Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27591 del 10/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 27591 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: BIANCHINI BRUNO

SENTENZA

sul ricorso 3471-2013 proposto da:
PAGANINI MARIA GRAZIA PGNMRG54E45I452N, PISTIS MARIA
FRANCA PSTMFR54B62B354X, elettivamente domiciliati in
ROMA, LUNGOTEVERE MICHELANGELO 9, presso lo studio
dell’avvocato ABBATE FERDINANDO EMILIO, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato FERRIOLO
2013

GIOVAMBATTISTA;
– ricorrente –

2239

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 8018440587;
– intimato –

Data pubblicazione: 10/12/2013

avverso il decreto n. 972/2012 della CORTE D’APPELLO
di PERUGIA, depositate il 03/07/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/11/2013 dal Consigliere Dott. BRUNO
BIANCHINI;

in udienza dell’Avvocato ABBATE Ferdinando Emilio,
difensore del ricorrente che ha chiesto l’accoglimento
del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUIGI SALVATO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

udito l’Avvocato Ranieri RODA, con delega depositata

In fatto ed in diritto
1 – Maria Franca Pistis e Maria Grazia Paganini, con ricorso depositato il 25 maggio
2011 innanzi alla Corte di Appello di Perugia, chiesero che venisse loro riconosciuto —
a carico del Ministero della Giustizia- un indennizzo ex lege n. 89/2001, per l’ingiustificata

Appello di Roma con atto depositato nel mese di luglio 2006; tale secondo giudizio era
stato definito innanzi al giudice capitolino con decreto depositato nel febbraio 2008 che
aveva poi formato oggetto di ricorso in sede di legittimità, con atto notificato nell’aprile
2009 e deciso con sentenza della Cassazione pubblicata nel novembre 2010 2006

2 — La Corte di Appello successivamente adita, accolse l’eccezione preliminare svolta dal
Ministero resistente, dichiarando inammissibile la domanda, ritenendo che non fosse
configurabile il procedimento de quo per fatti originati dalla sua stessa applicazione.

3 — Le predette parti hanno ricorso per la cassazione di tale decreto, sulla base di un
unico motivo, con il quale ha denunziato la violazione della normativa nazionale- art. 2
legge n. 89/2001 ed art. 111 Cost.- e comunitaria — artt 6, 13 e 41 CEDU- di riferimento;
il Ministero non ha svolto difese.

4 — Il Collegio ha disposto la redazione della motivazione in forma semplificata.
MOTIVI DELLA DECISIONE
I — Con l’unico motivo del ricorso le parti ricorrenti denunciano la violazione e la falsa
applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 e degli artt. 6, 13 e 41 della CEDU, nonchè
dell’art. 111 Cost., richiamando numerosi decreti emessi dalla stessa Corte d’appello di
Perugia, con i quali l’eccezione di inammissibilità del rimedio ex L. n. 89 del 2001 in
relazione a procedimenti introdotti ai sensi di tale legge,era stata rigettata, rilevando che
la citata legge non consente in alcun modo di distinguere i procedimenti di equa
riparazione da quelli “ordinari” , in relazione alla cui indebita durata la medesima legge
trova applicazione, e di sottrarli quindi al regime di ragionevole durata, che discende
direttamente dalla Convenzione europea e dalla Costituzione italiana.
Il ricorso è fondato.

durata di un procedimento avente analogo contenuto, iniziato presso la Corte di

- Questa Corte ha avuto modo di pronunciarsi più volte in ordine alla applicabilità del
procedimento disciplinato dalla L. n. 89 del 2001 ai procedimenti introdotti sulla base
della legge stessa, per i quali deve ritenersi predicabile l’operatività del termine
ragionevole di durata e del conseguente regime indennitario in caso di sua violazione.

II.a – Come affermato di recente (Cass. Sez. VI/1 0 n. 5924/ 2012; Cass. Sez. VI/1° n.

Corti d’appello ed eventualmente, in sede di impugnazione, dinnanzi a questa Corte, è un
ordinario processo di cognizione, soggetto, in quanto tale, alla esigenza di una
definizione in tempi ragionevoli, esigenza, questa, tanto più pressante per tale tipologia
di giudizi, in quanto finalizzati proprio all’accertamento della violazione di un diritto
fondamentale nel giudizio presupposto, la cui lesione genera di per sè una condizione di
sofferenza e un patema d’animo che sarebbe ingiustificato non riconoscere anche per i
procedimenti ex L. n. 89 del 2001. Nè appare condivisibile l’assunto che il giudizio
dinnanzi alla Corte d’appello e l’eventuale giudizio di impugnazione costituiscano una
fase necessaria di un unico procedimento destinato a concludersi dinanzi alla Corte
europea, nel caso in cui nell’ordinamento interno la parte interessata non ottenga una
efficace tutela all’indicato diritto fondamentale, atteso che il procedimento interno
rappresenta una forma di tutela adeguata ed efficace, sempre che, ovviamente, si svolga
esso stesso nell’ambito di una ragionevole durata.
III — Il decreto va dunque cassato nei termini di cui in motivazione e la causa rinviata a
diversa sezione della Corte di Appello di Perugia anche per la liquidazione delle spese del
presente giudizio di legittimità

P.Q.M.
Accoglie il ricorso ; cassa il decreto impugnato ; rinvia per nuovo esame alla Corte di
Appello di Perugia, in diversa composizione, che liquiderà altresì le spese del giudizio di
legittimità.
Così deciso in Roma il 5 OD1512 2013 •
Il consigliere estensore

Il Presiden
431.4,3
e
,

17685/2012 e altre conformi), il giudizio di equa riparazione, che si svolge presso le

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