Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27925 del 13/12/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 27925 Anno 2013
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: RAGONESI VITTORIO

SENTENZA

sul ricorso 27355-2009 proposto da:
ISOLDI

PIERINO

(C.F.

SLDPRN57S20C573A),

ISOLDI

GABRIELE (C.F. SLDGRL81M06D705L), elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA G.P. DA PALESTRINA 19,

Data pubblicazione: 13/12/2013

presso l’avvocato PAGLIARI MASSIMO, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato ROLI
2013
1618

FRANCESCO, giusta procura in calce al ricorso e
procura speciale per Notaio dott. ALDO FIORDORO di
FORLI’ – Rep.n. 92.163 del 9.10.2013;
– ricorrenti –

1

contro

ASSICURATORI

DEI

LLOYD’S

OF

LONDON

(C.F.

07585850584), in persona del Procuratore Speciale
del Rappresentante Generale per l’Italia pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato NEVONI ROBERTO, giusta procura a
margine del controricorso;
AMADORI

ANGELO

(C.F.

MDRNGL55R14C573D),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI
180, presso l’avvocato BRASCHI FRANCESCO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato
UGOLINI FRANCA, giusta procura in calce al
controricorso;
– controricorrenti contro

ZANUCCOLI CLAUDIO, FILIPELLI PAOLO;
– intimati contro

FINECOBANK BANCA FINECO S.P.A., già Fin-Eco Banca
ICQ S.p.a., in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
MONTE ZEBIO 30, presso l’avvocato CAMICI GIAMMARIA,
che la rappresenta e difende unitamente

GAVINANA 2, presso l’avvocato FERRARI MARCO PAOLO,

all’avvocato SAGRAMOSO GIOVANNI ALESSANDRO, giusta
procura speciale per Notaio STEFANO RAMPOLLA di
MILANO – Rep.n. 47091 del 4.6.2013;
– resistente –

avverso la sentenza n.

925/2009 della CORTE

udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 31/10/2013 dal Consigliere
Dott. VITTORIO RAGONESI;
udito, per i ricorrenti, l’Avvocato ROLI che si
riporta;
udito, per il controricorrente AMADORI ANGELO,
l’Avvocato BRASCHI che si riporta;
udito,

per

la

controricorrente

ASSICURATORI

LLOYD’S, l’Avvocato FERRARI che si riporta;
udito, per la resistente Banca FINECO, l’Avvocato
CAMICI che ha chiesto l’inammissibilità, in
subordine rigetto del ricorso;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

D’APPELLO di BOLOGNA, depositata il 28/07/2009;

Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso
per l’accoglimento del ricorso per quanto di
ragione.

3

Svolgimento del processo
Pierino e Gabriele Isoldi hanno proposto ricorso per cassazione
sulla base di cinque motivi avverso la sentenza della Corte di

confermata la decisione di primo grado che aveva pronunziato la
condanna di Paolo Filipelli al pagamento di € 679.834,86 in favore
degli Isoldi, per i raggiri usati nel gestire gli investimenti finanziari
in danno degli Isoldi rigettando viceversa la domanda di questi
ultimi nei confronti degli altri convenuti Amadori e Zanuccoli,
chiamati a titolo di corresponsabili del Filippelli in quanto
promotori finanziari della Fineco , nonché di quest’ultima, quale
Banca preposta all’intermediazione finanziaria,e degli Assicuratori
Lloyd’s di Londra quali garanti.
Amadori e Assicuratori Lloyd’s hanno resistito con controricorso.
La causa dapprima inviata per la discussione in camera di
Consiglio è stata successivamente rimessa alla pubblica udienza
del 31.10.13

Motivi della decisione

Appello di Bologna in data 28.7.2009, con la quale era stata

Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti contestano che nella
fattispecie la Corte di Appello abbia escluso l’applicazione degli
articoli 2049 c.c. e 31 T.U.F. malgrado vi fosse un nesso di

legava la Banca Fineco al Filipelli. Quest’ultimo, condannato sia in
sede penale che civile per l’illecito commesso ai danni degli Isoldi,
avrebbe infatti operato approfittando della posizione rivestita
all’interno della Banca Fin.Eco, e ciò sarebbe sufficiente ad
ipotizzare una responsabilità di quest’ultima.
Con il secondo motivo lamentano che la Corte di Appello
erroneamente non abbia ravvisato un concorso ex art. 2043 c.c.
nei confronti dei promotori Zoccoli e Amadori nella causazione
dell’evento dannoso avendo essi assistito il Filipelli nelle diverse
operazioni contestate.
Con il terzo motivo si dolgono per l’omessa pronuncia su quanto
dedotto da essi ricorrenti circa la responsabilità della Fineco in
virtù del principio dell’apparenza di cui all’art 31, comma 3, TUF.
Con il quarto motivo deducono il vizio di motivazione laddove la
sentenza impugnata ha ritenuto che il Filippelli avesse agito in

“occasionalità necessaria” tra il fatto commesso e il rapporto che

proprio anzichè nell’ambito del suo operare presso la Fineco.In
particolare si assume che la Corte di appello, nella delibazione
della controversia, abbia irragionevolmente considerato dapprima

in esame quella precedente da un punto di vista cronologico.
Con il quinto motivo contestano la sentenza laddove la stessa ha
ritenuto non provato il danno ,quale conseguenza del
comportamento del Filippelli, nonostante sul punto si fosse
formato il giudicato interno per effetto della pronuncia del giudice
di primo grado che aveva accertato il danno subito dagli Isoldi per
il fatto illecito compiuto dal Filipelli (per ciò condannato al
pagamento di € 679.834,86, oltre rivalutazione).
I primi due motivi del ricorso, tra loro connessi ,possono essere
esaminati congiuntamente.
Va preliminarmente rammentato che la giurisprudenza di questa
Corte ha ripetutamente affermato il principio che la disposizione
dell’art. 5, comma quarto, della legge 2 gennaio 1991, n. 1,
secondo la quale la società di intermediazione mobiliare è
responsabile in solido degli eventuali danni arrecati a terzi nello

la seconda operazione finanziaria posta in essere, per poi prendere

svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari,
anche se tali danni siano conseguenti alla responsabilità accertata
in sede penale di questi ultimi, qualora sussista un rapporto di

promotore, che è ravvisabile in tutte le ipotesi in cui il
comportamento di questi rientri nel quadro delle attività funzionali
all’esercizio delle incombenze di cui è investito. Né rileva che il
comportamento del promotore abbia esorbitato dal limite fissato
dalla società, essendo sufficiente che la sua condotta sia stata
agevolata e resa possibile dall’inserimento del promotore stesso
nell’attività della società d’intermediazione mobiliare e si sia
realizzata nell’ambito e coerentemente alle finalità in vista delle
quali l’incarico è stato conferito, in maniera tale da far apparire al
terzo in buona fede che l’attività posta in essere, per la
consumazione dell’illecito, rientrasse nell’incarico affidato. (Cass
6829/11; Cass. 2009/17393; Cass 2010/21729).
L’ accertamento di quanto sopra costituisce giudizio di merito,
insindacabile in cassazione se congruamente e logicamente
motivato. (Cass. 2002/10580; Cass 2009/13529; cfr. Cass.

“necessaria occasionalità” tra incombenze affidate e fatto del

2006/8229; Cass 6829/11).
Alla luce degli enunciati principi, va osservato che la sentenza
impugnata ha escluso la responsabilità della Fineco e dei suoi

operazioni finanziarie poste in essere dagli Isoldi.
Giova esaminare, in primo luogo, la seconda in ordine di tempo di
tali operazioni.
Alla base di questa vi è il contratto pacificamente stipulato

ai

primi di gennaio 2002 che precede di alcuni giorni l’apertura del
conto corrente n. 299241 richiesta in data 10 gennaio 2002.
Detto contratto sottoscritto dai due Isoldi e dal Filipelli, reca
l’intestazione “contratto di prestazione continuata di servizi
fmanziari”.In esso il Filipelli: a) si qualifica come “iscritto come
Ditta individuale presso il registro delle imprese di Forlì”; b)
dichiara “di prestare consulenza finanziaria al signor Isoldi
Pierino ed a suo figlio Isoldi Gabriele attraverso una gestione di
portafoglio, mediante movimentazione di denaro depositato presso
un conto corrente intestato ad Isoldi Pierino, Isoldi Gabriele e

procacciatori Zanuccoli ed Amadori distinguendo tra due

Filipelli Paolo, utilizzando Banca Fin-Eco spa come tramite
bancario”. Il contratto prevede , poi, quanto segue: c)

“il

portafoglio sarà gestito senza vincoli di metodo da me stesso con

di due mesi prorogabili; e) il compenso previsto per il Filippelli
era del 3% una volta raggiunto un guadagno di gestione del 15%”
La Corte d’appello, sulla base del predetto contratto e sul fatto che
gli Isoldi avevano rilasciato al Filippelli sei assegni circolari per
complessivi euro 516.456,00, ha ritenuto che gli Isoldi vollero
stabilire un rapporto diretto ed esclusivo con il Filippelli con
esclusione di ogni interferenza dei promotori finanziari della
Fineco e della stessa banca.
A tale proposito ha argomentato che tutti i suddetti comportamenti
dimostravano, nei fatti, la volontà degli Isoldi di attribuire al Filipelli una fiducia piena ed incondizionata, al punto da affidargli un
compito (la gestione di portafoglio, appunto) che presuppone
capacità professionali e organizzazione aziendale tanto affinate che
la legge riserva tale attività espressamente alle imprese di
investimento, alle società di gestione del risparmio e alle banche.

periodici incontri per rendicontazioni; d) la durata del contratto è

Si osserva che i ricorrenti non censurano l’interpretazione fornita
dalla Corte d’appello sotto il profilo della violazione degli art 1362
e seguenti c.c. e ciò costituisce già una prima causa di

In secondo luogo, la motivazione fornita dalla Corte d’appello,
basata sull’interpretazione del contratto dianzi descritta, appare del
tutto logica e giuridicamente corretta e, posto che, come già
• rilevato, la valutazione circa l’occasionalità dell’attività costituisce
giudizio di merito, insindacabile in cassazione se congruamente e
logicamente motivato (Cass. 2002/10580; 2009/13529; cfr. Cass.
2006/8229; Cass 6829/11) , ne discende che anche sotto tale
profilo il primo motivo risulta inammissibile.
In relazione a tale parte della motivazione il primo motivo non
risulta dunque scrutinabile in questa sede di legittimità.
Venendo ora all’esame della seconda parte della motivazione che
riguarda in ordine di tempo il primo contratto stipulato dagli Isoldi,
la Corte d’appello ha rilevato in fatto quanto segue.

inammissibilità del primo motivo ( v. Cass 4178/07).

”Con lettera (doc. 1 e all., ibidem) datata Cesena, 3 ottobre 2001,
priva di sottoscrizione e redatta su carta non intestata -cui sono
allegati vari prospetti, schede relative all’andamento di singoli

sicuramente riferibili al gruppo di promotori Fin-Eco di Cesena ed
in cui compare la dicitura “Financial Planner Filipelli Paolo “si prende in considerazione il portafoglio titoli di cui al momento
erano titolari gli Isoldi con deposito presso altra banca; si valuta
in 750 milioni di lire la disponibilità di denaro che gli stessi ‘soldi
sono intenzionati ad investire; si prospetta una riorganizzazione
dell’intero portafoglio che, passando da un progressivo
abbandono dell’investimento in singoli titoli, si sarebbe attestato
su una “gestione patrimoniale diversificata in 4 fondi da noi
ritenuti i più opportuni affìnchè il patrimonio che li alimenterà sia
protetto dal rischio specifico ……omissis”
Continua la sentenza impugnata rilevando che “in effetti, i 4 fondi

comuni di investimento risultano prontamente acquistati dagli
Isoldi con l’impiego di 21.000 Euro, come risulta dal ‘modulo di
sottoscrizione’ di ‘Cisalpina Gestioni-Società di Gestione del

titoli azionari e programmi di investimento; documenti tutti

Risparmio’ datato Cesena 9 ottobre 2001 (doc. 3) sottoscritto da
Pierino e da Gabriele Isoldi e firmato come promotore dallo
Zanuccoli.”

dopo i mesi di ottobre e novembre con due sole operazioni
effettuate da Isoldi Pierino , nel mese di dicembre iniziano
quotidiane operazioni di acquisto e vendita di titoli azionari che si
prolungano nel periodo successivo con l’aggiunta anche di
operazioni aventi ad oggetto warrant. La sentenza riscontra anche
un pagamento a favore del Filippelli.
La sentenza rileva poi che ” nel frattempo gli Isoldi hanno
comunicato al Filipelli i codici di accesso ai servizi di banca on
line. Si tratta di un ‘codice utente’ e di una ‘password’ (doc. 5)
inserendo i quali ‘nell’area login’ del sito internet di Fin-Eco, si è
abilitati a compiere ogni operazione finanziaria attinente al
deposito titoli, oltre che alla movimentazione del conto corrente.”
Ritiene conclusivamente la Corte d’appello che

con la

comunicazione dei codici gli Isoldi hanno conferito personalmente

Procede poi nell’esame dell’andamento del conto rilevando che

ed esclusivamente al Filipelli l’equivalente di un incondizionato
mandato ad operare,il che significa che essi hanno trasferito al
Filipelli il loro personale ed esclusivo potere di disporre del

In conseguenza di ciò ha ritenuto che “raffrontando questi dati con

i termini del contratto stipulato all’inizio di gennaio, si nota la
singolare analogia tra le due situazioni: un mandato senza vincoli
ad operare in borsa affidato personalmente al Filippelli, una
remunerazione stabilita in favore del medesimo Filippelli.
Già in questa fase, dunque, si può ritenere documentato che gli
Isoldi avevano inteso stabilire un rapporto diretto con il Filipelli
che escludesse l’interferenza di chiunque altro, al punto di
riconoscere un compenso direttamente al loro consulente al di
fuori del sistema delle commissioni da corrispondere, come d’uso,
alla banca per quel tipo di ‘operatività” .
Tale motivazione appare logicamente corretta e conforme a
diritto.Una volta accertato infatti che la lettera datata Cesena, 3
ottobre 2001 era priva di sottoscrizione e redatta su carta non

proprio denaro”

intestata, onde la stessa non era in realtà riferibile ad alcuno e non
aveva alcun valore contrattuale, la Corte d’appello ha valutato
quello che fu il comportamento effettivo delle parti.

Isoldi avevano conferito un mandato personale al Filippelli ad
operare sul proprio conto bancario in via esclusiva, al di fuori di
ogni eventuale rapporto di questi con la Fineco, e che per questo
fatto gli era stato riconosciuto un compenso ad personam.
In tale contesto il giudice di seconde cure ha implicitamente
ritenuto che anche l’acquisto dei quattro fondi comuni di
investimento acquistati dagli Isoldi con l’impiego di 21.000 Euro,
risultante dal ‘modulo di sottoscrizione’ di ‘Cisalpina GestioniSocietà di Gestione del Risparmio’ datato Cesena 9 ottobre 2001 e
sottoscritto come promotore dalla Zanuccoli, fosse da considerarsi
come un operazione isolata e comunque superata dal successivo
mandato conferito al Filippelli con la consegna dei codici bancari
d’accesso.

In tale contesto ha ritenuto che con la comunicazione dei codici gli

Trattasi di valutazione in fatto ,come già rilevato, correttamente
motivata, che ,come tale, si sottrae ad ogni sindacato in sede di
legittimità, ed in tal senso le censure che ad essa muovono i

La decisione della Corte d’appello è inoltre basata su una seconda
ratio decidendi , la stessa, infatti ha rilevato : a)che gli Isoldi
erano imprenditori tanto navigati ed avveduti da rendersi
perfettamente conto di circostanze elementari quali erano il significato, la portata e le conseguenze tutte, ivi compresi i rischi,
connessi all’affidamento al Filipelli di un mandato illimitato ad
operare in borsa con i! loro denaro; b) che il Filipelli li visitava
settimanalmente (e ancora pin frequentemente li raggiungeva per
telefono) al fine di illustrare l’andamento degli investimenti fatti ;
c) che essi mai segnalarono alcunché di anomalo ai promotori
finanziari di Cesena o alla stessa Fin-Eco e mai ebbero nulla da
eccepire o di cui lagnarsi, malgrado avessero ricevuto l’estratto
conto del primo trimestre di attività ricomprendente le
movimentazioni del mese di dicembre 2001, esemplificative
dell’operato del Filipelli ; d) che essi, tramite i servizi di banca on

ricorrenti appaiono investirne inammissibilmente il merito.

line, avevano la possibilità di controllare in ogni momento i
movimenti del conto corrente e del deposito titoli; e) che nessuna
obiezione e, tanto meno, nessuna rimostranza gli Isoldi ebbero a

somma equivalente a 6 milioni di lire addebitata sul loro conto
corrente n.. 270583 in favore del conto del Filipelli nella data del 5
dicembre 2001. Tale trasferimento di denaro, dunque, era
considerato dagli attori come del tutto regolare.
In altri termini , la accertata consapevolezza da parte degli Isoldi
della anomalia della gestione del loro conto da parte del Filippelli
da essi stessi avallata escludeva — secondo il Giudice di seconde
cure – ogni concorrente responsabilità della Fineco e dei suoi
procacciatori.
Detta pronuncia è conforme a quanto già affermato da questa Corte
e ,cioè, che la responsabilità dell’ente finanziario deve escludersi
quando la condotta del risparmiatore presenti connotati di
“anomalia”, vale a dire, se non di collusione, quanto meno di
consapevole e fattiva acquiescenza alla violazione delle regole
gravanti sul promotore, palesata da elementi presuntivi, quali ad

fare (né l’hanno fatta in corso di causa) in ordine al bonifico della

esempio il numero o la ripetizione delle operazioni poste in essere
con modalità irregolari, il valore complessivo delle operazioni,
l’esperienza acquisita nell’investimento di prodotti finanziari, la

programmi di investimento e le sue complessive condizioni
culturali e socio-economiche. (Cass6829/11; Cass 1741/11).
Il terzo motivo è manifestamente infondato poiché , ancorchè la
sentenza impugnata non faccia esplicito riferimento all’art 31 TUF
l’intera motivazione è in realtà basata proprio sull’accertamento
della esistenza della occasionalità necessaria nel comportamento
del Filippetti .
Il quarto motivo è infondato anch’esso.
Invero non riveste un vizio di motivazione l’avere esaminato per
primo il secondo dei due accordi perché comunque gli stessi
presentano evidenti difformità tra di loro per cui l’esame dell’uno
non interferisce su quello dell’altro né un inversione del loro esame
avrebbe potuto portare a conclusioni diverse.

conoscenza del complesso “iter” funzionale alla sottoscrizione di

Il quinto motivo resta assorbito poiché l’esclusione di
responsabilità della Fineco e dei suoi promotori rende irrilevante
accertare l’esistenza o meno del danno e quella di un giudicato

Il ricorso va in conclusione respinto.
Il ricorrente va di conseguenza condannato al pagamento delle
spese processuali liquidate come da dispositivo
PQM
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
di giudizio in favore di Amadori Angelo e degli Assicuratori
Lloyd’s of London, liquidate in favore di ciascuno in euro
8000,00 oltre euro 200,00 per esborsi ed oltre accessori di
legge.

interno su di esso.

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