Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27986 del 31/10/2019

Cassazione civile sez. III, 31/10/2019, (ud. 06/05/2019, dep. 31/10/2019), n.27986

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29346-2017 proposto da:

COMUNE DI CAPRI, in persona del Sindaco D.M.G.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI, 4, presso

lo studio dell’avvocato CORRADO SGROI, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIO LEMBO;

– ricorrente –

contro

REGIONE CAMPANIA in persona del Presidente della Giunta Regionale

D.L.V. legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA POLI 29, presso lo studio dell’avvocato FERNANDA

SPERANZA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

FABRIZIO NICEFORO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3095/2017 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 03/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/05/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione del 22/2/2008 il Comune di Capri convenne davanti al Tribunale di Napoli la Regione Campania per sentirla condannare al pagamento della somma di Euro 504.410,70, oltre interessi legali e danno da svalutazione monetaria, quale corrispettivo già versato dal Comune per i consumi di energia elettrica dall’anno 1981 fino al 2003, sulla base di una convenzione originariamente stipulata tra la Cassa per il Mezzogiorno ed il Comune di Capri in base alla quale la Cassa, alla quale era succeduta la Regione Campania ope legis in base alla L. 2 maggio 1976, n. 183, art. 6 prendeva a suo carico le spese per la manutenzione ed i consumi di energia elettrica occorrente per il funzionamento delle opere idrauliche realizzate dalla Cassa. Nell’appendice alla convenzione si prevedeva che la Cassa per il Mezzogiorno avrebbe assunto a suo carico le spese per la manutenzione e per i consumi di energia elettrica occorrenti per il funzionamento delle opere riassunte in gestione, mentre i Comuni di Capri e Anacapri avrebbero provveduto alla sorveglianza degli impianti ed alle manovre idrauliche. Avendo, nel corso del rapporto,gli enti civici sopportato anche le spese per il consumo di energia elettrica, ne avevano chiesto il rimborso, rimborso che era avvenuto solo nei confronti del Comune di Anacapri perchè la Cassa per il Mezzogiorno aveva dedotto l’assenza di appendice alla convenzione per il Comune di Capri. Esibita l’appendice di convenzione, espletata CTU per quantificare le somme di cui il Comune di Capri era creditore, il Tribunale adito, ricondotta la fattispecie all’indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c., condannò la Regione Campania a pagare in favore dell’attore la somma di Euro 450.745,51 oltre interessi al saldo legale dalla proposizione della domanda al saldo.

Il Comune di Capri propose appello deducendo, con un primo motivo, che il Tribunale aveva erroneamente qualificato la domanda quale di indebito oggettivo dal momento che la stessa aveva natura contrattuale, di guisa che sarebbero stati dovuti gli interessi legali con una diversa decorrenza ed il danno da svalutazione monetaria; con un secondo motivo che sarebbe stato omesso il riconoscimento delle somme dovute per l’anno 2000.

La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza n. 3095 del 3/7/2017, per quel che ancora rileva in questa sede, ha ritenuto che il primo motivo relativo alla qualificazione della domanda quale azione contrattuale e non quale indebito oggettivo, quand’anche fosse fondato, non avrebbe portato comunque al riconoscimento della svalutazione monetaria, perchè la differente fonte dell’obbligazione non inciderebbe sulla natura di debito di valuta dell’obbligazione dell’appellata; quanto al riconoscimento di un diverso termine di decorrenza degli interessi legali, trattandosi di somme dovute da un soggetto debitore di natura pubblicistica, comunque sarebbe stata necessaria l’emissione del titolo di spesa ai sensi del R.D. 23 maggio 1924, n. 827, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte; che in ogni caso la domanda era stata formulata in termini di ingiustificato arricchimento (art. 2041 c.c.) e non quale azione contrattuale, sicchè mancherebbero i presupposti per il suo accoglimento in quanto domanda nuova; che il secondo motivo, sulla pretesa omissione della domanda relativa all’anno 2000, neppure poteva essere accolto in quanto, nella documentazione acquisita dal CTU, mancava la rendicontazione delle somme relative a quell’anno e l’appellante nè aveva chiesto di escludere l’imputabilità a sè del mancato rinvenimento nè aveva chiesto al Giudice di effettuare la ricostruzione del fascicolo o un nuovo deposito in giudizio del documento mancante,nè era possibile constare l’effettivo inserimento del documento mancante nel fascicolo di primo grado per mancanza di un apposito indice che consentisse di individuare i singoli atti o documenti offerti in comunicazione al momento della costituzione o del deposito. Conseguentemente la Corte d’Appello ha, in parte, dichiarato inammissibile l’appello, in parte lo ha rigettato, condannando l’appellante alle spese del grado.

Avverso la sentenza il Comune di Capri propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi. Resiste la Regione Campania con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2033,2041,2042 e 1453 c.c. e di ogni altra norma relativa in tema di adempimento contrattuale, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 Violazione e falsa applicazione degli artt. 1219 e 1282 c.c. e di ogni altra norma relativa alla contabilità pubblica, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 Illegittimità della sentenza per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Il ricorrente deduce che la domanda introdotta fin dal primo grado del giudizio fosse una domanda contrattuale, facendo riferimento all’adempimento della convenzione, oltre alla richiesta di risarcimento del danno (interessi e svalutazione)e che la previsione dell’azione di arricchimento senza causa fosse formulata solo in via di mero subordine. Il ricorrente riporta in ricorso la citazione da cui si ricaverebbe che la causa petendi della domanda era quella di adempimento della convenzione. Altra censura è mossa al capo di sentenza che ha richiesto un titolo di spesa per rendere esigibile e liquido il credito di un ente pubblico, mentre dalla giurisprudenza di questa Corte si desumerebbe che necessario e sufficiente per ottenere l’esigibilità del credito della P.A. sia un formale atto di costituzione in mora, certamente presente in tutti gli atti di rendicontazione inviati dal Comune di Capri alla Regione Campania.

1. Il motivo è fondato.

Nella sostanza il ricorrente denunzia una erronea interpretazione della domanda, per non avere il giudice di appello tenuto conto del chiaro tenore letterale della stessa.

Dalla lettura della citazione si rileva che, effettivamente, la domanda denunziava l’inadempimento della convenzione, con la richiesta di restituzione della somme pagate dal Comune di Capri per l’energia elettrica, pagamento che secondo la convenzione ricadeva sulla Cassa del Mezzogiorno,ora Regione,e che la richiesta ex art. 2041 c.c. era proposta in subordine.

In ordine alla motivazione sulla mancanza di esigibilità del credito della P.A per mancanza di un titolo di spesa, si osserva che la domanda proposta è una domanda di inadempimento e danno e di conseguenza, stante la presenza di atti di costituzione in mora da parte del Comune di Capri nei confronti della Regione, questione pacifica tra le parti, spettavano gli interessi moratori.

E’ corretto che l’attribuzione degli interessi, nei debiti della pubblica amministrazione, è soggetta a particolari regole: la liquidità ed esigibilità, dalle quali scaturisce l’automatica produzione di interessi, a norma dell’art. 1282 c.c., comma 1, sono escluse dalle circostanze e modalità di accertamento dell’obbligazione che, in ragione della natura pubblicistica del debitore, sono specificamente disciplinate da atti aventi efficacia regolamentare (R.D. 23 maggio 1924, n. 827, artt. 269 e 270), i quali ripetono la loro efficacia vincolante esterna da norme legislative (R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, art. 50 e ss.); che i requisiti di liquidità ed esigibilità non possono prescindere dal presupposto formale dell’emissione del titolo di spesa (Cass. 09/11/2012, n. 19452); ma che, in assenza delle condizioni di esigibilità, gli interessi sulle somme dovute possono qualificarsi solo come moratori, per pretendere i quali è necessaria la costituzione in mora, non ricorrendo alcuna delle ipotesi di mora ex re, ipotesi che ricorre nel caso di specie.

2. Con il secondo motivo il Comune ricorrente censura la violazione e falsa applicazione dell’art. 183 c.c. e ss. e di ogni altra norma relativa all’assunzione delle documentazione agli atti di causa. Violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 Omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

Censura il capo di sentenza che ha ritenuto di non poter pronunciare sul debito della Regione per l’anno 2000, quando ad avviso della ricorrente e contrariamente a quanto assunto dalla impugnata sentenza, la documentazione di cui al relativo anno ancorchè in un primo tempo andata smarrita era stata poi rivenuta agli atti sicchè non si era posta neppure la questione della necessità di procedere al deposito di nuova documentazione.

2.1 Il motivo è inammissibile innanzitutto per difetto di autosufficienza in quanto il ricorrente non riferisce dove e come abbia introdotto la documentazione nel corso del giudizio, anzi, dalla esposizione dei fatti sembrerebbe chiaro che il documento sia stato inserito tardivamente in grado di appello. In secondo luogo il motivo non aggredisce la ratio decidendi secondo la quale l’originaria tempestiva produzione della documentazione relativa all’anno 2000 è stata ritenuta non supportata da adeguata prova documentale, e non prova le ragioni per le quali il mancato rinvenimento della documentazione in parola non era ad esso imputabile.

3. Conclusivamente il ricorso va accolto con riguardo al primo motivo, rigettato il secondo, la sentenza cassata in relazione e la causa rinviata alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta il secondo, cassa l’impugnata sentenza e rinvia la causa alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 6 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2019

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