Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28071 del 31/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 31/10/2019, (ud. 20/06/2019, dep. 31/10/2019), n.28071

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – rel. Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22211-2013 proposto da:

Agenzia delle Entrate (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato

(C.F.: (OMISSIS)), presso la quale in Roma, alla Via dei Portoghesi

n. 12, domicilia ex lege;

– ricorrente –

contro

“F.I.S. FABBRICA ITALIANA SINTETICI S.P.A.”, con sede in (OMISSIS)

(C.F.: (OMISSIS)), in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione Dott. F.F., rappresentata e difesa,

come da procura speciale in calce al controricorso, dall’Avv. Franco

Di Teodoro (C.F.: (OMISSIS)) del foro di Teramo ed elettivamente

domiciliata in Roma, presso lo studio dell’Avv. Prof. Giampiero

Proia, alla Via Pompeo Magno n. 23/A 00192;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 89/25/2012 emessa dalla CTR di Venezia-Mestre

in data 03/07/2012 e non notificata;

udita la relazione della causa svolta nella adunanza camerale del

21/11/2018 dal Consigliere Dott. Penta Andrea;

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nel 2008 veniva notificato un processo verbale di constatazione alla società F.I.S. concernente la rilevazione dei dati riguardanti le compensazioni mod. F24 effettuate negli anni 2004, 2005 e 2006. I verbalizzanti avevano rilevato:

a) quanto all’anno 2004, compensazioni di crediti d’imposta per un totale di Euro 2.665.926,79, di cui IRPEG per Euro 2.565.604,99, IRAP per Euro 284.763,00 e credito d’imposta maturato sul TFR per Euro 15.558,80;

b) in relazione all’anno 2005, compensazioni di crediti d’imposta per un totale di Euro 533.744,00, di cui IRES per Euro 373.722,00 ed IRAP per Euro 160.022,00;

c) in ordine all’anno 2006, compensazioni di crediti d’imposta per un totale di Euro 821.711,00, di cui IVA per 350.000,00, IRAP per Euro 471.611,00 ed INPS per Euro 100,00

Il pvc evidenziava che la società aveva compensato crediti d’imposta oltre il limite consentito dalla L. n. 388 del 2000, art. 34, comma 1.

Il ricorso della società veniva respinto dalla CTP di Vicenza con sentenza n. 34/10/2009.

Avverso tale sentenza proponeva appello la F.I.S., eccependone l’illegittimità per: a) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, in combinato disposto con il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 1; b) errata applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 34; c) sussistenza di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma, del D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 6, comma 2, che, a suo dire, non giustificavano la irrogazione delle sanzioni. Chiedeva, pertanto, in accoglimento dell’appello, la riforma della sentenza impugnata e la declaratoria di illegittimità dell’atto di contestazione, con il rimborso delle somme provvisoriamente riscosse.

Si costituiva l’Agenzia, contestando integralmente quanto ex adverso dedotto sulle modalità della compensazione e, in diritto, sulla legittimità dell’atto di contestazione, rispetto al principio di legalità e corretta applicazione del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, sulla asserita sussistenza di obiettive condizioni di incertezza in ordine alla portata e all’ambito di applicazione della norma, D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 6, comma 2.

Con sentenza del 3.7.2012, la CTR di Venezia-Mestre accoglieva l’appello e, per l’effetto, dichiarava illegittimo l’atto di contestazione impugnato in primo grado, sulla base delle seguenti considerazioni:

1) il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3 disciplina il cd. principio di legalità, sancendo che “nessuno può essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione della violazione”;

2) la compensazione di crediti, oggettivamente esistenti, in misura superiore ai limiti previsti dal D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 25, comma 2, così come modificato dalla L. n. 388 del 2000, art. 34, comma 1, non è sanzionata da alcuna norma;

3) appariva addirittura arbitraria l’interpretazione fornita dall’Ufficio, giacchè in tema di sanzioni non era applicabile l’analogia;

4) non si poteva condividere quanto affermato dall’Ufficio, secondo cui la violazione di cui si stava discutendo (compensazione con superamento del limite massimo annuo) avrebbe configurato l’ipotesi di omesso versamento di imposte, criterio che contrastava in modo insanabile anche con (tutela dell’integrità patrimoniale) della L. n. 212 del 2000, art. 8 dove si afferma che l’obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate, sulla base di un unico motivo. La F.I.S. Fabbrica Italiana Sintetici s.p.a. ha resistito con controricorso, proponendo, a sua volta, ricorso incidentale condizionato basato su tre motivi. In prossimità dell’adunanza camerale, la controricorrente ha depositato memoria difensiva.

Avendo la resistente, in data 9/11/2018 depositato in cancelleria una

memoria difensiva con la quale ha sollecitato una pronuncia di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, essendosi perfezionata la procedura di definizione agevolata della controversia tributaria pendente, il Collegio, con ordinanza del 15.1.2019, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, invitando la controricorrente a depositare la documentazione attestante la regolarità della domanda di definizione agevolata e l’avvenuto integrale pagamento di quanto dovuto.

In data 7.2.2019 la contribuente ha depositato documentazione integrativa.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con l’unico motivo la ricorrente principale deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13,L. n. 212 del 2000, art. 8,D.Lgs. n. 476 del 1992, art. 3,D.Lgs. n. 241 del 1997, artt. 17 e 25 e L. n. 388 del 2000, art. 34 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per non aver la CTR ritenuto che, in caso di compensazione operata oltre il limite di cui al combinato disposto del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 25 e L. n. 388 del 2000, art. 34, sia configurabile un omesso versamento, con la conseguenza che in siffatta evenienza, applicabile la sanzione pari al 30% delle somme compensate in eccesso.

2. Con il primo motivo del ricorso incidentale la contribuente ha sostenuto la illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, comma 1, in combinato disposto con al D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 25, comma 2 e L. n. 388 del 2000, art. 34, comma 1, per contrasto con gli artt. 3,23,53 e 97 Cost..

3. Con il secondo motivo la controricorrente lamenta la illegittimità delle sanzioni irrogate, per non aver la CTR ritenuto che la compensazione verticale, sottratta ai limiti di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 34, comma 1, è configurabile altresì quando le imposte (i cui rispettivi debiti e crediti sono compensati) sono della stessa natura (come, nel caso di specie, l’imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei beni ex L. n. 342 del 2000 e l’IRPEG/IRES), e non solo quando sono identiche.

4. Con il terzo motivo la contribuente denuncia la sussistenza di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito applicativo del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, che integrerebbero gli estremi di una causa oggettiva di non punibilità.

5. In data 9/11/2018 la controricorrente ha depositato in cancelleria una memoria difensiva con la quale ha sollecitato una pronuncia di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, essendosi perfezionata la procedura di definizione agevolata della controversia tributaria pendente. In tema di contenzioso tributario, la definizione della lite fiscale mediante presentazione da parte del contribuente dell’istanza prevista dal D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, conv. con mod. in L. n. 111 del 2011, comporta l’estinzione del giudizio del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 46, comma 1 per sopravvenuta cessazione della materia del contendere sul rapporto tributario controverso, con conseguente cassazione senza rinvio della pronuncia impugnata (Sez. 5, Sentenza n. 17817 del 09/09/2016). Tuttavia, in tema di ricorso per cassazione in materia tributaria, non può essere dichiarata l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere in ragione della definizione agevolata della lite in difetto di rinuncia da parte della ricorrente Agenzia delle Entrante ovvero di idonea documentazione attestante, come richiesto dal D.L. n. 98 del 2011, art. 39, comma 12, conv. in L. n. 111 del 2011, la regolarità della domanda di definizione agevolata e l’avvenuto integrale pagamento di quanto dovuto (Sez. 5, Ordinanza n. 18705 del 13/07/2018).

L’Agenzia delle Entrate, in data 19.11.2018, ha formalizzato istanza di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ai sensi del D.L. 24 aprile 2017, n. 50, art. 11, attestando che la contribuente ha provveduto al pagamento previsto per il perfezionamento della definizione agevolata della controversia.

Alla stregua delle considerazioni che precedono, il giudizio va dichiarato estinto, con compensazione delle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio, compensando per intero le spese del presente grado.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della V Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 20 giugno 2019.

Depositato in cancelleria il 31 ottobre 2019

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