Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27733 del 29/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 29/10/2019, (ud. 20/06/2019, dep. 29/10/2019), n.27733

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5003/2018 R.G. proposto da:

M.B., P.R. e P.G., rappresentati e

difesi dagli Avv.ti Raffaella Rago e Vincenzo Ioffredi, con

domicilio eletto presso lo studio della prima in Roma, via L.

Settembrini, n. 30;

– ricorrenti –

contro

M.I. e T.M.T., rappresentati e difesi

dall’Avv. Rocco Luigi Girolamo, con domicilio eletto presso il suo

studio in Roma, Viale delle Milizie, n. 22;

– controricorrenti –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma, n. 7091/2017,

depositata il 10 novembre 2017;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 20 giugno

2019 dal Consigliere Emilio Iannello.

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Roma, in riforma della decisione di primo grado, ha rigettato, ritenendo prescritto il relativo credito, la domanda di risarcimento dei danni da infiltrazioni proposta dagli eredi di P.M. nei confronti di M.I. e T.M.T..

2. Avverso tale decisione i soccombenti, M.B., P.R. e G., propongono ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resistono gli intimati, depositando controricorso.

3. Essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

I ricorrenti e i resistenti hanno depositato memoria ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Va preliminarmente rilevata la tardività della memoria dei resistenti, siccome depositata decorso il termine di cinque giorni prima della camera di consiglio, previsto dall’art. 380-bis c.p.c. (nuovo testo).

Infatti, l’art. 155 c.p.c., comma 4 (diretto a prorogare al primo giorno non festivo il termine che scada in un giorno festivo) e il successivo comma 5 del medesimo articolo (introdotto dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. f, e diretto a prorogare al primo giorno non festivo il termine che scada nella giornata di sabato) operano anche con riguardo ai termini che si computano “a ritroso”, ovvero contraddistinti dall’assegnazione di un intervallo di tempo minimo prima del quale deve essere compiuta una determinata attività.

Tale operatività, peraltro, deve correlarsi alle caratteristiche proprie di siffatto tipo di termine, producendo il risultato di individuare il dies ad quem dello stesso nel giorno non festivo cronologicamente precedente rispetto a quello di scadenza, in quanto, altrimenti, si produrrebbe l’effetto contrario di una abbreviazione dell’intervallo, in pregiudizio per le esigenze garantite dalla previsione del termine medesimo (v. da ultimo Cass. 14/09/2017, n. 21335; v. anche Cass. 30/06/2014, n. 14767, pronunciata con riferimento all’analogo termine dell’art. 378 c.p.c.; v. anche Cass. 04/01/2011, n. 182; 07/05/2008, n. 11163).

Nella specie, rispetto all’odierna camera di consiglio del 20/6/2019 il termine di cui all’art. 380-bis c.p.c., comma 2, scadendo sabato 15/6/2019, doveva pertanto intendersi in tal senso “prorogato a ritroso” a venerdì 14/6/2019, dovendosi pertanto considerare tardivo il suo deposito intervenuto solo nella giornata di sabato 15/6/2019.

2. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2943 e 2944 c.c..

Sostengono che, essendo stata la domanda introdotta il 2/8/2005, la Corte avrebbe dovuto “valutare se nel quinquennio successivo al 1997, ovvero nel periodo 1997-2001, fossero intervenuti atti idonei all’interruzione della prescrizione del diritto”, ciò in particolare avendo riguardo alla nota dell’Avv. Ciro Castro, difensore dei pretesi debitori, trasmessa via fax il 9/2/1999, e al successivo fax inviato in risposta allo stesso in data 18/2/1999 contenenti, rispettivamente: la prima, richiesta dei conteggi “onde provvedere ad una definizione delle vicende”; il secondo rinnovata richiesta di risarcimento dei danni.

Ciò premesso, lamentano i ricorrenti che erroneamente la Corte d’appello ha negato efficacia interruttiva alle predette note sulla base del rilievo che “non v’è prova che l’Avv. Ciro Castro, destinatario delle missive, avesse mandato per rappresentare gli odierni appellanti nella specifica vicenda”; obiettano in proposito che non spettava ad essi danneggiati dimostrare che il predetto legale rappresentasse la controparte tenuto al risarcimento del danno, considerato peraltro che il mandato professionale può essere conferito all’avvocato anche in forma orale.

3. Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano poi, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa e/o insufficiente valutazione delle risultanze probatorie e processuali.

Lamentano omesso esame del fatto storico costituito dalla dichiarazione del difensore dei soggetti generati al risarcimento dei danni, “sicuramente interruttiva” – essi assumono – della prescrizione.

4. Le censure, congiuntamente esaminabili per la loro intima connessione, sono inammissibili sotto diversi profili.

Il primo motivo lo è anzitutto per aspecificità, non confrontandosi la censura con le ragioni poste a base della decisione.

Si postula infatti dai ricorrenti che la Corte d’appello abbia negato valore interruttivo della prescrizione alla nota a firma dell’Avv. Castro inviata via fax il 9/2/1999 sull’assunto che mancasse la prova che quest’ultimo agisse in forza di mandato ricevuto dal creditore, laddove in sentenza si afferma più volte e chiaramente che alla detta decisione si perviene per esservi prova positiva dell’assenza di tale mandato.

L’asserto contrario sul punto (secondo cui invece un potere di rappresentanza avrebbe dovuto desumersi dallo stesso contenuto della nota) ha un valore meramente oppositivo, privo di alcun rilievo censorio.

5. A prescindere da ciò, è comunque manifestamente infondato l’assunto secondo cui tale nota, così come quella successivamente inviata in risposta, pur ammettendo per ipotesi che ad esse potesse riconoscersi effetto interruttivo, avrebbero dovuto considerarsi impeditive della eccepita prescrizione.

E’ bensì vero che, in tale ipotesi (efficacia interruttiva delle note), la prima di esse avrebbe interrotto il termine prescrizionale che era cominciato a decorrere dalla data di perfezionamento del fatto costitutivo del credito e così anche la seconda avrebbe interrotto il nuovo termine che dalla prima era iniziato a decorrere; ciò però comportava soltanto, per l’appunto, l’inizio, da ciascuna di esse, della decorrenza di nuovo termine quinquennale di prescrizione che, in mancanza di successivi atti interruttivi, deve comunque considerarsi ampiamente decorso alla data di notifica dell’atto introduttivo del giudizio, intervenuta come detto il 2/8/2005, ben oltre cinque anni dopo la seconda delle dette note, datata 18/2/1999.

Non può a tal fine assegnarsi poi alcun rilievo all’allegazione, contenuta nella memoria ex art. 380-bis c.p.c., dell’esistenza di ulteriore atto interruttivo, rappresentato da fax datato 30/9/1999, spedito il 12/10/1999.

Non solo non viene fornita l’indicazione specifica di tale documento, ma, soprattutto, invocandolo, si procede ad una inammissibile integrazione del motivo con un’argomentazione nuova (v. ex multis, con riferimento alla memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., ma con argomentazione che vale pure le memorie ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., Cass. n. 26670 del 2014, secondo cui “La memoria ex art. 378 c.p.c., non può integrare i motivi del ricorso per cassazione, poichè assolve all’esclusiva funzione di chiarire ed illustrare i motivi di impugnazione che siano già stati ritualmente – cioè in maniera completa, compiuta e definitiva – enunciati nell’atto introduttivo del giudizio di legittimità, con il quale si esaurisce il relativo diritto di impugnazione”).

E’ dunque persino ultroneo rilevare che comunque, anche tale terzo documento, non farebbe escludere l’eccepita prescrizione, essendo dalla data di esso comunque ampiamente decorso nuovo termine prescrizionale di cinque anni anteriormente alla notifica dell’atto introduttivo del giudizio (2/8/2005), al riguardo costituendo altra argomentazione nuova, e priva peraltro di alcun supporto nelle premessa fattuali accertate in sentenza, l’indicazione come dies ad quem di tale computo della data del 28/9/2004 di asserita proposizione di ricorso ex art. 1172 c.c..

6. Per le esposte ragioni anche il secondo motivo, al di là della evidente non riconducibilità della doglianza al paradigma censorio di cui al nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si appalesa inammissibile, attesa la non decisività della circostanza di cui si lamenta l’omesso esame (peraltro infondatamente, trattandosi invece di circostanza espressamente considerata dal giudice a quo).

7. Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna dei ricorrenti, in solido, al pagamento in favore delle controparti delle spese processuali, liquidate come da dispositivo in rapporto a sole due fasi (attesa la detta inammissibilità della memoria ex art. 380-bis c.p.c.).

Ricorrono le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per l’applicazione del raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, in Euro Euro 2.500 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 20 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA