Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27561 del 28/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 28/10/2019, (ud. 25/06/2019, dep. 28/10/2019), n.27561

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCIOTTI Lucio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20529-2018 proposto da:

R.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI LAURI 11,

presso lo studio dell’avvocato DE ANGELIS GIORGIO, rappresentata e

difesa dall’avvocato TARRICONE PASQUALE;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI AGRATE BRIANZA, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO GRAMSCI 14, presso lo

studio dell’avvocato GIGLIO ANTONELLA, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato ARIGO’ LUCA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 54/20/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di MILANO, depositata il 09/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. CASTORINA

ROSARIA MARIA.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte:

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1-bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue;

La CTR della Lombardia con sentenza n. 54/20/2018, depositata il 9.1.2018 non notificata, respingeva l’appello principale di R.E. e accoglieva l’appello incidentale del Comune di Agrate Brianza avverso la pronuncia di primo grado della CTP di Milano che aveva parzialmente accolto il ricorso della contribuente avverso un avviso di accertamento ICI sul presupposto che le aree sottoposte ad imposizione fossero fabbricabili e il valore fosse stato correttamente determinato.

Avverso la sentenza della CTR R.E. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, illustrati con memoria.

Il Comune di Agrate Brianza resiste con controricorso.

1. Con il primo motivo la ricorrente deduce la nullità della sentenza, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4; lamenta che la CTR avrebbe reso una motivazione meramente apparente senza esplicitare le ragioni per le quali avrebbe accolto l’appello incidentale del Comune di Agrate Brianza.

2. Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 59, comma 1, lett. g) e del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5 comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, lamentando che la CTR non avrebbe applicato correttamente i criteri di valutazione delle aree.

Le censure sono suscettibili di trattazione unitaria.

Esse non sono fondate.

In seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass.23940/2017).

Nella specie la sentenza impugnata si sottrae alla censura. La CTR ha motivato esaurientemente, con riferimento al calcolo della superficie edificabile esaminando l’appello principale della contribuente.

Con riferimento al valore dell’area, la CTR, esaminando l’appello incidentale dell’ente locale, ha evidenziato l’erroneità della statuizione di primo grado nella quale i giudici avevano stabilito un valore unitario per mq, minore di quello dell’ufficio per tenere conto della supposta ridotta capacità edificatoria in luogo di computare, secondo criteri verificabili l’effettiva superficie utilizzabile.

Questa Corte ha più volte precisato che, in tema d’ICI, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. n. 203 del 2005, gli art. 11-quaterdecies, comma 16, convertito dalla L. n. 248 del 2005, e del D.L. n. 223 del 2006, art. 36, comma 2, convertito dalla L. n. 248 del 2006, che hanno fornito l’interpretazione autentica del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. b), l’edificabilità di un’area, ai fini della determinazione della base imponibile, da effettuare in base al valore venale e non a quello catastale, deve essere desunta dalla qualificazione attribuitale nel piano regolatore generale adottato dal Comune, salva, però, la necessità di valutare la maggiore o minore attualità delle potenzialità edificatorie dell’immobile in ragione delle concrete condizioni esistenti al momento dell’imposizione (ex multis, Cass. n. 24308 del 29/11/2016; Cass. n. 12377 del 15/06/2016)

La CTR ha inoltre evidenziato che la superficie lorda di pavimento, prevista dal piano attuativo, era di mq 1877,38 per effetto dell’applicazione del coefficiente di edificabilità pari a 0,33 alla superficie territoriale di 7112 mq e che la pretesa tributaria era coerente con la superficie territoriale correttamente valorizzata in Euro250,00 mq, tenuto conto dell’indice di capacità edificatoria; la CTR ha ritenuto, pertanto corretto il valore attribuito alle aree facenti parte di zone omogenee dal Piano di Governo del Territorio.

Il ricorso deve essere, conseguentemente, rigettato.

Le spese seguono la soccombenza.

Sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 -bis.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 2900,00 oltre rimborso spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2019

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