Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27750 del 11/12/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 27750 Anno 2013
Presidente: RUSSO LIBERTINO ALBERTO
Relatore: SCARANO LUIGI ALESSANDRO

– Appello –

SENTENZA

Accoglimento
parziale –

sul ricorso 6846-2012 proposto da:
MANCINI

ARTURO

MNCRTR43L01L049H,

Condanna

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DI VILLA PATRIZI, 13, presso

dell’originario
attore ed
appellato
all’integrale

lo studio dell’avvocato CLARIZIA RENATO, che lo

pagamento
delle spese

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MANCINI

del doppio
grado del

IVAN giusta delega in atti;

giudizio di
merito –

– ricorrente –

2013

Violazione
del

1735

contro

principio
della

RST RETROFITTING SERVICE TEXTILE S.P.A. ORA MARZOLI

ex artt. 91

SOCIETA’ PER AZIONI 01957420167;

e 92 cpc –

– intimata
A

soccombenza

Configurabilità
– Fondamento

1

Data pubblicazione: 11/12/2013

Nonché da:

R.G.N. 6846/2012

RST RETROFITTING SERVICE TEXTILE S.P.A. ORA MARZOLI R.G.N. 10125/2012
SOCIETA’ PER AZIONI 01957420167, in persona del Cron.
Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale Rep.
rappresentante,

sig.

ATTILIO

MARIO

CAMOZZI,

d. 25/09/2013

presso lo studio dell’avvocato GIACCHI CORRADO, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
TATOZZI CLAUDIO giusta delega in atti;
– ricorrenti incidentali contro

MANCINI ARTURO MNCRTR43L01L049H;
– intimato –

sul ricorso 10125-2012 proposto da:
MANCINI ARTURO;
– ricorrente nonchè contro

RST RETROFITTING SERVICE TEXILE S.P.A. ORA MARZOLI
SOCIETA’ PER AZIONI 01957420167;
– intimata –

Nonché da:
RST RETROFITTING SERVICE TEXILE S.P.A. ORA MARZOLI
SOCIETA’ PER AZIONI 01957420167, in persona del
Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale
rappresentante, sig. ATTILIO MARIO CAMOZZI,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE ANGELICO 38, PU

presso lo studio dell’avvocato GIACCHI CORRADO, che
la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
TATOZZI CLAUDIO giusta delega in atti;
– ricorrente incidentale nonchè contro

– intimato –

avverso la sentenza n. 915/2011 della CORTE D’APPELLO
di BRESCIA, depositata il 01/08/2011 R.G.N. 1408/09;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 25/09/2013 dal Consigliere Dott. LUIGI
ALESSANDRO SCARANO;
udito l’Avvocato VINCENZO CUFFARO per delega;
udito l’Avvocato CORRADO GIACCHI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IGNAZIO PATRONE che ha concluso,
previa riunione, per l’inammissibilita’ del ricorso,
in subordine per il rigetto dello stesso.

3

MANCINI ARTURO;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 1 ° /8/2011 la Corte d’Appello di Brescia, in
parziale accoglimento del gravame interposto dalla società
R.S.T. Retrofitting Service Textile s.p.a. e in conseguente
parziale riforma della sentenza Trib. Brescia 16/10/2009,

risoluzione del contratto di consulenza ed assistenza legale già
intercorrente tra la medesima e il sig. Arturo Mancini della
durata di 2 anni, per inadempimento della predetta società,
rigettava la domanda di risarcimento dei danni lamentati dal
professionista.
Avverso la suindicata sentenza della corte di merito il
Mancini propone ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi,
illustrati da memoria.
Resiste con controricorso la Marzoli Società per Azioni
(incorporante la società Marzoli s.p.a. già incorporante la
società R.S.T. Retrofitting Service Textile s.p.a.), che spiega
altresì ricorso incidentale condizionato, sulla base di unico
motivo.
MOTIVI DELLA DECISIONE

Va pregiudizialmente disposta la riunione dei ricorsi sub
R.G. n. 6846/12 e R.G. n. 10125/2012, e dichiarata
l’improcedibilità di quest’ultimo, con compensazione tra le
parti delle spese del giudizio di cassazione, e l’ammissibilità
del primo.

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confermata la declaratoria emessa dal giudice di prime cure di

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, nel caso
in cui una sentenza come nella specie sia stata impugnata con
due successivi ricorsi per cassazione, il primo dei quali non
sia stato depositato dal ricorrente, è ammissibile la
proposizione del secondo, anche qualora contenga nuovi e diversi

avuto luogo nel rispetto del termine breve decorrente dalla
notificazione del primo, e l’improcedibilità di quest’ultimo non
sia stata ancora dichiarata, giacché la mera notificazione del
primo ricorso non comporta la consumazione del potere
d’impugnazione, e all’ammissibilità del secondo ricorso non osta
la contestuale declaratoria d’improcedibilità del primo su
iniziativa del controricorrente, che abbia sopperito al mancato
deposito dell’originale del ricorso provvedendo ad allegare la
copia a lui notificata, proponendo controricorso ( cfr. Cass.,
26/5/2010, n. 12898; Cass., 6/6/2007, n. 13267; Cass.,
11/12/2006, n. 26319 ).
Orbene, nella specie il primo ricorso, notificato in data
1 0 /3/2012, non è stato depositato nella Cancelleria di questa
Corte, all’iscrizione a ruolo avendo provveduto la
controricorrente, al dichiarato fine di farne dichiarare
l’improcedibilità.
In data 12/3/2012 è stato dal ricorrente quindi notificato
un secondo ricorso, regolarmente iscritto sub R.G. n. 6846/12.
Essendo stato nel caso il termine breve d’impugnazione
decorrente dalla notificazione del primo ricorso sicuramente

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motivi di censura, purché la notificazione dello stesso abbia

rispettato,

e

non

essendo

all’epoca

ancora

intervenuta

declaratoria di improcedibilità, il secondo ricorso è stato
invero proposto allorquando il potere d’impugnazione non si era
ancora consumato.
Il secondo ricorso è pertanto nel caso senz’altro

sostenuto, non ostandovi d’altro canto la -contestuale pur se
logicamente precedente- odierna declaratoria d’improcedibilità
del primo.
Con il l ° motivo il ricorrente denunzia omessa o
contraddittoria motivazione, in riferimento all’art. 360, l ° co.
n. 5, c.p.c.
Si duole che la corte di merito abbia contraddittoriamente
confermato la pronunzia di risoluzione contrattuale, negando il
diritto all’indennizzo per il danno conseguente a tale
inadempimento.
Con il 2 ° motivo denunzia violazione e falsa applicazione
degli artt. 1453, 1218, 1223, 2697 c.c., in riferimento all’art.
360, l ° co. n. 3, c.p.c.
Si duole che la corte di merito abbia ritenuto la «mancata
allegazione e dimostrazione, da parte dell’attore, del
pregiudizio effettivamente subito a seguito della risoluzione
del contratto>>, laddove è tenuto solamente a provare la fonte
del suo diritto ed è controparte a dover provare il fatto
estintivo della pretesa costituito dall’adempimento.

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ammissibile, diversamente da quanto dalla ricorrente incidentale

Lamenta che in base alla disciplina generale in tema di
contratti d’opera stipulati nell’ambito di un’attività di lavoro
autonomi, in caso di recesso unilaterale del committente è
dovuta al prestatore d’opera il compenso pattuito per l’intera
opera, e <> vale <>.
Con unico motivo la ricorrente in via incidentale denunzia
violazione degli artt. 1418, 1422, 2237 c.c., in riferimento
all’art. 360, l ° co. n. 3, c.p.c.; nonché <> su punto decisivo
della controversia, in riferimento all’art. 360, l ° co. n. 5,
c.p.c.
Si duole che la corte di merito abbia respinto l’eccezione
di nullità della deroga pattizia dell’art. 2237 c.c. contenuta
nel contratto pur in difetto di <>.
I motivi del ricorso principale ed incidentale, che possono
congiuntamente esaminarsi in guanto connessi, sono in parte
inammissibili e in parte infondati.
Giusta principio consolidato nella giurisprudenza di
legittimità, i motivi posti a fondamento dell’invocata
cassazione della decisione impugnata debbono avere i caratteri
della specificità, della completezza, e della riferibilità alla
decisione stessa, con -fra l’altro- l’esposizione di
argomentazioni intelligibili ed esaurienti ad illustrazione

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prestazioni da erogarsi continuativamente per una durata di

delle dedotte violazioni di norme o principi di diritto, essendo
inammissibile il motivo nel quale non venga precisato in qual
modo e sotto quale profilo (se per contrasto con la norma
indicata, o con l’interpretazione della stessa fornita dalla
giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina) abbia

la pronuncia di merito.
Sebbene l’esposizione sommaria dei fatti di causa non deve
necessariamente costituire una premessa a sé stante ed autonoma
rispetto ai motivi di impugnazione, è tuttavia indispensabile,
per soddisfare la prescrizione di cui all’art. 366, 1 ° co. n. 4,
c.p.c., che il ricorso, almeno nella parte destinata alla
esposizione dei motivi, offra, sia pure in modo sommario, una
cognizione sufficientemente chiara e completa dei fatti che
hanno originato la controversia, nonché delle vicende del
processo e della posizione dei soggetti che vi hanno
partecipato, in modo che tali elementi possano essere conosciuti
soltanto mediante il ricorso, senza necessità di attingere ad
altre fonti, ivi compresi i propri scritti difensivi del
giudizio di merito, la sentenza impugnata (v. Cass., 23/7/2004,
n. 13830; Cass., 17/4/2000, n. 4937; Cass., 22/5/1999, n. 4998).
È cioè indispensabile che dal solo contesto del ricorso sia
possibile desumere una conoscenza del “fatto”, sostanziale e
processuale, sufficiente per bene intendere il significato e la
portata delle critiche rivolte alla pronuncia del giudice
( v. Cass., 4/6/1999, n. 5492 ).

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a quo

avuto luogo la violazione nella quale si assume essere incorsa

Quanto al vizio di motivazione ex artt. 360, 1 ° co. n. 5,
c.p.c., esso si configura solamente quando dall’esame del
ragionamento svolto dal giudice del merito, quale risulta dalla
sentenza, sia riscontrabile il mancato o insufficiente esame di
punti decisivi della controversia prospettati dalle parti o

argomentazioni adottate, tale da non consentire
l’identificazione del procedimento logico giuridico posto a base
della decisione (in particolare cfr. Cass., 25/2/2004, n. 3803).
Tale vizio non consiste pertanto nella difformità
dell’apprezzamento dei fatti e delle prove preteso dalla parte
rispetto a quello operato dal giudice di merito ( v. Cass.,
14/3/2006, n. 5443; Cass., 20/10/2005, n. 20322 ).
La deduzione di un vizio di motivazione della sentenza
impugnata con ricorso per cassazione conferisce infatti al
giudice di legittimità non già il potere di riesaminare il
merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio,
bensì la mera facoltà di controllo, sotto il profilo della
correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle
argomentazioni svolte dal giudice del merito, cui in via
esclusiva spetta il compito di individuare le fonti del proprio
convincimento, di assumere e valutare le prove, di controllarne
l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le
complessive
,

risultanze

processo,

del

quelle

ritenute

maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse
sottesi, di dare ( salvo i casi tassativamente previsti dalla

9

rilevabili d’ufficio, ovvero un insanabile contrasto tra le

legge ) prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova
acquisiti ( v. Cass., 7/3/2006, n. 4842;. Cass., 27/4/2005, n.
8718 ).
Orbene, i suindicati princìpi risultano invero non osservati
dagli odierni ricorrenti, sia in via principale che in via

Va anzitutto posto in rilievo come essi facciano
rispettivamente richiamo ad atti e documenti del giudizio di
merito [es., il ricorrente in via principale:

all’<>, al <>, alla comparsa di costituzione di controparte nel
giudizio di I grado; alla sentenza del giudice di prime cure,
all’<>,
alla <> al «mandato
conferito dal precedente amministratore>>, alla <>, al <>, alla
<>, all’<>, alla <>, all’<>, ai <>; la ricorrente
in via incidentale: all’<>, al <>, alla “raccomandata

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incidentale.

con la richiesta di copia del mandato conferito dal precedente
amministratore” _ ( cfr. citazione avv., p. 1 e doc. avv. 2 )>>,
alla <>, all’atto <>, alla propria comparsa di

della RST al 31 dicembre 2002″>>, al >>Contratto che il
precedente amministratore unico della Società aveva ( del tutto
inspiegabilmente ) sottoscritto>, al proprio atto di recesso, al
<>, alla sentenza del giudice di prime
cure, all’atto di appello, alla <>] limitandosi a
meramente richiamarli, senza invero debitamente -per la parte
d’interesse in questa sede- riprodurli nel ricorso ovvero,
laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni
necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento
alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla
documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al
fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass.,
16/3/2012, n. 4220), con precisazione ( anche ) dell’esatta
collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte,
rispettivamente acquisito o prodotto in sede di giudizio di
legittimità ( v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n.
15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass.,
6/11/2012, n. 19157 ), la mancanza anche di una sola di tali

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costituzione in I grado di giudizio, al “bilancio d’esercizio

indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr.

Cass.,

19/9/2011, n. 19069; Cass., 23/9/2009, n. 20535; Cass.,
3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279. E da ultimo,
Cass., 3/11/2011, n. 22726; Cass., 6/11/2012, n. 19157 ).
A tale stregua i ricorrenti non pongono questa Corte nella

verificare il relativo fondamento ( v. Cass., 18/4/2006, n.
8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659;
Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass.,
28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777 ) sulla base
delle sole deduzioni contenute nel ricorso, alle cui lacune non
è possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la
Corte di legittimità accesso agli atti del giudizio di merito
(v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444;
Cass., 1 ° /2/1995, n. 1161).
Non sono infatti sufficienti affermazioni -come nel casoapodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione, dovendo le
ricorrenti viceversa porre la Corte di legittimità in grado di
orientarsi fra le argomentazioni in base alle quali ritengono di
censurare la pronunzia impugnata (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).
Deve ulteriormente porsi in rilievo, avuto in particolare
riguardo al 1 0 motivo del ricorso principale, che laddove si
duole dell’asserita violazione da parte dei giudici di merito di
un «precetto di giustizia sostanziale>> in ordine alla
<> giacché <>, anziché il
denunziato vizio di motivazione il ricorrente inammissibilmente

Alla stregua di quanto sopra rilevato ed esposto emerge
dunque evidente come, lungi dal denunziare vizi della sentenza
gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni degli
odierni ricorrenti, sia in via principale che in via
incidentale, oltre a risultare formulate secondo un modello
difforme da quello delineato all’art. 366, n. 4, c.p.c., in
realtà si risolvono nella mera doglianza circa la dedotta
erronea attribuzione da parte del giudice del merito agli
elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle
loro rispettive aspettative ( v. Cass., 20/10/2005, n. 20322 ),
e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto
probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di
merito ( cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932 ).
Per tale via, infatti, come sì è sopra osservato, lungi dal
censurare la sentenza per uno dei tassativi motivi indicati
nell’art. 360 c.p.c., essi in realtà sollecitano,

contra ius e

cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di
legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il
fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di
legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale

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in realtà prospetta un vizio di violazione di norme di diritto.

possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di
Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del
merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei
medesimi ( cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443 ).
Con il 3 ° motivo il ricorrente in via principale denunzia

riferimento all’art. 360, l ° co. n. 3, c.p.c.
Si duole che la corte di merito l’abbia condannato al
pagamento delle spese del doppio grado di giudizio di merito,
laddove la sua domanda di risoluzione del contratto è stata
accolta, sicché deve «ritenersi sussistente l’ipotesi di
soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o
totale tra le parti delle spese processuali>>.
Il motivo è fondato e va accolto nei termini di seguito
indicati.
Come questa Corte ha già avuto modo di affermare in tema di
condanna alle spese processuali, il principio della soccombenza
va inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa
non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al
pagamento delle spese stesse e il suddetto criterio non può
essere frazionato secondo l’esito delle varie fasi del giudizio
ma va riferito unitariamente all’esito finale della lite, senza
che rilevi che in qualche grado o fase del giudizio la parte poi
soccombente abbia conseguito un esito a lei favorevole( v.
Cass., 11/1/2008, n. 406, e, conformemente Cass., 1 ° /12/2009, n.
25270; Cass., 22/7/2009, n. 17145 ).

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violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., in

Atteso che l’identificazione della parte soccombente è
rimessa al potere decisionale del giudice del merito, con
l’unico limite di violazione del principio per cui le spese non
possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa
( v. Cass., 6/10/2011, n. 20457; Cass., 16/6/2011, n. 13229 ),

limitato ad accertare che non risulti violato il principio
secondo il quale le spese non possono essere poste a carico
della parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale
sindacato e rientra nel potere discrezionale del giudice di
merito la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o
in parte le spese di lite, e ciò sia nell’ipotesi di soccombenza
reciproca, sia nell’ipotesi di concorso con altri giusti motivi
(v. Cass., 11/1/2008, n. 406, e, conformemente Cass.,
1 ° /12/2009, n. 25270; Cass., 22/7/2009, n. 17145).
Si è al riguardo altresì precisato come la nozione di
soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o
totale tra le parti delle spese processuali ( art. 92, 2 ° co.,
c.p.c. ), sottenda -anche in relazione al principio di
causalità- una pluralità di domande contrapposte, accolte o
rigettate e che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo
fra le stesse parti, ovvero anche l’accoglimento parziale
dell’unica domanda proposta allorché essa sia stata articolata
in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati
gli altri, ovvero quando la parzialità dell’accoglimento sia
meramente quantitativa e riguardi una domanda articolata in un

15

il sindacato della Corte Suprema di Cassazione è al riguardo

unico capo ( v. Cass., 23/9/2013, n. 21684; Cass., 21/10/2009,
n. 22381 ).

*
Nessuna norma per altro verso prevede, per il caso di
soccombenza reciproca delle parti, un criterio di valutazione
della prevalenza della soccombenza dell’una o dell’altra basato

esse, dovendo essere valutato l’oggetto della lite nel suo
complesso ( v. Cass., 24/1/2013, n. 1703 ).
Orbene, come emerge dall’impugnata sentenza la corte di
merito ha nel caso condannato l’appellato ed odierno ricorrente
Mancini all’integrale pagamento delle spese del doppio grado del
giudizio di merito argomentando dal rilievo che «la domanda
proposta dal Mancini è stata integralmente respinta>>, laddove
tale giudice ha per converso riformato solo parzialmente la
pronunzia di primo grado, respingendo «la domanda di
risarcimento danni>> e lasciando invero <>.
A tale stregua, risulta dalla corte di merito violato il
principio della soccombenza posto agli artt. 91 e 92 c.p.c.
In ipotesi come nella specie di accoglimento meramente
parziale della domanda ( ovvero laddove, ma non è questo il
caso, ravvisi la ricorrenza di giusti motivi ) il giudice può
infatti disporre la compensazione parziale o financo totale
delle spese, ma non può, senza violare il suindicato principio
o

della soccombenza, porle come nella specie interamente a carico
del pur parziale vincitore.

N

16

sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna di

Dell’impugnata sentenza s’impone pertanto la cassazione in
relazione, con rinvio alla Corte d’Appello di Brescia che
facendo del suindicato disatteso principio applicazione,
procederà in diversa composizione, a nuovo esame.
Il giudice del rinvio provvederà anche in ordine alle spese

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi. Dichiara improcedibile il ricorso
sub R.G. n. 10125/2012, e compensa tra le parti le relative
spese. Accoglie il 3 ° motivo del ricorso principale sub R.G. n.
6846/2012, rigettati gli altri motivi e il ricorso incidentale.
Cassa in relazione l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le
spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di
Brescia, in diversa composizione.

Roma, 25/9/2013

del giudizio di cassazione.

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