Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27785 del 11/12/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 27785 Anno 2013
Presidente: CICALA MARIO
Relatore: CARACCIOLO GIUSEPPE

ORDINANZA
sul ricorso 21600-2011 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE 06363391001 in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che la rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente contro
GALLI GIANBATTISTA GLLGBT39R02B313W, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIALE CASTRO PRETORIO 122, presso lo
studio dell’avvocato MARIO VALENTINI, rappresentato e difeso
dall’avvocato CARUSO ENRICO, giusta procura speciale in calce al
controricorso;

– controrícorrente –

Data pubblicazione: 11/12/2013

avverso l’ordinanza n. 71/36/2010 della Commissione Tributaria
Regionale di MILANO del 30.3.2010, depositata 1’1/07/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
14/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE
CARACCIOLO;

agli scritti e chiede la trattazione del ricorso in pubblica udienza.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RAFFAELE
CENICCOLA che si riporta alla relazione scritta.

Ric. 2011 n. 21600 sez. MT – ud. 14-11-2013
-2-

udito per il controricorrente l’Avvocato Enrico Caruso che si riporta

La Corte,
ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in
cancelleria la seguente relazione:
Il relatore cons. Giuseppe Caracciolo,
letti gli atti depositati

La CTR di Milano ha respinto l’appello proposto dall’Agenzia -appello proposto
contro la sentenza n.334/20/2006 della CTP di Milano che aveva accolto il ricorso di
Galli Giambattista- ed ha così annullato l’avviso di accertamento per IVA anno 1997
nonché l’atto di contestazione di sanzioni tributarie relativo ad altro avviso di rettifica
ai fini IVA per l’anno 1998 (atti impugnati con autonomi ricorsi che erano stati poi
riuniti aventi al giudice di primo grado)
La predetta CTR ha motivato la decisione (dopo avere lungamente trascritto gli atti
difensivi di parte e con locuzioni prive di raccordo sintattico) sostanzialmente
dichiarando di condividere la decisione del giudice di primo grado perché sorretta da
fondate motivazioni, che “risultano adeguatamente sorrette da corrette
argomentazioni di fatto e di diritto”.
L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
Il contribuente si è difeso con controricorso.
Il ricorso — ai sensi dell’art.380 bis cpc assegnato allo scrivente relatore, componente
della sezione di cui all’art.376 cpc- può essere definito ai sensi dell’art.375 cpc.
Infatti, con il primo motivo di impugnazione (improntato alla nullità della sentenza
per violazione dell’art.36 D.Lgs.546/1992 e dell’art.111 Cost.) la parte ricorrente si
duole della inidonea motivazione (scritta “per relationem” alla sentenza di primo
grado) della pronuncia qui impugnata, ciò che ha determinato l’effetto della nullità
della pronuncia per il difetto di uno dei suoi requisiti essenziali.
Il motivo appare manifestamente fondato, alla luce della pregressa giurisprudenza di
questa Corte:” Il riferimento, da parte del giudice d’appello, alla motivazione adottata
nella sentenza di primo grado devesi ritenere legittimo qualora il giudice medesimo,

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Osserva:

richiamando nella propria pronuncia gli elementi essenziali di quella esposizione,
dimostri non solo di averla fatta propria, ma anche di aver esaminato le censure
contro di essa sollevate e di averle ritenute infondate” (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 835
del 05/02/1980; più di recente Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2268 del 02/02/2006).
Nella specie di causa, il difetto di riesame originale della materia è fatto lampante

che sono state proposte dall’appellante Agenzia (debitamente riprodotte nel ricorso
introduttivo di questo grado, per rispetto del canone di autosufficienza del ricorso per
cassazione), siccome puntualmente riferite all’iter logico e valutativo adottato dal
giudice di primo grado, ciò che avrebbe dovuto imporre al giudice di appello non già
il generico riesame della questione prospettata dalla parte contribuente (a mezzo della
dichiarata condivisione degli argomenti valorizzati dal giudice di primo grado), ma
appunto il vaglio delle peculiari ragioni di doglianza che costituivano l’oggetto del
thema decidendum in quel grado di giudizio.
Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per
manifesta fondatezza, con conseguente necessità di rimessione della lite al giudice di
appello per il rinnovo dell’esame delle censure, da individuarsi nella CTR
Lombardia.
Roma, 5 maggio 2013

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati
delle parti;
che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie;
che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i
motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto;
che le spese di lite possono essere regolate dal giudice del rinvio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR
Lombardia che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese di lite del

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dalla circostanza che il giudice di appello non ha operato alcun esame delle censure

presente grado.

Così deciso in Roma il 14 novembre 2013.

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