Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27695 del 03/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 03/12/2020, (ud. 06/07/2020, dep. 03/12/2020), n.27695

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6303-2015 proposto da: (k.”

F.A.M.;

F.M.;

FR.AN.PI.;

F.M.;

FR.MA.MI.;

A.M.;

G.L.C.;

elettivamente domiciliati in ROMA, presso lo studio dell’Avvocato

NICOLA MASSAFRA, rappresentati e difesi dall’Avvocato CAROLINA RITA

SCARANO giusta procura speciale estesa a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, presso l’AVVOCATURA GENERALE

DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1506/27/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata il 30/6/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 6/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

DELL’ORFANO ANTONELLA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

i contribuenti indicati in epigrafe propongono ricorso, affidato a quattro motivi, per la cassazione della sentenza n. 1506/27/2014, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Puglia aveva parzialmente accolto l’appello erariale avverso la sentenza n. 349/7/2011 della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia in accoglimento del ricorso proposto avverso avvisi di rettifica e liquidazione per imposta di registro, ipotecaria e catastale in relazione ad atti di compravendita immobiliare da parte della società Pulsano di F.M. S.a.S. in favore degli odierni ricorrenti, avendo l’Ufficio finanziario rettificato, utilizzando una stima UTE con sopralluogo e i valori OMI, i valori dichiarati in atti;

l’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1.1. con il primo motivo si censura la sentenza denunciando, in rubrica, “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio” lamentando, in particolare, i ricorrenti che la CTR abbia riformato la sentenza di primo grado sulla base dell’ammissione, da parte dei contribuenti, circa il maggior valore degli immobili, pur avendo essi, al contempo, evidenziato altre circostanze idonee a giustificare ulteriori riduzioni del valore accertato, anche inferiore a quello dichiarato dai ricorrenti;

1.2. in primo luogo, va evidenziato che dall’11.9.2012 è entrata in vigore la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che ha introdotto nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, nel cui paradigma non è inquadrabile la censura concernente l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione;

1.3. va altresì evidenziato che alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione temporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione concerne solamente l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non già quelli di insufficienza, illogicità e contraddittorietà della motivazione su questioni decisive della controversia, e a fortiori di omesso o illogico o superficiale esame di determinate emergenze probatorie, essendo invero sufficiente che come nella specie il fatto (valore dell’immobile ai fini dell’applicazione delle imposte) sia stato esaminato, non essendo il Giudice di merito tenuto a dare necessariamente conto di tutte le risultanze probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente rilevanti (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312);

1.4. la decisione della CTR non si basa, peraltro, sull’ammissione dei contribuenti circa un determinato valore ma sulla valutazione di elementi probatori (documenti) che la CTP non aveva valutato, essendosi quest’ultima limitata “a rilevare “dati contrastanti” tra la perizia di parte e gli atti impugnati”;

1.5. la CTR ha così correttamente applicato, sulla base delle prove in atti, i criteri legali di determinazione del valore degli immobili, dovendo altresì evidenziarsi che il giudizio tributario non si connota come un giudizio di “impugnazione-annullamento”, bensì come un giudizio di “impugnazione-merito”, in quanto non è finalizzato soltanto ad eliminare l’atto impugnato, ma è diretto alla pronuncia di una decisione di merito sul rapporto tributario, sostitutiva dell’accertamento dell’Amministrazione finanziaria, previa quantificazione della pretesa erariale, peraltro entro i limiti posti da un lato, dalle ragioni di fatto e di diritto esposte nell’atto impositivo impugnato e, dall’altro lato, dagli specifici motivi dedotti nel ricorso introduttivo del contribuente (cfr. Cass. n. 21759/2011);

2.1. con le ulteriori censure si lamenta che la CTR avrebbe “omesso di considerare e pronunciarsi su fatti controversi e decisivi” e segnatamente sulla “inammissibilità dell’appello per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 2, e dell’art. 345 c.p.c., comma 2”, la “mancata estensione del principio della mancata contestazione, di cui all’art. 115 c.p.c.” e la “decadenza dal potere di accertamento, dovendosi far risalire la notifica dell’avviso di rettifica e liquidazione oltre i termini prescrizionali di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 1-bis”;

2.2. le doglianze, da riqualificare come vizio di omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c., vanno parimenti disattese;

2.3. quanto alla prima doglianza i ricorrenti hanno del tutto omesso di trascrivere o allegare al ricorso l’atto di appello al fine di consentire a questa Corte l’esame circa la lamentata mancanza di specificità dell’atto di gravame;

2.4. invero, in tema di ricorso per cassazione, l’esercizio del potere di esame diretto degli atti del giudizio di merito, riconosciuto alla S.C. ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone l’ammissibilità del motivo, ossia che la parte riporti in ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza, gli elementi ed i riferimenti che consentono di individuare, nei suoi termini esatti e non genericamente, il vizio suddetto, così da consentire alla Corte di effettuare il controllo sul corretto svolgimento dell'”iter” processuale senza compiere generali verifiche degli atti (cfr. Cass. nn. 23834/2019, 11738/2016);

2.5. la seconda doglianza è inammissibile per genericità, non avendo i ricorrenti in alcun modo indicato i “fatti non specificamente contestati” dall’Agenzia delle entrate, che la CTR avrebbe omesso di prendere in esame;

2.6. la terza doglianza circa la decadenza dell’Ufficio finanziario per il decorso del termine previsto dal D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 1-bis, è infondata atteso che il termine biennale, ivi previsto, decorre dalla data del pagamento dell’imposta, che coincide con la registrazione del contratto;

2.7. nel caso di specie, essendo stato notificato l’atto impositivo, come riportato nella sentenza impugnata, in data 2.3.2011 (non avendo i ricorrenti in alcun modo riportato o allegato al ricorso la documentazione attestante una successiva data di notifica), l’avviso di accertamento deve ritenersi tempestivamente emesso a fronte della data di registrazione dei contratti in data 12.3.2009 e 25.3.2009, come parimenti riportato in sentenza;

3. sulla scorta di quanto sin qui illustrato, pertanto, il ricorso va respinto e i ricorrenti, soccombenti, vanno condannati, in solido, in favore della controricorrente al pagamento delle spese processuali nella misura liquidata, sulla base del valore della controversia e dell’attività difensiva spiegata, come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 1.500,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 6 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2020

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