Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2794 del 09/02/2010

Cassazione civile sez. un., 09/02/2010, (ud. 02/02/2010, dep. 09/02/2010), n.2794

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARBONE Vincenzo – Primo Presidente –

Dott. ELEFANTE Antonino – Presidente di sezione –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. GOLDONI Umberto – Consigliere –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in Roma, Via Agri 1,

presso lo studio dell’avv. NAPPI Pasquale, che lo rappresentata e

difende per procura in atti;

– ricorrente –

contro

Università degli Studi di Roma (OMISSIS), costituitasi a mezzo

dell’Avvocatura Generale dello Stato;

– resistente –

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

2/2/2010 dal Relatore Cons. Dott. Francesco Tirelli.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

preso atto che il consigliere nominato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., ha depositato la seguente relazione, “rilevato che con ricorso al giudice del lavoro di Roma, C.A. ha chiesto la condanna dell’Università degli Studi (OMISSIS) al risarcimento del danno subito in conseguenza dello svolgimento, in qualità di bidello, di attività tali da comportargli, per la continua esposizione a sostanze nocive, l’insorgere di una bronchite cronica enfisematosa;

che il giudice adito ha però declinato la giurisdizione perchè si discuteva di un danno prodottosi prima del (OMISSIS), il cui aggravamento in epoca successiva era dipeso dal naturale evolversi della malattia e non da un comportamento del datore di lavoro, cui il C. non aveva del resto addebitato la commissione di alcun illecito permanente dopo il (OMISSIS);

che con sentenza depositata il 6/2/2008, la Corte di appello ha rigettato il gravame del C. in quanto il lavoratore aveva posto a fondamento della domanda l’inosservanza delle norme volte a garantire l’integrità fisica dei dipendenti, facendo così valere una responsabilità contrattuale della Università per fatti che, come accertato dal giudice a quo, risalivano tutti a data anteriore al luglio 1998 e dovevano essere perciò conosciuti dal giudice amministrativo;

che il C. ha impugnato la predetta statuizione, deducendo con il primo motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c., e il difetto di motivazione su punto decisivo della controversia, in quanto i giudici a quo non si erano avveduti del fatto che costituendo un illecito penalmente sanzionato, le inadempienze del datore di lavoro esulavano dal rapporto contrattuale, radicando così la giurisdizione dell’AGO;

che con il secondo motivo, il C. ha invece dedotto la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 29 e art. 45, comma 17, del D.Lgs n. 165 del 2001, art. 63 e art. 67, comma 7 e art. 2087 c.c., nonchè il difetto di motivazione su punto decisivo della controversia, perchè quello dell’Università era stato un comportamento che si era protratto anche dopo il (OMISSIS), come da lui dedotto e dimostrato con ampia documentazione che la Corte aveva ignorato unitamente alla richiesta di prova per testi, articolata in primo grado e rinnovata nelle conclusioni d’appello;

che a chiusura dei predetti motivi, il ricorrente ha formulato i seguenti quesiti di diritto: “in applicazione dell’art. 2043 c.c., qualora la Pubblica Amministrazione pone in essere fatti illeciti ai danni dei propri dipendenti, la controversia relativa al riconoscimento dei relativi danni è devoluta al giudice ordinario stante la natura extracontrattuale della responsabilità”;

“in tema di lavoro pubblico contrattualizzato ed in riferimento a questioni successive al 30/6/1998 qualora la domanda del dipendente pubblico – individuata sulla base del petitum sostanziale in funzione della causa petendi – miri alla tutela di posizioni giuridiche soggettive afferenti il rapporto di lavoro violate da fatti illeciti o da atti illegittimi, la giurisdizione appartiene al Giudice ordinario atteso che, anche se fosse qualificabile come responsabilità contrattuale (e non extracontrattuale) le questioni concernono il periodo di lavoro successivo al 30/6/1998”;

che l’Università ha depositato atto di costituzione, con il quale ha sostenuto l’inammissibilità e, comunque, l’infondatezza del ricorso, stante “la piena condivisibilità della pronuncia di merito, a torto ex adverso impugnata”;

che così riassunte le posizioni delle parti, giova rammentare che rappresentando la congiunzione fra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio generale, il quesito di diritto non può esaurirsi nella mera formulazione di una domanda o di una regola astratta, ma deve presentare uno specifico collegamento con la fattispecie concreta, nel senso che deve raccordare la prima alla seconda ed alla decisione impugnata, di cui deve indicare la discrasia con riferimento alle specifiche premesse di fatto, essendo evidente che una medesima affermazione può essere esatta in relazione a determinati presupposti ed errata rispetto ad altri (C. Cass. 2008/3519, 2008/11535 e 2008/22653);

che alla luce di tale principio, il ricorso appare inammissibile in quanto corredato da due quesiti con i quali il C., senza fare adeguati riferimenti alla fattispecie concreta, agli argomenti addotti dalla Corte di appello ed alle ragioni per cui gli stessi non potrebbero essere condivisi, ha dato per scontato quello che invece occorreva dimostrare e, cioè, che contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di merito, si trattava proprio di una controversia per responsabilità extracontrattuale da comportamenti proseguiti anche dopo il 30 giugno 1998;

che sussistono pertanto le condizioni per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio”;

che il ricorrente ha depositato memoria con la quale ha contestato le osservazioni del relatore che, però, il Collegio condivide e ribadisce, che il ricorso va, di conseguenza, dichiarato inammissibile senza necessità di statuire sulle spese, dato che l’Avvocatura dello Stato non si è presentata in camera di consiglio nè aveva in precedenza depositato un controricorso, ma soltanto un atto di costituzione inidoneo a costituire titolo per un provvedimento ex art. 385 c.p.c..

P.Q.M.

LA CORTE A SEZIONI UNITE dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 2 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2010

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