Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27636 del 29/10/2019

Cassazione civile sez. trib., 29/10/2019, (ud. 13/06/2019, dep. 29/10/2019), n.27636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

Dott. SAIEVA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

Romagna Acque Società delle Fonti Spa, in persona del legale

rappresentate pro tempore, rappresentata e difesa, giusta procura

speciale stesa a margine del ricorso, dagli Avv.ti Ettore Bontempi,

del Foro di Rimini, e Michele Aureli, del Foro di Roma, i quali

hanno indicato recapito PEC, ed elettivamente domiciliata presso lo

studio del secondo dei procuratori designati, alla via Ortigara n. 3

Roma;

– ricorrente –

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore, legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, ex lege,

dall’Avvocatura Generale dello Stato, ed elettivamente domiciliata

presso i suoi uffici, alla via dei Portoghesi n. 12 in Roma;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 134, pronunciata dalla Commissione Tributaria

Regionale di Bologna il 6.12.2013 e pubblicata il 13.12.2013;

ascoltata, in camera di consiglio, la relazione svolta dal Consiglier

Paolo Di Marzio;

la Corte osserva.

Fatto

FATTI DI CAUSA

alla società Romagna Acqua delle Fonti Spa erano stati notificati, nell’anno 2009, n. 4 avvisi di accertamento, relativi agli anni dal 1994 al 1997, riguardanti agevolazioni fiscali ritenute configurabili come aiuti di Stato, e quindi incompatibili con le normative comunitarie, stante quanto disposto dalla Commissione Europea con decisione 2003/193/CE del 5.6.2002. In particolare la ricorrente si era avvalsa della c.d. moratoria fiscale prevista al D.L. n. 331 del 1993, art. 66, comma 14, come conv., che detta: “Nei confronti delle società per azioni e delle aziende speciali istituite ai sensi della L. 8 giugno 1990, n. 142, artt. 22 e 23, nonchè nei confronti dei nuovi consorzi costituiti a norma della medesima L., artt. 25 e 60, si applicano, fino al termine del terzo anno dell’esercizio successivo a quello rispettivamente di acquisizione della personalità giuridica o della trasformazione in aziende speciali consortili, le disposizioni tributarie applicabili all’ente territoriale di appartenenza”, in questo caso il Comune, in conseguenza la società aveva beneficiato dell’esenzione triennale dall’imposta sul reddito.

A seguito della disciplina introdotta dalla L. n. 62 del 2005, art. 27, in materia di recupero dei benefici in oggetto, la società presentava nel termine di legge (11.7.2005) le dichiarazioni richieste, comprensive di autoliquidazione delle imposte supplementari da versare.

L’Amministrazione finanziaria provvedeva alla rettifica della dichiarazione, ed in conseguenza notificava ingiunzione di pagamento in ordine ad imposte dovute e non versate per l’importo di Euro 47.162,00 oltre accessori, che erano regolarmente pagate dalla società odierna ricorrente. Anche le somme riportate negli accertamenti relativi agli anni 1994-1997 erano versate dalla contribuente, per un importo complessivo pari a Euro 2.742.870, 19

L’impresa odierna ricorrente, la Romagna Acqua Società delle Fonti Spa di (OMISSIS), in data 21.12.2001 presentava poi all’Agenzia delle Entrate istanza di rimborso, volta a conseguire la parziale restituzione di quanto versato a titolo di Irpef ed Irap in relazione all’anno d’imposta 1999. La società ricorrente, per quanto ancora di interesse, lamentava che, in sede di trasformazione in Spa, le era stato imposto convenzionalmente l’obbligo di provvedere ad interventi per la tutela ambientale del territorio, ed aveva perciò progressivamente accantonato un fondo, pari al 2% delle entrate, per provvedervi, ed affermava che le somme utilizzate per tale causale nell’anno 1999 dovessero considerarsi un onere deducibile, di cui però l’Amministrazione finanziaria non aveva tenuto conto nel calcolare quanto dovuto a titolo di imposta dalla società. Formatosi il silenzio rifiuto dell’Amministrazione finanziaria sull’istanza di rimborso, la società lo impugnava innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Forlì, che accoglieva il ricorso della contribuente. La decisione adottata dal giudice tributario di primo grado era confermata dalla Commissione Tributaria Regionale di Bologna.

L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione lamentando la violazione e falsa applicazione del Trattato istitutivo della Comunità Europea, art. 87, perchè la CTR aveva pronunciato senza tener conto dell’intervento della decisione 2003/193/CE del 5.6.2002, in materia di aiuti di Stato. La Cassazione, con sentenza 26.11.2010, n. 2428, annullava la decisione impugnata, richiedendo al giudice del rinvio di verificare se “alla stregua delle particolarità e delle ragioni del caso concreto, l’agevolazione fiscale in argomento si sia effettivamente tradotta in una ipotesi di aiuto di Stato illegittimo, con conseguente obbligo di restituzione”.

Il giudizio era riassunto dalla società innanzi alla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna, la quale osservava che gli importi impiegati dalla società nell’anno 1999, di cui si domandava la deducibilità, erano stati pacificamente accantonati dall’anno 1995, nella vigenza della moratoria fiscale. In conseguenza dell’impiego delle somme “(rectius la deducibilità conseguente al loro utilizzo)” si è quindi concretizzato “un vantaggio per la società conseguente “all’aiuto di Stato”, considerato incompatibile con il regime normativo comunitario”. In conseguenza accoglieva il ricorso proposto dall’Ente impositore.

Avverso la decisione assunta dalla Commissione Tributaria Regionale di Bologna ha proposto ricorso per cassazione la società Romagna Acque, affidandosi a due motivi. Resiste mediante controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. – Con il suo primo motivo di impugnazione, introdotto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente contesta all’impugnata Commissione Tributaria Regionale di Bologna di essere incorsa nella violazione e falsa applicazione della decisione della Commissione Europea n. 2003/193/CE, per non aver valutato in concreto se le somme di cui la società aveva domandato la deducibilità potessero costituire un aiuto di Stato.

1.2. – Mediante il suo secondo motivo di ricorso, anch’esso proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la società censura la decisione adottata dalla Commissione Tributaria Regionale di Bologna per essere incorsa nella violazione dell’art. 2909 c.c., per non aver tenuto conto della formazione del giudicato relativamente alle minori somme chieste a rimborso, pari ad Euro 89.951,80 per Irpeg ed Euro 10.332,24 per Irap.

2.1. – Con il suo primo motivo di impugnazione la società, che pure invoca la violazione della decisione della Commissione Europea n. 2003/193/CE, in sostanza critica la impugnata pronuncia della Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna per non aver valutato in concreto, come le era stato richiesto dalla Suprema Corte nel disporre il giudizio di rinvio (art. 384 c.p.c., comma 2), se le somme richieste a rimborso dalla ricorrente, in conseguenza della affermata loro deducibilità dal reddito societario, si risolvessero in un aiuto di Stato.

In realtà la Commissione Tributaria Regionale impugnata ha esaminato il profilo in contestazione e, come in parte anticipato, ha rilevato: “Non può non rilevarsi che, a seguito della dichiarazione di illegittimità della moratoria fiscale pronunciata dalla Commissione delle Comunità Europee n. 2003/193/CE, è l’impiego (rectius la deducibilità conseguente al loro utilizzo), che concretizza un vantaggio per la società conseguente “all’aiuto di Stato”, considerato incompatibile con il regime normativo comunitario. Ne consegue pertanto che, in applicazione del principio di diritto affermato dalla Suprema Corte, nel momento in cui la contribuente ha dedotto fiscalmente i costi sostenuti con l’impiego delle risorse accantonate nel Fondo, la cui provvista è stata formata nel periodo di moratoria fiscale D.L. n. 331 del 1994, ex art. 14, si è venuta a concretizzare l’ipotesi di aiuto di stato illegittimo, perchè si verrebbe a determinare un incremento patrimoniale per effetto delle disposizioni dichiarate illegittime, con la conseguenza che il richiesto rimborso deve ritenersi (n.d.r. manca quindi la parola finale)”.

La decisione della CTR ha ricostruito pertanto le origini e le conseguenze della specifica vicenda dedotta in processo, in relazione ad una società determinata, la Romagna Acque Spa, ritenendo irrilevanti le ulteriori questioni proposte dalle parti nel giudizio, in materia, ad esemplo, di inerenza degli esborsi sostenuti all’attività di impresa. La chiara ratio decidendi innanzi riportata non è sottoposta dalla ricorrente ad una critica specifica, mirando piuttosto l’impugnativa a riproporre le proprie contestazioni, ed a domandare pertanto un inammissibile riesame nel merito della vicenda processuale. Il dato che la ratio decidendi risulti applicabile alla sola controversia specifica sottoposta all’esame della CTR, oppure ad una pluralità di vicende che possano interessare anche altre imprese, rimane evidentemente irrilevante.

Il primo motivo di ricorso deve, pertanto, essere respinto.

2.2. – Con il suo secondo motivo di ricorso, la società contesta alla impugnata Commissione Tributaria Regionale di non aver tenuto conto, nella sua decisione, della formazione del giudicato relativamente alle minori somme chieste a rimborso dalla contribuente, nella misura di Euro 89.951,80 per Irpeg e di Euro 10.332,24 per Irap. La società ricorrente rileva in proposito che lo stesso Ente impositore, nel suo ricorso del 13.1.2003 avverso la decisione assunta dalla CTP, respinto dalla CTR, aveva richiesto “la riforma parziale della sentenza, con la conferma dei rimborsi richiesti per le minori somme di Lire 174.170.970 (Euro 89.951,80) per Irpeg e di Lire 20.006.000 (Euro 10.332,24) per Irap, pari alla differenza fra quanto richiesto e le imposte sulle somme non riconosciute” (ric., p. 26). Inoltre, in sede di controdeduzioni avverso il ricorso in riassunzione proposto dalla società a seguito della decisione assunta dalla Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate aveva chiesto “la riforma parziale della sentenza 145/01/02 emessa dalla CTP di Forlì in quanto relativa ad aiuti di stato illegittimi, in subordine, qualora non ravvisi applicabile la disciplina degli aiuti in questione, si chiede la conferma dei rimborsi solo per le minori somme di Lire 174.170.970 per Irpeg e di Lire 20.006.000 per Irap pari alla differenza fra quanto richiesto e le imposte sulle somme non riconosciute per difetto di inerenza” (ric., p. 26). In proposito sembra opportuno segnalare che l’Amministrazione finanziaria nulla ha osservato sul punto nel suo controricorso. Peraltro non è dato comprendere con esattezza l’argomento proposto dalla ricorrente, la quale non riporta neppure i dispositivi delle decisioni che pure invoca come idonee a comportare la formazione di un giudicato a sè favorevole, e trascrive in misura molto parziale gli atti di controparte. Sembra solo opportuno rilevare che l’Ente impositore, nello stesso testo da ultimo trascritto, propone la domanda di riduzione della pretesa in forma subordinata rispetto alla affermata illegittimità dell’applicazione dell’intera disciplina degli aiuti di Stato.

Non vi sono, comunque, le condizioni per esaminare compiutamente nel merito la critica, perchè la censura appare mal proposta. Non sussiste la violazione di legge se un giudice omette di operare riferimento, nella sua decisione, ad una questione definita con pronuncia già passata in giudicato.

Qualora la ricorrente intenda invece affermare che la impugnata Commissione Tributaria Regionale sarebbe incorsa nel vizio di omessa pronuncia su una domanda, contestabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, deve osservarsi che il motivo di ricorso rimane comunque inammissibile, perchè l’impugnante non ha illustrato in quali atti processuali, e con quali formule, avesse proposto la richiesta di accertamento dell’intervenuta formazione del giudicato sul punto, indicando pure le formule utilizzate, almeno in sintesi, ed illustrando poi in quali atti avesse diligentemente coltivato la domanda, in modo da consentire alla Corte di legittimità di provvedere al controllo che le compete in materia di tempestività e congruità delle contestazioni proposte nel giudizio, prima ancora di procedere a stimarne la decisività.

Le spese di lite seguono la soccombenza, e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso proposto dalla Romagna Acque Società delle Fonti Spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, e la condanna al pagamento, in favore della controricorrente Agenzia delle Entrate, delle spese di lite del presente giudizio di legittimità, che liquida in complessivi Euro 6.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della Società ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA