Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27587 del 30/12/2016


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Cassazione civile, sez. lav., 30/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep.30/12/2016),  n. 27587

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10594-2011 proposto da:

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA A FAVORE DEI RAGIONIERI E

PERITI COMMERCIALI c.f. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

QUATTRO FONTANE 20, presso lo studio dell’avvocato MATTEO FUSILLO,

che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

N.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 247/2010 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 21/04/2010 R.G.N. 101/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/10/2016 dal Consigliere Dott. MAMMONE GIOVANNI;

udito l’Avvocato MATTEO FUSILLO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO PAOLA che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso al giudice del lavoro di Savona, N.A., titolare di pensione di vecchiaia a carico della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per i Ragionieri ed i Periti commerciali (CNPR) con decorrenza dal 1.04.04, chiedeva che la Cassa fosse condannata, in applicazione del criterio del pro rata previsto dalla L. 8 agosto 1995, art. 3, comma 12, a riliquidare il trattamento pensionistico secondo le modalità anteriori alla delibera adottata dal Comitato dei delegati della Cassa il 22.06.02. Costituitasi in giudizio, CNPR negava l’applicabilità del principio del pro rata.

2. Accolta la domanda e proposto appello dalla Cassa, la Corte d’appello di Genova con sentenza del 21.04.10 rigettava l’impugnazione. Riteneva la Corte che il pro rata invocato dall’assicurato era applicabile al caso di specie e che lo ius superveniens di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 763, non aveva valenza interpretativa, nè valeva a far salvi e le deliberazioni contestate dall’assicurato.

3. La Cassa ricorre per cassazione. N. non svolge attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. I motivi del ricorso principale possono essere sintetizzati come segue.

4.1. Con il primo motivo l’assicurato deduce violazione di legge, sostenendo che il principio del pro rata temporis affermato dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 12, non troverebbe applicazione nel caso di riforma strutturale della gestione previdenziale quale quella introdotta dalla L. 30 dicembre 1991, n. 414, art. 1.

4.2. Con il secondo motivo deduce la violazione delle stesse norme sostenendo l’inapplicabilità del principio del pro rata con riferimento ai parametri insuscettibili di frazionamento nel tempo e di separata valutazione in relazione ai periodi di vigenza di diverse normative, nonchè l’inesistenza di un diritto all’intangibilità dei criteri di calcolo precedenti, al di fuori del principio di giusta corrispondenza tra contribuzione e prestazione.

4.3. Con il terzo motivo deduce violazione della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 12, come modificato dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, c. 763, chiedendo di affermare che la disposizione di detto comma 763, nel fare salva l’applicazione dei regolamenti approvati dai Ministeri vigilanti fino al 31.12.06, determina la salvezza della disciplina indicata dalla delibera 22.06.02, anche nel caso che si voglia ritenere che essa fosse stata adottata dall’Istituto eccedendo dall’autonomia conferita dal legislatore alle gestioni previdenziali.

5. La Cassa a proposito dell’applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, fa riferimento ad una sentenza della Corte di cassazione (25.06.07 n. 14701) che riteneva inapplicabile al sistema di calcolo della pensione in questione il principio del pro rata. Tale impostazione, del tutto isolata, è stata superata dalla giurisprudenza successiva, la quale è pervenuta ai seguenti principi, enunziati dalle Sezioni unite con le sentenze 8.09.15 e 16.09.15, n. 18136 a composizione di un contrasto giurisprudenziale insorto nell’ambito della Sezione ordinaria.

A) Nel regime dettato dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 1, comma 12 (di riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), prima delle modifiche apportare dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge Finanziaria 2007), art. 1, comma 763, alla disposizione dell’art. 3, comma 12 della legge di riforma, e quindi con riferimento alle prestazioni pensionistiche maturate prima del 1 gennaio 2007, la garanzia costituita dal principio c.d. del pro rata – il cui rispetto è prescritto per gli enti previdenziali privatizzati ex D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, quale è la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali, nei provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico, in termini peggiorativi per gli assicurati, in modo che siano salvaguardate le anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti – ha carattere generale e trova applicazione anche in riferimento alle modifiche in peius dei criteri di calcolo della quota retributiva della pensione e non già unicamente con riguardo alla salvaguardia, ratione temporis, del criterio retributivo rispetto al criterio contributivo introdotto dalla normativa regolamentare degli enti suddetti. Pertanto con riferimento alle modifiche regolamentari adottate dalla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali (delibere 22.06.02, 7.06.03 e 20.12.03), che, nel complesso, hanno introdotto il criterio contributivo distinguendo, per gli assicurati al momento della modifica regolamentare, la quota A di pensione, calcolata con il criterio retributivo, e la quota B, calcolata con il criterio contributivo, opera – per il calcolo della quota A dei trattamenti pensionistici liquidati fino al 31 dicembre 2006 – il principio del pro rata e quindi trova applicazione il previgente più favorevole criterio di calcolo della pensione.

B) Invece per i trattamenti pensionistici maturati a partire dal 1 gennaio 2007 trova applicazione il medesimo della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 12, ma nella formulazione introdotta dal citato L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 763, che prevede che gli enti previdenziali suddetti emettano i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell’equilibrio finanziario di lungo termine, “avendo presente” – e non più rispettando in modo assoluto – il principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti e comunque tenendo conto dei criteri di gradualità e di equità fra generazioni, con espressa salvezza degli atti e delle deliberazioni in materia previdenziale già adottati dagli enti medesimi ed approvati dai Ministeri vigilanti prima della data di entrata in vigore della legge n. 296 del 2006. Tali atti e deliberazioni, in ragione della disposizione qualificata di interpretazione autentica recata dalla L. 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 488, (disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilità 2014), si intendono legittimi ed efficaci a condizione che siano finalizzati ad assicurare l’equilibrio finanziario di lungo termine. Consegue che è legittima la liquidazione dei trattamenti pensionistici fatta dalla Cassa con decorrenza del 1 gennaio 2007 nel rispetto della citata normativa regolamentare interna (delibere 22.06.02, 7.06.03 e 20.11.03)”.

6. Avuto riferimento a tali principi, considerato che per il ricorrente il trattamento pensionistico è maturato in data antecedente al 1.01.07, i tre motivi di ricorso sono infondati ed il ricorso deve essere rigettato. Nulla deve statuirsi in punto di spese, non avendo l’assicurato svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso, nulla disponendo in punto di spese.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2016

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