Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27886 del 13/10/2021

Cassazione civile sez. I, 13/10/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 13/10/2021), n.27886

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso n. 21414/2019 proposto da:

Grinka s.r.l. in liquidazione, in persona del liquidatore pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via degli Scipioni, n.

132, presso lo studio dell’avvocato Francesco Cigliano, che la

rappresenta e difende, per procura speciale estesa in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Curatela del fallimento della (OMISSIS) s.p.a. in liquidazione, in

persona del curatore avvocato V.F., elettivamente

domiciliata in Roma, Via Cassiodoro, n. 15, presso lo studio

dell’avvocato Emanuele Fantato, rappresentata e difesa dall’avvocato

Patrizia Marzola, per procura speciale estesa in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto cron. 5036/2019 del Tribunale di Terni del 7

giugno 2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16 settembre 2021 dal Consigliere Dott. Marco Vannucci.

 

Fatto

OSSERVA

che il secondo motivo di ricorso pone la questione di interpretazione della disciplina processuale recata dalla Legge Fallimentare quanto al termine di deposito di domanda di ammissione al passivo di fallimento di credito sorto dopo la sentenza dichiarativa di fallimento e dopo che sia da tempo scaduto il termine, annuale previsto dalla L. Fall., art. 101, comma 1, per la presentazione delle domande tardive di ammissione di crediti;

che, invero, il decreto impugnato, nel confermare la decisione del giudice delegato di inammissibilità della domanda, c.d. “ultratardiva”, avanzata dalla società odierna ricorrente con ricorso depositato il 2 febbraio 2018, ha motivato nel senso che: il credito oggetto della domanda sorse dopo la dichiarazione di fallimento; la società ricorrente ebbe a presentare domanda di ammissione di tale credito con ricorso depositato il 12 marzo 2012; la domanda contenuta in tale ricorso venne dal giudice delegato alla procedura a suo tempo dichiarata inammissibile in ragione della pendenza di lite fra la ricorrente e la curatela del fallimento; la domanda contenuta nel ricorso depositato il 2 febbraio 2018 è identica a quella contenuta nel ricorso depositato il 12 marzo 2012; l’unico elemento di novità rispetto al 2012 è costituito dall’ordinanza emessa dalla Corte di cassazione il 14 marzo 2017, determinante il passaggio in cosa giudicata della sentenza emessa dal Tribunale di Orvieto il 22 novembre 2011 (considerata nel ricorso del 2012); la L. Fall., art. 101, comma 4, nel consentire la proposizione di domanda di ammissione al passivo c.d. “ultratardiva” (in quanto avanzata oltre il termine previsto dal comma 1 dello stesso art. 101) a chi provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile, non prevede punto che tale domanda debba essere presentata entro il termine di un anno (ovvero di diciotto mesi) decorrente dal giorno della cessazione dell’impedimento alla sua presentazione, bensì che la giustificazione del ritardo rispetto al giorno di cessazione dell’impedimento deve corrispondere al tempo ragionevolmente necessario per decidere se proporre la domanda di ammissione e poi presentarla (come chiarito da Cass. n. 23975 del 2015); se, dunque, l’impedimento alla presentazione della domanda tardiva venne meno il 14 marzo 2017 (giorno di pubblicazione della sopra menzionata ordinanza della Corte di cassazione), il deposito della domanda il 2 febbraio 2018 è conseguenza di ingiustificato ritardo, in quanto non sussiste “alcun elemento di particolare complessità” a giustificazione di un’attesa di oltre dieci mesi e mezzo dal giorno della cessazione dell’impedimento.

che la decisione impugnata si fonda sulla interpretazione della L. Fall., art. 101, data, in riferimento a crediti sorti prima della dichiarazione di fallimento, da costante giurisprudenza di legittimità, secondo cui: la L. Fall., art. 101, u.c., consente la presentazione di domanda di ammissione di credito c.d. “ultratardiva” (avanzata cioè dopo la scadenza del termine previsto dal comma 1 dello stesso articolo per la trasmissione al curatore delle domande successive al deposito del decreto di esecutività dello stato passivo) da chi si afferma creditore dell’imprenditore fallito che però provi che “il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile”; e non prevede la decorrenza di alcun nuovo termine annuale allorché sia cessata la causa di giustificazione del ritardo del creditore medesimo; il ritardo, in particolare, deve comprendere non solo il tempo intercorso fra la scadenza del termine indicato dal citato comma 1 (un anno dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo) e la scoperta da parte del creditore del fallimento del proprio debitore ovvero di altro fatto determinante l’insorgere di credito verso il fallito, ma anche quello intercorso fra uno fra tali accadimenti e la presentazione della domanda di ammissione del credito al curatore; dovendo l’interessato fornire la giustificazione del ritardo non entro termine predeterminato di un anno, ma in un tempo che, secondo una valutazione rimessa al giudice di merito, appaia – in base a un criterio di ragionevolezza, in rapporto alle peculiarità del caso concreto giustificato dalla necessità di prendere contezza del fallimento e di redigere la suddetta istanza (in questo senso, cfr., fra le altre: Cass. n. 12336 del 2021; Cass. n. 27590 del 2020; Cass. n. 21661 del 2018; Cass. n. 19017 del 2017; Cass. n. 6559 del 2016; Cass. n. 23975 del 2015);

che, sviluppando tale principio, Cass. n. 12336 del 2021, cit., ha avuto modo di precisare che allorché il creditore abbia presentato una domanda c.d. “ultratardiva”, giudicata ammissibile da parte del tribunale per l’ignoranza dell’apertura del fallimento dovuta alla mancanza dell’avviso di cui alla L. Fall., art. 92, la successiva domanda ultratardiva, con la quale lo stesso creditore intenda far valere un credito ulteriore, dovrà essere dichiarata inammissibile, ove l’interessato non fornisca una diversa ragione giustificativa del ritardo e sia trascorso un lasso di tempo superiore a quello necessario per valutare l’opportunità di proporre l’istanza, secondo un criterio di ragionevolezza la cui applicazione è rimessa al giudice di merito;

che, tuttavia, a partire da Cass. n. 16218 del 2015, la giurisprudenza di legittimità relativa alla disciplina processuale per l’accertamento dei crediti verso la procedura sorti dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, si è consolidata nel senso che l’insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dalla L. Fall., art. 101, comma 1 e u.c. (in questo senso cfr., oltre la citata sentenza del 2015: Cass. n. 20310 del 2018; Cass. n. 1391 del 2019; Cass. n. 28799 del 2019; Cass. n. 13461 del 2019; Cass. n. 18544 del 2019);

che tale giurisprudenza ha inoltre avuto cura di precisare che le domande di ammissione al passivo dei crediti sopravvenuti alla dichiarazione di fallimento, devono essere presentate nel termine di un anno a decorrere dal momento in cui si verificano le condizioni per partecipare al concorso fallimentare, non potendo riconoscersi al creditore sopravvenuto un termine più breve di quello a disposizione dei creditori preesistenti, alla luce del principio di eguaglianza e del diritto di agire in giudizio, di cui agli artt. 3 e 24 Cost. (in questo senso, cfr: Cass. n. 18544 del 2019, cit.; Cass. n. 3872 del 2020; Cass. n. 12735 del 2021);

che, alla luce dei principi come sopra riassunti, è opportuno che le parti discutano in pubblica udienza della possibile applicazione del criterio del ragionevole ritardo non imputabile nella presentazione di domanda di ammissione al passivo (recato dalla L. Fall., art. 101, u.c.) per credito sorto dopo la dichiarazione di fallimento che abbia formato oggetto di domanda di ammissione al passivo in precedenza presentata e dichiarata inammissibile per l’esistenza di impedimento venuto meno successivamente al decreto di inammissibilità di tale domanda.

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa a nuovo ruolo per la sua rimessione a pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2021

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