Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27629 del 03/12/2020

Cassazione civile sez. VI, 03/12/2020, (ud. 11/11/2020, dep. 03/12/2020), n.27629

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10296/2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

SISEN 3 s.r.l. con unico socio, in persona dei legali rappresentanti

pro tempore, S.S. e G.M., rappresentata e difesa

dall’avv. Giacomo MESCIA ed elettivamente domiciliata in Roma, alla

via Paesiello, n. 55, presso lo studio legale dell’avv. prof.

Gaetano SCOCA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2782/26/2018 della Commissione Tributaria

Regionale della PUGLIA, depositata il 20/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del giorno 11/11/2020 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza in epigrafe indicata la CTR della Puglia esaminando preliminarmente ed accogliendo l’appello incidentale proposto dalla SISEN 3 s.r.l., annullava gli avvisi di accertamento catastale con cui l’amministrazione finanziaria aveva rideterminato le rendite catastali variate dalla contribuente con dichiarazioni Docfa presentate in data 5 e 13 novembre 2013, con riferimento ad un impianto fotovoltaico di produzione di energia elettrica e ad una sottostazione elettrica, ponendo, a sostegno della decisione assunta, il difetto di motivazione degli atti impositivi;

– avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate ricorre per cassazione sulla base di un unico motivo, cui replica l’intimata con controricorso e memoria;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente va disattesa l’eccezione della controricorrente di inammissibilità del ricorso per violazione del principio di autosufficienza, atteso che il ricorso contiene tutti gli elementi necessari a porre questa Corte in grado di avere piena cognizione della controversia, essendo evidente dal contenuto della sentenza impugnata e dallo stesso ricorso, che la motivazione degli atti impositivi impugnati si fondava sulla sola variazione delle rendite catastali degli immobili rispetto a quelle proposte dalla società contribuente con la procedura Docfa. Infondata è, altresì, l’eccezione di inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 360-bis c.p.c., comma 1, che la controricorrente deduce a pag. 4 del controricorso, posto che la decisione impugnata non si inserisce nell’ambito di un orientamento nomofilattico di legittimità, da cui, invece si discosta, per come si dirà esaminando il motivo di ricorso. Neppure fondata è l’eccezione di inammissibilità del ricorso per omessa impugnazione da parte della ricorrente dell’affermazione della CTR secondo cui l’Agenzia delle entrate solo nel corso dello svolgimento del processo aveva soddisfatto, ma tardivamente, nel corso del giudizio, l’onere motivazionale degli atti impositivi emessi nei confronti della società contribuente, atteso che tale affermazione non costituisce autonoma ratio decidendi, ma argomentazione utilizzata dai giudici di appello per confermare “a contrario l’esistenza delle correlate carenze che inficiano la validità del provvedimento impositivo” (sentenza, pag. 2).

2. Venendo, quindi, al merito del ricorso, con il primo motivo la ricorrente, deducendo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o falsa applicazione del D.M. 19 aprile 1994, n. 701, art. 1, comma 3, e della L. n. 212 del 2000, art. 7, sostiene che la CTR non si era attenuta al consolidato orientamento giurisprudenziale in materia di motivazione dell’avviso di accertamento catastale emesso nelle ipotesi, come quella di specie, di classamento di immobili a seguito di procedura DOCFA proposta dal contribuente.

3. Il motivo va accolto in quanto fondato.

4. Invero, con specifico riferimento alla fattispecie oggetto del presente giudizio (attribuzione di rendita catastale a seguito della procedura disciplinata dal D.L. n. 16 del 1993, art. 2, convertito in L. n. 75 del 1993, e dal D.M. n. 701 del 1994, ovvero la c.d. DOCFA, che è procedimento a struttura fortemente partecipativa – cfr., ex multis, Cass. n. 17971 del 2018), è orientamento di questa Corte, al quale il Collegio intende dare continuità e al quale, invece, la CTR non si è attenuto, quello secondo cui l’obbligo di motivazione dell’avviso di classamento può intendersi soddisfatto con la mera indicazione dei dati oggettivi e della classe attribuita se, come nel caso in esame, “gli elementi di fatto indicati dal contribuente non siano stati disattesi dall’Ufficio e l’eventuale discrasia tra rendita proposta e rendita attribuita derivi da una valutazione tecnica sul valore economico dei beni classati”, sussistendo, solo in caso contrario, l’obbligo di una motivazione più articolata, che specifichi le differenze riscontrate, “sia per consentire il pieno esercizio del diritto di difesa del contribuente, sia per delimitare l’oggetto dell’eventuale contenzioso” (Cass. n. 3394 del 2014, n. 12497 del 2016, n. 23237 e n. 6065 del 2017, n. 31809 e n. 12777 del 2018, n. 30166 del 2019, n. 13336 e n. 13371 del 2020).

5. Nel caso di specie, come si evince dal contenuto stesso della sentenza impugnata e dallo stesso ricorso, ma anche dal controricorso, l’Agenzia delle entrate si è limitata a ripristinare la situazione catastale dell’immobile preesistente alla proposta di variazione presentata dalla società contribuente con la procedura DOCFA, essendo rimasti immutati gli elementi di fatto oggetto di valutazione, dovendosi ritenere che in tali ipotesi è, invece, onere del contribuente, nella specie non assolto, di dimostrare in giudizio la fondatezza della diversa classificazione e rendita catastale delle unità immobiliari, proposte con la procedura di cui si è detto.

6. Pertanto, la sentenza impugnata va cassata in accoglimento del ricorso dell’Agenzia delle entrate e la causa rinviata alla CTR competente territorialmente per nuovo esame e per la regolamentazione delle spese processuali del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso in relazione al primo ed al secondo motivo, assorbito il terzo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia – sezione staccata di Catania – in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2020

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