Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28019 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. III, 14/10/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 14/10/2021), n.28019

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8589-2019 proposto da:

MONTE DEI PASCHI DI SIENA LEASING & FACTORING, BANCA PER I

SERVIZI FINANZIARI ALLE IMPRESE SPA, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA NICOLO’ TARTAGLIA N 3, presso lo studio dell’avvocato

VITTORIO LARGAJOLLI, rappresentata e difesa dagli avvocati PAOLO

ROSINI, e ALESSANDRO FANTINI;

– ricorrente –

contro

L.C.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BARNABA TORTOLINI 13, presso lo studio dell’avvocato ALDO FERRARI,

rappresentato e difesa dall’avvocato GRAZIA GAMBERINI:

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2235/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 05/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2021 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

in relazione ad un contratto di leasing avente ad oggetto un’imbarcazione da diporto, stipulato il 29.3.2010 fra la Monte dei Paschi di Siena Leasing & Factoring s.p.a. (concedente) e L.C.A. (utilizzatrice), quest’ultima convenne in giudizio la prima lamentando che il bene non le era stato consegnato, in quanto già ceduto a terzi dalla fornitrice Rimini Yacht s.p.a. nel dicembre 2009 e quindi mai acquistato dalla MPS L&F, e chiedendo che il contratto di leasing venisse dichiarato nullo o annullato oppure risolto per inadempimento della concedente, con condanna di quest’ultima a restituire alla L.C. la somma di 786.332,73 Euro pagata a titolo di maxicanone e di primo canone e con dichiarazione di inefficacia del pegno costituito a garanzia;

la convenuta resistette alla domanda rilevando che la L. aveva sottoscritto il verbale di consegna e che per tale motivo la concedente si era risolta a pagare alla fornitrice la somma di 2.603.145,38 Euro; chiese, in via riconvenzionale, la condanna dell’attrice al pagamento dei canoni maturati e maturandi e, in caso di accoglimento della domanda di nullità o annullamento o risoluzione, la condanna della L. al pagamento dei canoni scaduti e a scadere, oltre alla penale contrattualmente prevista;

il Tribunale di Bologna dichiarò la risoluzione del contratto per inadempimento della MPS e condannò la convenuta alla restituzione della somma versata dalla L. (maggiorata degli interessi), dichiarando inoltre che la garanzia pignoratizia era venuta meno;

per quanto emerge dalla sentenza di appello, il Tribunale osservò – tra l’altro – che l’acquisto del bene era un atto giuridico strumentale alla concessione di godimento e doveva precedere l’attribuzione all’utilizzatore della detenzione autonoma del bene, da ciò facendo conseguire che il mancato trasferimento del bene era imputabile solo a MPS, che aveva omesso di accertare che il suo dante causa fosse l’effettivo proprietario dell’imbarcazione;

la Corte di Appello di Bologna ha rigettato il gravame della MPS, affermando che:

“nell’ambito dell’operazione di leasing, la società concedente si rende acquirente del bene ed in qualità di compratore deve autonomamente attivarsi onde verificare la sussistenza di tutti i presupposti affinché il trasferimento dominicale possa avvenire”;

“rileva (…) la mancata messa a disposizione del bene locato e, soprattutto, la mancata “libera disponibilità” dello stesso: entrambe mancate a causa della condotta della concedente MPS”;

e’ “incontestabile che negli accordi delle parti la somma di Euro 756.854,62 sia stata corrisposta dalla L. alla MPS a titolo di canone di leasing e che come tale detta somma vada restituita”;

ha proposto ricorso per cassazione la Monte dei Paschi di Siena Leasing & Factoring, Banca per i Servizi Finanziari alle Imprese s.p.a., affidandosi a due motivi; l’intimata L. Cesari ha resistito con controricorso;

la trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1. c.p.c.;

la ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, la ricorrente denuncia “violazione e falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 2059,2043,2697 e 1226 c.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”: richiamati i principi espressi da Cass. n. 8218/2014 (nella parte in cui ha affermato che, ove gli accordi prevedano la consegna diretta del bene all’utilizzatore, questi è “gravato, nei confronti del concedente, dell’onere di comportarsi, rispetto al momento della consegna, in modo diligente, sì che non ne risulti sacrificato (…) l’interesse, che anche il concedente ha, all’esatto adempimento da parte del fornitore”), contesta la sentenza impugnata laddove ha ritenuto che detti principi non risultino applicabili al diverso caso in cui la mancata consegna del bene oggetto di leasing sia dipesa dalla circostanza che esso non apparteneva al fornitore, rilevando che la società concedente si rende acquirente e deve pertanto “autonomamente attivarsi onde verificare la sussistenza di tutti i presupposti affinché il trasferimento dominicale possa avvenire”;

deduce che la Corte di Appello non ha specificato quali sarebbero state le verifiche che la MPS avrebbe dovuto compiere ed evidenzia di avere proceduto all’acquisto mediante atto notarile e che, trattandosi di un’imbarcazione di prima immatricolazione, l’accertamento della proprietà in capo a Rimini Yacht non poteva avvenire che attraverso la documentazione originale fornita dalla stessa; aggiunge che la Corte non ha tenuto conto del fatto notorio “delle vicende legate alla maxi truffa Rimini Yacht che, quale fornitore, rivendeva a più soggetti, più o meno contemporaneamente, la medesima imbarcazione falsificando i documenti originali”; conclude che la Corte di Appello ha erroneamente escluso l’applicazione del principio affermato da Cass. n. 8218/2004 e che la dichiarazione di ricevimento e constatazione sottoscritta dalla L., che aveva “obbligato la MPS L&F al pagamento del prezzo al fornitore”, aveva pieno valore giuridico;

il secondo motivo deduce l'”omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti” e censura la sentenza perché “omette in toto l’esame dei fatti notori relativi alle vicende di maxi truffa ad opera di Rimini Yacht, comunque allegati da MPS L&F”; premesso che la compravendita dell’imbarcazione oggetto del leasing si collocava nell’ambito dell’attività truffaldina posta in essere dalla fornitrice, la ricorrente rileva che di ciò non ha evidentemente tenuto conto la sentenza impugnata allorché ha imputato alla MPS di non essersi attivata per verificare i presupposti di efficacia del trasferimento;

entrambi i motivi sono inammissibili;

quanto al primo, deve considerarsi che:

la ricorrente omette qualunque indicazione in merito ai termini in cui la Corte avrebbe violato o falsamente applicato le norme indicate nella rubrica, incorrendo in una palese carenza di specificità; dette norme rimandano, invero, a temi (quali il danno non patrimoniale, l’illecito extracontrattuale, il riparto dell’onere della prova e la liquidazione equitativa del danno) che non presentano evidentemente alcuna attinenza con gli argomenti trattati nell’illustrazione del motivo, concernenti gli obblighi gravanti sulle parti in caso di consegna diretta del bene all’utilizzatore e l’impossibilità per la MPS di attivarsi ulteriormente per verificare la persistente titolarità del bene in capo al fornitore;

per di più, il motivo non si confronta con la ratio fondante della decisione, basata sul rilievo che gli obblighi scaturenti dal contratto di leasing comportano la messa a disposizione del bene -connotato da “libera disponibilità” – da parte del concedente, sul quale gravano pertanto le conseguenze del mancato acquisto, ancorché dipendente da truffa perpetrata dal fornitore;

il secondo motivo è del pari inammissibile, poiché non individua specifici fatti decisivi di cui sarebbe stato omesso l’esame: il riferimento (generico) ai “fatti notori relativi alle vicende della maxi truffa” risulta del tutto inidoneo a connotarne la decisività in un contesto motivazionale in cui si è affermato che la messa a disposizione del bene da parte del concedente costituisce il necessario presupposto per l’insorgenza degli obblighi di pagamento a carico dell’utilizzatore;

all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite;

sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 7.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, al rimborso degli esborsi (liquidati in Euro 200,00) e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

 

 

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