Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27860 del 12/12/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 27860 Anno 2013
Presidente: LAMORGESE ANTONIO
Relatore: D’ANTONIO ENRICA

SENTENZA

sul ricorso 25425-2010 proposto da:
MC IVOR MARIE FRANCIS MCVMFR41R44Z141I, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE DI VILLA GRAZIOLI 20,
presso lo studio dell’avvocato ROMANO GIORGIO,
rappresentata e difesa dagli avvocati LUCIANO
GAROFALO, GIOVANNI ROMITO, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013
2854

contro

UNIVERSITA’ STUDI BARI C.F.80002170720, domiciliata
in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

Data pubblicazione: 12/12/2013

dall’avvocato PRUDENTE GAETANO, LOIZZI MARCELLA,
giusta delega in atti;

avverso la sentenza n.

contronicorrenti

2185/2010 della CORTE

D’APPELLO di BARI, depositata il 20/05/2010 r.g.n.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 10/10/2013 dal Consigliere Dott. ENRICA
D’ANTONIO;
udito l’Avvocato LOIZZI MARCELLA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIUSEPPE CORASANITI, che ha concluso
per l’inammissibilità.

/

2594/2007;

RG n 25425/2010

Mc Ivor Marie Francis / Università degli Studi di Bari

Svolgimento del processo
Con sentenza del 20 maggio 2010 la Corte d’Appello di Bari ha confermato la sentenza del
Tribunale di rigetto della domanda proposta da Marie Francis Mc Ivor nei confronti dell’Università
degli Studi di Bari volta ad accertare che la maggiore retribuzione riconosciutale dall’Università
relativamente al periodo lavorativo dal 1983 al 31 ottobre 1994 , in base alla transazione giudiziale
del 14 luglio 2000 , influiva sul trattamento di fine rapporto relativamente al periodo dal 1983 fino

differenza tra quanto a lei spettante a tale titolo e quanto percepito.
La ricorrente aveva esposto che aveva prestato attività lavorativa come esperto di madrelingua
inglese dal 1983 fino al 31 ottobre 1994 con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato
ai sensi dell’articolo 28 del d.p.r. numero 382 del 1980; che dall’I /11/1994 era stata in servizio ai
sensi della legge n. 236 del I 995dimettendosi volontariamente il 1 novembre 1996; che il giudizio
da essa intrapreso nel 1993 si era concluso in data 14 luglio 2000 con una transazione con la quale
l’Università si era impegnata a corrisponderle le differenze stipendiali fino al 31 ottobre 1994 nella
misura corrispondente a quella di spettanza del professore non di ruolo di scuola media superiore
oltre al riconoscimento dell’effettiva anzianità fin dal primo contratto; che le maggiori retribuzioni
percepite in base alla transazione influivano necessariamente sul trattamento di fine rapporto
liquidatele alla cessazione dello stesso.
La Corte territoriale ha negato la sussistenza di un diritto quesito della lavoratrice a mantenere il
parametro retributivo dei professori non di ruolo di scuola media superiore stante l’inapplicabilità
dell’articolo 4 della legge n. 236 del 1995 richiamato dalla lavoratrice ( secondo cui il personale ove
assunto ai sensi del presente comma conservava i diritti quesiti in relazione ai precedenti rapporti
quando gli stessi fossero nuovamente assunti ai sensi del presente comma ) poiché il ricalcolo del
TFR atteneva al vecchio rapporto intercorso tra le parti dal 1983 al 1994.
La Corte territoriale ha osservato inoltre che il trattamento retributivo di professore non di ruolo di
scuola media superiore era stato negoziato in sede conciliativa esclusivamente fino al 31 ottobre
1994 ; che in base a una corretta interpretazione dell’accordo transattivo non era configurabile in
capo alla lavoratrice un diritto quesito a mantenere detto trattamento desumendolo dal mero
parametro scelto in sede di transazione e che inoltre la lavoratrice nel verbale di conciliazione aveva
espressamente rinunciato a tutti gli ulteriori diritti correlati all’attività prestata presso l’Università.
Avverso la sentenza propone ricorso in Cassazione la lavoratrice formulando un unico motivo.
Si costituisce l’Università degli Studi di Bari depositando controricorso. La ricorrente ha depositato
note ex art 378 cpc

al 31/10/94 con conseguente condanna dell’Università a pagare la somma di euro 5046,45 quale

Motivi della decisione

La ricorrente denuncia violazione dell’articolo 4 della legge n. 236 del 1995 nonché dell’articolo
51 del C.C.N.L. del 1996. Insufficiente e contraddittoria motivazione.
Censura la sentenza nella parte in cui ha negato l’esistenza di un diritto quesito della lavoratrice
derivante dal verbale di conciliazione.
Contesta l’affermazione della Corte d’Appello secondo la quale era esclusa la sussistenza di un

indicazione solo parametro per individuare la somma da riconoscere in via transattiva nonché
l’ulteriore affermazione secondo cui le parti nel valutare la somma da attribuire in via transattiva
avevano minuziosamente disciplinato gli aspetti della vicenda con conseguente necessità di
escludere la materia del trattamento di fine rapporto.
Le censure non possono essere accolte.
Sotto un primo profilo deve rilevarsi che la ricorrente ha omesso di depositare la transazione sulla
quale ha fondato la sua domanda né ha provveduto ad indicare la collocazione di detto documento
nel fascicolo di Cassazione. Ancorché l’onere del ricorrente, di cui all’art. 369 cod. proc. civ.,
comma 2, n. 4, così come modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 7, di produrre, a pena di
improcedibilità del ricorso, “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali
il ricorso si fonda” è soddisfatto, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo di parte,
mediante la produzione dello stesso, e, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo
d’ufficio, mediante il deposito della richiesta di trasmissione, presentata alla cancelleria del giudice
che ha pronunciato la sentenza impugnata e restituita al richiedente munita di visto ai sensi dell’art.
369 cod. proc. civ., comma 3, resta ferma, in ogni caso, l’esigenza di specifica indicazione, a pena di
inammissibilità ex art. 366 cod. proc. civ., n. 6, del contenuto degli atti e dei documenti sui quali il
ricorso si fonda, nonché dei dati necessari al loro reperimento (confr. Cass. civ. 3 novembre 2011,
n. 22726).
Deve ,poi, rilevarsi che ogni questione relativa al rapporto di lettore di lingua straniera intercorso
tra le parti dal 1983 al 31/10/94 risulta definito con la transazione giudiziale del 14/7/2000. Con
detta scrittura, come riportato nella sentenza impugnata, l’Università degli Studi di Bari ha
riconosciuto la retribuzione corrispondente a quella di spettanza del professore non di ruolo di
scuola media superiore a tutto il 31.10.1994 liquidando alla lavoratrice la somma complessiva di L
83.527.000 e con la sottoscrizione del negozio transattivo le parti hanno dichiarato che con la
stipula del negozio non residueranno ulteriori titoli , diritti o azioni diretti o indiretti dedotti e non

2

diritto quesito alla retribuzione nella misura del professore non di ruolo scuola media essendo tale

dedotti correlati con ogni attività lavorativa prestata dalla ricorrente per l’Università degli Studi di
Bari in relazione al periodo .
Sulla base della lettera dell’accordo la Corte ha rilevato che “le parti hanno minuziosamente
disciplinato gli aspetti della vicenda concludendo un regolamento negoziale che sembra escludere la
possibilità di sottrarre all’oggetto della transazione la materia del TFR ” .
La fondatezza della domanda della ricorrente risulta esclusa dall’ampia volontà abdicativa
manifestata nella transazione come accertata dalla Corte territoriale che ha motivato correttamente

Deve rilevarsi, altresì, che con sentenza n 6994/2008 questa Corte ha respinto il ricorso della
lavoratrice con la quale la Mclvor aveva impugnato altra sentenza della Corte d’Appello di rigetto
della domanda di riconoscimento del diritto a mantenere il parametro retributivo del professore di
scuola media superiore per il periodo successivo al 31/10/94 e fino alle sue definitive dimissioni .
Nella sentenza citata si legge che “per il periodo successivo i Giudici di appello hanno rilevato che
il diritto della ricorrente al predetto livello stipendiale è precluso dall’ampia volontà abdicativa
manifestata nella transazione, avendo l’interessata rinunciato espressamente ad ogni ulteriore diritto
comunque correlato all’attività lavorativa prestata per l’Università. Non si rinvengono nella sentenza
impugnata violazioni delle norme di ermeneutica contrattuale (il motivo di ricorso non precisa in
cosa consista la denunciata violazione dell’alt 1362 c.c.), ne’ contraddittorietà della motivazione. La
censura si concreta nel sollecitare una interpretazione della norma contrattuale, diversa da quella
fatta propria dai Giudici di merito, non consentita al Giudice di legittimità.
Non ha fondamento neppure la denunciata violazione del principio di irriducibilità della
retribuzione ricavabile dall’art. 2103 c.c. posto che, come si è visto, il rapporto di collaboratore
linguistico ha sostituito (ed è quindi diverso da) quello precedente di lettore di lingua straniera,
sicché i due livelli di retribuzione restano su piani separati e non sono tra loro rapportabili”.
L’assenza del diritto quesito della ricorrente a mantenere il trattamento retributivo del professore di
scuola media superiore risulta, pertanto, definitivamente accertata, anche per il periodo successivo
alla transazione in cui tra le parti è intercorso un contratto di collaboratore linguistico
La pretesa della ricorrente, pertanto, risulta infondata, sotto ogni punto di vista con conseguente
rigetto del ricorso e condanna della ricorrente a pagare le spese del presente giudizio.

PQM
– La Corte,

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la sua decisione mentre le censure della ricorrente non sono idonee ad invalidarla.

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare all’Università degli Studi di Bari le spese
processuali liquidate in € 100,00 per esborsi ed C 3000,00 per compensi professionali oltre accessori
di legge.

Roma 10/10/2013

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