Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27843 del 12/12/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 5 Num. 27843 Anno 2013
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: CONTI ROBERTO GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso 23790-2010 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

PORTOGHESI 12,

DEI

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

CMC PROGETTO SRL già MONDIALPOL ROMA S.P.A. in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA VIA GIOVANNI
PAISIELLO 15, presso lo studio dell’avvocato BRUGNOLI
GRAZIANO, che lo rappresenta e difende giusta delega

Data pubblicazione: 12/12/2013

a margine;

controricorrente

avverso la sentenza n. 261/2009 della COMM.TRIB.REG.
di ROMA, depositata il 07/07/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

GIOVANNI CONTI;
udito per il ricorrente l’Avvocato GAROFOLI che si
riporta;
udito per il controricorrente l’Avvocato BRUGNOLI che
si riporta;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udienza del 04/11/2013 dal Consigliere Dott. ROBERTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.L’Agenzia delle Entrate di Roma emetteva nei confronti della CMC
Progetto spa -già Mondialpol Roma spa- un avviso di accertamento
relativo rispettivamente ad IVA, IRPEG ed IRAP per l’anno 1998,
recuperando a tassazione costi indebitamente dedotti a fronte di
operazioni inesistenti intercorse fra la Cagimar(prestatrice di servizi)
e la Mondialpol ed IVA indebitamente detratta in relazione all’utilizzo

2.La contribuente ha proposto ricorso innanzi alla CTP di Roma che
dichiarava l’illegittimità dell’atto impugnato.
3.Sull’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate la CTR del Lazio, con
sentenza n.261/14/09, depositata il 7 luglio 2009, ha confermato la
sentenza impugnata, compensando le spese.
3.1 Secondo la CTR era anzitutto infondatezza la prospettata efficacia
di giudicato della sentenza n.29/26/06 depositata il 28.3.2006,
riguardante l’avviso di accertamento emesso nei confronti della Cagimar,
poi incorporata dalla Mondialpol, non potendosi ipotizzare l’estensione
del giudicato formatosi sulle imposte indirette rispetto al giudizio in
cui si controverte di imposte dirette. sicchè la diversità di oggetto
impediva l’accoglimento dell’eccezione.
3.2 Evidenziava che le presunzioni esposte dall’Ufficio per giungere
alla ritenuta inesistenza delle operazioni fatturate non potevano
consistere nel risultato di una deduzione, anche se non arbitraria,
dovendo piuttosto essere la conseguenza necessaria univoca e sicura di
fatti noti. Ragion per cui il fatto ignoto affermato doveva scaturire
come “conseguenza di una premessa certa e determinata, dovendosi
ritenere inefficace una deduzione che lasci sopravvivere un margine di
dubbio”.
3.3 Nella specie, gli elementi forniti dall’Ufficio per giustificare
l’inesistenza delle operazioni erano privi dei caratteri di precisione,
gravità e concordanza, a fronte delle produzioni documentali prodotte
dalla contribuente che avevano “smentito il castello accusatorio”. Nel
caso concreto, l’Ufficio non avere fornito alcun elemento valido
dall’Ufficio per affermare che le fatture fossero state emesse per
operazioni inesistenti, sicchè l’appello andava disatteso.
4. L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione, affidato
a tre motivi, al quale la società contribuente ha resistito con
controricorso.

di fatture per operazioni inesistenti.

MOTIVI DELLA DECISIONE

5.

Con il

primo motivo

l’Agenzia

prospetta la violazione degli

artt.19,21 e 54 del dpr n.633/72 e dell’art.39 dpr n.600/73, nonchè
dell’art.75 dpr n.917/86- secondo la numerazione

ratione temporis

vigente – in relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c. Lamenta che la CTR
non si era uniformata agli insegnamenti di questa Corte in tema di onere
della prova in tema di operazioni inesistenti, a cui tenore

carattere inesistente dell’operazione, incombendo sul contribuente
l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni.Per contro,
la CTR aveva

onerato l’amministrazione di fornire la prova piena

dell’inesistenza delle operazioni.
5.1 Aggiunge che, con riguardo alle imposte sui redditi, spetta al
contribuente dimostrare l’esistenza dei fatti che danno luogo ad oneri e
costi deducibili, ivi compreso quello dell’inerenza.
6. Con il secondo motivo l’Agenzia prospetta la violazione dell’art.2729
c.c., in relazione all’art.360 comma l n.3 c.p.c.I1 giudice di appello,
nel ritenere che gli elementi offerti dall’Agenzia non erano idonei a
fare presumere “come conseguenza necessaria” il carattere inesistente
delle operazioni, non si era conformato alla giurisprudenza che non
richiede, nel rapporto fra fatto noto ed ignoto, una relazione di
assoluta esclusività causale, bastando che il fatto ignoto derivi da
quello noto come conseguenza ragionevolmente possibile e verosimile,
secondo criteri di normalità.
7.

Col il

terzo motivo

l’Agenzia ha prospettato il vizio di

insufficiente motivazione su un fatto decisivo e controverso per il
giudizio, in relazione all’art.360 comma l n.5 c.p.c.
7.1 A fronte di un’articolata indicazione, nell’atto di appello, degli/
elementi -assenza di disponibilità di locali da parte della Cagimar
Finanziaria spa ed operatività della stessa nei locali della Mondialpol
Roma spa, esecuzioni

e delle attività da parte della Cagimar con

personale della Mondialpol,

generica descrizione delle attività

riportate nelle fatture, assenza di costi specifica da parte di Cagimar
relativi alle prestazioni rese alla Mondialpol Roma, pagamenti
effettuati dalla Mondialpol Roma alla Cagimar ancorchè quest’ultima
avesse emesso delle note di credito per rilevanti importi-che deponevano
per l’inesistenza delle operazioni, pienamente riscontrati dalla Guardia
di Finanza nel processo verbale di constatazione, la CTR aveva respinto

l’amministrazione era onerata di fornire elementi di prova in ordine al

la pretesa impositiva, utilizzando argomenti per nulla decisivi e privi
di rilevanza tralasciando, ancora, di compiere una valutazione
complessiva dei singoli elementi ove ritenuti individualmente inidonei a
sorreggere l’ipotesi della fittizietà delle operazioni.
8. La società contribuente, nel controricorso, ha dedotto l’infondatezza
delle censure, evidenziando quanto al primo motivo che nel caso di
specie non si era mai discusso del requisito dell’inerenza quanto alle

8.1 Aggiungeva che non erano mai stati indicati nell’avviso di
accertamento gli artt.19,21 e 54 dpr n.633/72 nonchè dell’art.75 dpr
n.917/86 invocati dalla ricorrente, che la sentenza impugnata era
comunque corretta non avendo l’Ufficio fornito elementi di prova
concreti per giustificare un esito diverso.
8.2 Esponeva, quanto alla seconda censura, che gli elementi forniti
dalla società avevano dimostrato una derivazione del fatto noto
esattamente contraria a quella presunta.
8.3 Evidenziava, quanto al terzo motivo, la piena ed esauriente
motivazione della CTR sia con riguardo ai singoli elementi che alla loro
sintesi.
9.1 tre motivi di ricorsi, che meritano un esame congiunto, sono fondati
per le considerazioni di seguito esposte e nei limiti testè specificati.
9.2 Ed invero, premesso che la prima e la seconda censura attengono a
questioni ampiamente dibattute nel corso del presente procedimento
durante le fasi di merito- anche in relazione alla questione
dell’inerenza dei costi prospettata attraverso il richiamo al generico
contenuto delle fatture-, ragion per cui non assume peculiare rilievo la
circostanza che dette disposizioni non siano state specificamente
indicate nell’avviso di accertamento,più volte questa Corte ha avuto
modo di affrontare il tema dell’onere della prova che governa le ipotesi
Ahm*
1e inesistenti.
diloperazioni
…-

21

9.3 Si è quindi affermato che in caso di fatture che l’Amministrazione
ritenga relative ad operazioni inesistenti, si deve ritenere che non
spetta al contribuente provare che l’operazione è effettiva. La tenuta
delle scritture e dei documenti contabili i cui dati vengono utilizzati
dal contribuente ed esposti nella dichiarazione fiscale, non onera,
infatti, il predetto a fornire anche l’ulteriore indicazione degli
elementi probatori attestanti l’effettiva corrispondenza alla realtà dei
dati indicati in fattura, trascritti nei registri obbligatori e

imposte dirette.

riportati

nella

dichiarazione

invece,

annuale.Incombe,

sull’amministrazione che adduce la falsità del documento e, quindi,
l’inesistenza di un maggiore imponibile l’onere di dimostrare che
l’operazione commerciale, oggetto della fattura, in realtà non è mai
stata posta in essere.
9.4 Tale prova è raggiunta dall’Amministrazione allorchè questa fornisca
oggettivi elementi per affermare che alcune fatture sono state emesse

in modo certo e diretto l’inesattezza degli elementi indicati nella
dichiarazione e nei relativi allegati ovvero l’inesattezza delle
indicazioni relative alle operazioni che danno diritto alla detrazione
(prova che può essere data anche attraverso “i verbali relativi ad
ispezioni seguite nei confronti di altri contribuenti, nonché da altri
atti e documenti” in possesso dell’Ufficio)-v.Cass.n.9108/2012-.
9.5 E’, infatti, l’art. 54 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – come del
resto il parallelo art.39 dpr n.600/73 quanto ai tributi indiretti(Cass.

n.

9108/2012- ad assumere rilevanza centrale ai fini che qui

interessano, sancendo che “…le omissioni e le false o inesatte
indicazioni

possono

essere

indirettamente

desunte

da

tali

risultanze,dati e notizie a norma dell’art.53 o anche sulla base di
presunzioni semplici”, senza necessità che l’Ufficio fornisca prove
“certe”-Cass.n.9784/2010-.
9.6 Proprio in relazione al contenuto precettivo della disposizione
appena evocata, le presunzioni semplici costituiscono, ai rilevati fini,
una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire
rilevanza, anche in via esclusiva, ai fini della formazione del proprio
convincimento, nell’esercizio del potere discrezionale,
istituzionalmente demandatogli, di individuare le fonti di prova,
controllarne l’attendibilità e la concludenza e, infine, scegliere, fra
gli elementi probatori sottoposti al suo esame, quelli ritenuti più
idonei a dimostrare i fatti costitutivi della domanda o dell’eccezione.
9.7 A tali affermazioni si è poi fatto seguire l’ulteriore non marginale
principio che se il fatto o i fatti indizianti allegati dalla
Amministrazione finanziaria, unitariamente considerati, rivestono i
caratteri della presunzione semplice, nessun ulteriore dato probatorio
occorrerà ai fini del raggiungimento della prova, non essendo richiesta
l’acquisizione “a conforto” di ulteriori “elementi presuntivi o
probatori”. Ciò perché le presunzioni semplici costituiscono una prova

L

per operazioni (anche solo parzialmente) fittizie, ovvero che dimostrino

completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza anche
in via esclusiva, ai fini della formazione del proprio convincimento,
nell’esercizio del potere discrezionale, istituzionalmente demandatogli,
di individuare le fonti di prova, controllarne l’attendibilità e la
concludenza ed infine scegliere tra gli elementi probatori sottoposti al
suo esame quelli ritenuti più idonei a dimostrare i fatti costitutivi
della domanda o dell’eccezione.

secondo cui non occorre che la relazione tra fatto noto e fatto ignoto
presenti carattere di certezza, ma basta che abbia contenuto di
ragionevole certezza, essendo sufficiente che all’accertamento del fatto
ignoto si pervenga dalla considerazione di un fatto noto attraverso un
processo logico deduttivo basato

sull’id

quod plerumque accidit-

Cass.n.3846/1980; Cass.n.3402/1983;Cass.n.497/1981,Cass.3721/1985-.
9.9 Pertanto, una volta che l’amministrazione abbia fornito oggettivi
elementi di prova,

anche indiziari,

in ordine all’inesistenza

dell’operazione o dell’inattendibilità della scrittura addotta dal
contribuente a base della richiesta di detrazione, sarà il contribuente
a dovere offrire la prova circa la verità ed inerenza dell’operazione
medesima-v.Cass.n.12802/2011;Cass.n.5282/2011-.
9.10 Ne consegue che il giudice tributario di merito, investito della
controversia sulla fondatezza dell’atto impositivo, è tenuto a valutare,
singolarmente e complessivamente, gli elementi presuntivi forniti
dall’Amministrazione, dando atto in motivazione dei risultati del
proprio giudizio e solo in un secondo momento, qualora ritenga tali
elementi dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza, deve
dare ingresso alla valutazione della prova contraria offerta dal
contribuente, che ne è onerato ai sensi degli articoli 2727 e ss. e r
2697, secondo comma, cod. civ.-cfr., ancora, Cass.24 luglio 2013 I I
U!
n.17959-.
9.11 Orbene, fermi i superiori principi, rileva il Collegio che la
sentenza impugnata è non soltanto errata in diritto, ma risulta carente
dal punto di vista motivazionale, avendo omesso di svolgere in modo
adeguato il compito di giustificare la ritenuta illegittimità delle
pretese impositive attivate dall’Ufficio attraverso argomentazioni
dettagliate, logiche e coerenti.
9.12 Ed invero, quanto al primo aspetto, ha errato la CTR nel pretendere
che l’Amministrazione dovesse fornire la prova piena e certa in ordine

9.8 Si è così ricordato che in tema di presunzioni vale il principio

al carattere inesistente delle operazioni, quando invece, per come sopra
esposto, l’onere sulla stessa ricadente è solo quello di dimostrare,
anche facendo ricorso a presunzioni semplici, che i dati risultanti
dalle fatture e dai documenti della società non corrispondono a quelli
descritti, ricadendo, per converso, sul contribuente la dimostrazione
circa il carattere effettivo delle operazioni.
9.13 Ed ha parimenti errato la CTR nel considerare che ai fini della

elementi presuntivi che determinassero in via assolutamente certa
l’esistenza del fatto ignoto, in tal modo disattendendo i principi sopra
ricordati che, come si è detto, rendono possibile il ragionamento
presuntivo sulla base di una mera relazione di ordinarietà fra fatto
noto e fatto ignoto.
9.14 Per altro verso, la sentenza impugnata appare decisamente
insufficiente quanto alle motivazioni esposte a sostegno della ritenuta
esistenza delle operazioni.
9.15 Ed invero, la CTR si è sostanzialmente limitata ad affermare in
modo generico che gli elementi offerti dall’Ufficio erano stati smentiti
dalle produzioni documentali della società omettendo di esaminare, in
modo analitico e attraverso una ponderazione complessiva, le ragioni
prospettate dall’Agenzia.
9.16 Ma è ben evidente che tale modo di argomentare appare gravemente
carente e caratterizzato da evidenti tratti di apoditticità poichè la
CTR non si è peritata di indicare in dettaglio gli elementi offerti
dall’Ufficio a sostegno del carattere fittizio delle attività.
9.17 Ora, l’avere omesso di indicare che l’Ufficio aveva sottolineato:a)
la vaghezza e genericità delle prestazioni indicate nelle fatture; b)il
pagamento di rilevanti importi da parte della Mondialpol alla Cagimar
ancorchè quest’ultima avesse emesso delle note di credito di di
£.700.000.000;c)la presenza di un unico dipendente nella Cagimar,
coincidente con il Direttore Amministrativo di tale società a fronte di
prestazioni fatturate di oltre due miliardi e novecento milioni di
vecchie lire;d)lo svolgimento della presunta attività della Cagimar nei
locali della Mondialpol;e)l’assenza di costi specifici per le attività
assertivamente rese dalla Cagimar alla Mondialpol, finisce col minore in
modo grave il ragionamento probatorio, non avendo in alcun modo la CTR
spiegato per quali ragioni gli elementi esposti dall’ufficio erano

prova del carattere non effettivo l’Amministrazione doveva offrire

svalutati da quelli peraltro genericamente richiamati a sostegno
dell’illegittimità della pretesa impositiva.
9.18 Solo un’analisi precisa e puntuale dei singoli elementi indicati
dall’ufficio e del loro significato attraverso una valutazione
complessiva avrebbe, infatti, consentito di rendere comprensibile le
conclusioni alle quali è giunto il giudice di appel lo, invece connotate
da un rilevante grado di apoditticità. E’ noto, del resto, che alla

insufficiente motivazione, deducibile in sede di legittimità ex art.
360, n. 5, cod. proc. civ., sussiste qualora il giudice di merito non
abbia tenuto conto alcuno delle inferenze logiche che possono essere
desunte degli elementi dimostrativi addotti in giudizio ed indicati nel
ricorso con autosufficiente ricostruzione, e si sia limitato ad assumere
l’insussistenza della prova, senza compiere una analitica considerazione
delle risultanze processuali-cfr.Cass. n. 3370/2012-.
9.19 Resta dunque confermato che il compendio indiziario esposto
dall’Agenzia delle Entrate è stato totalmente svalutato dal giudice di
appello senza che emergessero compiuti elementi di segno opposto idonei
a confermare la reale sussistenza delle operazioni fatturate.
9.20 In definitiva, la radicale svalutazione del compendio indiziario
fornito dall’Ufficio, a fronte di un’ampia considerazione della
documentazione prodotta dalla società senza che della stessa sia stata
fornita comprensibile indicazione, ha conclusivamente dato luogo ad una
motivazione non soltanto errata in diritto, ma gravemente carente, ad
onta di quanto diversamente sostenuto dalla controricorrente.
La sentenza impugnata, pertanto, in accoglimento dei motivi proposti
dall’Agenzia,va dunque cassata, con rinvio ad altra sezione della CITR
del Lazio per nuovo esame, da compiersi alla stregua
considerazioni appena esposte e tenendo in considerazione gli elementi’
di prova forniti dall’Agenzia attraverso una valutazione individuale e
complessiva degli indizi.I1 giudice del rinvio pure provvederà alla
liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
la Corte
Accoglie il ricorso
Cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR del
Lazio, la quale la quale pure provvederà alla liquidazione delle spese
del giudizio di legittimità.

stregua della giurisprudenza di questa Corte il vizio di omessa o

Così deciso in Roma il 4 novembre 2013 nella camera di consiglio della V

sezione civile.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA