratta, quindi, di un fatto storico incontestato e, dunque, correttamente la ricorrente ha dedotto la censura di violazione di legge richiedendo a questa Corte di accertare se la normativa speciale di agevolazione fiscale sia stata o meno correttamente applicata al caso concreto.

5.4. Orbene, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte il vizio di violazione o falsa applicazione di norma di diritto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c. comma 1, n. 3, ricorre per l’esclusivo rilievo che, in relazione al fatto accertato, la norma non sia stata applicata quando si doveva applicarla ovvero c:he sia stata non correttamente applicata, e cioè applicata a fattispecie non esattamente ricomprensibile nella norma (cfr., ex rnultis, Cass. n. 25222 del 2020, n. 26307 del 2014 e n. 22348 del 2007).

5.5. Stante l’evidente mancanza di uno dei presupposti per accedere al rimborso la CTR avrebbe dovuto respingere l’istanza del contribuente e non, invece, accoglierla, peraltro sull’imprecisa affermazione che il contribuente fosse “soggetto residente in una delle tre province interessate dal sisma del 1990”, non avendo specificato ed evidentemente nemmeno accertato se il contribuente avesse invece la residenza in uno dei comuni danneggiati dagli eventi sismici del 1990 ed indicati nell’elenco di cui al D.P.C.M. 15 gennaio 1991.

5.6 A nulla rileva, poi, la circostanza che la questione relativa alla residenza da parte del contribuente in un Comune fuori “cratere” del sisma che aveva colpito la Sicilia nel 1990 non sia stata sollevata nei giudizi di merito dal momento che “nel processo tributario, quando il contribuente impugni il silenzio rifiuto formatosi su una istanza di rimborso, deve dimostrare che, in punto di fatto, non sussiste nessuna delle ipotesi che legittimano il rifiuto, e l’amministrazione finanziaria può, dal canto suo, difendersi quindi “a tutto campo”, non essendo vincolata ad una specifica motivazione di rigetto. Ne consegue che le eventuali “falle” del ricorso introduttivo possono essere eccepite in appello dall’amministrazione a prescindere dalla preclusione posta dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 57, in quanto, comunque, attengono all’originario thema decidendum (sussistenza o insussistenza dei presupposti che legittimano il rifiuto del rimborso), fatto salvo il limite del giudicato” (Cass. n. 11682 del 2007; in senso conforme, Cass. n. 1133 del 2009 e n. 21314 del 2010).

6. Dall’accoglimento del secondo motivo di ricorso discende l’assorbimento del terzo con cui la ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 sostenendo che la CTR aveva riconosciuto il rimborso al contribuente pur in mancanza di prova del credito.

7. In estrema sintesi, va dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso, va accolto il secondo ed assorbito il terzo; la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto e la causa, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, va decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso del contribuente.

8. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo mentre quelle relative ai giudizi di merito vanno compensate in ragione dei profili sostanziali della vicenda processuale.

PQM

accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbito il terzo e dichiara inammissibile il primo. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente. Condanna il controricorrente al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese prenotate a debito. Compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

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