Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27716 del 03/12/2020

Cassazione civile sez. I, 03/12/2020, (ud. 23/09/2020, dep. 03/12/2020), n.27716

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29556/2018 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato in Brescia, in via Lattanzio

Gambara n. 42, presso lo studio degli avvocati Maria Grazia

Capitanio, e Giuseppe Ragnoli, dai quali è rappresentato e difeso,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BRESCIA, depositato il

06/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/09/2020 dal Cons. Dott. VALITUTTI ANTONIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso al Tribunale di Brescia, M.A., cittadino del (OMISSIS), chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegata al medesimo dalla competente Commissione territoriale. Con decreto n. 3482/2018, depositato il 6 settembre 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.

2. Il giudice adito escludeva la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento a quest’ultimo dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria, reputando non attendibili, e comunque inidonee a fondare una domanda di protezione internazionale, le dichiarazioni del richiedente, circa le circostanze dell’abbandono del suo Paese, ritenendo non sussistente, nella zona di provenienza dell’istante, una situazione di violenza indiscriminata, derivante da conflitto armato interno o internazionale, e rilevando che non erano state allegate dal medesimo specifiche ragioni di vulnerabilità, ai fini della protezione umanitaria.

3. Per la cassazione di tale provvedimento ha, quindi, proposto ricorso M.A. nei confronti del Ministero dell’interno, affidato ad un solo motivo. L’intimato non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso – denunciando la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – il ricorrente lamenta che il Tribunale abbia ritenuto di denegare al medesimo la protezione sussidiaria, ai sensi della norma succitata, sebbene sussistessero i presupposti di legge per la concessione di tali misure, e senza, peraltro, effettuare alcun approfondimento istruttorio d’ufficio.

2. Il motivo inammissibile.

2.1. In relazione alla protezione sussidiaria prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), va osservato, invero, che l’attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguarda il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata, bensì quello della prova, con la conseguenza che l’osservanza degli oneri di allegazione si ripercuote sulla verifica della fondatezza della domanda. Di conseguenza, in relazione alla fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), deve essere allegata quantomeno l’esistenza di un conflitto armato o di una situazione di violenza indiscriminata così come descritti dalla norma (Cass., 31/01/2019, n. 3016);

2.2. Nel caso concreto, il Tribunale ha accertato che il richiedente, nella narrazione dei fatti che lo hanno indotto ad abbandonare il luogo di origine, non ha allegato la sussistenza di “una situazione di violenza generalizzata del Paese”, bensì una vicenda di natura privata (rissa per motivi religiosi), risolvibile mediante il ricorso alle forze dell’ordine ed in relazione alla quale il medesimo non è stato neppure ritenuto attendibile, per la contraddittorietà della narrazione effettuata. Nondimeno, il giudice di merito ha altresì accertato, con riferimento a fonti internazionali citate nella motivazione del decreto, che la zona di provenienza dell’immigrato è immune da situazioni di violenza indiscriminata. La censura si traduce, per contro, oltre che in una lunga elencazione di precedenti giurisdizionali, pressochè tutti di merito – come tali totalmente irrilevanti in questa sede, incombendo sulla Corte il dovere di conoscere esclusivamente i propri precedenti, nell’adempimento del dovere istituzionale, derivante dall’esercizio della funzione nomofilattica di cui all’art. 65 ord. giud. (Cass. Sez. U., 17/12/2007, n. 26482; Cass., 30/12/2011, n. 30780; Cass., 04/12/2015, n. 24740) -, in una sostanziale, inammissibile, rivisitazione del merito (Cass., 04/04/2017, n. 8758);

2.3. Per tutte le ragioni esposte, il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, senza alcuna statuizione sulle spese, attesa la mancata costituzione dell’intimato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2020

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