Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27895 del 21/12/2011

Cassazione civile sez. III, 21/12/2011, (ud. 11/10/2011, dep. 21/12/2011), n.27895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 21573/2009 proposto da:

CASA RIPOSO RICOVERO CASALE MONFERRATO ISTITUZIONE PUBBLICA

ASSISTENZA (OMISSIS) in persona del Presidente del Consiglio di

Amministrazione pro tempore prof. S.S.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE GIULIO CESARE 14 A-4, presso

lo studio dell’avvocato PAFUNDI Gabriele, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato RANABOLDO CARLO giusto mandato in

atti;

– ricorrente –

contro

ULSS (OMISSIS) ADRIA REG. VENETO GESTIONE LIQUIDATORIA in persona

del

Commissario e Diretto Generale Dott. D.B.G.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARNABA TORTOLINI 13, presso

lo studio dell’avvocato VERINO Mario Ettore, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ZAMBELLI FRANCO giusto mandato in

atti;

– controricorrente –

e contro

AZIENDA ULSS (OMISSIS) ADRIA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 908/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 03/07/2008 R.G.N. 1842/06;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

11/10/2011 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito l’Avvocato GABRIELE PAFUNDI;

udito l’Avvocato MARIO ETTORE VERINO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha concluso con il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 3/7/2008 la Corte d’Appello di Torino, in sede di giudizio di rinvio disposto da Cass. n. 6630 del 2006, respingeva la domanda spiegata dalla Casa di riposo di Casale Monferrato nei confronti della Usl n. (OMISSIS) di Adria di pagamento di somma a titolo di retta di ricovero della sig. M.M. per il periodo dal 1/1/1986 al 30/6/1989.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la Casa di riposo di Casale Monferrato propone ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi.

Resiste con controricorso la Gestione Liquidatoria della U.S.L. n. (OMISSIS) (già n. (OMISSIS)) di Adria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 833 del 1978, artt. 10, 13, 14, 26, 51, 61, 65, 66, L.R. Veneto n. 18 del 1980, art. 71, D.M. 23 novembre 1982, D.M. 18 maggio 1984, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che erroneamente la corte di merito interpreti la L. n. 833 del 1978, art. 66, nel senso che “i rapporti giuridici sorti prima dell’entrata in vigore della legge sarebbero di competenza comunale, mentre solo i rapporti il cui fatto generatore fosse successivo sarebbero di competenza delle unità sanitarie locali”, laddove la “gestione di un ricovero, pur se preesistente alla riforma, rappresenta nel sistema delineato dalla L. n. 833 del 1978, non una passività … ma una funzione attinente alla gestione della tutela della salute”, e un “ricovero, per quanto preesistente, origina una spesa (nel caso di specie, per le rette) e tale spesa trova finanziamento nel fondo sanitario nazionale ai sensi dell’art. 51 della legge”.

Con il 2 motivo denunzia omessa e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si duole che erroneamente la corte di merito l’ha considerata “alla stregua di uno dei vari enti che persero le competenze di assistenza sanitaria in virtù della L. n. 833 del 1978, legge che alle unità sanitarie locali tali competenze ha trasferito”, laddove il “soggetto che ha perso le proprie competenze … è … la Provincia di Rovigo”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono infondati.

Come questa Corte ha già avuto modo, anche con specifico riferimento alla Regione Veneto, di affermare, i rapporti passivi già gravanti sui soppressi Enti Ospedalieri non vanno trasferiti alle UU.SS.LL., bensì ai Comuni a norma della L. n. 833 del 1978, art. 66, con la conseguenza che a tali enti va riconosciuta la legittimazione passiva nei giudizi promossi per il recupero dei relativi crediti (v. Cass., 3/8/2000, n. 10198; Cass., 10/5/2000, n. 5945; Cass., 31/3/2000, n. 3928; Cass., 23/1/1997, n. 692; Cass., 18/1/1993, n. 592. Contra v.

la risalente e superata Cass., 27/3/1993, n. 3723).

Nè può ritenersi che la legittimazione passiva del Comune territorialmente competente sia venuta meno in favore di quella della Regione o delle UU.SS.LL. per la sopravvenienza del D.L. 19 settembre 1987, n. 382 (conv. in L. n. 456 del 1987), che ha imputato direttamente alle UU.SS.LL. parte dei residui debiti degli Enti Ospedalieri soppressi.

Il D.L. 19 settembre 1987, n. 382, art. 12, prevede infatti solamente un’imputazione contabile delle poste alla gestione corrente delle UU.SS.LL., non riguardando la titolarità del debito, che rimane in capo al Comune.

Giusta il disposto della suindicata norma il debito fa precisamente carico al Fondo Sanitario Nazionale, cui fa capo il finanziamento delle Unità Sanitarie Locali.

Ciò non comporta tuttavia un “trasferimento” del debito in questione nel senso civilistico del termine, con estromissione dal rapporto del Comune debitore.

L’accertamento giudiziario del debito prosegue invero nei confronti del Comune che, in caso di condanna al pagamento, cura l’attivazione dei meccanismi predisposti all’estinzione dell’obbligazione, senza coinvolgere il creditore nelle questioni attinenti le procedure contabili interne fra il Comune e la struttura operativa sanitaria (v. Cass., 10/5/2000, n. 5945; Cass., 31/3/2000, n. 3928; Cass. 11/3/1996, n. 9842; Cass., 2/12/1992, n. 12841).

La titolarità dell’obbligazione di pagamento facente capo ad un ente ospedaliero disciolto è stata dunque, ai sensi della L. n. 833 del 1978, art. 66, trasferita al Comune a titolo di successione universale (v. Cass., 4/6/2007, n. 12936; Cass., 12/7/2006, n. 15761;

Cass., 8/3/2005, n. 5038, ove si pone in rilievo che essa non risulta invero trasferita alle U.S.L. nemmeno dal D.Lgs. n.502 del 1992, art. 5, questione peraltro irrilevante con riferimento all’oggetto del presente giudizio).

Orbene, dei suindicati principi la corte di merito, diversamente da quanto sostenuto dall’odierna ricorrente, ha nell’impugnata sentenza fatto piena e corretta applicazione.

Con il 3 motivo la ricorrente formula “istanza ai sensi della L. 11 marzo 1953, n. 87, art. 23”.

Il motivo è inammissibile ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, art. 366 bis c.p.c. e art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, non recando il prescritto quesito di diritto, nè potendo la norma di cui all’art. 366 bis c.p.c., interpretarsi nel senso che il quesito di diritto possa, e a fortiori debba, desumersi implicitamente dalla formulazione del motivo, giacchè una siffatta interpretazione si risolverebbe nell’abrogazione tacita della norma in questione (v.

Cass. Sez. Un., 5/2/2008, n. 2658; Cass., Sez. Un., 26/03/2007, n. 7258).

All’inammissibilità e infondatezza dei motivi consegue il rigetto del ricorso.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, il 11 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA