Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27800 del 11/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 27800 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: GIACALONE GIOVANNI

ORDINANZA
sul ricorso 25669-2012 proposto da:
SUETTA ADRIANO STTDRN71P27A166A, SUETTA
FRANCESCO STTFNC69R24I480L, quest’ultimo personalmente ed
in qualità di genitore esercente la potestà sulla figlia Jady Suetta
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PIERLUIGI DA
PALESTRINA 63, presso lo studio dell’avvocato CONTALDI
MARIO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato RUSSO
ALBERTO giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrenti contro
LIGURIA – SOCIETA’ DI ASSICURAZIONI SPA, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA DELLE FORNACI 38, presso lo studio dell’avvocato

Data pubblicazione: 11/12/2013

ALBERICI FABIO, rappresentata e difesa dall’avvocato SOAVE
GIANCARLO giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente nonchè contro

– intimati avverso la sentenza n. 656/2012 della CORTE D’APPELLO di
MILANO del 22/02/2012, depositata il 22/03/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
06/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI
GIACALONE;
udito l’Avvocato Russo Alberto difensore dei ricorrenti che chiede la
trattazione del ricorso in P.U.;
udito l’Avvocato Alberici Fabio (delega avvocato Soave Giancarlo)
difensore della controricorrente che si riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. AURELIO GOLIA che
aderisce alla relazione.

Ric. 2012 n. 25669 sez. M3 – ud. 06-11-2013
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BUCARELLI CARMELO, BUCARELLI LAURA;

16) R. G. n. 25669/2012
IN FATTO E IN DIRITTO
Nella causa indicata in premessa. é stata depositata la seguente relazione:
“1. — La sentenza impugnata (Corte d’Appello di Milano, 22/03/2012) ha,
per quanto qui rileva, rigettato l’appello proposto da Adriano e Francesco
Suetta avverso la sentenza del Tribunale di Milano, che aveva respinto le

Carmelo Bucarelli (proprietario dell’autovettura), di risarcimento dei danni
morali e materiali subiti, in proprio e iure hereditatis, in quanto figli di
Mario Suetta, deceduto a causa dell’investimento da parte dell’auto condotta
dalla Bucarelli. La Corte d’Appello affermava che, quanto alla presunzione
di colpa ex art. 2054 c.c. doveva ritenersi che la stessa non esonerasse colui
che agisce per il risarcimento a provare gli altri elementi della fattispecie,
cioè il danno e il nesso causale tra circolazione del veicolo ed evento lesivo
e riteneva dover estendere tale assunto anche al caso di veicolo fermo sulla
pubblica via. Di conseguenza concludeva per l’impossibilità di applicare le
presunzioni ai fini di valutare se Mario Suetta fosse caduto a terra perché
investito dall’auto della Bucarelli (che assumeva, infatti, di non aver
investito il Suetta in quanto ferma sulla carreggiata di pertinenza per far
passare un motorino tra le macchine parcheggiate e che il Suetta aveva
urtato contro la sua macchina mentre attraversava fuori dalle strisce
pedonali), evidenziando l’incertezza degli elementi probatori sul punto.
2. — Ricorrono per Cassazione i Suetta con quattro motivi di ricorso; resiste
con controricorso la Liguria Società di Assicurazioni S.p.A. Le censure
dedotte dalla parte ricorrente sono:
2.1 — Art. 360 n. 3 c.p.c. in relazione all’art. 2054 c.c. — violazione o falsa
applicazione di norme di diritto; art. 360 n. 5: omessa, insufficiente o
illogica motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per
avere la Corte d’Appello escluso qualsivoglia valenza probatoria, circa la
dinamica del fatto, alle dichiarazioni del Maresciallo Rinaldi e alla CTU e
per aver ritenuto che la sola prova dell’urto tra il Suetta e l’autovettura non
fosse sufficiente per applicare la presunzione di colpa di cui all’art. 2054
c.c.;
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8Q52,
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loro domande, proposte nei confronti di Laura Bucarelli (conducente) e

2.2 — Art. 360 n. 5 c.p.c. — omessa o insufficiente motivazione circa un fatto
controverso e decisivo per il giudizio, per avere la sentenza impugnata
escluso che le dichiarazioni rese dal Maresciallo Rinaldi potessero
dimostrare positivamente la responsabilità della Bucarelli senza motivare
adeguatamente sul punto, in quanto limitata ad osservare che la redazione
del verbale avvenne, non nella contestualità dei fatti, ma il giorno
successivo e che, quindi, quelle dichiarazioni sarebbero state riprodotte in

2.3 — Art. 360 n. 5 c.p.c. insufficiente e contraddittoria motivazione circa un
fatto controverso e decisivo per il giudizio, laddove la sentenza impugnata
avrebbe escluso che dalla dichiarazione medico legale redatta nel
procedimento penale risultasse la prova evidente dell’investimento del
pedone;
2.4 — Art. 360 n. 5 c.p.c. — Omessa, insufficiente o contraddittoria
motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere
la Corte Territoriale ritenuto non decisiva la deposizione del Rinaldi in
quanto non testimone oculare diretto ed in ragione del lungo tempo
trascorso che gli avrebbe impedito di fornire utili precisazioni al verbale già
redatto.
3 — Il ricorso è manifestamente privo di pregio. Tutte le censure — che
possono essere trattate congiuntamente data l’intima connessione,
riguardando tutte la ricostruzione del sinistro — implicano accertamenti di
fatto e valutazioni di merito. Ripropongono, in particolare, un’inammissibile
“diversa lettura” delle risultanze probatorie, senza tenere conto del
consolidato orientamento di questa S.C. secondo cui, quanto alla
valutazione delle prove adottata dai giudici di merito, il sindacato di
legittimità non può investire il risultato ricostruttivo in sé, che appartiene
all’ambito dei giudizi di fatto riservati al giudice di merito, (Cass. n.
12690/10, in motivazione; n. 5797/05; 15693/04). Del resto, i vizi
motivazionali denunciabili in Cassazione non possono consistere nella
difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del
merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo a detto giudice
individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove,
controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze
istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare
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forma indiretta, con possibilità di fraintendimento;

prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, salvo i casi tassativamente
previsti dalla legge in cui un valore legale è assegnato alla prova (Cass. n.
6064/08; nonché Cass. n. 26886 /08 e 21062/09, in motivazione). L’esame
dei documenti esibiti e delle deposizioni dei testimoni, nonché la
valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il
giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di
altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più

riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria
decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite
che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere
tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni
difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e
circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente
incompatibili con la decisione adottata (Cass. n. 5328/07, in motivazione;
12362/06). Inoltre, in tema di incidenti stradali la ricostruzione della loro
dinamica, come pure l’accertamento delle condotte dei veicoli coinvolti e
della sussistenza o meno della colpa dei soggetti coinvolti e la loro
eventuale graduazione, al pari dell’accertamento della esistenza o esclusione
del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento
dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al
sindacato di legittimità, qualora il procedimento posto a base delle
conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal
punto di vista logico – giuridico, e ciò anche per quanto concerne il punto
specifico se il conducente di uno dei veicoli abbia fornito la prova
liberatoria di cui all’art. 2054 c.c. (tra le tantissime, Cass. 5 giugno 2007 n.
15434; 10 agosto 2004 n. 15434; Cass. 14 luglio 2003, n. 11007; Cass. 10
luglio 2003, n. 10880; Cass. 5 aprile 2003, n. 5375; Cass. 11 novembre
2002,n. 15809).
La sentenza impugnata ha fatto piena e puntuale applicazione dei
principi di diritto affermati da questa S.C.. Infatti, essa ha ritenuto che: le
lesioni riscontrate non fossero univocamente indicative di un investimento,
non essendo state evidenziate dal dr. Tajana nell’ambito del procedimento
penale, lesioni da arrotamento o simili, mentre quelle riportate dal Suetta
vennero definite, dal medico legale, solo compatibili con l’investimento
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idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto

medesimo; non ci fosse la necessità di espletare apposita ctu o di procedere
all’audizione del dr Tajana, per affermare che le lesioni potessero essere
ricondotte anche ad una mera caduta sul suolo, specie avendo riguardo
all’età del Suetta, non più così giovane e al fatto che fosse in sovrappeso;
tale ambiguità non potesse essere risolta dalla lettura della relazione del
Maresciallo Rinaldi; le dichiarazioni rese dalla Bucarelli erano state riferite
non letteralmente, ma in forma indiretta, con la possibilità di

contestualità dell’accertamento.
4. – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai
sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso.”
La relazione é stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai
difensori delle parti costituite.
La parte resistente ha presentato memoria insistendo per il rigetto del
ricorso.
Ritenuto che:
a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il collegio ha
condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;
che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente
infondato;
le spese seguono la soccombenza a favore della parte costituita;
visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..
P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
presente giudizio a favore di Liguria Società di Assicurazioni, che liquida in
Euro 2600,00=, di cui Euro 2400,00= per compensi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 6 novembre 2013.

fraintendimento ed inoltre perché rese il giorno successivo e non nella

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