Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28033 del 16/12/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 28033 Anno 2013
Presidente: MIANI CANEVARI FABRIZIO
Relatore: ARIENZO ROSA

SENTENZA

sul ricorso 26674-2010 proposto da:
RAI

RADIOTELEVISIONE

ITALIANA

S.P.A.

C.F.

06382641006, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
GIULIO ROMANO 5, presso lo studio dell’avvocato
PRUNAS FRANCESCO, che la rappresenta e difende
2013
3235

unitamente all’avvocato PIERLUIGI LAX, giusta delega
in atti;
– ricorrente contro

MAROTTA

MASSIMILIANO

C.F.

MRTMSM66C04F839M,

Data pubblicazione: 16/12/2013

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO N.

58,

presso lo studio dell’avvocato COSSU BRUNO, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
BOMBOI SAVINA, giusta delega in atti;

avverso la sentenza n.

controricorrente

829/2010 della CORTE D’APPELLO

di ROMA, depositata il 23/06/2010 R.G.N. 8107/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del

13/11/2013

dal Consigliere Dott. ROSA

ARIENZO;
udito l’Avvocato PRUNAS FRANCESCO;
udito l’Avvocato COSSU BRUNO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARCELLO MATERA che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso per guanto di ragione.

,

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza del 23.6.2010, la Corte di Appello di Roma rigettava il gravame proposto
dalla Rai avverso la decisione del Tribunale che, in accoglimento del ricorso di Marotta
Massimiliano, aveva dichiarato l’intercorrenza tra le parti di un rapporto di lavoro
subordinato a tempo indeterminato dal 20.10.1997 – data di stipulazione del primo dei
cinque contratti a termine – e condannato la società al ripristino del rapporto ed al

dei rapporti per mutuo consenso, la Corte del merito rilevava che i primi quattro contratti
erano stati stipulati tra il 10.10.1997 ed il 19.10.2000 ai sensi dell’art. 1, secondo comma,
lett. e), della legge 230/62 e che per il primo di essi difettava la condizione di carattere
soggettivo consistente nel vincolo di necessità diretta con lo spettacolo o il programma da
realizzare, essendo stato il Marotta adibito a mansioni solo parzialmente coincidenti con
quanto indicato in contratto. In particolare, – evidenziava – erano stati al predetto attribuiti
compiti di collaborazione di tipo generico alla realizzazione dei programmi, senza vincolo
di funzionalità necessaria, idoneo a connotare l’assunzione a tempo determinato. Né
sussisteva una specificità in senso oggettivo del programma o dello spettacolo da
realizzare, capace di escludere che l’assunzione fosse diretta a far fronte ad esigenze
ordinarie e continuative dell’attività della società. Accertava, pertanto, l’illegittimità del
termine apposto al contratto del 13.10.1997, invalido anche ai sensi dell’art. 23 I. 56/87,
non essendo mutato il concetto di specificità richiesto dalla precedente legge. Solo
successivamente, con l’accordo del 16.12.1997, le parti avevano, infatti, introdotto una
nuova fattispecie, prevedendo il diverso concetto del carattere “nominato” ed “individuato”
del programma da realizzare. Tale accordo aveva effetto novativo e non interpretativo ed,
essendo stato stipulato in epoca successiva alla conclusione del contratto del 13.10.1997,
era inapplicabile, non potendo ammettersi una interpretazione ancorchè autentica delle
norme contrattuali. Osservava poi la Corte, una volta dichiarata la conversione del
rapporto a tempo indeterminato, che l’eccezione di compensazione delle somme dovute al
Marotta con quelle asseritamente percepite quali maggiorazioni retributive nell’ipotesi di
contrattazione a termine era dei tutto generica, né era stato dimostrato l’avvenuto
pagamento delle somme opposte in compensazione.
Per la cassazione della decisione ricorre la RAI s.p.a, affidando l’impugnazione a quattro
motivi, illustrati nella memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.

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pagamento delle retribuzioni maturate dal 8.10.2002. Respinta l’eccezione di risoluzione

Resiste, con controricorso, il Marotta, che espone ulteriormente le proprie difese in
memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo, la società ricorrente denunzia illegittimità della sentenza impugnata,
violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c. c., ai sensi dell’ art. 360, I

contratto collettivo del 5.4.1997 e che erroneamente il giudice dell’appello aveva escluso
l’applicabilità al caso in esame delle affermazioni di principio contenute nell’accordo del
16.12.1997, sul rilievo che lo stesso era stato stipulato in data successiva a quella del
contratto del 13.10.1997 e che rivestiva valore novativo e non interpretativo. Ritiene che
l’accordo del 16.12.1997 non si ponga in posizione di autonomia rispetto al precedente del
5.4.1997, ma costituisca l’esplicitazione del concreto reale intento delle parti stipulanti e
riporta il testo della disposizione, dalla quale, a suo dire, emergerebbe la sua finalità di
chiarificazione e non novativa, atteso che le parti hanno esplicitato che quanto contenuto
nell’accordo stesso era concordato in ordine all’applicazione dell’accodo del 5.4.1997 e
pertanto, facendo riferimento ai criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss C. c., la Corte
avrebbe dovuto decidere diversamente, valutando il comportamento complessivo delle
parti al fine di interpretare l’intenzione dei contraenti, avuto riguardo anche alle norme di
carattere integrativo. Ritiene erronea l’immotivata esclusione di ogni correlazione tra
contratti diversi prospettata dal giudice del gravame
Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 23
della legge 28.2.1987 n. 56 con riguardo alla norma “contratto a tempo determinato” n. 1 e
4 dell’accordo 5.4.1997 ed all’accordo 16.12.1997, nonché all’articolo sul “rapporto di
lavoro a tempo determinato” n. 4 del c.c.I. 8.6.2000, osservando che gli accordi sottoscritti
in esecuzione di quanto previsto dall’art. 23 I. 56/87 sono espressione della delega in
bianco conferita ai sindacati al fine di individuare nuove ipotesi di apposizione di un
termine alla durata del rapporto non vincolate alla individuazione di figure omologhe a
quelle previste per legge, come sancito dalla Suprema Corte a s. u. n. 4588/2006.
Assume che, in contrasto con tale pronuncia, il giudice del merito ha affermato la
necessità del vincolo di necessità diretta, pure essendo sufficiente l’indicazione specifica
del programma, così come era avvenuto nella specie.

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comma, n. 3, c.p.c, osservando che i primi quattro contratti sono stati stipulati ai sensi del

Con il terzo motivo, la RAI s.p.a. si duole della violazione e falsa applicazione dell’art. 1,
comma 2, lett. E) della I. 230/62, nel testo novellato dalla legge 23.5.1977 n. 266, e della
norma di cui all’art. 12 delle Preleggi, ai sensi dell’ art. 360, n. 3, c.p.c.,
subordinatamente censurando la decisione sul rilievo del valore relativo attribuibile al
concetto di specificità del programma, non essendo richiesta la novità o la originalità
culturale fornite dalla persona assunta con contratto a tempo determinato, specialmente

non specializzato, ma essendo necessaria la capacità del soggetto assunto di svolgere un
ruolo tecnico creativo ed amministrativo per la realizzazione di un determinato programma.
Evidenzia che il rapporto debba riferirsi ad una esigenza di carattere temporaneo della
trasmissione, da intendersi non come straordinarietà od occasionalità della stessa, ma
come durata limitata dello spettacolo nell’arco della complessiva programmazione fissata
dall’azienda.
Con il quarto motivo, ascrive alla decisione impugnata la violazione e falsa applicazione
della norma di cui all’art. 1372, I comma, c. c. ed all’ 1326 c.c., ai sensi dell’ art. 360, n. 3,
c.p.c., avendo la Corte del merito omesso di considerare, ai fini della risoluzione del
rapporto per mutuo consenso, l’attesa di oltre un anno dalla data di scadenza dell’ultimo
rapporto per il deposito del ricorso giudiziale.
Il ricorso è da respingere.
Preliminarmente, deve escludersi l’inammissibilità per mancata censura dell’ autonoma

ratio decidendi della utilizzazione del contratto per soddisfare esigenze ordinarie e
continuative dell’azienda, posto che tale ratio non è autonoma, ma si collega ad un
concetto di specificità neanche richiesta per contratti ricadenti sotto la disciplina
contrattuale attuativa della delega in bianco.
I primi due motivi sono improcedibili, in quanto alla critica avanzata in relazione al valore
novativo attribuito all’accordo del 16.12.1997 rispetto a quello del 5.4.1997 non fa seguito
il deposito della normativa contrattuale di riferimento, nel suo testo integrale. Ciò contrasta
con il principio affermato da questa Corte, secondo cui l’art. 369, secondo comma, n. 4,
cod. proc. civ., nella parte in cui onera il ricorrente (principale od incidentale), a pena di
improcedibilità del ricorso, di depositare i contratti od accordi collettivi di diritto privato sui
quali il ricorso si fonda, va interpretato nel senso che, ove il ricorrente denunci, con ricorso
ordinario, la violazione o falsa applicazione di norme dei contratti ed accordi collettivi
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dopo la novella del ’77 che aveva esteso la possibilità di assunzione anche a personale

nazionali di lavoro ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. (nel testo
sostituito dall’art. 2 del d.lgs. n. 40 del 2006) — ma lo stesso vale anche nell’ipotesi di
assunta violazione dei canoni ermeneutici di legge in sede di interpretaizone dei contratti il deposito suddetto deve avere ad oggetto non solo l’estratto recante le singole
disposizioni collettive invocate nel ricorso, ma l’integrale testo del contratto od accordo
collettivo di livello nazionale contenente tali disposizioni, rispondendo tale adempimento

di legittimità sull’interpretazione della contrattazione collettiva di livello nazionale (cfr.
Cass., s. u. 23 settembre 2010 n. 20075; conf. v. Cass. 15 ottobre 2010 n. 21358). Più di
recente, è stato, poi, osservato che, in tema di giudizio per cassazione, l’onere del
ricorrente, di cui all’art. 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., così come modificato
dall’art. 7 del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, di produrre, a pena di improcedibilità del
ricorso, “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si
fonda” è soddisfatto, sulla base del principio di strumentalità delle forme processuali,
quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo di parte, anche mediante la
produzione del fascicolo nel quale essi siano contenuti e, quanto agli atti e ai documenti
contenuti nel fascicolo d’ufficio, mediante il deposito della richiesta di trasmissione di detto
fascicolo presentata alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata
e restituita al richiedente munita di visto ai sensi dell’art. 369, terzo comma, cod. proc. civ.,
ferma, in ogni caso, l’esigenza di specifica indicazione, a pena di inammissibilità ex art.
366, n. 6, cod. proc. civ., degli atti, dei documenti e dei dati necessari al reperimento degli
stessi. (cfr. Cass., s. u. 3.11.2011 n. 22726). Né può valere, per andare in contrario avviso,
il deposito ai sensi dell’art. 372 c.p.c. – comunicato ad iniziativa della società alle
controparti – della copia integrale dei contratti collettivi sulla cui base trovano fondamento
le censure. Ed invero, a fronte di un deposito dei contratti (o accordi) collettivi, che non
abbia rispettato le formalità ed i tempi di cui all’art. 369 c.p.c. non può attribuirsi alcun
rilievo ne’ alcuna efficacia sanante al disposto dell’art. 372 c.p.c. dal momento che la non
tempestiva acquisizione agli atti dei suddetti contratti (o accordi) collettivi impedisce che il
giudice di legittimità possa pervenire alla decisione attraverso un iter procedurale che
garantisca una completa conoscenza del thema decidendum (cfr. Cass. 16.7.2009 n.
16619) e tenuto conto del testo della norma da ultimo citata che prevede la possibilità di
produrre documenti ed atti ulteriori rispetto a quelli prodotti con il ricorso solo quando gli
stessi riguardino la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso e del
controricorso. Alla stregua di tali osservazioni, considerato che neanche risulta indicato
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alla funzione nomofilattica assegnata alla Corte di cassazione nell’esercizio del sindacato

dalla ricorrente in quale precisa sede, nell’ambito della produzione documentale dei gradi
di merito, sia contenuto il testo degli interi contratti collettivi su cui si incentra il giudizio, i
primi due motivi devono essere dichiarati improcedibili.
Quanto al terzo, la violazione della norma di cui all’art. 1 comma 2 lett e) della I. 230/62,
subordinatamente denunziata, deve ritenersi insussistente. La disposizione menzionata è
contenuta in una legge, promulgata nel 1962 e modificata nel 1977, che entro il genere del

specie del contratto a tempo indeterminato e del contratto a termine, ponendo la prima
come regola e la seconda come eccezione, realizzabile in ipotesi singolarmente previste.
Che il “sistema giuridico nel suo complesso” sia oggi orientato verso la “flessibilità” del
contratto di lavoro (così come sostenuto in ricorso) è considerazione di contenuto
prevalentemente ideologico ossia non sufficiente ad identificare un principio generale
dell’ordinamento giuridico dello Stato nel senso di cui all’art. 12, secondo comma, preleggi;
principio che potrebbe comunque valere solo in caso di dubbio sulle parole della legge o
sulla intenzione del legislatore. Nell’interpretazione della norma in questione questa
Suprema Corte ha ripetutamente affermato che, affinchè il rapporto di lavoro a termine
possa ritenersi legittimo, è necessario il concorso di una pluralità di requisiti,
essenzialmente riferibili alla temporaneità e specificità dello spettacolo e dell’esigenza
lavorativa che il contratto è diretto a soddisfare, ed in particolare , a) che il rapporto si
riferisca ad una esigenza di carattere temporaneo della programmazione televisiva o
radiofonica, da intendersi non nel senso della straordinarietà o occasionalità dello
spettacolo (che ben può esse anche diviso in più puntate e ripetuto nel tempo), bensì nel
senso che lo stesso abbia una durata limitata nell’arco di tempo della complessiva
programmazione fissata dall’azienda, per cui, essendo destinato ad esaurirsi, non
consente lo stabile inserimento del lavoratore nell’impresa; b) che il programma, oltre ad
essere temporaneo nel senso sopra precisato, sia anche caratterizzato dalla atipicità e
singolarità rispetto ad ogni altro evento organizzato dall’azienda nell’ambito della propria
ordinaria attività radiofonica e televisiva, per cui, essendo dotato di caratteristiche idonee
ad attribuirgli una propria individualità ed unicità (quale species di un certo genus) lo
stesso sia configurabile come un momento episodico dell’attività imprenditoriale, e, come
tale rispondente anche al requisito della temporaneità; c) che, infine, l’assunzione riguardi
soggetti il cui apporto lavorativo si inserisca, con vincolo di necessità diretta, anche se
complementare e strumentale, nello specifico spettacolo o programma, sicchè non può
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contratto di lavoro subordinato, già previsto nell’art. 2094 cod. civ., tiene distinte le due

ritenersi sufficiente a giustificare l’apposizione del termine la semplice qualifica tecnica o
artistica del personale, richiedendosi che l’apporto del peculiare contributo professionale,
tecnico o artistico del lavoratore sia indispensabile per la buona realizzazione dello
spettacolo, in quanto non sostituibile con le prestazioni del personale di ruolo dell’azienda
(ex multis solo da ultimo Cass. n. 17053/2008; Cass. N. 8385/2006; Cass. N. 1291/2006).
Di tali criteri interpretativi, che il collegio condivide e ritiene di confermare, la sentenza

stessa.
La Corte ha, invero, accertato il dipendente era stata utilizzato in programmi, con
contenuto di informazione e di intrattenimento, facenti parte dell’ordinaria programmazione
televisiva e che l’azienda, su cui gravava il relativo onere, non aveva in alcun modo
provato che l’attività di collaborazione fosse strumentale alla necessità di assicurare un
peculiare apporto professionale, tecnico o artistico, che rendevano la prestazione del
lavoratore qualificata da una impronta distintiva e caratterizzante tale da differenziarla da
quella degli altri collaboratori e connessa ad esigenze meramente temporanee.
Il quarto motivo, è, infine, inammissibile per il suo carattere di novità, essendo stata la
questione del rilievo attribuibile alla sottoscrizione della lettera di risoluzione anticipata di
ciascun rapporto a termine, in concomitanza con la cessazione anticipata della
programmazione degli spettacoli in cui era inserito il Marottta, prospettata per la prima
volta nella presente sede di legittimità e non trovando riscontro nelle difese avanzate nella
fase del merito, incentrate sulla rilevanza degli intervalli di tempo non lavorati intercorsi tra
un contratto di lavoro e quello successivo, come è dato desumere dal contenuto della
sentenza oggetto di impugnazione.
Alla stregua di tali considerazioni, deve pervenirsi al complessivo rigetto del ricorso.
Le spese di lite del presente giudizio seguono la soccombenza della società e sono
liquidate come da dispositivo, con attribuzione ai difensori che ne hanno fatto richiesta.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la società al pagamento delle spese di lite del
.

presente giudizio, liquidato in euro 100,00 per esborsi ed in euro 3500,00 per compensi

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impugnata ha fatto corretta applicazione, per cui nessuna censura può essere mossa alla

professionali, oltre accessori come per legge, con attribuzione agli avv.ti B. Cossu e S.
Bomboi.

Così deciso in Roma, il 13.11.2013

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