Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27960 del 30/10/2019

Cassazione civile sez. I, 30/10/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 30/10/2019), n.27960

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Luigi Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29258/2018 proposto da:

G.K., elettivamente domiciliata in Roma presso la cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato

Maria Cristina Ximenes;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso la sentenza 171/2018 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI

depositata il 27/2/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/07/2019 dal cons. Dott. MARULLI MARCO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. G.K., cittadina nigeriana, ricorre a questa Corte avverso l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Cagliari, attinta dal medesimo ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19 e art. 702-quater c.p.c., ha confermato il diniego di protezione internazionale ed umanitaria decretato in primo grado e ne chiede la cassazione sul rilievo: 1) della violazione e/o falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c. avendo il decidente giudicato inammissibile per difetto di specificità il motivo di gravame afferente al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria, malgrado la proposta impugnazione fosse stata “valutata nel suo complesso ammissibile”; 2) della violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e art. 14, lett. c), ed D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8 nonchè dell’omesso esame di un fatto decisivo non avendo il decidente compiuto alcun accertamento in ordine alla situazione del paese di provenienza, malgrado l’impugnazione fosse stata solo “parzialmente ritenuta inammissibile”; 3) della violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 nonchè dell’omesso esame di un fatto decisivo avendo il decidente “omesso di valutare la fondatezza o meno delle esigenze di natura umanitaria”; 4) della violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 136 avendo il decidente revocato l’ammissione al gratuito patrocinio malgrado fosse evidente che la domanda della richiedente ove proposta ad altri giudicanti “avrebbe trovato con estrema probabilità accoglimento”; 5) della violazione e/o falsa applicazione della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, avendo il decidente disposto il raddoppio del contributo unificato, malgrado l’impugnazione non fosse stata ritenuta “inammissibile”, risultando circoscritta la declaratoria di inammissibilità alle sole istanze in punto di protezione sussidiaria e di protezione internazionale.

Non ha svolto attività difensiva l’amministrazione intimata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Il primo ed il terzo motivo sono inammissibili per difetto di autosufficienza, poichè la ricorrente, nel contestare le determinazioni assunte dal decidente d’appello riguardo ai motivi di gravame incidenti sul rigetto pronunciato in primo grado delle domande di protezione sussidiaria e di protezione umanitaria – giudicati entrambi inammissibili per difetto di specificità – si è astenuto dal riprodurre in modo testuale i sopradetti motivi di gravame, di talchè non risulta perciò rimeditabile conclusivo giudizio stilato in proposito dal giudice d’appello, dell’avviso che “l’atto d’appello contiene un generico riferimento “allo scenario di lungo conflitto che ha visto coinvolte la grandi compagnie energetiche occidentali, gruppi armati locali e le forze di sicurezza nigeriane nel tentativo di accaparrarsi la ricchezza derivante dalla vendita del petrolio”, senza muovere censura alcuna alla ricostruzione puntuale e ampiamente motivata del primo giudice circa l’assenza di una situazione di violenza indiscriminata nello stato di provenienza della ricorrente”.

3. Il secondo motivo, inammissibile il primo, va conseguentemente assorbito.

4. Il quarto motivo è inammissibile, essendo stabile insegnamento di questa Corte che “la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato adottata con la sentenza che definisce il giudizio di appello, anzichè con separato decreto, come previsto dal D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136 non comporta mutamenti nel regime impugnatorio che resta quello, ordinario e generale, dell’opposizione ex art. 170 stesso D.P.R., dovendosi escludere che la pronuncia sulla revoca, in quanta adottata con sentenza, sia, per ciò solo, impugnabile immediatamente con il ricorso per cassazione, rimedio previsto solo per l’ipotesi contemplata dall’art. 113 del D.P.R. citato” (Cass., Sez. III, 8/02/2018, n. 3028).

5. Infondato è pure il quinto motivo, posto che in base alla norma richiamata in rubrica – introduttiva nel D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 del comma 1-quater giusta il quale è previsto che “quando l’impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis” – il raddoppio del contributo è imposto dalla legge in relazione all’esito finale della lite e che nella specie l’appello è stato integralmente rigettato, risultando perciò inveritiero che il decidente abbia dichiarato inammissibili solo i motivi di gravame in punto di protezione sussidiaria e protezione umanitaria, dato che gli altri motivi di gravame sono stati respinti con pronuncia di merito.

6. Il ricorso va dunque respinto.

7. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria.

Non ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater godendo la ricorrente del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

P.Q.M.

Respinge il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione prima civile, il 11 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 ottobre 2019

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