Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27839 del 12/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27839 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: TERRUSI FRANCESCO

SENTENZA

sul ricorso 27074-2008 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

2013
2946

MARETTO ANNA, FERRARI GIANNI, PALUAN LOREDANA,
ALESSANDRINI LUCIA,

FERRARI IVAN,

elettivamente

domiciliati in ROMA VIA ANAPO 46, presso lo studio
dell’avvocato CORBO SETTIMIO, che

li

rappresenta e

difende unitamente all’avvocato LILLO LORENZO

giusta

Data pubblicazione: 12/12/2013

delega a margine;
– controricorrenti

avverso

la

sentenza

COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST.

n.

di VERONA,

94/2007

della

depositata il

07/11/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

FRANCESCO TERRUSI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ENNIO ATTILIO SEPE che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udienza del 23/10/2013 dal Consigliere Dott.

27079-08

Svolgimento del processo
L’agenzia delle entrate ha impugnato per cassazione,
deducendo quattro motivi, la sentenza della commissione
tributaria regionale del Veneto, sez. dist. di Verona, n.
94-15-02, depositata il 7 novembre 2007 e non notificata,

con la quale era stata dichiarata la nullità, per carenza
di motivazione, di un avviso di rettifica e di
liquidazione notificato ai contribuenti Lucia
Alessandrini, Gianni Ferrari, Ivan Ferrari e Anna Maretto
ai fini delle imposte di registro e dell’Invim, in
relazione alla compravendita di un terreno di mq. 2306,
inserito in zona 01/24 del comune di Castelbaldo.
Gli intimati hanno replicato con controricorso.
Motivi della decisione
I. – Col primo motivo – ai sensi dell’art. 360, n. 4,
c.p.c. – si deduce l’errore dovuto alla disapplicazione
degli artt. 100, 323 e 325 c.p.c., per avere la
commissione tributaria regionale omesso di dichiarare
l’inammissibilità dell’appello in quanto proposto dalla
parte totalmente vittoriosa in primo grado.
Col secondo motivo si deduce, ex art. 360, n. 3, c.p.c.,
la violazione e la falsa applicazione dell’art. 52 del
d.p.r. n. 131 del 1986, per non avere la sentenza
considerato che, ai fini della motivazione dell’avviso di
accertamento in materia di imposte di registro e di Invim,
era sufficiente l’esposizione del criterio astratto in
base al quale era stato rilevato il maggior valore, salvo

1

l’onere della prova ove,

nel contraddittorio

contribuente, gli elementi di fatto della pretesa erariale
fossero stati infine contestati. Nel caso di specie si
assume che l’avviso conteneva, giustappunto, l’esposizione
di tale criterio astratto.
Col terzo mezzo si deduce la nullità della sentenza

derivante da violazione dell’art. 36, 2 ° co., n. 4, del
d.lgs. n. 546 del 1992, nonché dell’art. 112 c.p.c., in
relazione a un’asserita omissione di pronuncia su
un’eccezione di domanda nuova in appello.
Col quarto mezzo, infine, si deduce la nullità del
procedimento per violazione dell’art. 57, 1 ° co., del
d.lgs. n. 546-92 e dell’art. 345 c.p.c., a causa della non
rilevata novità del secondo motivo dell’appello a suo
tempo proposto.
M – Il primo motivo è infondato.
Dalla sentenza risulta – e la stessa ricorrente ne dà atto
trascrivendo le parti essenziali degli atti di riferimento
– che l’avviso di rettifica e di liquidazione era stato
impugnato,

dinanzi

alla

commissione

tributaria

provinciale, con richiesta di annullamento in toto.
Si sosteneva, difatti, prioritariamente, che quell’atto
era carente di motivazione.
In ogni caso, poi, la parte contribuente aveva fatto
richiesta di determinazione del valore delle aree
residenziali in lire 60.000 al mq., conformemente alla
stima condivisa dal comune di Castelbaldo.

2

1

La sentenza di primo grado aveva accolto il ricorso in
relazione ai valori di taluni dei beni compravenduti,
(segnatamente corrispondenti ai mapp. 632 e 415), mentre,
quanto al mapp. 344, aveva determinato il valore
giustappunto in lire 60.000 al mq.
Ne consegue che, in primo grado, diversamente da quanto

sostenuto dall’ufficio, i contribuenti avevano ottenuto il
riconoscimento delle proprie ragioni solo in parte,
essendo stata accolta la subordinata – e non la principale
loro domanda – quanto al valore del bene corrispondente al
ridetto mappale.
III.

– Il secondo motivo è invece fondato e tanto

determina l’assorbimento di tutte le ulteriori questioni,
che andranno rimesse al giudice di rinvio.
IV. – Da tempo ormai questa corte va ripetendo che, in
tema di imposta di registro e Invim, anche a seguito
dell’entrata in vigore dell’art. 7 della l. 27 luglio 2000
n. 212, che ha esteso alla materia tributaria i principi
di cui all’art. 3 della 1. 7 agosto 1990 n. 241, l’obbligo
di motivazione dell’avviso di accertamento di maggior
valore deve ritenersi adempiuto mediante l’enunciazione
del criterio astratto in base al quale è stato rilevato il
maggior valore, con le specificazioni che si rendano in
concreto necessarie per consentire al contribuente
l’esercizio del diritto di difesa e per delimitare
l’ambito

delle

nell’eventuale

ragioni
successiva

dall’

ufficio

fase contenziosa,

restando

deducibili

riservati a quest’ultima fase l’onere dell’ ufficio di

3

fornire la prova della sussistenza in concreto dei
presupposti per l’applicazione del criterio prescelto e la
possibilità per il contribuente di contrapporre altri
elementi sulla base del medesimo criterio o di altri
parametri (v. tra le tante Cass. n. 6914-11; conf. Cass.
n. 25624-06; e v. pure, per analogo principio, di recente

E’

Cass. n. 14027-12).
stato in particolare osservato che l’obbligo di

motivazione degli atti tributari si atteggia diversamente
a seconda della natura e della funzione che gli stessi
hanno in base alle norme loro proprie, giacché, mentre in
alcuni atti la funzione di prelievo fiscale viene
esercitata in forme estremamente semplici e contratte,
talvolta risolvendosi nella mera imposizione di una
determinata disciplina, altri atti costituiscono, invece,
l’espressione di una funzione di prelievo fiscale
articolata e complessa, per cui assumono una veste formale
e un contenuto specificamente regolato dalla legge.
L’obbligo in questione può ritenersi quindi adempiuto
qualora la motivazione, ancorché formulata in modo
sommario e semplificato, sia tale – avuto riguardo al
contenuto tipico e all’oggetto del singolo atto impositivo
– da palesare le ragioni del provvedimento, nella
evidenziazione dei momenti ricognitivi e di quelli logicodeduttivi.
V. – Applicando detti principi all’imposta di registro e
all’ Invim, è certamente carente dei requisiti minimi di
motivazione l’avviso di accertamento di rettifica del

4

valore

dell’ immobile compravenduto che non faccia

riferimento ad alcuno dei criteri normativi di valutazione
(comparazione con i valori di immobili simili o analoghi
rilevati in relazione ad atti anteriori di non oltre tre
anni; capitalizzazione, al tasso medio, del reddito netto;
valore di mercato; costo storico) desumibili dalla

disciplina specifica – di cui agli art. 20 e 31 del d.p.r.
26 ottobre 1972 n. 643 (che, ai fini Invim, richiama la
normativa sull’imposta di registro), 49, 2 ° co, del d.p.r.
26 ottobre 1972 n. 634 (come sostituito dall’art. 3 d.P.R.
6 dicembre 1977 n. 914) e 52, 2 ° co., del d.p.r. 26 aprile
1986 n. 131 (v. Cass. n. 27758-05; conf. Cass. n. 1108208).
Mentre una carenza del genere non può dirsi esistente nel
caso opposto.
VI. – Venendo alla fattispecie in esame, può osservarsi
che il contenuto motivazionale dell’avviso di rettifica e
di liquidazione risulta evidenziato nella sentenza di
merito (oltre che debitamente trascritto nel ricorso per
cassazione) nel senso della avvenuta indicazione sia delle
caratteristiche oggettive dei terreni compravenduti, sia
del criterio eseguito per la conseguente stima, nel
riferimento “ai prezzi medi praticati in loco per beni
aventi le medesime caratteristiche urbanistiche”.
Non si giustifica allora la conclusione della commissione
tributaria regionale toscana in ordine a una carenza
strutturale della motivazione quale elemento essenziale
dell’atto tributario.

5

Una simile carenza è stata dalla commissione consegnata
all’ affermazione che “il riferimento ai ‘prezzi medi di
mercato praticati in loco per beni similari’ deve essere
esplicito e corredato da documentazione probante”.
Ma una tale affermazione confonde i concetti e si palesa

ai fini della completezza motivazionale dell’atto, anche
un esplicito riferimento alla prova. Altra, infatti,
l’enunciazione del criterio – cui soltanto è legato il
profilo (statico) della motivazione – altra la prova degli
elementi costitutivi della pretesa tributaria.
L’impugnata sentenza va quindi cassata con rinvio alla
medesima

commissione

sezione,

la

quale

tributaria
rinnoverà

regionale,
l’esame

diversa

dell’appello

attenendosi ai principi di diritto sopra esposti.
I restanti motivi rimangono assorbiti.
La commissione regionale provvederà anche sulle spese cte:
giudizio svoltosi in questa sede di legittimità.

IL

p.q.m.
La Corte rigetta il primo motivo; accoglie il

secondb,_ ,

dichiara assorbiti gli altri; cassa l’impugnata sentenza
in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le
spese del giudizio di cassazione, alla commissione
Ve N E
“.
tributaria regionale delra
Deciso in Roma, nella camera di consiglio

défiYha quinta

L

L:,

223

giuridicamente errata, in quanto, non è affatto richiesto,

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