Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27996 del 21/12/2011

Cassazione civile sez. trib., 21/12/2011, (ud. 15/11/2011, dep. 21/12/2011), n.27996

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – rel. Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore

elettivamente domiciliata in Roma alla Via dei Portoghesi n. 12

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

F.F., residente in

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma al Piazzale Clodio

n. 22 presso lo studio dell’avv. SICA Pier Francesco insieme con

l’avv. Consiglia FABBROCINI (del Foro di Napoli) che lo rappresenta e

difende in forza della procura speciale rilasciata a margine del

controricorso;

– controricorrente –

AVVERSO la sentenza n. 201/24/06 depositata il 27 settembre 2006

dalla Commissione Tributaria Regionale della Campania;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 15 novembre 2011

dal Cons. Dott. Michele D’ALONZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FIMIANI Pasquale, il quale ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate – esposto che con avviso di accertamento notificato il 22 aprile 2004 ha rettificato il valore del compendio immobiliare (terreno con fabbricato diruto) acquistato da F. F. -, in base a quattro motivi, chiede di cassare la sentenza n. 201/04/06 (depositata il 27 settembre 2006) con la quale la Commissione Tributaria Regionale della Campania ha disatteso il suo appello (in cui ha denunciato la contraddittorietà della pronuncia in quanto la stima UTE, da esso Ufficio richiesta ai fini dell’accertamento con adesione, indicava un valore di Euro 97.955,00) avverso la decisione del primo giudice il quale aveva rideterminato il valore da Euro 454.136,00 (così depurato l’errore di calcolo contenuto nell’avviso detto) a Euro 45.000,00, ritenendo “congrua la valutazione dell’UTE, depositata dalla parte su richiesta dell’Ufficio”.

Il F. insta per la declaratoria di inammissibilità/improcedibilità o per il rigetto del ricorso e, per le ipotesi di applicabilità della L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 66, insiste anche nelle richieste di merito già formulate (invocando, in ogni caso, la concessione di un termine per adeguare le richieste stesse; alla predetta disposizione).

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Commissione Tributaria Regionale scrive:

– avviso di accertamento in rettifica del valore di un terreno …

con annesso fabbricato diruto;

– “i primi giudici… determinano il valore in Euro 45.000,00”;

– “alla luce della documentazione … agli atti …si ritiene congrua la valutazione fatta dall’UTE e depositata dalla parte su richiesta dell’Ufficio”;

– “è quindi chiara la non fondatezza dell’appello dell’Ufficio”.

2. L’Agenzia censura la sentenza con quattro motivi:

(1) “violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 1,” (“tardività dell’atto introduttivo del giudizio”, “anche a considerare la sospensione dei termini … L. n. 289 del 2004, ex art. 16” recte: “n. 289/02”, per essere stato impugnato il 26 ottobre 2004 “un avviso … notificato il 22 aprile 2004”), conclusa con il “quesito di diritto” “se sia tardivo il ricorso notificato il… 26 ottobre 2004 avverso accertamento… notificato il 22 aprite 2004”;

(2) “violazione D.P.R. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4,” (“nullità della sentenza per totale carenza di motivazione”), sintetizzata nel “quesito” “se sia dotata della necessaria motivazione una sentenza che recepisca …la motivazione della sentenza di primo grado senza motivare tale adesione, rivolta peraltro a pronuncia già di per sè del tutto priva di motivazione”;

(3) “violazione dell’art. 112 c.p.c.” (“omessa pronuncia”), riassunta nel “quesito” se sia adempiuto l’obbligo di pronuncia del giudice di appello che, adito per il riconoscimento almeno del valore in effetti attribuito dalla stima UTE, che la prima sentenza dichiarava di recepire disattendendone poi i risultati, reiteri la medesima pronuncia di asserita conferma della stima UTE insieme al riconoscimento di valore diverso ed inferiore a quello da essa affermato”;

(4) “omessa, o comunque insufficiente e contraddittoria motivazione”:

“la sentenza non spiega … in base a quale ragionamento abbia ritenuto di confermare la validità della stima UTE, e invece della pronuncia di primo grado, che affermava un valore più che dimezzato rispetto a quello risultante da quella stima: in tal modo il fatto costituito dal valore di Euro 97.955,00 è stato insieme negato e affermato”.

3. Il F. oppone:

(1) “inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 327 c.p.c.”: “il termine … scadeva… in data 12 novembre 2007 mentre il ricorso … è stato notificato … in data 15 novembre 2007 mediante raccomandate postali del 13 novembre 2007”;

(2) “inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 bis c.p.c.”: “omessa indicazione del quesito di diritto a conclusione del quarto motivo di impugnazione”;

(3) “inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 bis c.p.c.”: “genericità e mancanza di autosufficienza dei quesiti di diritto formulati a conclusione di tre dei quattro motivi di impugnazione”;

(4) “improcedibilità del ricorso per violazione art. 369 c.p.c., comma 4”: “omessa allegazione dei documenti sui quali si fonda il ricorso”;

(5) il primo motivo è infondato: il termine per impugnare è stato sospeso per la presentazione dell’istanza di accertamento con adesione il 3 giugno 2004;

(6) il secondo motivo è inammissibile perchè “il richiamato D.P.R. n. 546 del 1992 non esiste” (“non individuabilità certa della normativa”);

(7) “palese infondatezza” del terzo motivo: “per un mero errore di trascrizione, i giudici di appello, nella conferma del… valore di Euro 45.000,00 facevano erroneamente riferimento alla stima UTE, invece di richiamare la perizia di parte” (“tale mero errore formale non può … costituire motivo di impugnazione per cassazione”) ;

(8) “palese infondatezza ed inammissibilità” del quarto motivo:

l'”eccezione” di “omessa o comunque insufficiente e contraddittoria motivazione” non è conclusa con la “prescritta formulazione del relativo quesito di diritto” e, comunque, è “infondata” perchè (“come … descritto al precedente punto”) la “motivazione non è affatto contraddittoria, ma solo viziata da un mero errore formale correggibile ai sensi dell’art. 283 c.p.c.”;

(9) “inammissibilità dell’appello dell’Ufficio”: “la prescritta autorizzazione … risulta concessa … solo in data 11 gennaio 2006” mentre l’atto “risulta predisposto in data 19 dicembre 2005”;

(10) “illegittimità dell’accertamento … per evidente carenza di motivazione ed errata quantificazione del plusvalore accertato”.

Il contribuente, quindi, (a) chiede “venga dichiarato inammissibile, improcedibile o rigettato il ricorso” e, “per le ipotesi di applicabilità della L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 66”, (b) “insiste anche nelle richieste di merito già formulate” (invocando, “m ogni caso”, “la concessione di un termine per adeguare le richieste stesse alla predetta disposizione”).

4. Il primo motivo di ricorso è inammissibile; i successivi due debbono essere accolti; l’ultimo resta assorbito.

A. Le eccezioni di inammissibilità del ricorso per cassazione, sollevate dal contribuente, sono prive di pregio:

(1) ai fini del rispetto del termine di cui all’art. 327 c.p.c. da parte del notificante, invero, è rilevante (cfr., tra le ultime, Cass., trib., 9 aprile 2010 n. 8481) soltanto il momento di consegna dell’atto di impugnazione da notificare all’ufficiale giudiziario:

nel caso, detta consegna è avvenuta proprio il “12 novembre 2007” (ultimo), giorno in cui sono state anche redatte le afferenti relazioni;

(2) la “omessa indicazione del quesito di diritto a conclusione del quarto motivo di impugnazione” è irrilevante perchè l’esame di tale motivo, come anticipato, non è necessario;

(5) la “mancanza di autosufficienza dei quesiti di diritto formulati a conclusione di tre dei quattro motivi di impugnazione” è insussistente evincendosi dalla lettura di quelli conclusivi dei due fondati che gli stessi sono del tutto rispondenti alle questioni giuridiche poste in ognuno;

(4) l'”omessa allegazione dei documenti sui quali si fonda il ricorso” (“violazione art. 369 c.p.c., comma 4”), infine, è irrilevante perchè:

(a) “per i ricorsi”, quale quello in esame, “avverso le sentenze delle commissioni tributarie, l’indisponibilità dei fascicoli diparte comporta la conseguenza che la parte ricorrente non è onerata della produzione del proprio fascicolo, contenuto nel fascicolo di ufficio di cui abbia domandato la trasmissione alla Corte di cassazione ai sensi dell’art. 369 c.p.c., n. 4” e, quindi (Cass., un., 3 novembre 2011 n. 22726), “neppure è tenuta, per la stessa ragione, alla produzione di copia degli atti e dei documenti su cui il ricorso si f¢nda e che siano in ipotesi contenuti nel fascicolo della controparte”;

(b) comunque i due motivi fondati attengono unicamente a questioni di diritto.

B. Il primo motivo di ricorso è inammissibile: l’Agenzia parla di “stima UTE richiesta dallo stesso Ufficio ai fini dell’accertamento con adesione” per cui essa (in rispetto dell’art. 366 c.p.c.) doveva indicare anche i termini cronologici di tale “accertamento”: per il D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, art. 12, comma 2, infatti, “la presentazione dell’istanza … comporta la sospensione … dei termini per l’impugnazione indicata al comma 1 (“impugnazione dell’atto innanzi la commissione tributaria provinciale”) “e di quelli per la riscossione delle imposte in pendenza di giudizio, per un periodo di novanta giorni…”.

Peraltro, in base agli estremi cronologici indicati dal contribuente (notifica dell’atto impositivo: 22 aprile 2004; presentazione dell’istanza di adesione: 3 giugno 2004) il ricorso giurisdizionale (presentato il 27 ottobre 2004), tenuto conto della sospensione del termine disposta dalla L. 7 ottobre 1969, n. 742, risulta tempestivo.

C. L’anticipato fondamento degli ulteriori due motivi di ricorso (il primo dei quali non è affatto inammissibile attesa la evidente riconoscibilità dell’errore materiale costituito dall’indicazione “D.P.R. n. 546 del 1992” anzichè “D.Lgs. n. 546 del 1992”) discende manifesto dalla assoluta apoditticità delle due frasi costituenti la motivazione della sentenza impugnata (“i primi giudici… determinano il valore in Euro 45.000,00”; “alla luce della documentazione …

agli atti… si ritiene congrua la valutazione fatta dall’UTE e depositata dalla parte su richiesta dell’Ufficio”) ed è corroborato, peraltro, dall’interpretazione tentata dal contribuente laddove questi, evocando “un mero errore di trascrizione” (errore, però, in alcun modo riconoscibile neppure dalla complessiva motivazione della decisione impugnata), sostiene che “i giudici di appello, nella conferma del… valore di Euro 45.000,00 facevano erroneamente riferimento alla stima UTE, invece di richiamare la perizia di parte”.

Tanto prova la sussistenza di entrambe le violazioni in esame denunziate dall’Agenzia (1) perchè risulta del tutto indeterminata ed indeterminabile la ratio decidendi (recepimento della “stima UTE” o della “perizia diparte”) e (2) comunque manca qualsiasi decisione, anche implicita, sul “valore … attribuito dalla stima UTE”, oggetto specifico dell’atto di appello.

D. L’accoglimento del terzo motivo di ricorso importa l’automatico assorbimento dell’ultimo in quanto dall’accertata violazione dell’art. 112 c.p.c. – per omessa pronuncia sulla questione del “valore… attribuito dalla stima UTE” (escludente ogni decisione implicita sulla stessa) – discende la necessità che il giudice del rinvio emetta l’afferente sua pronuncia.

E. Le (peraltro non meglio indicate, in aperta violazione dell’art. 366 c.p.c.) “richieste di merito” avanzate dal contribuente sono inammissibili perchè non risulta proposto, come necessario, ricorso incidentale per lamentare i possibili e/o gli eventuali vizi della sentenza impugnata connessi al fatto che nella stessa non vi è traccia (pure della proposizione) di quelle “richieste di merito”, se ancora oggetto di giudizio, considerato il contenuto della decisione di primo grado e della mancata proposizione di appello del contribuente in ordine alle questioni preliminari o pregiudiziali proposte e comunque non accolte.

F. sull'”inammissibilità dell’appello dell’Ufficio” (“la prescritta autorizzazione … risulta concessa … solo in data 11 gennaio 2006” mentre l’atto “risulta predisposto in data 19 dicembre 2005”), infine, è sufficiente ribadire che (Cass., trib.: 28 giugno 2007 n. 14912, la quale ricorda la precedente “serti, n. 604 del 2005” – delle sezioni unite, nonchè 14 maggio 2007 n. 10943, ex aliis) “nel processo tributario, la disposizione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 52, comma 2, secondo la quale gli uffici periferici del dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze e gli uffici del territorio devono essere previamente autorizzati alla proposizione dell’appello principale, rispettivamente, dal responsabile del servizio del contenzioso della competente direzione generale delle entrate e dal responsabile del servizio del contenzioso della competente direzione compartimentale del territorio, non è più suscettibile di applicazione una volta divenuta operativa – in forza del D.M. Economia 28 dicembre 2000, – la disciplina recata dal D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, art. 57 che ha istituito le agenzie fiscali, attribuendo ad esse la gestione della generalità delle funzioni in precedenza esercitate dai dipartimenti e dagli uffici del Ministero delle finanze, e trasferendo alle medesime i relativi rapporti giuridici, poteri e competenze, da esercitarsi secondo la disciplina dell’organizzazione interna di ciascuna agenzia”: “a seguito della soppressione di tutti gli uffici ed organi ministeriali ai quali fa riferimento il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2, infatti, da tale norma non possono farsi discendere condizionamenti al diritto delle agenzie (nella specie, l’Agenzia delle Entrate) di appellare le sentenze ad esse sfavorevoli delle commissioni tributarie provinciali”: nel caso l’appello è stato proposto, appunto, dopo che è divenuta operativa l’Agenzia delle Entrate.

5. In definitiva, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa, siccome bisognevole dei conferenti accertamenti fattuali, va rinviata a sezione diversa dello stesso giudice di appello aftinchè (1) riesamini, dando congrua motivazione della soluzione adottata, l’appello dell’Ufficio e (2) provveda altresì a regolare le spese di questo giudizio di legittimità.

P.T.M.

La Corte, rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo ed il terzo; dichiara assorbito il quarto; cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale della Campania.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2011

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