Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28041 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. III, 14/10/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 14/10/2021), n.28041

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21948/2019 proposto da:

IMPRESA ING. G. S.P.A., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. PISANELLI 4,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE GIGLI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato FAUSTO MARTINETTI;

– ricorrente –

contro

REGIONE LOMBARDIA, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLE MILIZIE N. 34, presso

lo studio dell’avvocato CRISTIANO BOSIN, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato CATIA CARLA GATTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 221/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 17/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/04/2021 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per l’accoglimento dei primi due

motivi del ricorso;

udito l’Avvocato GIUSEPPE GIGLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Con atto di citazione dell’aprile del 2014, L.P.R., con i figli L.G.S., F. e A., in qualità di congiunti di L.G.M., convennero, dinanzi al Tribunale di Monza, la Impresa Ing. G. S.p.A. (di seguito anche solo “l’Impresa”), in qualità di datore di lavoro di quest’ultimo, chiedendone condanna al risarcimento dei danni, patrimoniali e non, patiti in ragione dell’exitus del loro congiunto, occorso il (OMISSIS), e dovuto a sviluppo di aspergillosi polmonare infettiva.

1.1. – Si costituì in giudizio l’Impresa, la quale, nel domandare il rigetto della domanda attorea, chiedeva, e otteneva, la chiamata in causa della Regione Lombardia – in qualità di successore dell’unità socio-sanitaria locale n. (OMISSIS) del Comune di Milano presso cui era costituito il Collegio medico provinciale, che, chiamato a pronunciarsi, nel gennaio del 1987, ai sensi della L. 2 aprile 1968, n. 482, art. 20, comma 1, aveva escluso l’incompatibilità, ai fini dell’assunzione del lavoratore L.G., di pregressa sofferta patologia tubercolare con lo svolgimento della mansione di manovale in impresa edile deducendo, per tale ragione, l’esclusiva, o comunque concorrente, responsabilità della medesima Regione nella causazione della malattia professionale contratta dal L.G..

1.2. – Si costituì, nel giudizio di risarcimento instaurato dai congiunti del L.G., anche la Regione Lombardia, eccependo la propria carenza di legittimazione passiva e la prescrizione del credito azionato.

1.3. – Con sentenza n. 2571/2017, il Tribunale di Monza, accolta l’eccezione di prescrizione riguardo al danno da micro-invalidità, condannò la sola Impresa Ing. G. S.p.A. al risarcimento dei danni derivanti dalla lesione del rapporto parentale, rigettando in toto la domanda svolta da quest’ultima nei confronti della Regione Lombardia, sia quale effettivo titolare passivo della pretesa attorea, sia a titolo di manleva e/o regresso.

2. – Avverso il rigetto della domanda di manleva e/o regresso proponeva appello l’Impresa Ing. G. S.p.A..

Si costituiva nel giudizio d’appello la sola Regione Lombardia, mentre rimanevano contumaci gli originari attori.

Con sentenza resa pubblica il 17 gennaio 2019, la Corte d’Appello di Milano rigettava il gravame.

3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre l’Impresa Ing. G. S.p.A. sulla base di tre motivi, illustrati da memoria.

Resiste con controricorso la Regione Lombardia.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – In via preliminare e assorbente (ciò esimendo il Collegio dal dare contezza del contenuto dei motivi di ricorso), l’impugnazione deve dichiararsi inammissibile per difetto di procura alle liti.

2. – Questa Corte – come più di recente ribadito da Cass., 8 aprile 2021, n. 9358 – ha da tempo precisato che “la nozione di procura speciale contenuta nelle norme che regolano il giudizio di cassazione ha una valenza diversa da quella che figura nell’art. 83 c.p.c.: quest’ultima disposizione designa, in contrapposizione alla “procura generale”, la procura relativa ad un determinato giudizio o gruppo di giudizi, mentre gli artt. 365 c.p.c. e segg., stanno invece a sottolineare l’esigenza che la procura sia conferita ex professo con particolare e preciso riferimento alla fase o grado del processo da instaurarsi dinanzi alla Cassazione, in modo che, ogni qualvolta si tratti di adire il giudice di legittimità, la parte manifesti in modo univoco la sua volontà concreta ed attuale di dare vita a quella determinata fase processuale e che a tanto si determini sulla base di una specifica e ponderata valutazione della sentenza da impugnare o, comunque, delle peculiari situazioni già determinatesi nel corso delle pregresse fasi processuali” (così già Cass., S.U., 17 maggio 1961, n. 1161).

In particolare, la procura per il giudizio di cassazione deve: a) essere rilasciata in data successiva alla pronuncia impugnata; b) conferire espressamente al difensore il potere di difendere in cassazione con riferimento alla sentenza impugnata; c) essere anteriore o coeva alla notifica del ricorso (questione alla quale unicamente si riferisce la rimessione ex art. 374 c.p.c., disposta dalla citata ordinanza interlocutoria n. 9358/2021).

Nel caso in esame viene in rilievo la nozione di specialità in senso oggettivo, per cui il mandato speciale deve essere riferibile alla specifica pronuncia impugnata e ai giudizio di cassazione che la parte abbia inteso proporre, salvo poi a precisarsi che tale condizione può essere soddisfatta dalla sua stessa collocazione topografica (tra le tante, Cass., 30 novembre 2020, n. 27302), sempre che il contrario non risulti dall’atto.

Quando la procura sia stata apposta su foglio separato (anche se materialmente congiunto al ricorso ai sensi dell’art. 83, comma 3, nel testo novellato dalla L. n. 141 del 1997) sussiste, ugualmente, la necessità che essa risulti univocamente riferibile al giudizio di legittimità.

E’, quindi, inammissibile il ricorso se il mandato contenga espressioni incompatibili con la proposizione dell’impugnazione o riferibili ad attività proprie di altri giudizi e fasi processuali (tra le tante, più di recente, Cass. 24 luglio 2017, n. 18257; Cass. 5 novembre 2018, n. 28146; Cass., 11 novembre, 2020).

3. – Nella specie, la procura apposta su foglio separato e materialmente congiunto al ricorso ai sensi dell’art. 83 c.p.c., comma 3, non solo è priva di ogni riferimento alla sentenza impugnata, bensì, dichiaratamente conferita ai fini del “presente giudizio, in ogni sua fase e grado”, racchiude espressioni incompatibili con la proposizione del ricorso per cassazione, in quanto univocamente riferibili ad attività proprie di altri giudizi o fasi processuali, ossia ad incombenti processuali tipici del giudizio di merito, quali, segnatamente (come testualmente risulta dal mandato), “proporre domanda riconvenzionale, appellare, resistere in appello, proporre appello incidentale, chiamare in causa terzi ed espressamente transigere e conciliare, rinunciare agli atti ed accettare rinunce, incassare somme, rilasciare quietanze, procedere ad esecuzione forzata e farsi sostituire da altri procuratori cui vengono concesse le stesse facoltà” (in ciò esaurendosi la declinazione dei poteri concessi al proprio difensore dall’Impresa Ing. G. S.p.A.).

4. – Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA