Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27853 del 12/12/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 27853 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: DE STEFANO FRANCO

SENTENZA

sul ricorso 8435-2008 proposto da:
RIGASSIO

FRANCO

RGSFNC60S11G224Z,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE TRASTEVERE 259, presso lo
studio dell’avvocato PATTA GAETANO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato CONTI
ALBERTO giusta delega in atti;
– ricorrente –

3013

2084

contro

ZOLDAN ANTONELLA ZLDNNL41L70G224Z,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO CONFALONIERI 5,
presso lo studio dell’avvocato MANZI LUIGI, che lo

1

Data pubblicazione: 12/12/2013

rappresenta

e

difende

unitamente

all’avvocato

MAllAROLLI FRANCESCO giusta delega in atti;
PELLIZZARO MIRELLA PLZMLL43C61C406Y, VERNI GRAZIELLA
VRNGZL36R48A576K, elettivamente domiciliate in ROMA,
LARGO GEN. GONZAGA DEL VODICE 2, presso lo studio

rappresenta e difende unitamente all’avvocato SALMAZO
MARCO giusta delega in atti;
– controricorrenti nonchè contro

CAMPORESE ARMANDO, CATTANEO LORENZO;
– intimati –

avverso la sentenza n. 69/2007 della CORTE D’APPELLO
di VENEZIA, depositata il 31/01/2007, R.G.N.
113/2002;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/11/2013 dal Consigliere Dott. FRANCO
DE STEFANO;
udito l’Avvocato MARCO SALMAZO;
udito l’Avvocato EMANUELE COGLITORE per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ANTONIETTA CARESTIA che ha concluso
per l’inammissibilità del ricorso;

2

dell’avvocato PAZZAGLIA ALESSANDRO, che le

Svolgimento del processo

1. Franco Rigassio, locatario di un immobile già
condotto da Anna Maria Freguglia, che gli aveva ceduto
l’azienda il 7.2.83, convenne in giudizio dinanzi al
tribunale di Padova, con atto notificato il 24.4.84 e per

della legge 27 luglio 1978, n. 392, la locatrice Antonella
Zoldan, nonché Graziella Verni, Mirella Pellizzaro, Danilo
Verni, Armando Camporese e Lorenzo Cattaneo, nelle
rispettive qualità, la prima, di proprietaria e venditrice
del bene locato, la seconda e la terza, di effettive
acquirenti di questo in forza di rogito del 22.12.83, il
quarto ed il quinto, di promissari acquirenti del medesimo
immobile in virtù di precedente scrittura del 10.2.83 ed il
sesto, infine, di promissario acquirente a seguito di
ancora precedente scrittura del dicembre del 1981. Le sole
Zoldan, Verni e Pellizzaro si costituirono ed invocarono il
rigetto della domanda, che però fu accolta nei confronti
della sola Verni, previo pagamento del prezzo di £ 105
milioni da parte del Rigassio, con corrispondente condanna
della Zoldan alla restituzione, alla Verni ed alla
Pellizzaro, di £ 125.000.000.
Il gravame principale della Verni e della Pellizzaro,
come pure quello incidentale della Zoldan, furono peraltro
accolti dalla corte di appello di Venezia, così assorbite
nel rigetto di ogni domanda originaria anche le doglianze
dell’attore in primo grado sugli errori materiali della
sentenza del tribunale; ma questa Suprema Corte, adita dal
Rigassio per la riforma della pronuncia di secondo grado,
3

esercitare i diritti di riscatto previsti dall’art. 39

ne dispose – con sentenza 23 maggio 2001, n. 7204 – la
cassazione, ritenendo fondate le sue censure al mancato
esame della sua produzione ed all’omessa pronuncia sulla
domanda di simulazione della vendita del 22.12.83.
Il Rigassio adì in riassunzione la corte di appello di

Armando Camporese e Lorenzo Cattaneo, accolse l’eccezione
di estinzione del giudizio, in dipendenza dell’irrituale
osservanza all’ordine di integrazione del contraddittorio
impartito dal consigliere istruttore, mentre rigettò, per
carenza di prova, la domanda relativa alle restituzioni
dipendenti dall’intervenuta cassazione, lasciando a carico
di ciascuna parte le spese di lite sostenute.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre oggi,
affidandosi a tre motivi, il Rigassio; resistono, con un
primo unitario controricorso, Graziella Verni e Mirella
Pellizzaro, nonché, con ulteriore controricorso, Antonella
Zoldan; e, per la pubblica udienza del 12.11.13, le
controricorrenti depositano altresì memoria ai sensi
dell’art. 378 cod. proc. civ.
Motivi della decisione

2. Il ricorrente si duole: con un primo motivo, di
“omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione nella
dichiarazione di nullità dell’atto di integrazione del
contraddittorio (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.)”; con un secondo
motivo, di “omessa, insufficiente e contraddittoria
motivazione sulla mancata presentazione della prova del
pagamento delle spese liquidate (art. 360 n. 3 c.p.c.)”;
con un terzo motivo, di “violazione delle norme di diritto
4

Venezia, la quale però, mancata la costituzione dei soli

e omessa motivazione sulla domanda principale (art. 360 n.
3 e 5 c.p.c.)”.
La controricorrente Zoldan eccepisce l’inammissibilità
del ricorso per violazione dell’art. 366-bis cod. proc.
civ., per poi contestare singolarmente i motivi di

dolgono preliminarmente dell’inammissibilità del ricorso a
loro dire derivante dalla mancata promozione del giudizio
anche nei confronti di Danilo Verni, ma non mancano poi di
esaminare, riportando anche stralci degli atti del giudizio
di rinvio, nel merito i singoli motivi di doglianza, per
rimarcarne l’inammissibilità per vizi di formulazione e,
comunque, l’infondatezza. Nelle memorie ai sensi dell’art.
378 cod. proc. civ., poi, l’una e le altre ribadiscono le
preliminari censure in rito, ma ulteriormente illustrano le
contestazioni ai motivi di ricorso avversario.
3. Va premesso che, essendo la sentenza impugnata stata
pubblicata tra il 2.3.06 ed il 4.7.09, alla fattispecie
continua ad applicarsi, nonostante la sua abrogazione (ed
in virtù della disciplina transitoria di cui all’art. 58,
comma quinto, della legge 18 giugno 2009, n. 69) l’art.
366-bis cod. proc. civ. e, di tale norma, la rigorosa
interpretazione elaborata da questa Corte (Cass. 27 gennaio
2012, n. 1194; Cass. 24 luglio 2012, n. 12887; Cass. 8
febbraio 2013, n. 3079). Pertanto:
– i motivi riconducibili ai nn. 3 e 4 dell’art. 360 cod.
proc. civ. vanno corredati, a pena di inammissibilità, da
quesiti che devono compendiare: a) la riassuntiva
esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice
5

doglianza; le controricorrenti Verni e Pellizzaro si

di merito; b) la sintetica indicazione della regola di
diritto applicata da quel giudice; c) la diversa regola di
diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta
applicare al caso di specie (tra le molte, v.: Cass. Sez.
Un., ord. 5 febbraio 2008, n. 2658; Cass., ord. 17 luglio

novembre 2010, n. 22704); d) questioni pertinenti alla
ratio decidendi,

perché, in contrario, difetterebbero di

decisività (sulla necessità della pertinenza del quesito,
per tutte, v.: Cass. Sez. Un., 18 novembre 2008, n. 27347;
Cass., ord. 19 febbraio 2009, n. 4044; Cass. 28 settembre
2011, n. 19792; Cass. 21 dicembre 2011, n. 27901);
– a corredo dei motivi di vizio motivazionale vanno
formulati momenti di sintesi o di riepilogo, che devono
consistere in uno specifico e separato passaggio espositivo
del ricorso, il quale indichi in modo sintetico, evidente
ed autonomo rispetto al tenore testuale del motivo,
chiaramente il fatto controverso in riferimento al quale la
motivazione si assume omessa o contraddittoria, come pure se non soprattutto – le ragioni per le quali la dedotta
insufficienza della motivazione la rende inidonea a
giustificare la decisione (Cass. 18 luglio 2007, ord. n.
16002; Cass. Sez. Un., 1 0 ottobre 2007, n. 20603; Cass. 30
dicembre 2009, ord. n. 27680);
– infine, è consentita la contemporanea formulazione,
nel medesimo quesito, di doglianze di violazione di norme
di diritto e di vizio motivazionale, ma soltanto alla
imprescindibile condizione che ciascuna sia accompagnata
dai rispettivi quesiti e momenti di sintesi (per tutte:
6

2008, n. 19769, Cass. 25 marzo 2009, n. 7197; Cass., ord. 8

Cass. sez. un., 31 marzo 2009, n. 7770; Cass. 20 dicembre
2011, n. 27649).
4.

Eppure, nessuno dei motivi è corredato – ove

articolato sul n. 3 dell’art. 360 cod. proc. civ. – dal
quesito di diritto, né – ove articolato sul n. 5 della

autonomo di cui all’art. 366-bis cod. proc. civ.: così, il
ricorso è radicalmente inammissibile.
5.

Del resto, esso presenta ulteriori, autonomi e

concorrenti, manifesti profili di inammissibilità:
– quanto al primo motivo, perché non è rispettato il
disposto dei nn. 3 e 6 dell’art. 366 cod. proc. civ.,
difettando la trascrizione in ricorso e l’indicazione delle
sedi processuali degli atti di parte, dei provvedimenti del
giudice e delle deduzioni difensive svolte al riguardo;
mentre è di tutta evidenza la mancanza di censura alla
specifica ratio decidendi della declaratoria di estinzione,
fondata in modo specifico sull’omessa notifica nei termini
di un atto di integrazione del contraddittorio che
comprendesse anche l’indispensabile data dell’udienza di
prosecuzione;
– quanto al secondo motivo, perché la doglianza di
omessa disamina di documenti invece presenti in atti si
risolve nell’adduzione di un errore revocatorio e quindi
non poteva essere fatta valere ai sensi dell’art. 360, n.
3, cod. proc. civ. e, comunque, mai dinanzi a questa Corte
di cassazione;

7

medesima norma – dal momento di riepilogo o sintesi

- quanto al terzo motivo, perché è del tutto corretta
l’omissione della disamina nel merito di un gravame ove si
dichiari l’estinzione del relativo giudizio.
6. Inammissibili tutti i motivi, il ricorso va a sua
volta dichiarato inammissibile ed il soccombente ricorrente

delle controparti (e, quanto alle controricorrenti
Graziella Verni e Mirella Pellizzaro, tra loro in solido,
per l’evidente comunanza dell’interesse in causa e della
posizione processuale).
P.

Q.

M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna
Franco Rigassio al pagamento delle spese del giudizio di
legittimità, liquidate: in favore di Graziella Verni e
Mirella Pellizzaro, tra loro in solido, in C 5.000,00, di
cui C 200,00 per esborsi; in favore di Antonella Zoldan, in
C 5.000,00, di cui C 200,00 per esborsi.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
terza sezione civile della Corte suprema di cassazione,
addì 12 novembre 2013.

condannato alle spese del giudizio di legittimità in favore

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