Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27572 del 28/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 28/10/2019, (ud. 10/10/2019, dep. 28/10/2019), n.27572

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 31256-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. 06363391001), in persona del Direttore

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

RISCOSSIONE SICILIA SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIUSEPPINA RIZZA;

– controricorrente –

contro

S.C.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3672/4/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della SICILIA SEZIONE DISTACCATA di SIRACUSA, depositata

il 25/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Puglia, meglio indicata in epigrafe, che, in controversia su impugnazione da parte di S.C. di cartella di pagamento per IRPEF e IVA, anno 2002, emessa a seguito di controllo formale per omesso pagamento delle imposte dichiarate, ha rigettato l’appello dell’Ufficio, confermando la decisione di primo grado. La CTR ha rilevato “l’illegittimità dell’atto impugnato per aver presentato -il contribuente- istanza di adesione al condono L. n. 289 del 2012, ex art. 9, e pagato il dovuto”.

Riscossione Sicilia S.p.a. si costituisce con controricorso. S.C. è rimasta intimata.

Con l’unico motivo di ricorso, l’Agenzia delle entrate lamenta violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR ritenuto erroneamente precluso ogni accertamento tributario per effetto della presentazione della domanda di condono L. n. 289 del 2002, ex art. 9, in relazione a controllo automatizzato D.P.R. n. 600, ex art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, attività non ricadente nell’ambito della norma citata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con riferimento al concetto di lite pendente L. n. 289 del 2002, ex art. 16, questa Corte ha qualificato come liquidatoria e non impositiva l’attività di liquidazione, di cui alla cartella di pagamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, giustificando il diniego di definizione della lite pendente da parte dell’Ufficio, e non applicabile la L. n. 289 del 2002, art. 16, alle controversie riguardanti la cartella emessa a seguito di controllo automatizzato ai sensi delle norme citate (per IIDD e IVA) con cui il Fisco richiede il pagamento dei pagamenti omessi e relative sanzioni, trattandosi di mero riscontro formale dell’omissione, senza alcuna autonomia e discrezionalità da parte dell’Amministrazione (Cass. n. 1571/2015 e giur. ivi richiamata).

In particolare è stato affermato che la “…disposizione della L. n. 289 del 2002, immutata la natura sostanziale delle liquidazioni predette e riproposte tipologie di dichiarazioni integrative analoghe a quelle previste con la L. n. 413 del 1991, ha previsto (art. 9) l’espressa salvezza delle medesime in relazione al condono tombale (cfr. Cass. 1438/2013, Cass. 12360 del 07/06/2011). Ciò in quanto ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 9, la definizione automatica per gli anni pregressi (di cui al comma 1) rende definitiva la liquidazione delle imposte risultanti dalla dichiarazione, facendo, tuttavia, salvi gli effetti della liquidazione delle imposte in base al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis. Ne è stata dedotta la conseguenza che la detta definizione non può incidere sulla liquidazione D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 36-bis e art. 54 bis e su quanto ad essi collegato (cfr. Cass. n. 11334/2016; Cass. ordinanze n. 14344 del 08/ 06/2017 e n. 1410 del 19/01/2017; Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 28064 del 02/11/2018; Cass. n. 14333/18).

Tuttavia si dà atto di giurisprudenza di apparente segno contrario, che, evidenziando che, quando la cartella di pagamento notificata ai sensi delle norme indicate costituisce il primo atto impositivo, essendo impugnabile non solo per vizi propri, ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva (trattandosi del primo e unico atto con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente), la relativa controversia rientra nel concetto di lite pendente (Cass. 32132/2018; 23269/2018), con conseguente accesso del contribuente al condono.

Non sussistono pertanto i presupposti ex art. 375 c.p.c.

P.Q.M.

Rinvia la causa alla sezione quinta.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2019

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