Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27830 del 12/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27830 Anno 2013
Presidente: ADAMO MARIO
Relatore: MELONI MARINA

SENTENZA

sul ricorso 27488-2011 proposto da:
AGENZIA DELLE DOGANE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

CAMUSSO TUBI SRL in persona del legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA V.LE
TUPINI 133, presso lo studio dell’avvocato BRAGAGLIA
ROBERTO, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato BELLANTE PIERO giusta delega a margine;

Data pubblicazione: 12/12/2013

- controricorrente

avverso la sentenza n. 257/2010 della COMM.TRIB.REG.
di ANCONA, depositata il 23/09/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 24/09/2013 dal Consigliere Dott. MARINA

udito per il ricorrente l’Avvocato ALBENZIO che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato BELLANTE che
ha chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

MELONI;

Svolgimento del processo

suppletivo e

di rettifica, emesso dall’Agenzia

Ud. 24/9/2013

delle Dogane Direzione di Ancona, per il recupero
dei

maggiori

diritti

doganali

dovuti

ed

applicazione del dazio supplementare relativi a
operazioni di importazione di laminati piatti di
ferro ed acciaio, la società importatrice Camusso
Tubi

srl

presentava

ricorso

davanti

alla

Commissione Tributaria provinciale di Ancona.
La merce infatti – laminati a freddo – era stata
dichiarata dalla società di provenienza ed origine
preferenziale iugoslava (Serbia e Montenegro) e
risultata invece, a seguito di accertamento presso
le autorità iugoslave, di provenienza non
preferenziale in quanto la materia prima era stata
importata dalla Russia e poi sottoposta in Serbia e
Montenegro ad una fase finale del processo
produttivo di trasformazione. In conseguenza
dell’accertamento l’Ufficio aveva applicato oltre
al dazio relativo alla merce di provenienza non

1

\I-

A seguito di notifica di avviso di accertamento

preferenziale
dazio

iugoslava anche il

supplementare

previsto,

ritenendo

inapplicabile l’esenzione per il contingente
tariffario in quanto i certificati di origine,
presentati all’atto dell’importazione, erano

2 regolamento CE nr. 1694/2002.
La Commissione tributaria

provinciale di Ancona

con sentenza nr.173/05/2007 accoglieva il ricorso.
Su ricorso in appello proposto dalla Agenzia delle
Entrate avverso la sentenza di primo grado, la
Commissione tributaria regionale delle Marche, con
sentenza nr.257/1/2010 depositata in data
23/9/2010, accoglieva l’appello e riformava la
sentenza di primo grado solo limitatamente alla
debenza dei diritti doganali nella misura dello
0,50% ma non in riferimento al dazio supplementare.
Avverso la sentenza della Commissione Tributaria
regionale delle Marche ha proposto ricorso per
cassazione l’Agenzia delle Dogane con due motivi
ed ha resistito Camusso Tubi srl con controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo di ricorso la ricorrente
Agenzia

delle

Dogane

lamenta

violazione

dell’art.112 cpc per omessa pronuncia ex art. 360
2

invalidi perchè in violazione dell’art.2 paragrafo

nr.4 cpc in quanto la

CTR

ha

accolto

l’appello dell’Ufficio limitatamente al recupero a
tassazione dell’importo del dazio paesi terzi dello
0,50% in virtù dell’origine non preferenziale della
merce importata dalla Iugoslavia, ma non anche e

non ammissione al contingente tariffario all’epoca
vigente (c.d. dazio supplementare). Secondo
l’Ufficio infatti la presentazione tardiva di una
prova di origine valida, in sostituzione di quella
precedentemente offerta non consentiva l’ammissione
al contingente tariffario e quindi l’esonero
dell’importatore dal pagamento del dazio
supplementare in quanto la documentazione doveva
essere offerta all’atto dello sdoganamento.
Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente
Agenzia delle Dogane lamenta violazione degli artt.
20, 62, 67, 76,78, 201 e 218 comma 1 lett. C e 236
cdc e degli artt. 47, 199, 155 e 256 DAC ed art. 2
Reg. Ce 1694/2002 in quanto i giudici di appello
hanno affermato che l’importatore poteva ottenere
l’ammissione al contingente tariffario, avendone
titolo, previa presentazione di certificati
attestanti una determinata origine della merce,
anche se tali certificazioni erano state rilasciate
dall’Autorità straniera successivamente allo
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soprattutto quello variabile dal 23 al 27 %, per

sdoganamento

della

merce

(nella

fattispecie due anni dopo lo sdoganamento).
Viceversa

secondo

l’Ufficio

l’ammissione

al

contingente tariffario era subordinata alla
presentazione di un valido certificato al momento

come risulterebbe dall’interpretazione delle norme
sopra richiamate.

Il secondo motivo è fondato e deve essere accolto
con assorbimento del primo.
Infatti

la

società,

esercente

attività

di

importazione di prodotti laminati, aveva dichiarato
all’atto dell’immissione in libera pratica che la
merce era di origine preferenziale iugoslava
mentre, a seguito di accertamento da parte
dell’Ufficio era stato appurato che si trattava di
laminati provenienti dalla Russia sottoposti ad una
fase finale di lavorazione in Iugoslavia e quindi
di merce con origine iugoslava non preferenziale.
Ciò premesso la contribuente, nulla osservando in
ordine al pagamento dei maggiori diritti doganali
richiesti a seguito dell’accertamento in ordine
alla accertata origine non preferenziale della
merce, asseriva che non poteva essere esclusa
dall’applicazione del contingente tariffario e che
4

dell’importazione delle merci nell’Unione Europea,

l’Ufficio,

nell’accertare

l’origine non preferenziale iugoslava, non poteva
applicare anche il dazio supplementare del 23%
oltre a procedere alla revisione dell’accertamento.
Ciò in quanto l’origine non preferenziale della

contingente tariffario anche se le certificazioni
erano state presentate in epoca successiva allo
sdoganamento delle merci.
Rileva la Corte che, contrariamente a quanto
affermato dai giudici di secondo grado, l’accertata
irregolarità del certificato di origine della merce
all’atto dell’importazione costituisce motivo di
esclusione dall’esenzione spettante per la
normativa sul contingente tariffario, pur se non
siano stati superati i limiti del contingente, e
ciò in quanto l’art.2 paragrafo 2 Regolamento
1694/2002 prevede che l’applicazione del
contingente tariffario, con esenzione dall’aliquota
supplementare, richiede la presentazione di un
certificato di origine conforme ai requisiti di cui
all’art.47 reg. CEE 2454/93 mentre nel caso in cui
la merce non sia accompagnata da alcun certificato
di origine o sia accompagnata da un certificato di
origine invalido (oltre al caso in cui il

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merce non ostacolava comunque l’inclusione nel

contingente
essere

sia

esaurito)

necessariamente

applicato

deve

il

dazio

supplementare.
Nella fattispecie la ditta Camusso Tubi srl aveva
allegato all’atto di importazione certificati di

contingente tariffario, beneficiando al contempo
sia dell’applicazione del dazio nella misura
preferenziale dello 0% che dell’esonero
dall’applicazione del dazio supplementare, secondo
quanto previsto dall’allegato 1 del Reg. CE 1694
del 27/9/2002 per le importazioni dai territori di
Serbia e Montenegro.

Successivamente

l’autorità

doganale

serbo-

montenegrina aveva dichiarato l’invalidità dei
certificati EUR 1 presentati dall’importatrice e
pertanto appare legittima l’applicazione del dazio
supplementare,

in

sede

di

revisione

dell’accertamento, stante la mancata allegazione di
una valida certificazione di origine pur presentata
in epoca successiva all’atto dell’importazione.
In ordine a tale ultima circostanza – presentazione
di certificati in epoca successiva all’atto di
importazione – va rilevato come, nel caso concreto,

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circolazione EUR-1 e chiesto l’ammissione al

le

operazioni

di

importazione siano

avvenute in epoca anteriore alla eliminazione dei
contingenti tariffari e dei correlati dazi
supplementari, restando ferma – dal 7 dicembre 2003
– unicamente l’ordinaria aliquota (0,5%) del dazio

del Consiglio.
Infatti è pacifico tra le parti che i certificati
EUR l – idonei a giustificare, dopo che quelli
originariamente esibiti dall’importatore erano
stati considerati invalidi, l’inserimento dei
laminati in acciaio nel contingente tariffario
previsto dal Regolamento n. 1694/02 – sono stati
formati e, quindi, prodotti in Dogana, nell’anno
2005, ossia dopo che la predetta normativa era
stata abrogata dal successivo Regolamento n.
2142/03 del 5.12.03. Tale ultima disposizione,
invero, in considerazione del mutato quadro delle

convenzionale di cui al regolamento (CE) n. 2658/87

importazioni di determinati prodotti nel settore
dell’acciaio, abrogava le misure di salvaguardia
definitive adottate, per tali prodotti, dal
precedente Regolamento n. 1694/02, ripristinando,in
tal modo, il regime tariffario ordinario.
Ne consegue che, trattandosi nella specie di merci
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n

immesse

in

libera

pratica nel quadro

di specifici contingenti tariffari (art.256 DAC) e
scortate al momento dell’importazione da
certificati di origine preferenziale (Eur1) non
validi, la produzione postuma nel 2005 di ulteriori

comunque indispensabile per poter fruire del
contingente (art. 2 reg. n.1694/02) e neutralizzare
gli effetti automatici dei dazi supplementari, è
irrimediabilmente tardiva perché avvenuta dopo che
dal 7 dicembre 2003 le misure comunitarie del reg.
n.1694/02 sono state abrogate dal reg. n.2142/03.
Ne discende che la produzione di detti certificati
a distanza di circa due anni dall’entrata in vigore
(7.12.03) del Regolamento n. 2142/03, non è idonea
a prescindere dalla loro validità a
giustificare a posteriori l’inserimento della merce
importata nel contingente tariffario ormai

certificati di circolazione, la cui allegazione è

soppresso.
Le ragioni fatte valere dalla contribuente con il
ricorso introduttivo si palesano, pertanto, del
tutto destituite di fondamento.
Per quanto sopra il ricorso proposto deve essere
accolto in ordine al secondo motivo, assorbito il
8

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13

primo,

cassata

la

sentenza

impugnata, senza rinvio e la causa può essere
decisa nel merito ex art. 384 cpc non richiedendo
ulteriori accertamenti in punto di fatto, con

Ricorrono giusti motivi per compensare fra le parti
le spese dei gradi del giudizio di merito, stante
l’evolversi della vicenda processuale, mentre le
spese del giudizio di legittimità vanno poste a
carico della società contribuente.
P.Q.M.
Accoglie il secondo motivo di ricorso,assorbito il
primo, decidendo nel merito rigetta il ricorso
introduttivo e condanna Camusso Tubi srl al
pagamento delle spese di giudizio che si liquidano
in g 4.500,00 oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della
V sezione civile il 24/9/2013

Il consigliere estensore

Il Presidente

rigetto del ricorso introduttivo.

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