Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28053 del 16/12/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 3 Num. 28053 Anno 2013
Presidente: RUSSO LIBERTINO ALBERTO
Relatore: AMATUCCI ALFONSO

SENTENZA

sul ricorso 5498-2007 proposto da:
FRASCA

RAFFAELE

FRSRFL35B04H703F,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CIPRO 46, presso lo studio
dell’avvocato NOSCHESE VINCENZO, rappresentato e
difeso da se medesimo;
– ricorrente contro

21013
2045

SOCIETA’

ASSICURAZIONI

MILANO

S.P.A.,

STAIANO

FILOMENA, DE MAIO DOMENICO, DE MAIO PIERINO, D’ANDRIA
RAFFAELE, D’ANDRIA GIUSEPPE;
– intimati –

1

Data pubblicazione: 16/12/2013

avverso la sentenza n. 1/2006 della CORTE D’APPELLO di
SALERNO, depositata il 03/01/2006, R.G.N. 737/02;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 07/11/2013 dal Consigliere Dott. ALFONSO
AMATUCCI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. AURELIO GOLIA che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;

2

udito l’Avvocato FRANCESCO TASSONI;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
l.-

Con sentenza n. 3183 del 2001 il Tibunale di Salerno –

definendo un giudizio risarcitorio volto al risarcimento del
danno da circolazione stradale subito dall’allora minore
Domenico De Maio e promosso anche nei confronti della Renana

dichiarò cessata la materia del contendere a seguito
dell’intervenuta transazione tra le parti e condannò
solidalmente il De Maio e la Renana Assicurazioni al pagamento
delle spese processuali in favore dell’avv. Raffaele Frasca, che
aveva difeso la parte attrice.
2.-

Con sentenza n. 1 del 30.1.2006 la Corte d’appello di

Salerno, in accoglimento del gravame della Società Assicurazioni
Milano cui aveva resistito l’avv. Frasca, ha dichiarato
inammissibile la domanda del medesimo ex art. 68 del r.d.l. n.
1578 del 1933, volta alla condanna solidale anche della
controparte al pagamento delle spese non corrisposte dal
cliente; inoltre, statuendo in ordine alla richiesta di condanna
dell’assicuratrice e degli assicurati alle spese del primo grado
con distrazione a favore dell’avv. Frasca alla luce della
soccombenza virtuale, le ha compensate.
3.-

Avverso detta sentenza ricorre per cassazione l’avv.

Raffaele Frasca affidandosi a tre motivi.
Gli intimati non hanno svolto attività difensiva.
MOTIVI DELLA DECISIONE

3

Assicurazioni, in seguito Società Assicurazioni Milano s.p.a. –

1.- Col primo motivo la sentenza è censurata per violazione
degli artt. 29 e 30 della legge 13.giugno 1942, n. 794 e per
ogni possibile tipo di vizio della motivazione per non essere
stato

l’appello

dichiarato

inammissibile,

non

essendo

impugnabile la decisione avverso il provvedimento di

1.1.- Il motivo è manifestamente infondato, in quanto le norme

citate si riferiscono alle specifiche procedure liquidatorie
contemplate dalla legge, mentre il caso di specie è connotato
dalla peculiare richiesta formulata dall’avvocato, nei
confronti della controparte e del cliente

ex art. 68 del r.d.l.

n. 1578 del 1933, nel corso dello stesso giudizio nel quale
l’attività difensiva era stata espletata.
2.- Col secondo motivo la sentenza è censurata per violazione
degli artt. 2909 c.c. e 324 c.p.c., nonché per ogni possibile
tipo di vizio della motivazione, per non avere la Corte
d’appello ritenuto che il giudicato formatosi (quanto alla
condanna alle spese) nei confronti del cliente De Maio (il cui
appello

era

stato

ritenuto

inammissibile)

comportasse

necessariamente la formazione del giudicato anche nei confronti
della società assicuratrice (convenuta in giudizio dal De Maio,
difeso dall’avvocato ricorrente).
2.1.-

Anche questa doglianza è manifestamente infondata, in

quanto fondata sull’assunto che l’ordinamento non contempli la
possibilità – invece correlata alla scindibilità delle posizioni
che connotano ordinariamente la solidarietà – che il giudicato

4

liquidazione delle spese nei confronti del cliente.

si formi nei confronti di uno soltanto di più debitori solidali
originariamente convenuti, il quale non abbia impugnato la

3.-

Col

r.d.l.

n.

1965,

1967

terzo

motivo

(nella specie a lui sfavorevole).
è

denunciata

violazione

degli

1758 del 1933, modificato dalla legge n.
e

2697

c.c.

ed ogni

possibile

tipo

di

artt.

68

36 del 1934,
vizio della

motivazione, sostenendosi che, diversamente da quanto ritenuto
dalla Corte d’appello, la Corte di cassazione ha affermato che
l’art. 68 del r.d.l. citato è operante nei confronti di tutte le
parti che abbiano partecipato all’accordo transattivo se i
difensori non abbiano rinunciato alla loro solidarietà passiva.
3.1.- Effettivamente Cass. n. 13156/2006 (preceduta e seguita

da decisioni conformi, tra le quali,

ex multis,

Cass. n.

13047/2009), ha statuito tra l’altro che l’art. 68 citato – in
ragione della finalità della disposizione, diretta ad evitare
intese tra le parti indirizzate ad eludere il giusto compenso ed
il rimborso delle spese ai loro difensori – si applica a tutte
le parti che abbiano transatto una vertenza giudiziaria, in
quanto tali solidalmente tenute al pagamento degli onorari degli
avvocati di ciascuna parte. Si tratta di un orientamento
consolidato e difforme da quello cui s’è riferita la Corte
d’appello, basatasi su una risalente pronuncia da tempo
superata, secondo la quale l’art. 68 del r.d.l. n. 1578 del
1933, in ipotesi di cessazione della materia del contendere in
forza di sopravvenuti accordi transattivi, si riferisce solo
alle spese e agli onorari dovuti al difensore dal proprio

5

sentenza di primo grado

cliente (Cass. n. 7057 del 1982). Deve dunque ritenersi che, in
base alla disposizione in scrutinio in linea anche con
l’interpretazione offertane dalla Corte costituzionale con
sentenze nn. 132/1974 e 272/1987 -, nel caso di giudizio
definito tra le parti, l’avvocato o il procuratore legale che

giudizio stesso può chiederne il pagamento anche alla parte
avversaria, solidalmente obbligata.
E tuttavia la domanda .di cui all’art. 68 non è proponibile
nello stesso giudizio nel quale la materia del contendere sia
cessata a seguito di transazione, se non altro perché l’art. 68
presuppone un giudizio “definito con transazione”; ed un
giudizio non è ovviamente definito se ancora sia in corso. Va
dunque corretta la motivazione, ma la declaratoria di
inammissibilità della domanda ex art. 68 citato è corretta in
diritto, sicché la censura va respinta. E’ appena il caso di
precisare che non assume qui alcun rilievo che Tribunale la
avesse ritenuta invece ammissibile, pronunciandosi anche nei
confronti del De Maio, che non ha proposto impugnazione, con la
conseguente formazione del giudicato sul punto.
3.2.

Altra sarebbe la questione relativa alla domanda di

condanna della controparte al pagamento delle spese di lite del
primo grado (non già ex art 68 del r.d.l. n. 1578 del 1933, ma)
in ragione della soccombenza virtuale; domanda anch’essa non
accolta dalla Corte territoriale per avere le parti convenuto,
in sede di accordo transattivo, che le spese fossero compensate

6

fosse ancora creditore per gli onorari e le spese relative al

tra le parti. Il che ha appunto determinato la Corte d’appello a
compensarle.
Ma tale questione è solo accennata dal ricorrente, senza che
però

sia

fatta

oggetto

di

trattazione

specifica

nell’illustrazione del motivo (col quale è infatti denunciata,
alle pagine da 9 a 16 del ricorso, la violazione dell’art. 68

del r.d.l. n. 1578 del 1933, oltre che di disposizioni di
diritto sostanziale), che indistintamente si riferisce ad ogni
aspetto della vicenda senza alcun riferimento alle norme del
codice di rito in materia di distribuzione dell’onere delle
spese processuali. Nessun cenno è contenuto, in particolare,
alla intervenuta compensazione delle spese di primo grado da
parte della Corte d’appello, alla ragione per la quale essa è
stata disposta, alla possibile erroneità o ininfluenza del suo
presupposto.
In parte qua

la doglianza, quand’anche potesse ritenersi in

ipotesi formulata, sarebbe dunque inammissibile per non essere
stato soddisfatto il requisito di cui all’art. 366, n. 4, c.p.c.
4.

Il ricorso va conclusivamente respinto.

Non sussistono i presupposti per

provvedere sulle spese del_

CORTE. SUPREMA DI Cl\SSPZION.t-_

giudizio di legittimità.

attesta la registrazione presso

P.Q.M.

si
l’Agenzia delle Entrate di Roma
2
versate
….
‘O

.

rigetta il ricorso.
Roma, 7 novembre 2013

E

………… … Il

.. .
IL F

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA