Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27986 del 21/12/2011

Cassazione civile sez. trib., 21/12/2011, (ud. 15/11/2011, dep. 21/12/2011), n.27986

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – rel. Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

s.n.c. SO.E.P.A. di Cerquozzi Raniero & C., con sede in

(OMISSIS), in persona del liquidatore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma alla Via Andrea del Castagno n. 34

presso lo studio dell’avv. Beltrani Sergio insieme con l’avv. Bruno

RUSSO DE LUCA che la rappresenta e difende in forza della procura

speciale rilasciata a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma alla Via dei Portoghesi n. 12

presso l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 209/37/05 depositata il 27 gennaio 2006 dalla

Commissione Tributaria Regionale del Lazio;

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 15 novembre 2011

dal Cons. Dott. Michele D’ALONZO;

sentite le difese dell’Agenzia, perorate dall’avv. Gianna GALLUZZO

(dell’Avvocatura Generale dello Stato);

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FIMIANI Pasquale, il quale ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La s.n.c. SO.E.P.A. di Cerquozzi Raniero & C. (“in liquidazione”) – premesso che con “avviso” notificato il 18 febbraio 2002 l’Ufficio, “ricorrendo all’applicazione del modello matematico per parametri fiscali di cui al D.P.C.M. 29 gennaio 1996, come modificato dal D.P.C.M. 27 marzo 1997”, aveva accertato a suo carico, ai fini dell’ILOR relativa all’anno 1996, “maggiori ricavi per L. 294.429.000” (“con conseguente debito di imposta di L. 42.654.000”) – in forza di due motivi, chiede di cassare la sentenza n. 209/37/05 (non 209/37/05, come indicato dalla ricorrente per evidente e riconoscibile errore materiale) della Commissione Tributaria Regionale del Lazio (depositata il 27 gennaio 2006) che ha respinto il suo appello.

L’Agenzia insta per il rigetto dell’impugnazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3 (“se riconosce che il giudice del quale si impugna il provvedimento e ogni altro giudice difettano di giurisdizione, cassa senza rinvio”; “egualmente provvede in ogni altro caso in cui ritiene che la causa non poteva essere proposta o il processo proseguito”), deve adottare ex officio una decisione sul ricorso.

Come già ricordato nell’ordinanza n. 12443 del 27 maggio 2009 (resa nel ricorso per cassazione proposto da C.R., L. R., C.T., C.M., soci della ricorrente), infatti, in tema di controversia avente ad oggetto l’accertamento del reddito sia di società di persona che di partecipazione dei suoi soci, le sezioni unite di questa Corte (sentenza 2008 n. 14815), hanno affermato il condivisibile principio secondo cui “l’unitarietà dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società ed associazioni di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 e dei soci delle stesse (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40) e la conseguente automatica imputazione dei redditi della società a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente (salvo che vengano prospettate esclusivamente questioni personali) la società ed i soci, i quali tutti devono essere parte nello stesso processo, e che la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, comma 1), perchè non ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione (Cass. SS.UU. 1052/07); che, pertanto, si verte in fattispecie di litisconsorzio necessario originario, con la conseguenza: – che il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, destinatario di un atto impositivo, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo e il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29);

– che il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è nullo per violazione del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. e art. 111 Cost., comma 2;

– che trattasi di nullità che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio”.

Nel caso l’intero giudizio si è svolto senza la partecipazione necessaria dei soci per cui va rilevata e dichiarata ex officio la nullità dello stesso, con rinvio della causa al giudice di primo grado affinchè lo stesso riesamini ex novo la controversia dopo avere ordinato la necessaria integrazione del contraddittorio tra la società e tutti i soci della stessa.

Il rilievo officioso della esposta nullità del processo consiglia la totale compensazione tra le parti delle spese dell’intero giudizio fin qui svolto ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2.

P.T.M.

La Corte, decidendo sul ricorso, cassa la sentenza impugnata, dichiara la nullità dell’intero processo e rinvia la causa alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma; compensa integralmente tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 15 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2011

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