Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27635 del 11/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 27635 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: BIANCHINI BRUNO

Data pubblicazione: 11/12/2013

SENTENZA

sul ricorso 28105-2012 proposto da:
MINISTERO ECONOMIA FINANZE 80415740580, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e
difende ope legis;
– ricorrente 2013
2232

contro

GAUTERn ELIO, CASALE RUGGERO, ARDUINO GIOVANNI, PONZA
ic”-^■

MARIA LUIGIA, VOTERO PRINA BRUNO, COMBAROLANDO,
AFRICANO GEMMA, RIVERO SIMONE, ROSANO VALERIO,
elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA DEL
Ari”


POPOL0,18, presso lo studio dell’avvocato FRISANI
PIETRO, che li rappresenta e difende;
– controricorrenti

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositate il 06/08/2012; 02;

-99′(AZ VA)

udienza del 05/11/2013 dal Consigliere Dott. BRUNO
BIANCHINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUIGI SALVATO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

In fatto ed in diritto
1

Gemma Africano; Giovanni Arduino; Ruggero Casale; Elio Gautero; Maria Luigia

Ponza; Simone Rivero; Comba Rivero; Valerio Rosano; Bruno Votero Prina il 21
giugno 2012 depositarono un ricorso, ai sensi della legge 24 marzo 2001 n. 89, alla Corte

dell’asserito mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’art. 6, § 1, della
Convenzione Europea, ratificata dall’Italia con legge 848/1955, nell’ambito di un
procedimento innanzi al TAR Piemonte, iniziato con ricorso dell’8 febbraio 2002 avente ad oggetto l’annullamento di un piano regolatore di Acceglio, Comune di
residenza, e dichiarato perento con provvedimento del 10 aprile 2012 del medesimo
TAR , in applicazione di quanto previsto dall’art. 9 della legge 205/2000 e successive sue
modificazioni.

2— La Corte milanese, rilevato che in data 17 aprile 2009 era stata data comunicazione ai
ricorrenti in sede amministrativa dell’onere di avanzare la c.d. istanza di prelievo e che i
medesimi non avevano dato seguito a tale sollecitazione, ritenne che permanesse il
diritto alla valutazione della irragionevole durata del procedimento per il periodo
anteriore alla entrata in vigore del d.l. 112/2008 ( vale a dire il 25 giugno 2008) normativa di carattere processuale e quindi regolante solo le fattispecie successive alla
sua promulgazione- che aveva introdotto la sanzione della improcedibilità delle domande

ex lege 89/2001 se nel giudizio amministrativo della cui eccessiva durata si fosse doluti
non si fosse presentata la istanza di prelievo; posto ciò ritenne la Corte del merito che il
periodo in esame —febbraio 2002/giugno 2008- eccedesse di tre anni il limite di
ragionevole durata e che pertanto dovesse essere liquidato il relativo pregiudizio, per
danni non patrimoniali, in euro 400,00 per ogni anno e quindi per un totale di euro
1.350,00 per ognuno dei ricorrenti.

3 — Per la cassazione di tale pronunzia ha proposto ricorso il Ministero dell’Economia e
delle Finanze , sulla base di un unico motivo; hanno resistito le parti private con
controricorso.

4 — Il Collegio ha disposto la redazione della motivazione in forma semplificata.
/~.4-te1A-LAt

di Appello di Milano, contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in conseguenza

I — Deduce il Ministero ricorrente la violazione dell’art. 2 della legge 89/2001 atteso che
la Corte milanese non avrebbe dato rilievo al patente disinteresse dimostrato dalle parti
private per non aver avanzato istanza di prelievo: ciò avrebbe fatto escludere che vi fosse
un paterna d’animo — che pure normalmente deve dirsi sussistente- per il protrarsi del
giudizio

decreto della Corte milanese mira a censurare la non attentamente valutata
manifestazione di disinteresse da parte degli allora ricorrenti all’esito della causa , non
avvedendosi però che l’analisi della Corte distrettuale era fondata su un diverso
approccio interpretativo, diretto a distinguere tra il periodo precedente e quello
successivo all’entrata in vigore del d.l. 112/2008 -che all’art. 54 aveva introdotto norme
specifiche in merito agli effetti della perenzione sui futuri giudizi ex lege 89/2001,
sanzionando come improcedibile il relativo ricorso se non fosse stata presentata l’istanza
di prelievo nel giudizio amministrativo- rifacendosi in ciò ad un indirizzo interpretativo
di questa Corte che, mettendo in rilievo il carattere processuale dell’indicata disposizione,
ne aveva escluso l’applicabilità — quanto all’improcedibilità- a giudizi di c.d. equa
riparazione interessanti periodi precedenti appunto la sua entrata in vigore ( vedi Cass.
Sez. VI-1, n. 15303/2012; Cass. Scz. VI-1 n. 5317/2011)

II.a — La impostazione dunque della Corte Milanese presupponeva una specifica analisi
delle norme integratrici dei precetti della legge 89/2001 che non ha formato oggetto di
valutazione da parte del ricorrente.

Il.a.1 — Del pari non è stata sollevata alcuna censura in merito alla interpretazione
operata dalla Corte distrettuale in merito alla modifica dell’art. 54 del d.l. 112/2008, ad
opera dell’art. 3, comma XXIII, dell’ali. 4 al d. lgs. 104/2010 —che estendeva la sanzione
della improcedibilità del ricorso ex lege 89/2001 anche nel caso in cui fosse stato diretto
ad ottenere l’equo indennizzo per la irragionevole durata di un processo presupposto per
il periodo anteriore al 25 giugno 2008- pur facendovi espresso richiamo il giudice del
merito ( ma senza coglierne gli importanti effetti sulla fattispecie , che, ratione temporis
avrebbe dovuto essere governata da tale norma: v. Cass. Sez. VI-2 ord 3740/2013)

II — Il motivo è infondato perché la critica che il Ministero svolge nei confronti del

III — Il ricorso va dunque rigettato ed il Ministero condannato al pagamento delle spese,
liquidate come da dispositivo

P.Q.M.
La Corte

Rigetta il ricorso e condanna il Ministero ricorrente al pagamento delle spese che liquida

Così deciso in Roma il 5 0111122 2013
Il consigliere estensore

Il Presiden

in curo 292,50 oltre euro 100,00 per esborsi.

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