Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27693 del 11/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 27693 Anno 2013
Presidente: PIVETTI MARCO
Relatore: OLIVIERI STEFANO

SENTENZA

sul ricorso 888-2009 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente 2013
1857

contro

SOCIETA’ STARVOX SPA (già SCAI SERVIZI SPA) ora
UNISERVIZI GRUPPO FONDIARIA – SAI SOCIETA’ CONSORTILE
A.R.L., in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA I.
GOIRAN 23, presso lo studio dell’avvocato CONTENTO

Data pubblicazione: 11/12/2013

GIANCARLO, rappresentato e difeso dall’avvocato BIANCO
MICHELE giusta delega a margine;
– controri corrente –

avverso la sentenza n. 40/2007 della COMM.TRIB.REG. di
TORINO, depositata il 15/11/2007;

udienza del 28/05/2013 dal Consigliere Dott. STEFANO
OLIVIERI;
udito per il ricorrente l’Avvocato PISANA che ha
chiesto l’accoglimento;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per
l’accoglimento del l ° motivo, assorbiti motivi 2 ° e 3 ° ,
inammissibile e in subordine accoglimento 4 ° motivo del
ricorso.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Svolgimento del processo

La Commissione tributaria della regione Piemonte, con sentenza
STARVOX s.p.a., ed ha rideterminato in € 2.498,14 l’imposta evasa in
relazione alla omessa fatturazione di beni ed alla omessa indicazione dei
corrispondenti ricavi, risultante dalla differenza tra il valore dichiarato dalla
società delle giacenze finali di magazzino e quello invece inferiore rilevato
all’esito della verifica fiscale. I Giudici territoriali, dato atto che non vi era
contestazione sulla percentuale di ricarico del 6,1% sulle vendite, hanno
ritenuto condivisibili i calcoli redatti sui prospetti depositati dalla società, in
quanto congruenti e privi di errori, non avendo peraltro l’Ufficio formulato
alcuna contestazione al riguardo.
La CTR piemontese ha inoltre ritenuto “inerenti” all’esercizio della
impresa le fatture utilizzate in detrazione in quanto riferibili a spese di
pubblicità (sponsorizzazione di avvenimenti sportivi) come emergeva dalla
causale delle stesse fatture, e non essendo richiesta la stipula di un formale
contratto.
Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Agenzia delle
Entrate deducendo quattro motivi.
Ha resistito la società intimata con controricorso.
Motivi della decisione

1
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Coi est.
ieri
Stefano

15.11.2007 n. 40, ha parzialmente accolto l’appello proposto da

1. Con il primo motivo la Agenzia fiscale deduce il vizio di “error in
procedendo”, per violazione degli artt. 19, 20 e 21 Dlgs n. 546/1992, in
relazione all’art. 360co 1 n. 4) c.p.c. sostenendo che la CTR avrebbe
erroneamente deciso nel merito il motivo di gravame volto a contestare la
pretesa fiscale -fondata sul diverso valore delle giacenze finali dichiarato
dalla contribuente ed accertato dal’Ufficio- relativa alla imposta evasa per
relativi maggiori ricavi, atteso che tale pretesa doveva ritenersi sottratta al
“thema decidendum” ed era divenuta definitiva per omessa impugnazione
nel termine di decadenza dell’atto di autotutela con cui veniva
rideterminato il valore delle giacenze e riliquidata la imposta evasa.
2. Con il secondo motivo la Agenzia fiscale deduce la violazione
dell’art. 57 Dlgs n. 546/1992 in relazione all’art. 360co1 n. 4 c.p.c.,
sostenendo, in diretta dipendenza logica con gli argomenti esposti a
fondamento del primo motivo, che il motivo di gravame della società,
concernente la contestazione dei nuovi calcoli effettuati dalla
amministrazione finanziaria con l’atto di autotutela, avrebbe dovuto essere
dichiarato inammissibile in quanto con esso venivano introdotte nel
giudizio di appello eccezioni nuove in violazione del divieto di “jus
novorum” previsto nel processo tributario.

3. I motivi, che per ragioni di stretta connessione logica debbono essere
esaminati congiuntamente, sono entrambi infondati.
3.1 La questione di diritto sottoposta all’esame della Corte non
concerne la legittimità non messa in discussione dalle parti e pacifica in

giurisprudenza dell’esercizio del potere di annullamento in via di autotutela

concernente l’atto impositivo dal quale deriva il rapporto tributario
2
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Co est.
Stefano OOvieri

cessione di beni senza fattura ed omessa esposizione nella dichiarazione dei

controverso, già oggetto di giudizio (il potere della PA di provvedere in via di
autotutela all’ “annullamento di ufficio” od alla “revoca”, anche in pendenza di
giudizio o di non impugnabilità, degli atti illegittimi od infondati è espressamente
riconosciuto dall’art. 2 quater comma 1 del DL 30.9.1994 n. 564 conv. in legge
30.11.1994 n. 656 -nell’ambito di tale potere va ricompreso anche il potere di
rinuncia alla imposizione illegittima od infondata in caso di autoaccertamento: art.

predetto art. 2 quater col DL n. 564/94-), che rimane impedito soltanto dal

giudicato formatosi sul rapporto o dalla intervenuta decadenza del termine
stabilito per l’attività di accertamento, ma concerne piuttosto la sorte
dell’atto impositivo impugnato nel giudizio avente ad oggetto il rapporto
tributario interessato dalla modifica sopravvenuta.
Occorre premettere che in materia tributaria il potere della PA di
provvedere in via di autotutela all’ “annullamento di ufficio” od alla
“revoca”, anche in pendenza di giudizio o di non impugnabilità, degli atti
illegittimi od infondati è espressamente riconosciuto dall’art. 2 quater
comma 1 del DL 30.9.1994 n. 564 conv. in legge 30.11.1994 n. 656
(nell’ambito di tale potere va ricompreso anche il potere di rinuncia alla
imposizione illegittima od infondata in caso di autoaccertamento: art. 1 DM
11.2.1997 n. 37 recante il regolamento di attuazione emanato ai sensi del predetto
art. 2 quater col DL n. 564/94). Il rimedio di tipo demolitorio ricollegabile al

provvedimento amministrativo di secondo grado, che opera con efficacia
“ex tunc”, si estende a qualsiasi vizio di legittimità (annullamento) o di
merito (revoca) dell’atto impositivo, ivi compreso, per quanto interessa il
presente giudizio, l’ “evidente errore logico o di calcolo” e l’ “errore sul
presupposto della imposta” (art. 2 col lett. b, c, DM n. 37/1997), con il solo
limite del giudicato sostanziale favorevole alla Amministrazione (art. 2 co2
DM n. 37/1997).

3
RG n.888/2009
rie. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Co
st.
Stefano O vieri

1 DM 11.2.1997 n. 37 recante il regolamento di attuazione emanato ai sensi del

La giurisprudenza di questa Corte ha peraltro riconosciuto estensivamente
il potere di autotutela della PA in materia tributaria anche alle ipotesi di
interventi di tipo “sostitutivo” laddove, in particolare, viene esplicitamente
distinto l’esercizio del potere di rinnovo da quello di integrazione dell’atto
impositivo (quest’ultimo soggetto in materia di imposte reddituali e di imposte sui
consumi alla condizione necessaria della “sopravvenuta conoscenza di nuovi

Viene infatti ricondotto al potere di autotutela anche il provvedimento cd.
di riforma dell’atto, specificandosi che “il ritiro di un precedente atto, puo’
avvenire in due diverse forme, quella del “controatto” (l’atto di secondo
grado che assume l’identica struttura di quello precedente, salvo che per il suo
dispositivo di segno contrario con cui si dispone l’annullamento, la revoca o
l’abrogazione del primo) o quella della riforma (l’atto di secondo grado che
non nega il contenuto di quello precedente, ma lo sostituisce con un contenuto
diverso), caratterizzati entrambi dal fatto che l’oggetto del rapporto

giuridico controverso resta identico” (cfr. Corte cass. V sez. 16.1.2009 n. 937,
in materia di Iva).

In proposito, con specifico riferimento al potere di riforma dell’atto
impositivo, è stato precisato:
che l’esercizio del potere di autotutela non implica consumazione del
potere impositivo, sicchè, rimosso con effetto “ex tunc” l’atto di
accertamento illegittimo od infondato, la Amministrazione
finanziaria conserva ed anzi è tenuta ad esercitare -nella permanenza
dei presupposti di fatto e di diritto- la potestà impositiva (cfr. Corte cass.
V sez. 20.7.2007 n. 16115, id. 20.6.2007 n. 14377 entrambe in materia di

imposte reddituali-);

che dalla non consumazione del potere impositivo, in caso di
annullamento o revoca dell’atto viziato, discende il corollario che il
provvedimento di riforma adottato in sede di autotutela, non dispone
per l’avvenire ma retroagisce al momento della applicazione della4
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Con est.
Stefano O .vieri

elementi” ex art. 43 ult. comma DPR n. 600/1973; art. 57co3 DPR n. 633/1972).

imposta, proprio in quanto viene a sostituirsi all’originario atto
impositivo (cfr. Corte cass. V sez 21.1.2008 n. 1148; id. 30.12.2009 n.
27906 -entrambe in materia di imposte sui trasferimenti-);

– che il rimedio della “autotutela sostitutiva” differisce dal potere di
integrazione dell’atto impositivo in quanto quest’ultimo presuppone
la esistenza di un precedente valido atto di imposizione, mentre il
implicita nel caso in cui l’atto riformato riproduca lo stesso contenuto
dell’atto sostituito: Corte cass. V sez. 3.8.2007 n. 17119) del precedente

atto impositivo illegittimo od infondato;
che la riforma dell’atto impositivo non è limitata ai soli vizi formali,
ma può estendersi a “tutti gli elementi strutturali dell’atto, costituiti
dai destinatari, dall’oggetto e dal contenuto” (sic Corte cass. V sez.
23.2.2010 n. 4272 -in materia di imposte reddituali- che richiama

espressamente la sentenza 22.2.2002 n. 2531, e riconduce la condizione
necessaria della nullità formale alla sola ipotesi di “sostituzione di un
precedente atto impositivo con altro avente contenuto identico” e quindi alle
sole ipotesi di “correzione” del medesimo atto -peraltro il principio è
affermato come obiter in quanto nel caso concreto la “sostituzione” dell’atto
impositivo si era resa necessaria in conseguenza di una successiva
dichiarazione parzialmente modificativa di quella precedentemente presentata
dal contribuente-);

che il potere di sostituzione dell’atto impositivo incontra i soli limiti
del termine decadenziale previsto per la notifica degli avvisi di
accertamento e del divieto di violazione od elusione del giudicato
sostanziale formatosi sull’atto viziato (cfr. Corte cass. V sez. 16.7.2003
n. 11114; Corte cass. V sez. 20.11.2006 n. 24620), nonché del diritto di

difesa del contribuente (nel caso di sostituzione di un precedente atto
impositivo parzialmente annullato in pendenza di giudizio, con un nuovo atto
di contenuto identico, il giudice di merito non può per ciò stesso dichiarare
5
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

C
est.
Stefano 1ivieri

primo richiede quale condizione necessaria la eliminazione (anche

cessata la materia del contendere ove il contribuente abbia contestato in toto
la obbligazione tributaria per insussistenza dei presupposti della imposta, ma
deve comunque pronunciare nel merito: Corte cass. V sez. 26.3.2010 n.
7335).

3.2 La giurisprudenza di questa Corte ha, pertanto, ricercato un
esercizio del diritto di difesa del contribuente), affermando che il potere di

autotutela implica l’obbligo dell’Amministrazione di annullare il
precedente atto impugnato dal contribuente, ovvero riconoscendo all’atto
“sostitutivo” adottato in pendenza di lite un effetto caducante automatico
dell’atto “sostituito” (“a tutela del diritto di difesa del contribuente ed in
ossequio al divieto di doppia imposizione in dipendenza dello stesso
presupposto”), con la conseguenza che, in entrambi i casi, l’atto
sopravvenuto viene a riflettersi sul processo in corso determinando la
cessazione della materia del contendere, per venir meno dell’oggetto stesso
della impugnazione e quindi dell’interesse del contribuente ad ottenere una
pronuncia su un atto che non regola più il rapporto.
Tale soluzione, tuttavia, se da un lato non appare appagante laddove la
Amministrazione finanziaria non provveda espressamente all’annullamento
del precedente atto impositivo, sicché salvo ipotizzare un effetto caducante

automatico od un annullamento implicito

la perdurante esistenza ed efficacia

dell’atto impugnato rende comunque necessaria una pronuncia con effetti
demolitori dello stesso comportando la prosecuzione del giudizio pendente,
dall’altro non risolve la questione oggetto del presente giudizio in cui
l’esercizio del potere di autotutela ha determinato soltanto “un parziale
ritiro [ndr. dell’avviso di accertamento] in relazione al rilievo concernente

la maggiore IVA scaturente dalla rideterm inazione del valore delle
rimanenze finali” (cfr. pag. 3 ricorso), venendo in questione la necessità di
6
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Stefan

t.
vieri

bilanciamento tra gli interessi contrapposti (esercizio del potere impositivo;

individuare la sorte dell’atto originario impugnato in giudizio (se
integralmente rinnovato con effetto sostitutivo pieno, ovvero se annullato
soltanto “in parte qua” con conseguente

“riduzione” del rapporto

controverso e costituzione di un nuovo rapporto tributario avente titolo nel
nuovo avviso di accertamento -che dovrebbe allora essere notificato al
contribuente- ovvero ancora se soltanto “integrato o corretto” dall’atto
avuto riguardo agli specifici motivi di ricorso formulati dal contribuente
che delimitano, unitamente ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche
della pretesa fiscale, l’oggetto del giudizio tributario pendente.
3.3 Relativamente alla prima questione (sorte dell’atto originariamente
impugnato in giudizio) si tratta di verificare se la modifica disposta dalla
Amministrazione possa essere considerata alla stregua di atto dispositivo
compiuto nell’ambito del processo, rivestendo i caratteri della non
contestazione dei fatti estintivi o modificativi della pretesa allegati dal
contribuente ovvero come adesione -parziale- ad alcuni motivi di
impugnazione dedotti dal contribuente, non incontrando tale condotta
processuale ostacoli nella indisponibilità della materia tributaria, essendo
pienamente legittimo ed anzi doveroso per l’Amministrazione l’esercizio
del potere di rinuncia -parziale- alla pretesa riconosciuta illegittima per vizi
formali di nullità dell’atto impositivo o, come nella specie, per erronea
rilevazione dei presupposti d’imposta e liquidazione del tributo: in tal caso
non sussistendo la esigenza di “sostituire” il titolo del rapporto ma soltanto
di ridurre la pretesa, non vi è luogo ad emissione di un nuovo atto
impositivo, essendo sufficiente allo scopo l’espresso riconoscimento in
giudizio delle ragioni dedotte con i motivi di ricorso dal contribuente (con
conseguente pronuncia della Commissione tributaria di annullamento in
parte qua dell’atto impugnato), o il mero annullamento parziale in
7
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Cons.
Stefano Oli

i

sopravvenuto che con il primo viene a fondersi in un “unicum” indivisibile)

autotutela del provvedimento impugnato (con conseguente venire meno del
corrispondente parziale oggetto del giudizio pendente).
Diversamente, qualora la modifica adottata, non si limiti al parziale
annullamento dell’atto od alla mera riduzione della pretesa oggetto del
giudizio, ma determini la costituzione di una nuova obbligazione tributaria
fondata su diversi presupposti di fatto o su diverse ragioni giuridiche che
generatori d’imposta rispetto a quelli precedentemente considerati, ovvero
una diversa qualificazione degli elementi costitutivi della situazione
giuridica assunta a base per l’applicazione della imposta), appare evidente
come l’intervento in autotutela venga a rivestire in questo caso sempre
carattere sostitutivo (pieno o parziale), facendo insorgere un nuovo rapporto
tributario del tutto autonomo e distinto da quello dedotto in giudizio: con la
conseguenza che se trattasi di modifica integrale che investe gli elementi
essenziali dell’originario atto, questo deve essere espunto dalla realtà
giuridica (e se annullato in autotutela, con provvedimento portato a
conoscenza del Giudice della causa pendente, determina in quel giudizio la
cessazione della materia del contendere); se trattasi invece di
rideterminazione parziale di una o più delle riprese fiscali contenuto nel
medesimo avviso di accertamento, allora il nuovo atto impositivo viene ad
aggiungersi a quello già opposto in giudizio, in quanto ex se idoneo a
fondare una distinta pretesa che dovrà essere portata a conoscenza del
contribuente mediante notifica di avviso di accertamento o in rettifica e
diverrà definitiva ove da questi non tempestivamente impugnata avanti la
Commissione tributaria (in tal caso l’originario giudizio proseguirà in
relazione agli altri motivi di ricorso dedotti dal contribuente, concernenti le
altre pretese fatte valere con il medesimo avviso, dovendo il Giudice
prendere atto -qualora abbia avuto conoscenza dalle parti della emissione
del nuovo atto impositivo- della riduzione della regiudicanda sulla quale è
8
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Stefa

s. est.
livieri

giustificano la pretesa (intendendosi per tali la allegazione di fatti nuovi

chiamato a decidere: la ipotesi patologica della decisione assunta dal
Giudice anche sulla parte del rapporto sostituito, avendo omesso le parti di
rendere edotto il Giudicante del nuovo provvedimento impositivo emesso,
troverà soluzione nei limiti degli ordinari rimedi impugnatori apprestati per
far valere nel processo i fatti nuovi sopravvenuti idonei a definire -nella

3.4 Nella specie dalla confusa ed incompleta esposizione dei fatti
processuali contenuta nelle difese delle parti e nella sentenza di appello,
risulta che l’Amministrazione finanziaria, in corso di causa, abbia aderito
alla tesi difensiva del contribuente secondo cui la valutazione delle
giacenze finali doveva essere compiuta assumendo un ricarico medio
ponderato sui costi della produzione pari al 6,1% e comunque attribuendo
alle stesse, alla data del 31.12.1999, un valore comunque “non inferiore” a
lire 501.447.492.
A quanto emerge dalla sentenza e dal controricorso la società
contribuente aveva contestato la pretesa in punto di determinazione del
valore del costo del venduto alla data 31.12.1999, chiedendo nelle
conclusioni rassegnate in primo grado soltanto “in via subordinata”
(secondo quanto avrebbe ammesso anche l’Ufficio finanziario nel proprio “atto di

controdeduzioni in appello” riportato virgolettato a pag. 5 del controricorso: la
Agenzia fiscale allega invece -pag. 9 ricorso per cassazione- che le argomentazioni
svolte nel ricorso introduttivo non erano formulate in via subordinata, ma omette del
tutto la esplicazione di tale affermazione omettendo di trascrivere il contenuto del
ricorso introduttivo della contribuente) la applicazione del valore delle giacenze

di magazzini come rideterminato in via di autotutela dalla Amministrazione
finanziaria, in via principale, invece, contestando la inesattezza di tali
calcoli in quanto il valore delle giacenze doveva ritenersi superiore a quello
rideterminato dalla PA, con conseguente liquidazione di una minore
9

\
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

st.
Co
Stefano Jt4vieri

specie parzialmente- la lite).

imposta evasa d lire 4.837.078 (riconosciuta dalla CTR che ha accolto il relativo
motivo di gravame).

3.5 Tale ricostruzione dei fatti processuali, a fronte della laconica
affermazione della ricorrente secondo cui con la rettifica in autotutela
dell’atto impugnato, sarebbero state accettate “le difese esposte dal
risolvere gli effetti dell’intervento in autotutela della Amministrazione
finanziaria nell’ambito del processo, essendosi limitato l’Ufficio parte in
causa ad aderire ad alcuni dei motivi del ricorso introduttivo (cfr.
controricorso pag. 3) riducendo il “quantum” della pretesa, senza introdurre
alcuna modifica nell’ “an” essendo rimasto immutato tanto il fatto
considerato sintomatico della evasione di imposta (inattendibilità del dato
relativo alle giacenze di magazzino alla data 31.12.1999 indicato nella dichiarazione
fiscale ed esposto nelle scritture contabili, in quanto alla movimentazione delle merci
ricostruita attraverso le fatture e gli altri documenti, corrispondeva -per le merci
esistenti a quella data- un valore inferiore a quello dichiarato dalla società), quanto

l’argomentazione giuridica fondata sulla prova logica secondo cui i beni
corrispondenti al maggiore valore dichiarato erano da ritenersi rivenduti
senza emissione di fattura con conseguente evasione di imposta.
Ne consegue :
1- che l’atto di autotutela adottato “medio tempore” non ha innovato il
rapporto tributario controverso, sostituendo il titolo impositivo che lo
regolava, ovvero costituendo, accanto al precedente rapporto, un
nuovo rapporto tributario fondato su un distinto atto impositivo, ma
ha semplicemente operato una limitazione della originaria pretesa
riducendone il quantum, con effetti che si esauriscono nella esatta
definizione dell’oggetto del contendere sul quale il Giudice tributario
è chiamato a decidere
10
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Stefan

st.
vieri

ricorrente nella impugnazione” (pag. 3 ricorso), consente di ricondurre e di

2- che la società contribuente non era conseguentemente onerata della
autonoma impugnazione dell’atto di autotutela, del quale peraltro
neppure è stato allegato dalla Agenzia fiscale ricorrente se sia stato
notificato al contribuente (ai fini della decorrenza del termine di
decadenza ex art. 21 Dlgs n. 546/1992)
3- che, non potendo riconoscersi all’intervento disposto in autotutela
formulati dalla società con i motivi del ricorso introduttivo, non
poteva ritenersi preclusa alla società la impugnazione della
statuizione della sentenza di prime cure (che aveva respinto il ricorso
“dando atto dell’intervenuta autotutela parziale”: cfr. ricorso pag. 3)

sussistendo l’interesse -a fronte di una mera riduzione della pretesaa far valere la non debenza totale o il minor importo dovuto della
imposta (cfr. Corte cass. Sez. 5, Sentenza n. 7335 del 26/03/2010)
4- che manifestamente errato è l’assunto della ricorrente secondo cui
con i prospetti di calcolo depositati dalla società in grado di appello
sarebbero stati introdotti nuovi motivi, preclusi dall’art. 57 Dlgs n.
546/1992, atteso che la questione controversa della determinazione
del valore delle giacenze finali apparteneva all’oggetto del giudizio
fin dal primo grado e non poteva ritenersi risolta in modo
interamente satisfattivo per la contribuente con l’intervento disposto
in autotutela, con la conseguenza che sussisteva l’interesse della
società, soccombente sul punto in primo grado, ad impugnare la
statuizione sfavorevole.
3.6 Correttamente pertanto la CTR piemontese non ha ritenuto ostativa la
modifica disposta in autotutela all’ammissibilità ed all’esame del motivo di
gravame proposto dalla società appellate in punto di errata determinazione

11
RG n.888/2009
rie. Ag.Entrate e/ STARVOX s.p.a.

Co
t.
Stefano Olivieri

dall’Ufficio finanziario carattere interamente satisfattivo dei rilievi

del valore delle giacenze finali e conseguentemente dell’importo della
imposta evasa.
4. Con il terzo e quarto motivo la Agenzia fiscale deduce vizi logici
della motivazione ex art. 360co l n. 5 c.p.c.

La Agenzia lamenta che la motivazione della sentenza della CTR
piemontese è omessa od insufficiente in quanto non evidenzia in alcun
modo gli elementi circostanziali, né il percorso logico seguito per
riconoscere la correttezza dei calcoli esposti nei prospetti contabili prodotti
dalla società (relativamente alla determinazione del valore delle giacenze e
della imposta evasa), limitandosi a rilevare -erroneamente- la mancanza di
esplicite contestazioni da parte dell’Ufficio finanziario.
La motivazione deve ritenersi inficiata dal vizio denunciato in quanto:
dalla stessa sentenza emerge che l’Ufficio appellato aveva
controdedotto al motivo di gravame allegando la correttezza dei
calcoli effettuati nell’atto di autotutela, dunque risultando palese che
ai prospetti contabili della società veniva opposta la metodologia di
calcolo applicata dall’Ufficio
meramente apodittica è l’affermazione contenuta in sentenza
secondo cui debbono condividersi i calcoli della società in quanto
privi di incongruenze ed errori: da un lato, infatti, neppure viene dato
atto di una valutazione comparativa tra le metodologie applicate
dalla società e dall’Ufficio, dall’altro tale affermazione non consente
di verificare quali siano i criteri di determinazione dei dati contabili
ritenuti condivisibili dalla CTR, venendo meno nella specie la stessa
funzione svolta dalla motivazione della sentenza che è quella di
12
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

C
Stefano Olieri

Il terzo motivo è fondato.

consentire il necessario controllo dello sviluppo logico della
argomentazione posta a sostegno del “decisum”, tanto più
considerando che appare manifestamente incongrua l’affermazione
secondo cui i prospetti riepilogativo di calcolo depositati dalla
società evidenziano “un diverso imponibile

ottenuto sempre

utilizzando i medesimi valori di giacenza di magazzino e percentuale
utilizzando i medesimi dati di calcolo, pervenire a risultati diversi.
La sentenza va dunque cassata in parte qua e la causa rinviata ad altra
sezione della CTR affinché provveda ad emendare il riscontrato vizio
logico.
Infondato è invece il quarto motivo con il quale viene impugnata la
statuizione della sentenza di appello relativa all’annullamento dell’avviso
ed al riconoscimento del diritto della contribuente alla detrazione dell’IVA
su fatture passive concernenti spese di pubblicità.
La Agenzia censura la sentenza in quanto non avrebbe considerato che
l’Ufficio non aveva contestato la indetraibilità per mancanza di un
contratto, ma perché non era stata fornita prova documentale delle
prestazioni erogate.
La censura non coglie nel segno in quanto la Commissione tributaria ha
specificamente rinvenuto la esistenza di tale prova nelle fatture che
recavano “la causale dell’intervento”, statuendo che le fatture in questione
attenevano “a spese che la società ha sopportato come sponsor di
avvenimenti sportivi”.

Trattasi di accertamento in fatto, insindacabile in

sede di legittimità ove esente da errori e vizi logici, che non risulta inficiato
dalla critica svolta dalla ricorrente che si limita a reiterare la inesistenza di

13
RG n.888/2009
ric. Ag.Entrate c/ STARVOX s.p.a.

Con st.
Stefano ck1ieri

di ricarico”, non essendo dato comprendere come possano le parti,

prova documentale, omettendo alcun riferimento alle fatture esaminate dl
Giudice di merito.

In conclusione il ricorso trova accoglimento, limitatamente al terzo
motivo (infondati gli altri) e la sentenza impugnata va cassata in parte qua
con rinvio della causa ad altra sezione della Commissione tributaria della
nonché a liquidare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte :
– accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa ad altra
sezione della Commissione tributaria della regione Piemonte che
provvederà ad emendare i vizi logici riscontrati nonché a liquidare le spese
del presente giudizio.
Così deciso nella camera di consiglio 28.5.2013

regione Piemonte affinchè provveda ad emendare i vizi logici riscontrati,

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