Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27868 del 30/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 30/10/2019, (ud. 21/05/2019, dep. 30/10/2019), n.27868

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Maria Margherita – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18030-2016 proposto da:

EQUITALIA SERVIZI DI RISCOSSIONE SPA (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

PIEMONTE 39, presso lo studio dell’avvocato CALABRO ALESSANDRA, che

la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ANTICO TEVERE DI M.F. & C. SNC, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CAIO MARIO 13, presso lo studio dell’avvocato DI FONSO SIMONA, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI I.N.P.S.

(S.C.C.I.) S.p.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto

medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati D’ALOISIO CARLA,

SGROI ANTONINO, MARITATO LELIO, DE ROSE EMANUELE, MATANO GIUSEPPE,

VITA SCIPLINO ESTER ADA;

– resistente –

ricorso successivo

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI I.N.P.S.

(S.C.C.I.) S.p.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto

medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati D’ALOISIO CARLA,

SGROI ANTONINO, MARITATO LELIO, DE ROSE EMANUELE, MATANO GIUSEPPE,

VITA SCIPLINO ESTER ADA;

– ricorrente successivo –

contro

ANTICO TEVERE DI M.F. & C.SNC, EQUITALIA SUD SPA;

– intimate –

avverso la sentenza n. 70/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 07/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/05/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DE FELICE

ALFONSINA.

Fatto

RILEVATO

Che:

la Corte d’appello di Roma, a conferma della sentenza del Tribunale, ha dichiarato prescritti i debiti contributivi della Società Antico Tevere di M.F. & C. S.n.c., relativi a cinque avvisi di intimazione notificatigli da Equitalia Sud s.p.a. il 9 luglio 2012 relativi a cartelle per contributi previdenziali notificategli tra il 24 novembre 2006 e il 26 settembre 2006; la Corte territoriale ha applicato il termine di prescrizione quinquennale, avendo accertato l’assenza di atti interruttivi e la mancanza di prova, da parte dell’Ente di riscossione e dell’Inps, del passaggio in giudicato della sentenza del 17 novembre 2009 che aveva dichiarato improcedibile il ricorso avverso il credito relativo ad una delle cartelle contestate, ai sensi del D.Lgs. n. 40 del 1999, art. 24;

la cassazione della sentenza è domandata da Equitalia Sud S.p.a. sulla base di due motivi; la Società Antico Tevere di M.F. & C. S.n.c. resiste con tempestivo controricorso; l’Inps è rimasto intimato;

l’Inps propone ricorso successivo per cassazione sulla base di un unico motivo; la Società Antico Tevere di M.F. & C. S.n.c. e Equitalia Sud s.p.a. sono rimasti intimati;

sono state depositate proposte ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

il ricorso di Equitalia Sud S.p.a. col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deduce “Illegittimità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2953 c.c.”; la sentenza impugnata avrebbe disatteso il termine di quaranta giorni per l’opposizione a cartella di pagamento, la cui perentorietà determinerebbe che, il credito previdenziale non opposto non sarebbe più contestabile dal debitore e l’atto diverrebbe definitivo e inoppugnabile per intervenuto giudicato; l’azione diretta all’esecuzione del titolo definitivamente formatosi sarebbe soggetta perciò al termine ordinario decennale di prescrizione di cui all’art. 2946 c.c.;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta “Illegittimità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c.”; in quanto emessa in violazione della norma sulla durata decennale della prescrizione, la sentenza della Corte territoriale avrebbe illegittimamente disatteso il principio di soccombenza di cui all’art. 91, comma 1, condannando in solido l’Ente di riscossione e l’Inps alle spese di entrambi i gradi del giudizio di merito;

il primo motivo è infondato;

la questione dell’efficacia dei titoli di riscossione coattiva in materia previdenziale è stata oggetto di approfondita trattazione da parte di questa Corte, la quale, con la sentenza delle Sezioni Unite n. 23397 del 2016, ha in particolare statuito che “La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 5, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c. Tale ultima disposizione, infatti, si applica soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato. Lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’INPS, che, dall’1 gennaio 2011, ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto Istituto (D.L. n. 78 del 2010, art. 30, conv., con modif., dalla L. n. 122 del 2010)”;

in definitiva, col primo motivo la ricorrente non introduce elementi che inducano a discostarsi dal principio di diritto sopra richiamato;

dal mancato accoglimento del primo motivo consegue la manifesta infondatezza del secondo motivo, atteso che la Corte territoriale, nel provvedere alle spese dei giudizi di merito, ha fatto corretta attuazione del principio della soccombenza sancito dall’art. 91 c.p.c.;

nel ricorso successivo l’Inps, con un unico motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta “Violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10, in relazione all’art. 2953 c.c.”;

l’Istituto contesta la parte della motivazione in cui la Corte d’appello ha ritenuto che la cartella di pagamento non opposta non acquista la natura di giudicato e pertanto applica la prescrizione quinquennale; a sostegno della predetta posizione richiama l’orientamento di legittimità che attribuisce natura “paragiudiziale” ai titoli esecutivi non opposti;

il motivo è infondato;

per esso valgono le stesse considerazioni sopra richiamate a proposito dell’esame del primo motivo del ricorso di Equitalia S.p.a.;

l’Inps non introduce elementi che inducano a discostarsi dal principio di diritto formulato dalle Sezioni Unite n. 23397 del 2016, che ha negato la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo la L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.;

in definitiva, entrambi i ricorsi vanno rigettati; le spese del giudizio di legittimità sono compensate, stante la recente sopravvenienza dell’indirizzo delle Sezioni Unite qui seguito;

in considerazione del rigetto dei ricorsi, sussistono i presupposti per il versamento, da parte di entrambi i ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi.

PQM

La Corte rigetta entrambi i ricorsi. Spese compensate.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte di entrambi i ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 21 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 ottobre 2019

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