Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2805 del 07/02/2014


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 2805 Anno 2014
Presidente: VITRONE UGO
Relatore: DI VIRGILIO ROSA MARIA

Ud. 05/12/2013

SENTENZA

PU

sul ricorso 25907-2008 proposto da:
(C.F. 0143450121), in

C.S.M. SOC. COOP. A R.L.

persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA L. LUCIANI
l,

presso

l’avvocato

FERRUCCIO

DE

LORENZO,

rappresentata e difesa dagli avvocati BIAGIO
2013
1933

ROMANO, PALMA GIUSEPPE, giusta procura a margine
del ricorso;
ricorrente
contro

Data pubblicazione: 07/02/2014

COMUNE DI POMPEI (C.F. 01242681219), in persona del
Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA L. MANCINELLI l, presso l’avvocato
SAOLINI PAOLO, rappresentato e difeso dall’avvocato
TORRESE GENNARO, giusta procura a margine del

controricorrente

avverso la sentenza n. 3909/2007 della CORTE
D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 17/12/2007;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 05/12/2013 dal Consigliere
Dott. ROSA MARIA DI VIRGILIO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUIGI SALVATO che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso.

controricorso;

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Svolgimento del processo
La C.S.M. soc. coop. a r.l. promuoveva giudizio arbitrale
nei confronti del Comune di Pompei,facendo valere
l’arricchimento senza causa del Comune, a seguito delle
obbligazioni nascenti dal contratto di appalto tra le parti

del 18/11/96, avente ad oggetto la gestione di tutti i
servizi relativi al funzionamento del macello comunale, per
gli oneri eccessivi sopportati dalla società per la
ristrutturazione del macello nel rispetto della normativa
di settore nazionale e comunitaria(cd. Bollo CEE), ai quali
la stessa era tenuta ai sensi dell’art.4.1 del contratto
d’appalto, del costo complessivo di euro 861.264,80,
comprese spese ed iva, superiore a quanto preventivato.
La parte deduceva l’arricchimento senza causa del Comune,
che, quale proprietario dell’immobile, alla scadenza
contrattuale avrebbe acquisito la disponibilità della
rinnovata struttura, così da utilizzarla per l’ulteriore
gestione del servizio.
Il Comune di Pompei designava il proprio arbitro e chiedeva
accertarsi l’inammissibilità-improponibilità della domanda,
e comunque l’infondatezza.
Disposta ed espletata C.T.U., gli Arbitri, ritenuta la
propria competenza a decidere, hanno ritenuto necessari i
lavori ai fini del conseguimento dell’idoneità della
struttura per l’iscrizione nel registro speciale previsto
dall’art.13 del d.lgs. 286/94(Bollo CEE), e che tali lavori
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avevano comportato l’indebito arricchimento del Comune, da
cui l’obbligo di indennizzare la società concessionaria
della correlativa diminuzione patrimoniale, determinata in
euro 228.954,42, oltre rivalutazione monetaria ed interessi
e rivalutazione dalla domanda al soddisfo, ed hanno

respinto la domanda relativa all’utile di impresa perché
non provata.
La Corte d’appello, con sentenza 19 ottobre-17 dicembre
2007, ha dichiarato la nullità del lodo per difetto di
potestas judicandi e condannato la C.S.M. alla rifusione

delle spese.
La Corte del merito, per quanto qui interessa, ha ritenuto
che la controversia non rientra nella clausola arbitrale,
nella generica previsione della competenza arbitrale per le
questioni afferenti “l’interpretazione e l’esecuzione del
contratto”, questione già dedotta nel giudizio arbitrale e
rilevabile d’ufficio; né la parte avrebbe potuto agire ex
art.2041 c.c. senza nemmeno precisare per quale motivo non
agiva in base al contratto, ben potendo ricorrere agli
ordinari rimedi civilistici o con le riserve.
Ricorre la C.S.M. sulla base di un solo motivo.
Si difende con controricorso il Comune.
Motivi della decisione
1.1.- Con l’unico motivo, la ricorrente denuncia la falsa
applicazione degli artt. 828 e ss. c.p.c., per avere la
Corte territoriale ritenuto di sollevare d’ufficio la
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questione della potestas iudicandi, in ogni caso non fatta
valere nel giudizio arbitrale.
2.1.- Il motivo è inammissibile mancando il quesito di
diritto.
Il ricorso è infatti soggetto al disposto di cui

all’art.366 bis c.p.c., introdotto dal d.lgs. 40/2006,
art.6, abrogato con decorrenza dal 4 luglio 2009, dalla 1.
69/2009, art. 47, ed applicabile ai ricorsi proposti
avverso sentenze pubblicate tra il 3 marzo 2006 ed il 4
luglio 2009 (art. 58,5 ° comma, 1.69/2009) e quindi anche
nella specie, atteso che la sentenza impugnata è stata
pubblicata il 17 dicembre 2007.

Palese è nel ricorso la carenza del quesito di diritto,
che, per costante giurisprudenza, deve comprendere sia
l’indicazione della “regula juris” adottata nel
provvedimento impugnato, sia del diverso principio che il
ricorrente assume corretto e che si sarebbe dovuto
applicare in sostituzione del primo in relazione alla
fattispecie (così la pronuncia delle sezioni unite,
16092/2009,

e

conformi

le

precedenti

24339/2008,

19769/2008, e resa a sezioni unite, 6420/2008).
3.1.- Conclusivamente, va dichiarata l’inammissibilità del
ricorso; le spese del presente giudizio, liquidate come in
dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.


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La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la
ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in euro
3000,00, oltre euro 200,00 per esborsi; oltre accessori di
legge.

Il Presidente

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Il Consi liere est.

CORTESUPREMADICASSAZIONE
Si attesta la registrazione presso

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Così deciso in Roma, in data 5 dicembre 2013

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