Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27816 del 12/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27816 Anno 2013
Presidente: PIVETTI MARCO
Relatore: VALITUTTI ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 24757-2010 proposto da:
ASPRA FINANCE SPA in persona del Procuratore Speciale
pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA
LUNG.TEVERE A. DA BRESCIA 9-10, presso lo studio
dell’avvocato FIORETTI ANDREA, che lo rappresenta e
difende giusta delega in calce;
– ricorrente –

2013
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contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE in persona del
Ministro pro tempore, AGENZIA DELLE DOGANE in persona
del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliati
in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

Data pubblicazione: 12/12/2013

GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende
ope legis;

avverso la sentenza n.

intimati

2576/2009 della CORTE

D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 01/09/2009;

udienza del 26/03/2013 dal Consigliere Dott. ANTONIO
VALITUTTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

PREMESSO IN FATTO.
1. Con sentenza n. 2576/09, depositata 1’1.9.09, la Corte
di Appello di Napoli – pronunciando in sede di rinvio, a
seguito della sentenza di questa Corte n. 21723/06 – rigettava l’appello proposto dalla Unicredit Banca
d’Impresa s.p.a. (ora Unicredt Credit Management Bank
s.p.a.) avverso la decisione di primo grado con la quale
era stato rigettato il ricorso proposto dalla medesima
nei confronti dell’ingiunzione di pagamento, emessa
dall’Amministrazione per diritti doganali pretesi nella
sua qualità di garante della ditta di esportazioni BE.CA
s p a
2. La CTR – dopo avere qualificato la garanzia in questione come fideiussione con apposizione della clausola
“a prima richiesta”, che legittima il fideiussore,
all’esito del pagamento effettuato, a sollevare eccezioni
relative all’obbligazione principale – riteneva non provata l’exceptio doli proposta dall’istituto di credito,
ritenendo di non potere dare corso – in assenza di prove
precostituite – alla formazione delle prove costituende
richieste dall’appellante.
3. Per la cassazione della sentenza n. 2576/09 ha proposto ricorso la Unicredit Management Bank s.p.a. (quale
mandataria della Aspra Finance s.p.a., cessionaria del
credito vantato dalla banca nei confronti della Be.Ca
s.p.a.) affidato ad un unico motivo. L’Amministrazione
non ha svolto attività difensiva.
OSSERVA IN DIRITTO.
1. Con ingiunzione notificata il 7.11.95, il Ministero
delle Finanze – Ufficio Ricevitoria Dogana di Napoli intimava alla Carimonte Banca s.p.a. (poi, Rolo Banca 1473
s.p.a., quindi Unicredit Banca d’Impresa s.p.a., infine
Unicredit Management Bank s.p.a.) il pagamento della somma di £. 127.964.940, oltre interessi, nella sua qualità
di fideiussore della BE.CA s.p.a., per l’anticipazione
del contributo CE all’esportazione, ai sensi dell’art. 48
del Regolamento CE n. 3665/87, di un quantitativo di carne bovina congelata, per la quale l’Amministrazione riteneva non fosse stata fornita la prova dell’immissione al
consumo in Paesi terzi, ossia al di fuori della Comunità
Europea.
1.1. L’opposizione proposta dalla banca garante, avverso
il provvedimento di ingiunzione, rigettata dal Tribunale
di Napoli con sentenza n. 1807/99, veniva accolta dalla
locale Corte di Appello, con la decisione n. 1154/02, sul
presupposto dell’intervenuta abrogazione – per effetto
dell’art. 130 del d.P.R. n. 43/88 – delle disposizioni
del r. d. n. 639/10, che regolavano la riscossione coattiva dei crediti erariali, ed in forza delle quali era
stata emessa l’ingiunzione opposta dall’istituto di credito garante dell’esportatore.
Avverso tale pronuncia proponeva, quindi, ricorso per
cassazione l’Amministrazione finanziaria, che veniva accolto da questa Corte con la sentenza n. 21723/06, con la
quale – affermata la perdurante operatività delle norme
in materia di accertamento di cui al r. d. 639/10 e,
quindi, la legittimità dell’azione ingiuntiva proposta

e

dall’Amministrazione – demandava al giudice del rinvio di
accertare la natura giuridica della garanzia rilasciata
dalla banca, e cioè se si trattasse di fideiussione o di
contratto autonomo di garanzia, e di stabilirne le ricadute sul rapporto tra l’Ufficio creditore e l’istituto di
credito garante.
1.2. Con sentenza n. 2576/09, la Corte di Appello di Napoli, pronunciando in sede di rinvio, rigettava l’appello
della Unicredit Banca d’Impresa s.p.a., ritenendo che la
dimostrazione della sussistenza di un’istanza arbitraria
di escussione della garanzia rilasciata dalla banca qualificata come fideiussione con garanzia a prima richiesta – da parte dell’ Amministrazione finanziaria,
presupponesse la prova – da fornire dall’istituto di
credito in via immediata, ossia mediante prova documentale – dell’exceptio doli, ossia della pretestuosità della
richiesta stessa, per l’evidente insussistenza dell’ obbligazione principale. Il garante avrebbe dovuto, in altri termini, dimostrare: l) che l’esportazione era avvenuta; 2) che le operazioni erano state effettuate nei
tempi prefigurati; 3) che la merce era stata immessa in
consumo nello Stato estero.
Di conseguenza, a parere del giudice di seconde cure, in
assenza di prove documentali evidenti in ordine alle circostanze suesposte, le istanze istruttorie avanzate dalla
Unicredit Banca d’Impresa s.p.a. (ordine di esibizione ex
art. 210 c.p.c., richiesta di informazioni alla p.a. ex
art. 213 c.p.c., prova testimoniale, espletamento di
c.t.u.) non potevano essere ammesse, poiché volte alla
formazione di una prova costituenda, irrilevante in carenza di una prova precostituita di una certa pregnanza.
Per cui, difettando – nel caso di specie – la dimostrazione dell’arbitrarietà, prima facie, della pretesa del
creditore, l’opposizione del fideiussore, avverso l’ ingiunzione di pagamento emessa nei suoi confronti, a parere del giudice di appello, non avrebbe potuto essere accolta.
1.3. Tale decisione di secondo grado, emessa in sede di
rinvio, è stata, quindi, gravata da ricorso per cassazione dalla Unicredit Management Bank s.p.a. (in prosieguo
Unicredit), quale mandataria della Aspra Finance s.p.a.,
cessionaria del credito vantato dalla banca nei confronti
della Be.Ca s.p.a., affidato ad un unico motivo.
L’Amministrazione finanziaria non si è costituita nel
presente giudizio.
2. Con l’unica censura proposta avverso la decisione di
seconde cure, la Unicredit denuncia la violazione e falsa
in relazione
116 c.p.c.,
applicazione degli artt.
all’art. 360 n. 3 c.p.c., nonché l’omessa, insufficiente
e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della
controversia, in relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c.
2.1. Si duole, invero, la ricorrente del fatto che il
giudice di appello non abbia tenuto in debito conto le
risultanze documentali, per di più in parte desumibili da
atti provenienti dalla stessa Amministrazione, comprovanti il puntuale adempimento degli obblighi incombenti sul
soggetto garantito (BE.CA . s.p.a.), quanto alle esporta-

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zioni effettuate, al rispetto dei tempi stabiliti e
all’immissione della carne esportata al consumo nei Paesi
terzi.
2.2. Tali risultanze – integranti “prove documentali liquide precostituite, pronte da valutarsi in ordine alla
ponderazione del fondamento dell’exceptio doli dedotta in
atti” – sarebbero state, difatti, del tutto pretermesse
dalla Corte territoriale, senza che fosse spesa una qualsiasi argomentazione, atta ad escluderne la rilevanza e
l’attendibilità a fini probatori.
3. La censura è fondata.
3.1. Va premesso, al riguardo, che nel giudizio di opposizione all’ingiunzione doganale prevista dall’art. 82
d.P.R. n. 43/73 – che deve ritenersi “sopravvissuta” al
disposto dell’art. 130, co. 2 d.P.R. n. 43/88, come atto
(Cass.
impositivo accertativo del credito erariale
l’amministra19194/06, 21670/06, 14812/10, 4510/12) zione, che sul piano dell’onere probatorio assume la posizione di attore in senso sostanziale, ove ne chieda la
conferma, avanza una domanda consistente nel veder riconosciuto in tutto o in parte il diritto di recupero così
azionato. Ne discende che la cognizione del giudice non
può limitarsi alla verifica dei presupposti formali di
validità dell’atto impositivo, ma deve estendersi al merito della pretesa erariale in esso espressa, sulla cui
fondatezza è comunque tenuto a statuire, anche a prescindere da una specifica richiesta in tal senso, e sulla base degli elementi di prova addotti dall’ente creditore e
dei contrastanti elementi di prova forniti dal soggetto
ingiunto (Cass. 19194/06).
3.2. Per il che, quando quest’ultimo riveste la qualità
di garante del debitore principale, la prima indagine che
il giudice di merito è tenuto a compiere è quella di stabilire se la garanzia, rilasciata nei confronti
dell’Amministrazione finanziaria dall’istituto di credito
che si sia impegnato alla restituzione dei contributi comunitari all’ esportazione verso Paesi terzi, ove indebitamente percepiti dalla società esportatrice (art. 87
d.P.R. n. 43/73), possa configurarsi come fideiussione o
vada, piuttosto, inquadrata nella figura del contratto
autonomo di garanzia.
Tale ultima figura negoziale, a differenza della prima,
essendo priva del requisito dell’accessorietà, non consente, invero, l’applicazione dell’art. 1945 c.c., non
potendo il debitore opporre al creditore, per paralizzarne la pretesa, eccezioni fondate sul rapporto principale
tra debitore garantito e creditore. Resta però salva, in
ogni caso, la proponibilità dell’exceptio doli, laddove
la richiesta di pagamento appaia prima facie frutto di un
comportamento abusivo e fraudolento del beneficiario, e
sempre che l’avvenuta importazione del prodotto nel paese
terzo sia stata tempestivamente allegata e provata, ai
sensi dell’art. 18 Regolamento CE n. 3665/87 (Cass.
20746/10).
3.3. Nel caso di specie, la Corte territoriale ha inteso
inquadrare la fattispecie concreta nella fideiussione con
“clausola a prima richiesta” o “senza eccezioni”, che va-

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le di per sé a far qualificare il negozio come contratto
autonomo di garanzia (cd. Garantievertrag), in quanto incompatibile con il principio di accessorietà che caratterizza il contratto di fideiussione (Cass.S.U. 3947/10,
Cass. 19736/11).
E tuttavia, nell’esaminare l’exceptio doli proposta dalla
Unicredit, la Corte di Appello di Napoli ha concluso nel
senso che mancherebbe agli atti la prova scritta, e perciò immediata, – “che non si sarebbe potuta confezionare
nel corso del procedimento”, mediante richiesta di informazioni alla p. a. ex art. 213 c.p.c., o utilizzando il
chiesto ordine di esibizione, ai sensi dell’art. 210
c.p.c. – che l’operazione di esportazione era effettivamente avvenuta nei termini stabiliti, e che si era verificata, altresì, l’immissione in consumo della merce
esportata nel Paese di destinazione.
4. Tale assunto della Corte territoriale ha costituito
oggetto della censura in esame che – così come proposta
dalla Unicredit sotto il profilo del vizio di motivazione
– si palesa pienamente fondata.
4.1. Costituisce, invero, un fatto decisivo della controversia l’avere, o meno, la ricorrente prodotto, nei gradi
di merito del giudizio, prove documentali “liquide e precostituite”, idonee a supportare l’exceptio doli proposta
dalla Unicredit nell’opposizione ad ingiunzione. E tale
fatto è, del pari, certamente controverso nel giudizio,
atteso l’assunto del giudice di appello, secondo cui
l’odierna ricorrente si sarebbe limitata a richiedere
l’ammissione di prove costituende.
Ebbene, secondo il costante insegnamento di questa Corte,
l’omesso esame di documenti allegati in atti, debitamente
indicati in ricorso ed ivi riportati nelle loro parti essenziali, quando il loro contenuto è decisivo per la controversia, talchè avrebbe potuto, verosimilmente, indurre
il giudicante ad una diversa decisione, vale, senza dubbio, ad integrare il vizio di motivazione, censurabile in
cassazione ai sensi dell’art. 360 n. 5 c.p.c. (cfr. Cass.
18506/06, 4405/06, 21621/07, 20028/11).
4.2. Orbene, nel caso concreto, la Corte territoriale non
ha tenuto in alcun conto i diversi documenti (elencati
nel ricorso, pp. 15-19 e 29-32) e costituti da dichiarazioni di ditte estere comprovanti l’effettiva ricezione
della merce, e quindi la sua immissione al consumo del
Paese di destinazione, con relative fatture e bollette
doganali.
Il giudice di seconde cure risulta avere, inoltre, del
tutto pretermesso l’esame della relazione di consulenza
tecnica d’ufficio (c.t.u. dr. Maroncelli), espletata in
un diverso giudizio – e le cui conclusioni sono state
trascritte nel ricorso – dalla quale si evince la regolare riesportazione in Paesi terzi delle carni oggetto del
contributo CE erogato alla BE.CA s.p.a., e l’ illegittimità dell’escussione delle garanzie bancarie rilasciate
per le operazioni in questione.
Non risulta, infine, presa in esame dalla Corte territoriale la nota, in data 29.1.94, del Dipartimento delle
Dogane di Bologna, nella quale si attestava la regolarità

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della produzione documentale comprovante l’immissione in
consumo delle merci (“vista la regolarità dei documenti
prodotti a definizione della pratica, considerato che
nulla è dovuto a saldo della liquidazione”), e con la
quale si autorizzava lo svincolo della fideiussione di
prefinanziamento, in discussione nel presente giudizio
(“autorizza la Dogana in indirizzo, ove null’altro osti,
a svincolare la fideiussione prestata per l’operazione di
prefinanziamento di cui sopra”).
4.3. Orbene, sulle risultanze documentali summenzionate,
ed in particolare sulla circostanza, decisiva per la risoluzione della controversia, secondo cui l’ Amministrazione avrebbe autorizzato lo svincolo della fideiussione
sulla quale si fonda l’ingiunzione emessa, nella specie,
nei confronti della banca ricorrente, la sentenza di secondo grado tace del tutto. Si impone, pertanto, in accoglimento del ricorso, la cassazione dell’impugnata sentenza, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello
di Napoli, che provvederà a nuovo esame della controversia, prendendo in adeguata considerazione gli elementi
documentali suindicati, allegati in atti dalla Unicredit
Credit Management Bank s.p.a.
5. Il giudice di rinvio provvederà, altresì, alla liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.
P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione;
accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, con
rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Napoli,
che provvederà anche alla liquidazione delle spese del
presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezio .e Tributaria, il 26.3.2013.

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